E’ che sono presbite (pure?)

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Soundtrack: Fleetwood Mac – Don’t stop

(pezzo veramente assaje vintage, come me e i miei occhiali da presbite che non tiro fuori per non far vedere che non ci ceco una mazza) 

Pare niente, ma non vederci da vicino può creare danni di dimensioni notevoli.

Capita così che si legga un nome per un altro e che tutte le pippe che scorrazzano nella capoccia surriscaldata dall’effetto borsalino, si schiantino di colpo. Tutte insieme. Rumorosamente. Piacevolmente.

Questo potrebbe essere un post sull’illusione del controllo, su me che me la canto e me la suono, su donne di sostanza, su incontri sorprendenti. Ma anche su Darth Vader che dentro quel ridicolo costume non ci sta tanto bene o sui casi della vita che ti spingono giù dallo scivolo mentre stavi lì a pensare se quello è uno scivolo o no. E su quanto ci si possa fare del male a tentare di fare la ceretta ai baffetti con le strisce per le gambe, quanto possa essere imbarazzante, divertente e rassicurante, scoprire che hai amiche protettive e curiose come gatte, quanto sia bella San Lorenzo di giorno e come sia possibile inventarsi una storia su un paio di mani che tremano versando la birra. E sulla la mia timidezza patologica (ti ho detto shmettela!).

Perché io so di non potermi fidare di quello che penso, non ora. Ma forse no, e allora via, a casa.

Invece è un post che non vuole raccontare la giornata di oggi, fantozziana e delirante e sorprendente.

Vedo che resto criptica. Vedo che questo non è un post per tutti.

Vedo?