Niente di particolare

SoundtrackColdplayViolet Hill

Dove cazzo ho messo il mio accendino?

Sono sudata come una foca.

Ho stirato questo mondo e quell’altro, bevendo ettolitri d’acqua, ballando la ironing-funky-dance e facendomi gelare le goccioline di sudore che mi cascano dalla cabeza dal getto del ventilatore.

Perché sudo in testa, come i bambini.

In realtà non ho niente da dire, ma prima di andare a letto mi è venuta voglia di digitare qualcosa. Qualsiasi cosa. Ho cercato per un po’ un argomento nel mio cervello salato, ma non ho trovato nulla di degno di nota.

Ma volevo sentire il suono delle ditine sulla tastiera.

Vorrei saper scrivere un romanzo. Vorrei essere abbastanza disciplinata da trovare una storia che abbia un capo e una coda, metterla insieme e scriverla con attenzione e cura. Un po’ al giorno, senza perdere il filo, senza l’urgenza di arrivare all’ultima frase, senza ascoltare la voce della copywriter che è in me (frasi brevi, paragrafi sintetici, chiusure “fulminanti”…).

Vorrei sapermi abbandonare al filo di una storia, dei suoi personaggi che non sono me, dei migliaia di rivoli che si aprono e saperli condurre dove devono. O magari abbandonarli ché non servono. Perché a volte è necessario fare anche questo.

Il primo racconto l’ho scritto con delle mie compagne di classe a 8 anni. Era un incrocio tra “piccole donne crescono” e “Hansel & Gretel”.

Detto così però pare un racconto dell’orrore, invece parlava di ragazzine che crescono sole.

Poi ne ho scritti decine e mai finito uno. Unica storia, unica protagonista. Si dice che la scrittura femminile sia caratterizzata dall’autobiografismo (anvedi che frase tecnica, pare un trattato). Personalmente non credo di avere altri argomenti al di là di me.

E mi comincio pure ad annoiare un po’, ma mai abbastanza per smettere.

Senza accendino devo andare in cucina. Uff.

Il primo testo come copy iniziava così: “Incastonata nella splendida cornice della collina di Posillipo”. Lo trovavo orripilante ma mi valse l’assunzione. Poi ho scritto su qualsiasi cosa. Anche sulle trappole per scarafaggi. Finivo di scrivere i testi troppo in fretta, non mi restava un cazzo da fare e i capi si incazzavano come anguille a vedermi ciondolare in giro per l’ufficio. Uffici dove arrivavo con anche due ore di ritardo, dove quando prendevo cazziatoni restituivo una espressione gelida, presuntuosa e superba che mi è valsa il lincenziamento almeno una decina di volte.

La nana superba. Ho fatto inferocire manager scafati e uomini tranquilli. L’unico posto dal quale non sono stata buttata fuori era di proprietà di un tipo ormonalmente perso dietro le mie tette. Mi “molestò”, come si dice ora, mi chiese perdono e io ho fatto il cazzo che mi pareva finché non ho deciso di andar via. Zoccola dentro.

Facevo rabbia. Io non so perché. Forse era la strafottenza. Una virtù, secondo me. Ma non tutti parevano essere d’accordo.

Poi ho fatto molte altre cose. In una parabola discendente sia economica che di qualità. Ma ho lavorato sempre, non mi sono fermata mai. E una laurea non ce l’ho, perché volevo lavorare e non stare a perdere tempo. E ho cominciato a 19 anni.

Dovrei stare in pensione e andare in giro col mio laptop a cercare posti dove farmi venire fantastiche idee per scrivere Il Romanzo.

Dio che post irritante.

E’ che sono preoccupata: malgrado il mio istinto, i consigli e la ragione, sto per fare una gran cazzata. Spero di saperla gestire.

Scrivo per non pensare, in fondo. In genere ho la sensazione che stia scrivendo qualcun altro e non io (esci da questo corpo!) e non ha mai la più pallida idea di dove sto andando a parare.

Ma chissenefrega?

‘Notte

 

Advertisements

6 thoughts on “Niente di particolare”

  1. Anzi, non fare nulla. Magari nel week end se non hai un cazzo da fare vattene a Garbage City (saresti sola, visto che F. viene su da me). Besos

  2. passa da garbage city e raggiungi la zia al mare. comunque, se la cazzate non è grandissima, falla, che sarà mai! (vabbuò, magari pensaci un poco, e vedi tu)

  3. No, nulla accadde.
    Sono ansiosa di carattere. Si trattava di gestire un incontro imposto, mentre quello che vorrei non riesco a farlo accadere. Criptopenelope?
    Non lo so, sono tentata per il mare, ma l’acqua è poca e la papera non galleggia e devo cambiare casa.
    Potrei fottermene, certo. Ci penserò domani, disse una filosofa del ‘900.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...