L’orchestra in testa

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Soundtrack: Lambarena – Bach to Africa – Sankanda. Lasset uns den nicht zerteilen

Ho pensieri disordinati e ripetitivi in testa. Come diceva una mia amica, “un’orchestra senza direttore”.

I violini (chord): 

oggi, al lavoro, stavo facendo un test ad un ciccetto nuovo di anni 8. Bello come il sole, coi riccetti, gli occhioni grandi e scuri e le ciglia lunghe 18 miglia. Lui si è fermato, ad un tratto, e ha fatto una faccina incazzata e avvilita. Gli ho chiesto perché. Non rispondeva. Poi piano piano, mi ha detto che si incazza perché per lui scrivere è difficile, non ci riesce e si avvilisce. Ha messo la testa sulla scrivania e io gli ho accarezzato il crapiotto per buoni 10 minuti. Alla fine ha sorriso (e abbiamo finito il test).

Loro sono bimbi doloranti, arrivano da me così e il mio lavoro è rimetterli in piedi. Con alcuni sono la Signorina Rottenmeier, con altri cucchiaiate di zucchero e miele. Dipende da un sacco di cose (più o meno professionali, più o meno umane).

Il fatto è che non ero zucchero e miele con nessuno da un sacco di tempo, nessuno nessuno, neanche fuori dal lavoro. E mi ero dimenticata quanto è bello, quanto rilassa anche me, come mi fa sentire e cosa mi lascia. Quando sorrido sto meglio io. E la gente si avvicina.

Gli ottoni (brass):

ho parlato con mio padre e l’ho arronzato. Lui non sa perché. Ha provato una delle sue tecniche d’approccio buffe e insensate: “come va il tuo colesterolo?”. In fondo mi ha fatto ridere. Son qui a pensare se vale la pena fargli capire di cosa e perché sono incazzata. Ho un trombone in testa che ripete tutte le recriminazioni e le le doglianze di una vita e un flauto d’argento che sostiene la necessità di fare pace con chi non si sceglie ma si vive per sempre.

I tamburi (drums):

voglio una “amicizia affettuosa”, come si diceva 2 secoli fa. Per il piacere di condividere poche, piccole cose, senza pretese di nulla più. Il problema è che qualcuno mi deve venire a citofonare per offrirmela. Tipo vendita porta a porta, con catalogo annesso.

Il pianoforte (piano):

sto meglio, senza dubbio, mi sento più calma e riflessiva, ma non abbastanza. Ancora troppa facilità ad infiammarmi, ad entrare in loop ossessivi, a infilare la testa in situazioni frustranti. Troppo invadente e priva di misura. Insomma mi accorgo che ancora mi capitano momenti di totale perdita di controllo. E mi fanno più male di prima. Non per il concetto di controllo (che non ci credo proprio più alla possibilità di intervenire sull’enormità del mondo), ma per la perdita di me. C’è ancora da far.

Il direttore si è nascosto, perché ormai la timidezza lo ha invaso e pervaso e lui ha capito che non si può far finta troppo a lungo, bisogna essere quello che si è: spaventati, vergognevoli, cauti e vulnerabili, tanto si capisce lo stesso.

Si può sperare che stando di spalle, qualcuno non ci faccia caso e si fermi solo a guardare le codine del frac.

 

Caccia a Penelope: -2

Circolo degli Artisti, venerdì 7 marzo 2008

 

 

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