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Articoli taggati ‘musica’

Il concerto di Madonna

7 Settembre 2008 penelopebasta 11 commenti

Soundtrack: Madonna - Give it to me

Va’ che titolo originale. La foto è una merda ma il Nokia quello è.

Stasera concertone di Madonna all’Olimpico. Biglietto gratis. Da sola nei distinti.

Madonna sarà per tutta la serata un puntino bianco iperattivo e l’acustica una vera chiavica, con un eco corto corto che creava solo grande confusione.

Ma ci sono andata di lusso lo stesso, non era neanche lontanamente previsto ci andassi. Quindi niente da ridire, anzi grazie ad M* per il biglietto.

Salgo le scale del settore 52A e mi si apre davanti uno spettacolo fantastico che tronca un po’ il respiro: stadio stracolmo, umanità pigiata e indistinta ai miei occhi da talpetta, un dj fenomenico che intrattiene prima del concerto. Uno splendore.

Tra le file una rissa ogni due secondi. Questo è il posto mio, no siediti da un’altra parte, voglio passare, passa da un’altra parte, ma vaffanculo, vaffanculo tu eccetera eccetera.

Càpito in un punto ad alta concentrazione lesbica. All under 25. Benevento, Torino e Pescara. Rissosissime. Che ridere.

9 e 15 e si parte. La signora si leva subito dalle palle le canzoni che tutti vogliono, compresa Vogue. Ha riadattato tutto, i pezzi sono letteralmente irriconoscibili, se aggiungi la distorsione dell’acustica di merda, un paio di loro non ho proprio capito cosa cazzo fossero.

Salta con la corda e canta, la Stronza cinquantenne. Come cazzo fa? se io fra 5 anni mi metto a cantare mentre salto la corda, mi prende l’eliambulanza e mi deposita direttamente nel mio loculo al cimitero degli inglesi. Una via diretta.

I pezzi sono talmente diversi che la gente non può cantare, deve essere una bella soddisfazione.

Il palco non è fantasmagorico di per sé, ma ci sono delle immagini proiettate che sono bellissime. Filmati di animazione veramente particolari. E un paio di trovate fichissime e ipnotiche che zittiscono letteralmente lo stadio.

C’è una specie di cilindro fatto con una cosa tipo rete che sende giù e la avvolge. Sul cilindro proiettano immagini. A tratti sembra che lei stia cantando dall’interno di uno di quei souvenir con la bolla di neve. Si applaude alla bellezza dei giochi di luce. Che strano fatto. Poi escono dei pannelli semoventi rettangolari a misura umana su cui proiettano immagini di ballerini che ballano e che si interscambiano con ballerini veri. Meglio di così non lo so spiegare, mi spiace.

Scopro che è pro-Obama e pure lei maniaca della storia del riscaldamento globale (che da quando ho letto quest’estate il libro di Crichton, non ci credo più).

Trasforma “la isla bonita” (che di per sé è già una canzone orrenda e cafona che la metà basta) in un ibrido tipo balcanico o comunque rom-style. Siamo oltre il trash, siamo a livello differenziata. Ma mi viene il dubbio che in capa sua sia un messaggio, in particolare all’Italia. Ma forse sopravvaluto.

I musicisti credo fossero androidi, vista la precisione. Non li presenta nemmeno quindi sì, sono androidi. 

Ho la sensazione che abbia deciso di divertirsi molto e di impostare il concerto in fasi alternate tra loro.

C’è la fase old time con le canzoni sue vecchie, Like a Virgin è a cappella verso la fine per farla cantare anche al pubblico che era rimasto fottuto dai rimaneggiamenti di Into the groove e altre. C’è la fase rave, dove gli arrangiamenti ti fanno sentire in una megadiscoteca di Berlino e ti pare pure che ti sei calata ma non te lo ricordi più. C’è la fase rock dove suona la chitarra elettrica e gioca a fare la rock star anni 70 come da copione, compresa la distorsione del suono davanti all’amplificatore, alla Hendrix, suona col sedere… La fase cantante quando canta quasi acustica. Infine la fase bucchinariella (=furbetta, N.d.T.) dove spara bassi a palla, accordi in maggiore, luci ad effetto e bacia ballerine bonissime, nerissime, bravissime, sexissime. Fanculo come ho rosicato.

Preferisco decisamente la fase rave. Fantastica.

Due ore pulite pulite in piedi a ballare e cantare (ah, ma allora anche io me la cavo).

Il primo concerto di Madonna che vedo.

La percezione più forte è che 70.000 persone non chiedano musica, tantomeno arte, ma solo “facce divertì e stupiscici”. E lei lo fa, il puntino bianco iperattivo. Lo fa bene.

Quello che hai, se ti arripigli un momento dal delirio ballereccio, è la sensazione di esser di fronte ad un cartonato. Un cartone molto ben disegnato, vuoto ma esteticamente perfetto, falso come Giuda ma irresistibile. E chissenefotte se canta in playback. In fondo è come essere andate in discoteca insieme. Io e Madonna.

Anvedi.

Affinale Give it to me. Fantasticamente identica alla Radio version e quindi una droga, in pratica, non ti puoi esimere dallo sbatterti.

Il concerto si chiude con la scritta GAME OVER. Fa-vo-lo-so.

Nessuna richiesta di bis. Gnente, te dico gnente. Ci so’ rimasta male.

All’uscita riesco ad incontrare S*, V* ed E*. Contenta di vederle. Contenta di delirare per 30 minuti in un tripudio di napoletano urlato e sbracalone. Un po’ come mangiare la cotoletta alla milanese: sapore di casa.

Infine, aspettando L* che ci ritira per riportare M&M e me a casa, non resisto e libero una macchina di cinque giovani frocetti dalla trappola della seconda fila. Prima cerco di spiegargli come uscirne malgrado la macchina affiancata, poi mi offro per fare la manovra io e la faccio. Applausi a scena aperta da tutto il marciapiede. Dico al ricchioncello che, come sa, una lesbica al volante è una garanzia. Mi risponde che ho trovato le bionde giuste… Che teatrino.

Give it to me
Yeah!
No one’s gonna show me
How!
Give it to me
Yeah!
No one’s gonna stop me

L’angolo della capera

2 Febbraio 2008 penelopebasta 5 commenti

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Soundtrack: Frankie Hi Nrg – Chiedi Chiedi

Post da week end, post prima della pausetta domenicale, mio caro Alfetto Pernacchietto.

Ci ho da far domenica e lunedì, prenditela con chi ha esclamato: “T’hanna carè ‘e rient!”, pensando ai miei denti.

Bene, iersera al Tumbler a vedere E. e A. (non metto più i nomi per esteso che poi se le cercano su google risultano frequentatrici di blog lesbici…).

Il mondo cospirava per non farmi arrivare a San Lorenzo, ma queste sono note a margine di scarsa rilevanza. Arrivo e mi accoglie la R** dicendo: “C’è Emanuele Filiberto”. Chi cazzo è Emanuele Filiberto?

E’ uno psicotico convinto di essere ereditario di un regno che non esiste. Non riesco ad immaginare come mai non sia in una struttura psichiatrica in compagnia di quelli che si credono Napoleone. A me pare la stessa cosa.

Dunque serata stranissssssima. Tumbler pienissimo, gente iperattiva, tutti che urlazzavano e lo psicopatico e la sua fidanzata (moglie? boh), due ragazzini strafattissssssimi. A fine serata lei, che era vestita da giovane italia, è stata abbattuta dal capatone definitivo.

Nella sala un unico pensiero: “facciamo la colletta, iniziamo a dargli i soldi che ha chiesto”. Ma egualmente grande eccitazione, un costante lavorio per farsi notare e gente insospettabile che cercava di conoscerlo.

A** la cantante si è ipertesa e incazzata come una biscia per il casino nel locale, io mi sentivo come se fossi seduta sulla poltrona del parrucchiere a leggere i giornali di gossips.

Tutti si lamentavano che E** F** si era pippato tutto il materiale polveroso esistente in Roma, senza lasciare niente per nessuno.

Ma alla fine nessun incidente.

Sono stata tutta la sera a pensare in che tipo di categoria lesbica far rientrare E** F**.

Mi sa che è una “Ciro”.

Esegesi del brano: L word – Opening Theme

1 Febbraio 2008 penelopebasta 15 commenti

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Ovviamente Soundtrack: Betty – L word opening theme (ebbè) 

Come dicevamo, il brano più brutto del mondo.

Ma analizziamolo con cura. Ivi possono essere riscontrati riferimenti al mondo lesbico mondiale e ci sarà possibile effettuare paralleli con il nostro microcosmo e apprezzare l’internazionalismo della nostra condizione. 

Mi preme precisare che stamani sono alla mia sede di lavoro e, poiché non ho un cazzo da fare, mi applico per Voi.

  • Girls in tight dresses: ovvio che faccia riferimento alle Upper Lipstick, le uniche in grado di portare con dignità vestitini strizzanti, d’altra parte eravamo già a conoscenza di questo gemellaggio di categoria, proprio attraverso il telefilm omonimo del brano.
  • Who drag with mustaches: qui abbiamo modo di renderci conto che, persino negli Stati Uniti, sono costretti a convivere con elementi della categoria “Ciro”. Solo le “Ciro”, infatti, possono pretendere di rimorchiare senza essersi depilate prima.
  • Chicks drivin’ fast: Una lesbica al volante è una garanzia in tutto il mondo.
  • Ingenues with long lashes: ecco affacciarsi le Cripto, qui classificate come “ingenue” per delicatezza d’animo e per via della tipica tendenza americana a non approfondire. In realtà è un eufemismo per “cretine”.
  • Women who long, love, lust: donne che desiderano, amano, bramano. Direi che qui si tratta di concetti trans-categoria, escludendo le lipstick e le Upper, cui rivolgersi con il participio.
  • Women who give: frase di oscuro significato, soggetta a variabili di ogni genere e non sempre vera. Infatti, non tutte la danno.
    This is the way, It’s the way that we live: un tentativo di spiegare, con poche semplici parole, lo stile di vita che appartiene alle donne lesbiche del mondo conosciuto.
  • Talking, laughing, loving, breathing,fighting, fucking, crying, drinking,
    riding, winning, losing, cheating, kissing, thinking, dreaming:
    di seguito elencherò il recondito significato dei verbi selezionati dalla brillante musicista. TALKING: Parlare, fare chiacchiere, non concludere. LAUGHING: ridere delle disgrazie altrui, possibilmente della vita segreta delle criptolesbiche. LOVING: attività inutile  e senza costrutto alcuno. BREATHING: tormentare la partner con la propria fiatella. FIGHTING: organizzare risse tra camion in discoteca per l’ipotetico possesso di una Lipstick. FUCKING: raramente. CRYING: spesso e accompagnato alla forma verbale “e fotte” (for neapolitans only). DRINKING: attività particolarmente cara a varie categorie. RIDING: riferito ad eventuali attività fisiche delle quali però, in Italia, non abbiamo notizie. WINNING: lotterie, gratta e vinci ecc. LOSING: sempre  e comunque. CHEATING: l’unica forma di comunicazione conosciuta tra lesbiche, attività nota anche come “il gioco dei quattro cantoni”. KISSING: attività inutile che non porta assolutamente a nessuna certa o probabile conclusione. THINKING: no, qui nessuno lo fa. DREAMING: un continuo lavorio, in questo senso.
  • This is the way, It’s the way that we live, It’s the way that we live. And love: ci fidiamo dell’analisi dell’artista, ma ci riserviamo taluni dubbi in proposito.

Musica e Lesbiche

30 Dicembre 2007 penelopebasta 2 commenti

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Soundtrack: Dame Shirley Bassey – Get the party started 

First of all grazie per i feedback (mia nipote mi spiega che i feed sono un’altra faccenda e io LA VOGLIO). E’ già una cosa.

Secondo, notare che sono riuscita a mettere la musica. Non era difficile, c’era un widget apposito da utilizzare automaticamente. Tanto rumore per nulla.

Terzo, il capodanno me lo sparo qui, malgrado le proteste della R**, che dice che sono una uallera. Il fatto è che alla città natale (in questo caso capodanno, non so se è chiaro il giochetto di parole, nel caso sono disposta a spiegarlo) non c’è nulla da fare e, honestly, perché scendere alla cecata? In più, ci sono personcine ammodo che vengono proprio da me e per me qui, nella capitale.

Quarto, corre voce che sia necessario trovarmi una fidanzata al più presto. Ciò per distrarmi dall’uso indiscriminato del blog e impedirmi di sputtanare tutte le amiche mie. Eh eh.

Quinto, di chi è la lesbomano nella foto? chi indovina vince l’immunità.

Terminata codesta serie di cazzate, passiamo all’argomento principale, le lesbiche vintage e la musica.

Tutte le lesbiche vintage hanno, all’interno del proprio gruppo, almeno una musicista. A volte anche di più.

Questo comporta alcuni benefit fondamentali.

Periodicamente ci saranno serate in locali di ogni genere e tipo che prevedono partecipazione di massa e lesboriunioni imperdibili. 

Sarà in alcuni casi possibile entrare aggratis caricandosi qualche strumento ed oltrepassando l’ingresso con nonchalance come si fosse technical support.

In altri casi sarà necessario testimoniare il proprio affetto sobbarcandosi il costo di biglietti di ingresso e/o consumazioni.

Senza contare la bella figura che si fa cantando il repertorio della band e facendosi vedere in intimità con i componenti. Sono ammessi commenti sulla qualità del suono, della performance, delle attrezzature come si fosse esperti fonici e critici di grido. 5 minuti di notorietà. Poco conta se ci conosciamo tutte e siamo lì perché, tutte, in rapporti con uno o più elementi del group ed è la centoquarantasettesima volta che si va ad un loro concerto.

Personalmente ho conosciuto ben due fidanzate ai lesboconcerti. Una chitarrista e una bassista. E suonavano insieme. E si sono anche accoppiate insieme. Ed è successo mentre una delle due stava con me (del lesbogioco dei 4 cantoni parleremo in seguito). Quindi non consiglio di intrattenere relazioni con le musiciste. Ovviamente esento la R** dal ragionamento, lei sta con una musicista vintage lipstick, la logica è differente.

In compenso, malgrado la frequentazione musicale, la maggior parte delle vintage ha una conoscenza della musica scarsa e, a volte, veramente imperdonabile.

Esistono poi pletore di lesbiche perdutamente innamorate di una qualche musicista e disposte a seguirla anche a Timbuctu. Le lesbomaniache sono una gran comodità per l’artista. Si caricano pesi spaventosi, guidano per 16 ore consecutive, si preoccupano di acqua e cibo per la divina, fanno servizi fotografici dettagliatissimi, ricordano, spesso, a memoria la playlist. Il tutto gratis e per amore deae.

Comunque, senza amiche musiciste, sarebbe una noia mortale.

 

Lesbiche vintage: Upper Lipstick

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Soundtrack: E. Serio – Fil Rouge

Bella serata, proprio bella. E** e A** al Tumbler e anche i loro pezzi. Rilassamento, divertimento. Una gioia per una groupie come me. Non le ascoltavo da tempo ed è sempre una bella emozione.

E questo è il cappelletto personale.

Passiamo ora alle cronache da Cartoonia.

Al centro della sala, un tavolo abitato da un gruppo definibile come “Upper Lipstick Lesbian”.

Upper perché non si trattava di semplici vintage lipstick, ma di una rivisitazione romana di L-word.

Lipstick (rossetto) perché, per i pochi che non ne sono al corrente, parliamo di lesbiche femminili, generalmente truccate, spesso con la gonna, capelli perlopiù lunghi e curati, pochi, piccoli indizi di lesbicità (stivali proto-anfibi, espressioni cazzute, lacci di cuoio che emergono da maniche con volant).

Lesbian perché, comunque, so’ lesbiche.

Un tripudio di nomignoli (Lilli, Fiffi, Sissi, Vivvi), una distesa di piumini d’oca renana mohair, trucchi da visagista newyorkese e fuochi d’artificio di scambi di cortesie e cadenze quasi-milanesi.

Questa speciale categoria si differenzia da tutte le altre perché, in effetti, ce l’hanno solo loro. Non sia mai detto che si possano ricordare una faccia che non appartenga al loro “giro”, non sia mai detto che possano mostrarsi affabili con chicchessia che non rappresenti un lustro per il loro “giro”, non sia mai detto che rivolgano la parola alle appartenenti le classi inferiori.

Le upper Lipstick, nella mia città, vengono definite, senza giri di parole: perete.

Concetto di difficile traduzione. Potremmo dire quello standard femminile che vive in “ing”: shopping, travelling, spinning, training, managing, dining, partying…

Le upper lipstick sono molto desiderate e molto odiate. In fondo per le “voglio ma non posso” sono una spina nel fianco. Sono senza dubbio la prova che esistono quelle che possono.

Le camion, le vintage e altre categorie inferiori, ovviamente, non hanno accesso alle upper lipstick (fermo restando il fatto che le upper pescano, una volta terminato il loro “giro”, da qualunque sottogruppo, ma senza mai rendere pubblica la loro debolezza).

Le upper lipstick sono comunque rare, ne esiste uno specifico e ristretto gruppo per ogni città.

Il ricambio è scarso, difficilissimo infatti superare lo sbarramento socio-cultural-economic-politic-professional che le contorna.