Guardando indietro

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Soundtrack: Alanis Morissette – Excuses

Ier sera, per una serie di motivi che non sto qui a dire (ma che signora che sono), ho riletto un vecchio racconto da me scritto quasi dieci anni fa.

“17 ore”, si chiama. L’avevo scritto con lo specifico intento di fare male ad una mia ex e, caso mai qualcosa, riconquistarla a chiacchiere e poèsia.

Che palle. Vangate di vittimismo, barilate di mmerda e manipolazione pura di fatti e parole. Thanx God, ella mi ha perdonato, certo, dopo circa 10 anni, appunto, ma lo ha fatto. Non è che sia brutto, ma è pesante (vabbè che avevo avuto due anni da non credere per la quantità di sfighe definitive) e tutto teso a dimostrare che sono brava buona e bella e gli altri no. Sempre thanx God, ci si dimentica del proprio peggio, ma magari sarebbe meglio ricordare per evitare di farlo ancora.

Comunque l’ho fatto praticamente sempre, con quasi tutte le donne che ho perso. Scrivere un racconto manipolatorio ed emotivamente accattivante per vendetta. Consegnando fotocopie worldwide. D’altra parte codesto blog è nato per il medesimo motivo, diciamocelo.

Sono vendicativa come un gatto selvatico. Ma mica me ne ero accorta. Ma quest’è, bisogna che io ci rifletta un po’ su.

Sempre nella giornata di ieri, in tema di ex fidanzate, ho fatto il mio primo gesto extra-vendetta/tremenda/vendetta e affettuoso (almeno secondo me) nei confronti della mia ultima fidanzata dopo mesi di silenzio e orrore versione Shining.

Le ho scritto una mail per farle sapere che mi dispiace che la casa che abbiamo messo su insieme non esisterà più.

Perché mi dispiace. E per un sacco di buoni motivi.

Strano che proprio poco tempo fa io abbia utilizzato una foto della casa per un post.

Peraltro non ho chiesto dove lei andrà, non mi interessa, ma mi fa tristezza il persistere di questa distanza siderale.

E quindi così non resta più niente. Sei anni spariscono dalla faccia della terra (adesso non esageriamo) o, comunque, non lasciano tracce visibili in nessun luogo materiale. E’ come un lutto, come se una persona fosse morta.

Potrei andare a portare un mazzo di fiori davanti alla casa… o potrei metterci una lapidina di marmo con su scritto:

“QVI ABITARONO, VISSERO E CERCARONO DI ESSERE FELICI IN DVE.

NON CI RIVSCIRONO.
UNA DELLE DVE, IN MEMORIAM, POSE” 

Santa Pazienza, come cambiano le cose.

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25 thoughts on “Guardando indietro”

  1. Quindi ora non restate manco amiche?
    Uh uh io non ci riuscirei a cancellare così un pezzo di vita.
    Esistono mai dei break-up senza strascichi emotivi e patemi?

  2. è una bella funzione matematica, ma la vita è troppo corta per le lunghe attese.
    Se come sport riesci a camminare sul tuo orgoglio – cosa che pratico costantemente alla bisogna – le cose si possono recuperare più in fretta a volte.
    Però l’atteggiamento vendicativo aiuta poco credo sai… è sempre necessario che ci sia una “colpa” se una storia finisce (e soprattutto che non sia mai nostra?) ?

  3. mi dispiace tanto del funerale a quella casa…ricordo ancora quando vi ho aiutato a fare il trasloco e per la prima volta ho visto il vostro “nido d’amore”, quando la tua gatta non la smetteva di piangere e non si riusciva ad entrare nell’ingresso per via dei numerosi scatoloni…e il giardino con la vite che cresceva all’impazzata. mi dispiace che è andata così, ma tanto lo sai anche tu che c’è un motivo a tutto, altrimenti non mi saprei spiegare la storia della tua famiglia, così fantascientifica!!!ti abbraccio forte e ti sono vicina, sempre.baci

  4. @acide: Rome, darling, vieni e porta cemento e cazzuola… cosa c’è che non va nella mia musica?
    @f: me lo ricordo anche io il primo trasloco! che delirio, ma non me lo chiamare nido “d’amore”, propenderei per nido “di vipere”. Pensa che nella mail che le ho mandato ho parlato proprio della vite, mi piaceva molto.
    🙂
    ma da quando mi sono fissata con le faccine?

  5. Niente che non va, sono io che ho gusti difficili.

    A Roma ci devo venire prossimamente, aka quando riesco ad arrivare alla fine del mese con un 100 euro in disavanzo.

    E ora vado a vedere quando caricano L word.

  6. Tutta ‘sta poesia delle case io non l’ho mai capita. Quattro mura con quattro oggetti e, se sei fortunato, quattro piante. Il resto è suggestione. E poi quella non era casa vostra: una casa comprata per caso, arredata per necessità, amata per dovere, e abbandonata con gioia. Gli/Le ex? Ritornano, non temere, spesso ritornano: il problema è che gli amanti e gli amici si scelgono con criteri diversi. Non sono più amanti (mamma mia, il pensiero di toccare di nuovo quei corpi e lasciare che le loro mani tocchino di nuovo il tuo, manco gli egizi con le mummie), non saranno quindi mai amici: che farne? Meglio, molto meglio che si lascino mettere come icone sull’altare, e alimentino con la loro assenza il ricordo di un sentimento che proprio non c’e’ piu’.

  7. che parole appropriate! che poesia! voglio uno dei favolosi su un cubo nel mio blog-locale, se vuoi ti apro una sezione apposta!

  8. Io ero affezzionatissima alla casa della mia infanzia, rimarrá sempre la casa della separazione dei miei…impossibile dimenticare anche se sono solo 4mura. Sono pezzi di vita che spariscono ma non li puoi mica cancellare tanto in fretta.
    Kiss

  9. ma io sul cubo non ci posso più stare per raggiunti limiti d’età…Come quadro di lontananza potrei ancora funzionare, ma i fasci psichedelici sarebbero devastanti…

    Besos, se sei quello che io penso tu sia. Altrimenti, besos lo stesso.
    @xeena: l’infanzia….beh lì siamo in un campo diverso. E poi io i pezzi di vita non li voglio cancellare, ma solo “storicizzare”. Credimi, sono un cultore della memoria, ma non un feticista del passato. Besos tibi quoque.

  10. non so voi ma io una botta a tutti i (pochi) ex la darei ancora, ma sono comunque miei amici (il mio primo amore è persino diventato un collega, 8 ore al giorno vicini vicini). Non pare essere la norma però, sarà il mio avvolgente “dolciastrume” che tiene legati gli ex coi tentacoli. :p
    Il feticismo della casa in effetti è poco produttivo, però ci sta tutto, almeno nella prima fase post break up. Alla fine quando ho venduto la mia casa incriminata mi sono sentita assai assai meglio.

  11. forse la fissa delle faccine ti è venuta da quando hai comunicato con tuo padre su msn, sarebbe una bella ironia della sorte.

  12. ok voglio dire:
    @shulypoo: non so se hai già letto ma mi scuso per la acidità dimostrata, era solo una battuta, se fosse stata verbale magari avresti riso, scritta il senso mi accorgo che era un’altro.
    @uno dei favolosi: non so chi pensi che io sia, penso che tu sappia chi io sia; diversamente, baci sempre con tutta questa facilità gli sconosciuti?
    @argomento: non mi “spupazzerei” mai i miei ex, c’è tutto il mondo intorno che gira ogni giorno….. e meno male.
    + seriamente, mi succede di non riconoscerli + gli ex, non carnalmente; erano un’altra persona, ma anche io.

  13. beh mi sto rigirando il tuo blog come un calzino…come puoi vedere…io dopo 5anni e con un sms il lunedì di natale [testualmente: ho deciso che non torno a casa con te], dopo avere fatto l’amore per ore il cazzo di sabato…niente sospetti…niente drama…niente di niente…il 26 stava già a casa dell’altra…e poi dice che uno ci ha la sindrome dell’abbandono e allora no? e menomale che quella seduttiva ero io…casa insieme, cose insieme, li mortacci nostri insieme, e chi ha dovuto fare le spartizioni è stata pure la sottoscritta [prendi tutto quello che vuoi ha detto la femmina] e allora non ho preso un granchè anzi pure molte cose mie le ho abbandonate là e non voglio sapere che fine hanno fatto…la distanza siderale…la distanza siderale…come sai…il peggio è passato, forse.e ciò accadeva nemmeno 3 mesi fa.

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