Napoli, il Pater, la Bertè e molto altro

Soundtrack: Freak Power Turn On, Tune In, Cop Out

Week end intenso a Garbage City.

Partenza venerdì con la R*. Se partiamo ognuno per i cazzi propri, in genere, il tempo di viaggio è standard, anzi, sul filo del Tutor. Se partiamo insieme, i tempi di percorrenza si assommano. Quindi start alle 15 di venerdì, arrivo alle 19 e passa.

Però lungo la strada abbiamo raccolto il Fab sul pizzo della sua montagna.

Cena sul terrazzo della Colombaia e post precedente.

Sabato mi spiumo la capoccia quasi del tutto. Mi sembro un pulcino con la faccia da gallina. Per fortuna crescono. I capelli. E poi fa caldo, adoro infilarmi sotto la doccia con tutta la capuzzella e uscire con le piumette bagnate quando fa caldo.

Poi vado dal pater.

Vive in una strana casa, il pater, sembra un posto di vacanza.

Mi fa l’elenco delle doglianze. Ascolta un po’ le mie. Mi da persino una mano a risolvere un problema.

E’ ingrassato, è cambiato di viso in un modo che non riesco a capire. Non mi ricordo com’era prima. A pasqua. E’ rallentato. Forse fa la parte con me, forse è proprio così. Mi racconta anche dei suoi cazzeggi on-line con relativi fidanzamenti (in contemporanea?). Non vuole andare in vacanza. Non so cosa raccontargli, non so che dire. Non sa cosa raccontarmi, non sa che dire. Dopo un’ora vado via. Distanze siderali che si cerca di colmare in nome di un legame supposto e codificato. Ma non sentito. Tristezza profonda. Gli affetti che dovrebbero contare per definizione, non contano uno stracazzo. Mi sembra di sentire il vuoto rimbombare nella mia cassa toracica.

Le assenze marchiano. E non ti abbandonano mai. ‘Na sicurezza, il resto può sparire nel nulla, trasformarsi, ridimensionarsi, modificarsi. Le assenze sono sempre lì, per tutta la vita. Buchi che non hai modo di riempire. Nessun materiale li riempie. Nessuna emozione li copre. E se ci provi diventano trappole nelle quali cadere con aria stupita e sorpresa: “ma come, l’avevo coperto, com’è che me lo ritrovo sotto i piedi proprio ora?”. Misteri.

Fingo di fare shopping. Penso che avrei comprato un pantalone, due cd e tre libri. Mi basta.

Chiacchiere con il fab. Lo convinco a venire con me alla serata gaia all’arenile. C’è il concerto della Bertè.

E si lascia convincere…

Andiamo a mangiare alla Pietra. Un pezzo di lungomare meraviglioso malgrado il trionfo di scheletri dell’ex Italsider. Da sempre mi sono chiesta a chi è potuto venire in mente di scegliere uno degli scorci di panorama marino più belli del mondo come sede per una acciaieria. Menti malate, non c’è altra risposta.

Ogni tanto un cumulo di rifiuti si fa apprezzare per l’aroma. La situazione non è tragica, ma sgradevole.

Poi andiamo all’Arenile. Ma sbagliamo ingresso e ci troviamo con infanti-etero-tamarrissimi.

Seguiamo una checca-wave e troviamo l’ingresso del posto a noi dedicato.

Ho appuntamento anche con Alf**.

Con il fab ridiamo molto. Lui spacca le palle dicendo che non conosce più nessuno, che sono anni che non va alle serate gay napoletane etc. etc.

Naturalmente ha incontrato almeno 25 persone conosciutissime.

Decido di mandare un messaggio di auguri ad una persona che non voglio più frequentare. Mi sembrava un pensiero carino e naturale. Me ne sono pentita. Mai dare un possibile gancio a chi non sa restare nei limiti.

La Bertè arriva alle 2 dico “le due”. Noi abbiamo il provilegio di entrare al di là delle transenne dato che stamo con la R° che conosce bene l’organizzatrice della serata e la sua compagna.

La Bertè è brutta, sfatta, fatta e devastata. La Bertè canta con le basi e ha due energumeni orribili fissi sul palco che la controllano.

Le checche impazzite gridano “sei bellissima” e altre palesi assurdità di questo tipo. Mi viene l’ansia e sguscio via con il fab.

Una tipa mi guarda e mi dice: “sei una  pazza ad andartene da lì”. Io nutro dubbi sulla qualità della natura umana in generale e omosessuale in particolare.

Chiacchiere con Alf** e altre personcine ammodino che incontro. Buonaserata per me, in totale. Per un sacco di buoni motivi.

Ho fatto fare le 4 e mezza al fab… me lo ha ripetuto 100 volte.

Domenica ci svegliamo tardi entrambi. Io sono alquanto instabile. Lo ero prima, lo sono ancora.

Garbage City, alle 3 di pomeriggio e a 30 gradi è deserta e splendida.

Back to Rome.

Partita dell’Italia.

Paese di merda.

Infine, nutro invidia incontenibile per le persone che riescono a passare attraverso le proprie giornate senza farsi domande, senza dubbi, senza sentirsi responsabili di nulla. I wish i was.

Arrivederci, gente, questa settimana davvero sarà complicato per me scrivere.

Fatemi qualche sorpresa.

P.S. Collezionediuomini, stai attenta, Alf** ed io abbiamo deciso di scovarti. A qualsiasi costo.

 

 

 

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