Incoerenza World Championship

Soundtrack: Waldeck – Addicted

And the winner is…

E che ve lo dico affare?

Smutandai e lo pagherò.

La questione è: quanti anni voglio campare?

Quindi o la va o la spacca. Nel senso che io ci provo, poi si vedrà.

Ed è così per tutto, finally. Le cose esistenti possono far male o non farlo, possono essere giuste o spaventosamente sbagliate, portare lontano o in un pozzo, riempirti di energia o svuotarti MA, dopotutto, che altro si fa mentre si vive?

Si vive, appunto.

Mi si potrebbe obiettare che, però, le mie scelte personali in genere si riflettono e invadono e pervadono e sciamano nelle vite di chi mi sta intorno, perché sono una fracassatrice di palle altrui, perché ho sempre da raccontare i cazzi miei secondo il principio che sono molto più interessanti di “Un posto al Sole”, che poi mi installo a casa di qualcuno come un Trojan e non me ne vado finché non sono stata debitamente rimessa in piedi da anime gentili.

Evabbè, cercherò di evitarlo.

Ooohhh.

Ier sera con R&B e la A* si parlava di tradimenti.

Pare sempre che, in teoria, nessuno valuti il tradimento importante in sé per sé. Risulta sempre un contorno, una strada laterale di una via più importante, un dettaglio che offre una luce in più sulle questioni centrali, un segnale e un simbolo.

IN TEORIA.

In pratica, quantomeno per me, rappresenta la fine del mondo annunciata dagli Avventisti del Settimo Giorno.

Mai una volta che io sia riuscita a tollerare la cosa con nonchalanche, mai che non le abbia dato importanza, mai che non mi abbia provocato grave tachicardia, inappetenza, confusione mentale, devastazione dell’orgoglio, gelosia patologica, crisi ossessive compulsive.

Succede solo a me?

E si parlava della questione nucleare riguardante il tradimento:

se è una scopata senza importanza: NON LO DEVO SAPERE. Per nessun motivo al mondo. Non devo trovare un capello, un sms, un foglio, una mail, una macchia. Nulla di nulla, finché campo. Perché se diventa noto, diventa importante. Chi tradisce deve avere il coraggio di nasconderlo e tenerlo per sé e solo per sé, senza triturare le ovaie della propria compagna ufficiale pretendendo di condividere la colpa e la responsabilità.

Punto.

Se si sceglie di dirlo: SI DICE. Non si fa in modo che l’altra lo scopra (scoprire, poi, si tratta più che altro di seguire le tracce che la fedigrafa rilascerà lungo il sentiero, con finta disattenzione e falsa distrazione) da sola.

Etica del tradimento, insomma, fermo restando che non mi va più tanto la teoria che chi tradisce lo fa, spesso, per salvare la coppia. Me pare ‘na strunzata. Chi tradisce tradisce, poco altro da aggiungere.

Poi potremmo entrare nella teoria della quantità/qualità del tradimento.

Pensare ad altri è tradire? (ma per carità, un mondo di corna, non si può).

Innamorarsi di altri è tradire? (mah, dipende, ma da cosa dipende?).

Baciare altri è tradire? (cazzo sì, certo che sì, baciare un’altra? ma mica bruscolini, sempre un bacio è).

Scopare con altri è tradire? (…).

Non scopare ma volerlo fare?

Non farlo perché non te la danno e non perché non ci provi?

E così via, in un delirio di sfumature.

Bene, questo è tutto.

Vado a far delle cose, che oggi sono in ferie.