Il furore dell’ex – 3, Partenze e bugie

prime.jpgSoundtrack consigliata: Gianni Morandi – Uno su mille ce la fa

 Torno a Napoli, tra le calde e genitoriali braccia di Marco e Francesco. Tollerano con una pazienza infinita i miei strepiti, le mie paturnie, il mio ossessivo ripetere sempre le stesse cose e bloccano ogni singola pietosa bugia che cerco di raccontarmi. Marco prova anche a mediare, giustificare e smorzare. Mi massacra di analisi sul mio comportamento e mi costringe a pensare in linea retta.

Mi coccolano in un tripudio di mozzarelle, cotolette alla milanese, cene in grandi ristoranti e stecche di sigarette in regalo. Per i ristoranti ci sono andati bene, ho smesso di mangiare per quasi due mesi, per le sigarette meno; 3 pacchetti al giorno, una ciminiera turca.

Mi chiami, non voglio parlare. Vengo a sapere che sei a Napoli anche tu. Perché? non capisco. Non dici che sei a Napoli, sai dove sono e non mi vieni a cercare, per quanto tu insista che dobbiamo parlare. Mi chiami ancora e accetto di parlare al cell, niente di più. Mi dici che sei stata invitata, da una collega, in campeggio a Torre del Lago. Mi si scioglie il cervello e pure il cervelletto: invitata? non ti ha invitato, non ha una casa, in Versilia, ha una tenda, non si “invita” la gente in tenda. Ma in che cazzo di modo ti esprimi, smettila di dire bugie, smettila. Ma come non è una bugia? cambi le parole per non ammettere responsabilità, che altro è questo?

Incontro le mie amichette. C** ha la meravigliosa abitudine di dirmi le cose per come stanno e, alla fine di un mio confuso e delirante pippotto, mi blocca e mi dice: “te ne ha’ ì a chella casa!”, poi mi fà capire (neanche troppo sottilmente) che potrebbe esserci qualcun’altra, che è riuscita a farle ammettere che questa possibilità esiste. Si accendono lampadine nella mia testa che neanche il Millennium Dome. Un festival di fanali intermittenti, accecanti e rumorosi. Esplodo. Chiedo a C** di dire a te di non presentarti a casa finchè non me ne vado. Ti chiamo e ti dico che basta, non mi troverai al tuo ritorno, andrò via, non c’è altro da dire. Ti incazzi come una bestia e poi ti incazzerai anche con C**, negando ogni parola detta.

Torno a Roma per fare i bagagli. Mi dicono che torni anche tu. Avevo dimenticato che continuavi a mandarmi sms di vita quotidiana che mi parevano il circo del nonsenso – sto facendo la spesa, sto prendendo il treno, fa caldo…-.

La mattina prima di partire, nel delirio del mio terrore per l’aeroplano che prenderò da sola, mi decido a vederti. C’è un tempo limitato, mi sembra una situazione protetta. Ti mando sms. Mi richiami e mi dici “Allora vengo a casa?” e io, per l’ennesima volta, non capisco perché. Ho usato parole oscure? ho scritto in suomi? cosa c’è da chiedere?.

Arrivi dopo due ore, mi chiedo da dove, ma non te lo chiedo ancora, aspetto perché so. Arrivi dimessa e mortificata, con quell’arietta da santa e martire che non ti riesce poi tanto bene. L’unica cosa vera è che hai paura. Io non capisco di che. Già qualche giorno fa hai avuto così tanta paura di me da rifugiarti in bagno, non sono fisicamente violenta io, mai stata, restai basita allora, oggi ho capito.

Parliamo.Ti ho scritto cose, costruito simboli. Ti dico che l’unico modo di salvare il rapporto è che io vada via. Tu mi dici che non vuoi un altro anno così e che, fondamentalmente, non ami la persona che sono diventata.

Ma come cazzo parli piccerella? Hai la forma mentis di un adolescente di 17 anni. Pausa di riflessione… non amo quello che sei diventata… voglio vivere… mi hanno invitato… ero in chiesa… Gesù, ma questa chi sfaccimma è? mi chiedo.

Non mi chiedi di restare, non mi dici che questa è anche casa mia, dirai ad altri che ti sembrava che stessi così bene che non volevi interferire. Non ho parole.

Piangi a singhiozzi disperati, ti devo abbracciare e coccolare e calmare. Ho il ghiaccio tra cuore e polmoni e la nebbia di Londra in testa. Capisco solo che devo salvarmi e non so da cosa. Scelgo di tacere ancora delle cose che ormai so bene. Verrà il momento, ora non sono pronta.

Ci salutiamo con disperazione, mi fai credere che la mia idea di andar via sembri anche  te un modo per restare insieme. Io censuro le strunzate che mi hai detto per non vederle nella loro miserevole sincerità. Parto.

E il viaggio in aereo da sola mi pare la cosa più bella che io abbia mai fatto in vita mia.

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