Il furore dell’ex – 4, Vacanza

kimolos.jpg               milos.jpg                Soundtrack consigliata: Sirtaki – danza popolare greca

Milos è un’isola molto bella, come lo riescono ad essere le isole greche e niente più. Mi pare di essere tornata indietro di 25 anni. Stessi amici e stessi luoghi. E la pazienza di Marco e Francesco, la cura, l’attenzione, l’amore incondizionato.

Vivo di un toast e una insalata greca al giorno, in uno stato ipertiroideo di perenne esaltazione fisica. Parlando e parlando, scrivendo, cercando di capire. E nulla capisco.

So che alla mia partenza hai mandato un sms a Marco augurando a me e a te uno “splendido nuovo inizio”. Mi mandi sms giornalieri sui tuoi spostamenti e attività. Ma non è che le è venuta una malattia al cervello e ha perso memoria e senno? mi chiedo spesso.

Poi parti per la Versilia “sono alla stazione”, recita l’ultimo sms. Poi più nulla di nulla per 5 giorni.

Passo il tempo a onanizzarmi di ipotesi, i ragazzi cercano di placarmi. Sono stata soprannominata la principessa sui piselli.

Ricompari dopo 5 giorni comunicandomi che stai andando in Calabria dai tuoi.

Credo di aver finito i sinonimi per esplodere o impazzire. Li ho usati tutti? Mi pare di sì.

Queste erano le tue istanze di vita spericolata, orge e alcool: 5 giorni in Versilia e poi back to la parmigiana di mammà.

Io sono lenta e ottusa su quello che riguarda me, mi dico le cose a spezzoni e morzilli, mi censuro l’evidenza se fa male, ma tu proprio non me lo hai voluto permettere.

Non amo rinnegare la mia vita e le mie scelte, per principio, per autoconservazione. Neanche mi piace dover ammettere di avere sbagliato enormemente nell’inquadrare un essere umano. Di solito mi sbaglio poco, pochissimo. Avendo a che fare con te mi si è chiarito perfettamente che non è vero. Sbaglio clamorosamente. Ci hai tenuto così tanto a farmelo sapere che ti dovrei ringraziare. Ma la verità è che non mi hai affatto reso le cose più facili.

Avrei voluto poter restare aggrappata a uno scampolo di affetto e considerazione per te, mi ha sempre salvato. Volerti ancora bene o vederti fragile avrebbe dimensionato il mio dolore e sarei stata costretta a non addossarti cose e fatti. Mi avrebbe aiutato e molto. Ma evidentemente non avrebbe aiutato te.

Dopo questa comunicazione e in assenza di una mia risposta mi tempesti di sms per sapere perchè mai non ti rispondo. Fino ad un sms deprimente nella sua falsità, nel quale sostieni che sei proeoccupata, che ti stai spaventando e hai paura che mi possa essere capitato qualcosa. Ti rispondo neutra, mi accusi di aggredirti. Siamo alla necrosi dei neuroni. Ti dico che fino ad ora non mi hai una sola volta detto qualcosa che mi possa riavvicinare a te. Mi dici “come puoi dire di amare una persona che non stimi?”. Il festivàl della sconnessione.

Ma ha ragione, sto mentendo anche io. Non la amo, neanche un po’, e non la stimo (ma neanche prima la stimavo molto, in verità), ho un problema con la separazione e l’abbandono. Questo è tutto.

Al ritorno, dopo 5 ore da sola in nave, cena da sola sulla terrazza dell’hotel di Atene e la richiesta del posto finestrino sull’aereo, capisco che qualcosa dentro di me funziona in altro modo e, soprattutto, che non sono disperata per lei, ma spaventata per il mio futuro.

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