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Articoli taggati ‘rabbia’

Non va bene

14 Ottobre 2008 penelopebasta 10 commenti

Soundtrack: Sofa Surfers - Believer

Non mi pare vita la vita che sto facendo.

Incastrata in questo fottuto loop parassitario che mi mangia i neuroni e mi blocca il pensiero.

Non è questo che voglio.

La mente infilata lì, nella crepa del quotidiano, costantemente edematosa e infiammata da pensieri che non servono, non fanno stare bene, non aiutano, non portano soluzioni.

Tutto questo mi fa schifo. Cordialmente.

Mi sono rotta il cazzo di non avere altro cuneo che questo pensare alla sopravvivenza. Dipendenza. Astinenza. Altrui Tracotanza. Fare senza.

Davvero non ne posso più. Mi sembra di non avere spazio per altro che questo.

Voglio aria. Voglio un cranio libero e leggero.

Voglio stare bene. E voglio anche innamorarmi.

Voglio una vita.

Dovunque io debba costruirla.

Chè a quanto pare qui non ne ho costruita molta.

Fanculo.

 

Forse è il caso che io entri in depressione.

10 Febbraio 2008 penelopebasta 8 commenti

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Soundtrack: Otis Redding – Sittin’ on the dock of the bay

Perché forse tutto questo incazzarsi, prendersi questioni e stare a peleare su qualunque cosa è solo un modo per cercare di sfuggire alla voglia di fermarmi.

Neanche il mio corpo ce la fa più. Non credo di essere mai stata (iper)attiva come in questo periodo in nessuna delle mie vite.

Deve pur venire un momento nel quale si smette di ringhiare, abbaiare, mordere e rompere le palle a tutti. E forse ci vuole un momento nel quale si possa dire “sono stanca, mi voglio fermare un po’”.

Sarà che ho paura che se mi fermo non riparto più, che mi perdo qualcosa, che poi non trovo più niente.

Ma comincio, in un qualche punto del mio cervello ancora funzionante, ad intravedere quello che voglio, quello che sono, quello che posso fare.

Ma ancora non mi è chiaro abbastanza. E c’è da far un po’ di selezione. Ma se poi ne faccio troppa? io non sono un animale solitario, sono un animale da compagnia, anche per le mie dimensioni, direi.

E se quello che voglio non lo posso avere? e se non è neanche la cosa giusta?

Pippe. Pippe in quantità. Ma sarà bene che io le lasci rotolare nella mia capoccetta, perché tentare di fermarle comincia a farmi un gran male. Di capoccia.

Immagino che siano fasi standard; non me le ricordavo, evidentemente.

E’ che ho una gran voglia di tornare ad ascoltare quello che gli altri hanno da dire, ho voglia di guardare le cose e le persone con la tenerezza che solitamente mi appartiene e che, adesso, è finita nell’ultimo cassetto del ripostiglio nella polverosa cantina della mia anima.

Perché la gente mi piace e mi piace voler bene.

Bleah, così è troppo.

Devo fare i conti con la vita che ho e che posso permettermi e, forse, ho qualche difficoltà.

Dopo anni di eurostar e di Tav A/R, ho iniziato a utilizzare quella creaturella dell’Intercity. Quanto può cambiare il panorama umano. Quanto cambiano gli umori, gli abiti, i cellulari, la lingua, la comunicazione interpersonale. Niente Pc, nell’intercity, niente libri (o pochi), niente signore ipercritiche e iperreattive (peraltro anche niente ritardi, in verità). Gente che dorme, facce incazzate e stanche, ragazze che piangono dopo aver salutato i fidanzati. Quest’è. Il tutto in gran silenzio, stranamente.

Ho voglia di imparare, ho voglia di far crescere questa ragazzetta capricciosa che mi abita dentro, ho voglia di restituire quello che ho avuto a chi se lo merita ma anche no. Perché, prima, a questo non ci pensavo mai. A giudicare con tanta ferocia, intendo. non lo facevo e basta.

E anche del delirio di onnipotenza sono stanca, è una cosa falsa, fuorviante, inutile e senza costrutto. Sarà bene che rimanga dove deve stare, ovvero nella mia stanzetta lavorativa. Lì un senso ce l’ha, una funzione ce l’ha, una utilità ce l’ha. Ma fuori dal lavoro che faccio, non serve a gnente, ti dico gnente (notare che mi son limitata nell’uso delle parolacce, Marco mi ha detto che sono troppo sboccata e quello che dice Marco io faccio).

Insomma, nei prossimi giorni cercherò di fare pace con me e con il mondo che, tra l’altro non mi ha fatto proprio niente e non si merita tali trattamenti verbali e tanta immotivata acrimonia. Sittin’ on the dock of the bay…

Detto questo, ai 10.000 contatti faccio party qui in Rome. Devo decidere se al Tumbler o a un qualche caffè lesbico più tranquillo.

Drinks per tutti.

 

 

 

Allora ditelo..

23 Dicembre 2007 penelopebasta 3 commenti

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Soundtrack: Zecchino d’oro: Popoff

Nelle fasi di chiusura di una relazione, di un lutto, di un abbandono, nei traumi, esistono eventi e sentimenti standard, comuni, generali. Mediati, certo, dal carattere della singola persona.

La rabbia è un passaggio fondamentale, senza questa è difficile passare alle successive. Anzi, spesso, la mancanza di rabbia porta dritti verso devastanti depressioni.

Penelope è irascibile, rabbiosa e rancorosa di natura. Penelope ci ha messo il suo.

Non conosco vie di mezzo su questo perché ho navigata esperienza del potere rigenerante della rabbia. E il mio è stato furore, non l’ho mai negato, l’ho messo per iscritto.

C**, che è stata con me almeno 8 anni fa, mi ha chiesto se per caso anche questa volta avevo scritto qualcosa raccontando i cazzi nostri e facendoli leggere agli amici vicini e lontani.

Le ho risposto: “ho aperto un blog, costa meno delle fotocopie.”.

Ha riso molto e mi ha chiesto come mai sono ancora tutta intera. Io questo non lo so.

Penelopebasta è la mia verità e nessuna persona sana di mente può pensare che sia La Verità.

In queste pagine si parla di me, di come io mi sia sentita, di cosa io abbia vissuto, di cosa io abbia scatenato. E non mi sembra se ne parli sempre in termini lusinghieri.

Certo ho omesso un paio di cose. Perché no? non è una cronaca di un fatto qualsiasi ed io non sono una giornalista.

Dopo la rovinosa e ripida discesa costellata di ferocia, delirio e mancanza di controllo, inizia una salita faticosa e infida. Qui si cammina piano, si fatica, si suda e si ha il tempo di fare ordine su ciò che è stato, su chi si è, su dove si vuole andare.

Ad un tratto la salita si fa più dolce, si colora anche, l’aria si fa un po’ più fresca, si scorgono persone, cose, sensazioni di quiete. Le ossessioni allentano la presa, si affacciano pensieri altri, le labbra si ricordano di sorridere.

E qui, se mi volto indietro e guardo, non mi ricordo più tanto bene perché mi sono incazzata di quella maniera. Arrivo persino a chiedermi che bisogno c’era. So solo che non avevo granché alternative. E questo mi basta.

Penelopebasta è la mia discesa, la mia salita, la mia passeggiata. Non esistono particolari regole perché sono indisciplinata. Non esistono tempi lineari perché non sono capace di tempi lineari. La contraddizione è benvenuta, perché mi appartiene geneticamente. Sul mio sentierino cammino, corro, mi seggo, mi guardo intorno e dimentico ciò che è tempo di dimenticare, mi pare di essere d’accordo con qualcosa e un attimo dopo invece no. E non per caso.

Perché adesso ho il tempo di riflettere.

Rifletto su quanto costa e quanto vale l’essere puniti al di là di ogni legge, l’essere trascinati nel fango oltre il tempo necessario, l’essere giudicati per una singola debolezza.

Costa molto e vale quel poco che serve. Per quanto serva.

Esattamente da questo nasce la voglia di essere fuori da. La consapevolezza di esser fuori da. E da questo nasce la voglia di non ritornarci dentro e di non venire tirata dentro.

A costo di essere sgradevole, a costo di essere fascista.