D.G.S. reali e presunti

Soundtrack: Macy Gray Relating to a Psychopath

DGS sta per Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. Un modo più medicalmente moderno per dire “autistico“, più tecnicamente chic di dire “fuori come un balcone”.

Loro, i DGS, sono difficili, incomprensibili, imprevedibili, carichi di dolore e rabbia. E se sono cicci piccoli o medio-piccoli, sono solo un involucro di emozioni esasperate e disordinate compresse in uno spazio limitato. Bombe a orologeria impossibili da disattivare.

A volte gli leggi, negli occhi, una tale quantità di orrore e paura, che ti viene da pensare che chiunque altro ne morirebbe, gli si spaccherebbe il cuore, gli esploderebbero polmoni e sangue. Loro se lo tengono, non sanno che farne, non lo riconoscono, non hanno modo di condividerlo, nessun modo conosciuto e riconosciuto per comunicarlo. E sopravvivono giorno dopo giorno dopo giorno.

Quando è troppo o troppo forte – non importa cosa, è impossibile saperlo e può bastare un gesto minimo e banale ad aprire le loro miserrime dighe – possono diventare violenti, contro se stessi o contro chiunque altro (che per loro non è “altro”, è un  niente che si muove e crea un disordine assolutamente intollerabile nel loro schema complessivo) finché non trovano qualcosa che li placa, qualcosa che riporta ordine nel disordine o magari un gesto ripetuto all’infinito che, finalmente, riporta le cose al posto stabilito (da dove credete che vengano le litanie, i mantra, i gesti religiosi stereotipati, i loop di basso tirati all’infinito, le danze dei dervisci, gli schemi e anche i pregiudizi? dalla umana necessità di placare l’ansia, perché funzionano egregiamente e i DGS lo sanno benissimo).

Oggi uno dei nostri cicci medio-piccoli, quello che sta peggio, non si calmava. E’ arrivato urlando, cantilenando una nenia infinita e continua, picchiandosi e picchiando chiunque gli stesse intorno.

Era un ciccio di F**, che ora è in maternità. Con lei aveva un rapporto speciale ed è sempre riuscita a calmarlo. Adesso lavora con una giovane TNPEE, una splendida persona (peraltro quella che lo psicologo ed io denominiamo “mani ‘n cuollo”) troppo giovane fresca e incompleta per tollerarlo.

Dopo un’ora di tentativi con il supporto della neuropsichiatra, si è deciso di mandarlo a casa. Ma i familiari si erano allontanati. Si è dovuto chiamarli e farli tornare. Si sono presi un tempo che era certamente superiore alla distanza bar-centro, a meno di non percorrerla in ginocchio, all’indietro e con la nonna sulle spalle.

Alla fine la Tnpee e la Npi sembravano uscite da un sacco contenente 12 gatti inferociti. Sanguinavano da ogni punto. Una scena pulp, c’è da dire.

La Tnpee ha iniziato a piangere, come spesso capita dopo terapie come questa. 

Perché è vero che i cicci DGS sono capaci di rovesciarti addosso – paro paro – quello che stanno sentendo e non è, umanamente, tollerabile. Non c’è cattiveria in questo, non c’è coscienza. Sarebbe come dare responsabilità alla bottiglia che, piena di passata di pomodoro, esplode all’improvviso. Succede perché quello che c’è dentro deve uscire. Punto e basta. Una reazione chimica, una cosa che non è colpa di nessuno e che nessuno può evitare. Ma è uno tsunami di passata di pomodoro emotiva, in questo caso.

E sono vampiri e succhiano energie fino a renderti un involucro vuoto, un cappottino di pelle attaccato ad una stampella.

Ti distruggono fino a quando non impari a distinguere quello che è tuo da quello che loro ti riversano addosso, fino a quando non impari a difenderti e a tollerare l’impotenza totale. A capirlo ci si arriva dopo molti, molti anni, molti DGS, molte mazzate prese e molte frustrazioni digerite.

Guardavo e pensavo, oggi, a quante volte tutti noi “non DGS” riversiamo addosso a elementi terzi (che non riconosciamo come persone, in quel momento, ovviamente) tutte le nostre compressioni emotive. Pensavo a quanta gente ha bisogno di vomitare in giro i propri malesseri senza neanche avere la più vaga idea dello schifo che schizza intorno.

Ci sono persone che non fanno altro, sputano merda e succhiano energie senza fermarsi e senza saperlo, ne hanno bisogno e non possono fare altro. Si attaccano con la cannuccia a chi ne ha e si fermano solo quando non ne ha più. A volte si incazzano, pure, perché viene loro negato nutrimento e sopravvivenza. Non vogliono rinunciare e hanno gli strumenti e le capacità cognitive per continuare.

Non mi escludo dal gruppo, non credo di potermelo permettere.

 

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6 thoughts on “D.G.S. reali e presunti”

  1. dondolare come alberi al vento, come le foglie.cullarmi.questo è il mio momento dgs.da quando ero piccina…e ogni volta che ci viene voglia di diventare cannucce-dracula dovremmo pensare di tornare ad essere stelle.nessun buonismo. ma il microcosmo ascoltato è una possibilità che non diventi sospiro.ti mando il mio affettuoso buongiorno.e una confezione di pummarola… nuova nuova.(con basilico fresco)

  2. @Alice: raccolgo il tuo delizioso buongiorno.
    @Newyorker: non è una missione, mi pagano per questo.
    @Nelson: no, liscio come l’olio.
    @Collezione: lo sai che quando mi fai i complimenti mi fai emozionare. non ti ci mettere pure tu 😉

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