I 4 cantoni

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Soundtrack: The Chemical Brothers – Hey boy, hey girl

Colonna sonora tosta, today.

Dunque, le lesbiche sono una categoria che non brilla per ironia, che si distingue per la sua congenita pesantezza, che raramente riesce a prendersi men che serissimamente. Donne al quadrato.

Ma, incredibile dictu, alle lesbiche piace giocare.

E’ da registrare la tendenza lesbica a vivere il gioco più o meno come lo vivono i bimbi entro i 3 anni e, cioè, non come condivisione, come scambio ma, più semplicemente, come: “E’ TUTTO MIO”. No matters chi si ha di fronte, in che stato si trova, che gioco propone e chi è rimasto a guardare. Questo è un dettaglio privo di importanza, per le lesbiche giocherellone.

La massima espressione di questa giocosità neonatale si estrinseca nella attività ludica denominata: il gioco dei quattro cantoni.

Per chi non ne abbia memoria (c’è gente nata direttamente durante la cosiddetta “seconda repubblica”, va ricordato ai più), è un gioco molto vintage, da fare nell’androne del palazzo, della scuola o, in mancanza di luoghi dotati di colonne, in cortile.

La base per il gioco sono 5 persone e 4 colonne o angoli o luoghi definiti “cantoni”. Quattro persone si posizionano negli angoli di un ipotetico quadrato, una quinta è al centro e attende.

A sorpresa le persone appoggiate ai cantoni si scambiano di posto, mentre la quinta cerca di fregarsi il posto di una delle due in movimento. Chi perde il cantone passa al centro in attesa di rubare un posto di nuovo.

Chiaro?

Piccola nota personale: essendo stata io una bimba con ritardo psicomotorio ed in evidente sovrappeso, ho passato 618 anni al centro del quadrato, ma non vorrei tediarvi con la storia della mia rotonda infanzia e della mia sfiga transcosmica.

Allora, basta poco per immaginare, al posto di bambini arruffati e sudaticci, un gruppetto di 5 lesbiche miste. Ma anche no (citando Veltroni). potrebbero essere, più verosimilmente, 4 o 6 o 16 lesbiche omocategoria.

Una di esse, quella colpita dalla ciorta (N.d.T. = sfiga) di non essere accoppiata, aspetta al centro. Le altre coppie di lesbiche, invece, fremono posizionate sul cantone e guardano, languide, la propria compagna appoggiata al successivo.

Improvvisamente qualcuno si muove. Si tratta di una lesbica irrequieta che, con un occhio solo (l’altro è sempre sulla sua compagna), ha notato che ce n’è una assolutamente chiavable. Avendo ricevuto occhiata di assenso dalla omologa irrequieta, ella parte.

Dopo una concitata fase fatta di urla, strepiti, schiamazzi ed eventuali colpi bassi, il panorama cambia. Si potrà infatti notare, una volta evaporato il polverone, che si sono formate nuove coppie e che la lesbica centrale è cambiata.

Questo gioco può andare avanti fintanto che sono possibili nuove combinazioni tra lesbiche, ma non vengono disdegnati ritorni di fiamma e ragguppamenti (in tre su un cantone, for example). Nel caso una delle partecipanti ceda per stanchezza o morte prematura, di certo arriverà velocemente una nuova lesbica giocherellona per rinnovare lo spasso.

Personalmente, il mio gioco dei quattro cantoni avvenne così: gruppo formato da Penelope, B**, D**, St**.

Penelope e B**, quindi  B** e D**, nel mezzo Penelope e D**, ma D** torna con B**, quindi Penelope con B* e D*, contemporaneamente a B* con St** e Pen con D*, poi St** con Pen, infine D** con St**.

Il tutto nel giro di tre anni.

Manco “Beautiful”.

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5 thoughts on “I 4 cantoni”

  1. Penelope, i tuoi racconti sono sempre esilaranti.
    Ad Alf**: ti ringrazio per il messaggio che mi è giunto, hai ragione, non lo so:)

  2. … i 4 cantoni!
    che tenerezza rispolverare i vecchi giochi da bambina!
    mentre leggevo, ho provato un senso di disagio sempre più forte nel ripercorrere un passato dalle tinte forti che immancabilmente ha dipinto nuovamente la mia porta di casa nn molto tempo fa.
    come si dice… il lupo perde il pelo ma nn il vizio… è davvero sconcertante.
    il lupo è stato fortunato: ha trovato sempre un cappuccio rosso pronto a liberarsi immediatamente per accoglierlo.
    tempo fa sentii una frase che tengo sempre ‘A MENTE (come dicono a bolzano): solo chi dimentica il passato lo rivive.
    è evidente che il “nostro” lupo ha la memoria mo ooolto corta.
    peccato.
    per tutto.

    a presto
    work in progress
    🙂

  3. Lupo è una parola grossa, Elizabeth, un concetto di nobiltà canina che non le appartiene. Andrei più su jena, coyote, avvoltoio.
    Qualcosa che ha a che vedere con l’incapacità di costruirsi una vita propria e la necessità di divorare i resti da altri lasciati…

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