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Articoli taggati ‘padri’

Emotivamente ho 15 anni, ma gli altri pure

28 Febbraio 2008 penelopebasta 20 commenti

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Soundtrack: Negrita – Mama Maè

15 anni, non di più. Perchè a 15 anni vengono le palpitazioni tachicardiche e le guance in fiamme quando qualcuno si avvicina troppo. Direi che già a 16 si è più scafati. Figurati ora che arriva la primavera.

Oggi giornata internazionale dell’infantilismo cosmico.

Non solo ho passato una mezzoretta a dire porcate terribili con lo psicologo – e sottolineo psicologo -, come fossimo due studenti liceali; non solo ho avuto un momento “Mammolo” anzi, più di uno, ma quando poi mi arriva un complimento professionale che più non si può (almeno nel mio lavoro), complimento che comprende riconoscimento and valorizzazione delle mie capacità, penso pure che mi si prenda per il culo e non riesco a prenderlo sul serio. Senza contare che dopo un anno che mi faccio un mazzo tanto per portare un ragazzo di 15 (appunto) anni con seri problemi di disabilità a diventare consapevole, autonomo e realista e autodeterminato, ci riesco e ci resto di merda.

Perché era meglio se lo aiutavo a credere di essere un alieno dotato di superpoteri. Adesso invece lui sa che fare il liceo è una follia per lui, che i suoi compagni non vogliono stare con lui, che la sua famiglia gli mente e che una donna, così come un lavoro, non lo troverà mai. Apperò, bell’affare la consapevolezza.

Inoltre ho spulciato tutti gli Ip dei lettori di codesto blog, per capire chi conosco e chi no, a che ora e cosa. Un’impresa titanica e senza alcun senso.

E questo per quanto attiene a me. Passerei al resto del mondo.

La mia ex fidanzata mi manda mail definitiva per farmi recuperare le povere robe rimaste da lei. Le dico va bene, ma cosa devo prendere? lei dice e tu che ti ricordi? e io dico e quando posso prenderle? e lei dice quando vuoi e io dico allora tal giorno e lei no, è il giorno del trasloco allora io dico dimmi tu quando è possibile e lei dice non è possibile.

Non è un estratto tratto da una piece di Ibsen, è un sunto delle conversazioni multimediali tra noi (mail senza firma, voce arruffata, sms con risposte attese 22 anni).

Sono quantomeno riuscita a chiedere di riavere la mia musica, documents, immagini. Mi vuole fare un dvd. UN dvd? erano 20 giga di roba, cazzo.

Vabbè, passiamo al terzo quindicenne.

Non mi connetto mai a messenger per il terrore che mi contatti mio padre. Perché io ho un padre di anni 79, matrimoni tre, vedovanze due, separazioni una e divo di meetic, che non mi chiama da Natale per non dirmi di essere tornato con la terza signora (è una lunga storia, prima o poi la racconterò).

Stasera mi sono incasinata con la connessione, mi è partito msn e zacchete: conversazione paterna.

Giuro che ci provo a essere solida, razionale e distaccata, ma quando tuo padre (nato nel 1929 e vivo nel 2008) conclude una conversazione su msn con un punto esclamativo animato e un orsetto che manda baci e cuoricini, io non ci riesco. Vengo meno. Almeno la terza signora è stata mandata affanculo e lui, dice, si sente “libero”.

Ma io che cosa dovevo rispondere? ho fatto finta di non essere a computer. Ma mi resta la sensazione che qualcosa avrei dovuto dire. Magari domani, se non avrò più 15 anni io e 15 lui, riuscirò a dirgli qualcosa di sensato. O invece gli mando un documento animato di disaffiliazione. Esiste?

Non mi stancherò mai di ripeterlo, il copione delle mia esistenza è stato scritto da uno degli autori della Endemol. 

Una giornata varia, devo dire.

Varie ed eventuali

12 Febbraio 2008 penelopebasta 6 commenti

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Soundtrack: Eminem – Cleanin out my closet

Comunicazioni di servizio (in quanto utile per le lesbiche di Candalù e Torri di Quartesolo):

Per seguire la quinta serie di L word, scaricatevi prima un programmino aggratiss detto: ABC. Quindi andate sui siti che permettono di scaricare file Torrent (tipo mininova, ma basta digitare su google la parola Torrent). Cercate “L word s05″ e mandate il download. Le puntate nuove sono on line già dopo due ore dalla messa in onda negli Stati Uniti, quindi ogni lunedì. Per chi ha difficoltà di lingua, si ha da aspettare qualche giorno e poi cercare i sottotitoli in italiano su Italian Subs Addicted, un sito di pazzi furiosi che sottotitolano qualsiasi cosa. Ecco, cosa fatta capo ha.

Per CP, che alcuni giorni fa appose comment sul blog e si risentì della mia mancanza di educazione, chiedo scusa e ribadisco il mio apprezzamento per il suo intervento. Mi preme anche avvertirla che ho messo la maglia di lana e che non tocco con le mani la buccia della banana.

- Ma quanto è bello sentire gli amici che si preoccupano della tua salute? -

Ad uno dei favolosi ribadisco che proprio non capisco perché non siamo regolarmente uniti in matrimonio. Parliamone, ma soprattutto parliamo un po’, perché mi manchi ciccio, quando non ci sei.

Assolte le incombenze d’ufficio, vorrei passare ad una faccenda, anzi due, che rimando da tempo ma che, invece, vanno fatte. E la soundtrack riguarda esattamente questo.

Ci sono cose che vanno chiuse definitivamente e, queste cose, si chiudono quando i ricordi cominciano a sorridere e quando si riescono a dare le giuste misure agli eventi, alle sequenze, ai fatti.

Ho condiviso 6 anni della mia vita con una persona che, in ogni caso, mi ha dato il meglio di sè al massimo delle sue capacità. Questa persona ha dato e ricevuto, mi è stata al fianco incondizionatamente e per quanto le fosse possibile. Non mi ha negato nulla, mi ha perdonato molto, ha cercato di non deludermi mai.

E le mie pretese sono sempre state elevate.

Si è adattata a me, mi ha amato, mi ha vissuto interamente. Io l’ho amata profondamente, ho visto ciò che di meglio in lei potevo vedere, le ho negato molto per presunzione. Siamo state bene a lungo, a lungo abbiamo passeggiato senza perderci niente di quello che aveva importanza per noi. Ha avuto la capacità di resistere alle mie provocazioni e ai miei furori, da signora d’altri tempi e, soprattutto, non ha cercato di uccidermi come io avrei fatto al posto suo. Voglio immaginare che lo abbia fatto – tra le altre ragioni – per affetto e perché mi conosceva molto bene. Ricordo le parole spese insieme, le serate infinite, i viaggi sempre emozionanti, le piccole follie. E’ stato bello svegliarsi la mattina accanto a lei in una infinità di luoghi diversi, bello passare le ore in macchina guidando e chiacchierando. Fintanto che lo abbiamo fatto, fintanto che veniva naturale. Vedere il suo sorriso in mezzo alle facce della gente mi ha sempre illuminato il cuore ed è stato doloroso realizzare che, all’improvviso, non accadeva più.

Per me come per lei. Malgrado tutto, senza lei, molte cose non le avrei fatte e sarebbe stata una perdita.

Faccio un passo indietro.

Tolgo il cappello.

Mi inchino.

Come si conviene tra gentillesbiche.

Resta ancora una cosa, in qualche modo persino più difficile per me. Si parla spesso di rapporti madre-figlia, di quanto siano formativi e/o devastanti per i pargoli. Avrei qualche considerazione da fare sui rapporti tra figlie e padri. In particolare quando le figlie hanno solo un padre (?) e niente più. Mi accorgo, scrivendo, che mi vengono in mente all’incirca 270 battute sarcastiche e feroci. Il che significa, evidentemente, che non sono pronta affatto per chiudere questo discorso qui. Quindi come non detto.

Prima o poi.

Giornata complicata

11 Gennaio 2008 penelopebasta 6 commenti

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Sountrack: Cat Stevens – Father and Son 

Fino ad ora è stata una giornata complicata.

Alla faccia dell’oroscopo 2008. Vaffanculo.

Due notizie difficili da gestire. Assaje.

F** è in cinta. Ne sono felicissima, lo aspettava da tempo e si era anche avvilita. Invece eccolo, è arrivato da qualche giorno e già scatena ormoni alla mammuzza e ansie abbandoniche a Penelope.

Ma quanto egoismo c’è nelle ansie abbandoniche? Una quantità non giustificabile, a pensarci. Complicato per me, quindi, essere felicissima per F** e abbattutissima per il mio futuro al lavoro contemporaneamente.

Perché lei è il mio assoluto alter ego lì. Ho trovato complicità e affetto e attenzione e mentalità similare in lei e, di sicuro, mi mancherà molto nel quotidiano.

E torniamo al concetto di egoismo infantile intrinseco nell’ansia abbandonica suddetta. Non mi sta bene per niente questa cosa. Anzi, mi pare pure orrenda. Quanto si deve crescere per smettere di pensare che il mondo sia tutto, completamente, tuo? Quanto grandi si deve diventare per non considerare le persone addentellati imprescindibili della propria affettività (questo pensiero l’ho scritto in un modo che non ho capito neanche io). Ovvero, cosa mi da il diritto di pensare che le persone alle quali voglio bene siano solo mie e non possano avere altro all’infuori di me? Qui bisogna cambiare qualche cosa. E imparare ad accettare il passaggio fugace delle persone di qualità (perché la gente di merda, di solito, resta un sacco di tempo).

Mi fa un po’ paura anche il fatto che quando sarà madre, avremo meno cose in comune e soprattutto verrà meno il cazzeggio post-adolescenziale professional/pomeridiano. Mannaggia, mi divertirò di meno al lavoro. 

Su questa cosa si ha da riflettere: non è un lutto, porca puttana, è una bella notizia che riguarda una persona cui voglio un sacco di bene. Punto.

In bocca al lupo F** e M** e, soprattutto, non scegliete nomi di cazzo troppo fantasiosi.

Per una persona che se ne va, una che torna e, come poco fa parentesizzato, person’ ‘e mmerd’, ovviamente.

Mio padre è tornato con la sua ex-moglie. Ora, la cosa non dovrebbe risvegliare il benché minimo interesse in me: sono cazzi suoi, viviamo a 300 km di distanza, quando torno a Na manco glielo faccio sapere di solito e oltretutto la solitudine a 78 anni deve essere faticosa. Invece no.

Mi sono incazzata come un diavoletto della tasmania.

A parte che ho il terrore reale che quella bugiarda patologica, psicolabile e ritardata mentale della moglie me lo ammazzi (e anche il cane, che già ci ha provato), mi sento in qualche modo tradita (?) e delusa (?).

Difficilissimo spiegare la questione del tradimento senza partire con l’infinita mia storia familiare fino a risalire alle palle di Abramo, considerando anche che, quando si è separato, mi sono guardata bene dal tornare o dargli una mano o preoccuparmi del suo futuro. Ma questo nella mia famiglia (?) è normale. Allora non lo spiego, lo so solo io, voi lettori vi fottete.

La delusione è più semplice da spiegare e meno profonda. Ho visto mio padre rincoglionirsi e ridursi una inutile ameba al fianco della stronza moglie, l’ho visto perdere amici, dignità, territorio, credibilità, grinta e salute mentale.

E non è poco.

Senza di lei, malgrado i suoi lamenti di Portnoy reiterati e ingiustificati, il pater è rifiorito (con lui anche il cane, una gentilissima labrador ridotta dalla stronza a una palla obesa di nevrosi invincibili e ora in splendida forma ed equilibrio).

Il pater non ha il coraggio di dirmelo, aspetto sfregandomi le mani e preparando le parole da usare.

Mio padre ha la capacità, qualsiasi cosa faccia, di schizzare dolore su chiunque nel raggio di chilometri e, siccome nel raggio di chilometri da lui ci siamo solo noi che più o meno gli vogliamo bene, scontiamo l’ennesima sua scelta senza costrutto.

Immagino che si possa pensare che la mia sia una reazione esagerata, ma esistono fatti che portano alla mia esagerata reazione, non si tratta di questioni tra figlie gelose e padri sfuggenti, ma di figlie senza padri e padri senza figlie.

Sti cazzi, dicono a roma.