Cui iuvat?

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Soundtrack: Crosby, Still, Nash & Young – Our House

Post veloce da improvvisa illuminazione. 

La soundtrack di oggi è puramente emotiva. Ho appena saputo che la casa nella quale, a Roma, ho coabitato per un anno, verrà dismessa.

Essendo io donna romantica ed emotivamente instabile (ho odiato quella casa fintanto che ci ho vissuto), mi è venuto un po’ il magone.

Il titolo, invece, recuperato da una fallace memoria da studentessa di liceo classico, si riferisce, ancora una volta, alla discussione sull’aborto.

Ho sempre pensato che il dibattito sull’aborto, in questo paese, venga sollevato ogni volta che è necessario nascondere magagne politiche, economiche, legali ed altro. E’ un fatto storico, direi, basta guardarsi indietro e notare i momenti e i contesti nei quali, periodicamente, è partito il delirio.

E’ anche l’unico argomento che scatena reazione nella cosiddetta “opinione pubblica”, niente altro riesce a mobilitare pensieri e azioni in Italia.

Anche stavolta mi sono ossessivamente chiesta perché e a che pro questa campagna con prese di posizione così aggressive e aperte. Ieri ho capito.

Serve per togliere dal dibattito politico le questioni sollevate nell’ultima campagna elettorale, le questioni sulle quali si è cercato di giocarsi i voti e che, poi, nessuno è stato in grado di gestire.

Si vede che i nostri politici, tutti i politici, hanno imparato che le battaglie per i diritti civili sono impossibili da affrontare in Italia: coppie di fatto, inseminazione, adozione, omosessualità e tutto quanto fa paese civile in evoluzione storica e sociale, qui non si può metterli sul piatto della politica, troppo pericoloso, troppo difficile stabilire chi vuole cosa e come, troppe differenze trasversali. Io non so come ha funzionato negli altri paesi europei, che qualità di popolo ci fosse, quanto coraggio ci sia voluto e contro chi si siano dovuti scontrare.

Ma so come funziona da noi. E ci hanno fottuto. Ci hanno sbarrato il passo con una questione base, un diritto che sembrava acquisito, un diritto che perlopiù è considerato “inalienabile” trasversalmente.

Ed eccoci qui a seguire in branco le chiacchiere di un idiota, voglio presumere pagato da tutte le forze politiche in Italia, che ha la faccia come il culo, forse uno dei pochi in grado di sostenere, fomentare, mantenere in prima pagina, un tema che dovrebbe restare, invece, a dormire il sonno del giusto.

Ci hanno fottuto, ribadisco. Quest’anno se ne vanno affanculo i diritti umani e della persona perché non c’è più spazio. Siamo stati ributtati indietro per non andare avanti e chiedere di più.

E ditemi se non ho ragione?

P.S. Per la prima volta dopo decenni, non ho visto Sanremo. Che strano.

Remember “Caccia a Penelope” 7 marzo Circolo degli Artisti.

 

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6 thoughts on “Cui iuvat?”

  1. Bellina la canzone di CSN&Y, ma sono parzialissima verso il gruppo.
    Di solito si inizia a parlare di cazzate quando si vuole glissare su argomenti più pressanti, e l’opinione pubblica è facilissima da distrarre. Vogliam mica incazzarci per come funziona il mondo? Cioè facciamolo anche, ma che non sia sterile. Secondo me comunque non è il caso di essere catastrofici, l’aborto non lo toccherà nessuno e su questo ci conto. (wow oggi sono ottimista).

  2. Io penso che, in Italia, qualsiasi argomento sia buono per distogliere l’attenzione da un qualsivoglia altro.

    Ché altrimenti non si spiegherebbe come ciclicamente ci siano gran polveroni suun argomento a piacere: lo stato degli ospedali (il Policlinico era diverso 3 anni fa da oggi?), le malattie epidemiche (dalla mucca pazza all’aviaria passando per la meningite che si manifesta ogni anno con lo stesso numero di casi, ma ogni tanto fa gridare all’allarme), le morti sul lavoro (che ci sia un morto al giorno non è una follia di quest’anno), questo o quello scandalo.

    Distogliere l’attenzione con un finto bersaglio era tattica di Giulio Cesare.
    A 2000 anni di distanza funziona ancora benissimo.

  3. hai visto che sono riuscita a scriverti? all’inizio di questo tuo interveno pensavo parlassi dell’aborto invece sei caduta nel tranello di parlare di politica…ah!baci

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