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Articoli taggati ‘lipstick’

Week end

9 Febbraio 2009 penelopebasta 3 commenti

Soundtrack:

Sono in colombaia. Sul portatile del Ciccio in partenza. Lui, non io. Gli sto consumando le ore in pennetta in perfetto stile scrocco selvaggio.

Ho da premettere che in questo periodo cammino per il mondo come se ce l’avessi solo io.

Saranno i neuroni che vanno e vengono e si perdono i contatti con la realtà circostante.

Un giorno di questo una delle mamme in sala d’attesa mi tirerà i coppetielli (=coppette di carta, N.d.T.) stufa delle mie passerelle da nana impazzita.

Machissenefotte.

Poi.

Week end a Napule con Alice e Da Queen, direttamente importate dalla capitale, e R&B.

Non saprei da quale parte cominciare, considerando che ancora non è finita.

Potremmo parlare del viaggio di andata assolutamente infinito. Credo che arrivare a Bologna a piedi avrebbe necessitato di un tempo di percorrenza minore.

D’altra parte colpa mia che sono tarda a partire.

Prima serata nell’assoluto lesbicaio del Mutiny, ad ascoltare amiche sonanti.

Un lesbicaio total lipstick.

It’s a long way…

La Alice sta cercando di fare di me una lipstick battezzata e cresimata ma, in base a quello che ho visto venerdì, le ci vorranno le prossime tre vite. Consecutive.

Ne ho viste cose che voi umani non potete immaginarvi…

Lipstick in mutande che rimproveravano lipstick in reggiseno, camion d’assalto preda di istinti irrefrenabili dare vita a spettacoli che a pagarli c’è solo mastercard, junior lipstick che hanno davvero interiorizzato il concetto del “cellhosoloio”, vintage camion crollare sotto il peso delle 5 ore di guida e della sveglia alle sei e del “si è fatta una certa” che corrispondeva alle tre di notte.

Ci è voluto parecchio ma finalmente qualcuno ha afferrato il concetto che HO UN’ETA’. Cazzo. Non mi regge vabbè? Un po’ di rispetto per i miei tentativi e per la mia buona volontà. E anche per la mia strabiliante genetica.

Sabato vorticoso.

Passaggio dal mio parrucchiere, nonché pater di una delle signorinelle del GF8. Momento gossip assoluto. Sex and the city pure, sembravamo. Uscite dal peluquero come fossimo sulla fifth avenue. Taglio pulcinesco per me, taglio radicale per Da Queen e “stiro e ammiro” per Alice.

Ma non eravamo sulla fifth. Ma va bene uguale, ‘o munn’ è cumm’ t’ho fai ‘n capa (=il mondo è come te lo fai in testa, N.d.T.)

Ho chiesto e ottenuto dalle mie amichette il giuramento che, il giorno che mi vedranno soccombere sotto l’ormone impazzito e dare spettacolo di me al di sotto della linea minima di dignità, mi infileranno un tovagliolo in bocca per ridurmi all’inattività.

Piccole riflessioni da tavolo da pranzo, queste, accompagnate dalla consapevolezza che io, proprio, il ristorante vista mare a Marechiaro, non me lo posso permettere. La prossima volta propenderei per fritturine cash and carry.

Passeggiatine e puntatine ad effetto per ammirare panorami e gustare sapori. E’ pur sempre una soddisfazione e c’è da dire che questa città non delude mai, sotto quest’aspetto. e me ne sono sentita fiera. Non capita spesso. L’energia ti arriva dal basso e ti schiaffeggia. Devi restare teso e contratto per sostenerla. Rigenerazione, se dura poco. Se non la vivi quotidiana, questa è la terra delle meraviglie.

Incontro con vecchie amiche per rimettere in piedi un progetto di 22 anni fa. La bellezza del poter riprendere qualcosa tra le mani e farlo diventare nuovo e vivo. Impagabile.

Cena alla colombaia in stile “visita di Sant’Elisabetta”. Sono andate via (Alice&Da Queen, R&B e Ziasaimon) solo dopo avermi visto perdere i sensi e collassare. Erano le tre passate.

Oggi ho cercato di recuperare con un po’ di calma e un bagno rilassante nelle chiacchiere col Ciccio Favoloso. Con i suoi occhi tristi che non si possono guardare a lungo e senza argomenti per controbattere. Solo ascolto. E lo scrivo apposta, sia chiaro, dato che questo blog è spettacolare.

Stasera reunion che più reunion non si può. Prima o poi scriverò dei tempi che non scorrono, di quelli che scorrono troppo in fretta e di quelli che scorrono da un’altra parte.

Stare sola nella colombaia mi sembra quasi ingiusto.

Questa casa, vuota, è solo un posto per dormire. Non mi piace.

Non ho visto il pater. Sarà per la prossima volta.

Mi sento bene. In qualche modo libera. E leggera.

Mi sembra persino di essere capace di vedere i miei contorni e i miei confini. Spero sia vero.

Ho due cose importanti da fare.

Adesso so che le farò.

 

Prossimamente: L word Sesta Serie (the final)

 

 

 

Lesbiche: vita del branco

14 Febbraio 2008 penelopebasta 14 commenti

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Soundtrack: Nirvana – Come as you are

Le lesbiche si muovono in branco.

Si dividono in due grandi famiglie: le camion e le lipstick.

All’interno di ognuno dei due branchi possiamo trovare elementi di altre razze che, come pesci pilota, nuotano intorno alla loro categoria d’elezione. In entrambi i branchi, come già espresso in altre occasioni, i legami sono forti e cementati attraverso relazioni sentimental/sessuali assolutamente circolari. Non si entra in un branco senza una relazione di uno dei due tipi con una delle appartenenti

Chiunque sia abituato a frequentare una discoteca gay, un bar o una festa open, può riconoscere, dopo una breve ripassata a 360 gradi, le location dei branchi presenti. Tutte rigorosamente separate, tutte rigorosamente in nero (al più, verde militare). 

Nell’angolo che consentirà maggiore controllo del territorio e ampiezza di sguardo, si trovano le camion. Esse, gruppo folto ed aggressivo, sono sistemate secondo una precisa gerarchia che si ripete uguale a se stessa in ogni luogo del mondo.

La formazione è definibile: a punta di diamante. Al centro le più giovani. Coloro che devono essere sì protette da ogni possibile attacco esterno, ma anche utilizzate come esca per scatenare risse furiose e/o mostrare ad altri branchi la propria capacità di affiliazione. Ai lati le camion operaie con funzione di bassa manovalanza, controllo del territorio, raccolta informazioni. Al vertice della formazione le camion-capo. Le camion-capo sono spesso le più anziane, dotate di maggior esperienza e si sono guadagnate il ruolo attraverso battaglie e lotte, affatto metaforiche, senza quartiere.

Nelle immediate vicinanze si posizionano le criptolesbiche, in genere accompagnate da amici etero, in attesa di essere agganciate e rimorchiate in luoghi bui ed appartati (ad esempio i bagni) per consumare brevi e scomposti atti sessuali. Può accadere, in fortunate occasioni, di scorgere qualche lipstick o – addirittura - qualche upper, che sgaiattola tra le strette maglie del branco, dopo un veloce accoppiamento, per tornare silenziosamente al proprio.

I movimenti del branco sono bruschi, veloci e imprevedibili, il rumore prodotto può essere assordante e serve, si suppone, ad annunciare l’arrivo del branco in modo che, chiunque abbia malauguratamente occupato il territorio prescelto, si possa allontanare senza subire danni fisici.

Ricordiamo ai neofiti che si tratta di un branco aggressivo e diffidente. Vanno avvicinate con cautela, se possibile offrendo loro del cibo e senza mai, ripeto: MAI, effettuare movimenti bruschi.

Al centro del territorio in esame, leggermente marginali rispetto al punto focale, ma comunque in posizione visibile dai quattro punti cardinali, si stanzia il branco di lipstick.

Costoro sono in numero minore, rispetto alle camion e, in luoghi semibui, la livrea nera o grigia può trarre in inganno l’occhio dell’inesperto osservatore. Ma pochi secondi di approfondimento metteranno immediatamente in evidenza la differenza con le camion. Qui un roteare di chiome, lì il luccicore di un lipgloss e, spesso, gestualità tipiche da risposta al corteggiamento (capo rovesciato, risata ampia, mani sulle spalle, eccetera).

Il branco di lipstick rispetta una formazione rigida quanto quella delle camion, ma estremamente articolata. Alcuni studi si spingono a rapportare la “formazione tipo” delle lipstick con alcune disposizioni tipiche della strategia bellica dell’antica Roma, ma anche dell’antico Giappone. E’ affascinante, infatti, la perfezione estetica del vissuto spaziale di questo branco. Nulla appare lasciato al caso, la visibilità attiva è perfetta, quella passiva la migliore possibile anche nei luoghi più impervi, ogni cosa è al suo posto e qualunque elemento di disturbo viene delicatamente estromesso. Senza spargimenti di sangue, perlopiù.

La disposizione ricorda una spirale perfetta. Il fuoco della spirale è occupato dalla Lipstick Alfa. Da lei si diparte il tutto. Le distanze sono calibrate. Alla Alfa, quindi, seguono le lipstick senior, le junior e le altre sottospecie in ordine di importanza. La spirale prosegue con le Vintage che, da sempre, sono pesci pilota delle lipstick, quindi ecco le Ciro seguite a ruota da alcune cripto che, loro malgrado, non hanno accesso alle parti centrali della spirale (pur desiderando ardentemente di avvilupparsi indissolubilmente ad una lipstick). La perfetta linea armonica è chiusa da alcune camion che fungono, com’è ovvio, da protezione per il gruppo.

Da notare che lo scambio di branco avviene solo ed esclusivamente in una direzione. Si sa, le leggi della natura sono oscure ma imprescindibili.

Il branco si muove con lentezza misurata, senza scatti, scivolando come una geisha sul pavimento o sull’asfalto, accompagnato da un lieve fruscio. L’arrivo, infatti, non deve mai essere segnalato per evitare emozioni eccessive, reazioni smisurate e, soprattutto, per sorprendere le camion.

Il branco Lipstick è, come già spesso affermato, amichevole e fiducioso. Nel caso si riscontri qualche episodio di ritrosia o timidezza, sarà sufficiente esprimere verbalmente un paio di complimenti standard (per esempio: “stai benissimo!” oppure “questo abitino è una favola”) per sciogliere ogni possibile riserva.

Articolo tradotto dal National Lesbographic. Anno 2008.

L’assalto delle Lesbichette

4 Febbraio 2008 penelopebasta 5 commenti

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Soundtrack: Re:Jazz – People hold on

Sto per raccontare eventi ai quali i più non crederanno, eventi che per molti risulteranno:

————–”AI CONFINI DELLA REALTA’”—————–

Location: Naples, localetto con serata gaia, che ha, per nome, Mutiny.

Cast: 2 Lipstick, 2 Mugnan Lipstick, 1 Lipstick butch (femminile fuori, mascula dentro, l’ho imparato ora su internèt) 1 vintage, 1 etero e 1 ricchione.

Scenografia: Musica orrenda di sottofondo, serata in maschera (uomini vestiti da donna e donne vestite da donna), non molta gente, ma noi siamo arrivate uso DIVAS verso le 11 in una domenica sera di febbraio. Un momento che potremmo definire fase B del bipolare: grandeur, ipervalutazione delle proprie forze, rimozione della questione “lavoro del lunedì mattina”.

Scena 1: il gruppetto di lesbiche, non certo di primo pelo, si posiziona su divanetto sala principale. Esse conversano amabilmente (la musica ha un volume da casse cinesi). Si dilettano scambiandosi opinioni e affrontando anche il problema che, ogni volta che la R** cerca di raccontare cosa ha fatto a Roma, lo sanno già tutti per averlo letto sul blog. Amenità varie, sorrisini, battutine, bicchierozzi di birra in quantità industriale. Insomma, il solito, tutto sembra tranquillo e scorrevole e nulla, ripeto nulla, lasciava presagire ciò che, di lì a poco, sarebbe accaduto.

Scena 2: all’improvviso, con sottofondo musicale di un remix di Pupo, il guppo di lesbiche miste, caratterizzate dal fatto di non essere esattamente delle teen-ager, viene circondato – RIPETO: CIRCONDATO – da un gruppetto di lesbichette categoria J-LO. Una decina di piccerelle affatto sparute, tra i 21 e i 23, attaccano bottone con L**, cercano di ottenere cappelli in regalo (il mio), effettuano numeri di chiromanzia, imparano a memoria i nostri nomi e si rivelano ubriache come cosacchi sul Don. Il motivo che sottendeva tale comportamento era che una delle lesbichette voleva fare acchiappo con L**. Hanno cercato di individuare le coppie – non azzeccandone una che fosse una -, e creduto alla nostra spiegazione che prevedeva rapporti in link con riunioni collettive monosettimanali (megachantell). L** ha mentito sulla sua età, abbassandosela di un paio d’anni. Considerato che era la più piccola di tutte, ho paura…

Vista la situazione, si evince che le possibilità sono:

  1. erano loro troppo ubriache per avere una seppur vaga idea dei personaggi con i quali cercavano di interagire;
  2. eravamo noi troppo ubriache, ormonizzate, rimbambite e lusingate per capire che ci stavano pariando in cuollo.

Non lo sapremo mai.

P.S. La soundtrack non è legata alla serata in generale, ma alla mia serata personale. Ho voglia di dire anche un’altra cosa, una faccenda seria che molto mi ha colpito. Mi fa star male vedere gente infelice, soprattutto se la gente in questione la conosco da anni e mi sta simpatica. Nulla saccio, ma l’infelicità si vede e si vede ogni volta un po’ di più.

Esegesi del brano: L word – Opening Theme

1 Febbraio 2008 penelopebasta 15 commenti

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Ovviamente Soundtrack: Betty – L word opening theme (ebbè) 

Come dicevamo, il brano più brutto del mondo.

Ma analizziamolo con cura. Ivi possono essere riscontrati riferimenti al mondo lesbico mondiale e ci sarà possibile effettuare paralleli con il nostro microcosmo e apprezzare l’internazionalismo della nostra condizione. 

Mi preme precisare che stamani sono alla mia sede di lavoro e, poiché non ho un cazzo da fare, mi applico per Voi.

  • Girls in tight dresses: ovvio che faccia riferimento alle Upper Lipstick, le uniche in grado di portare con dignità vestitini strizzanti, d’altra parte eravamo già a conoscenza di questo gemellaggio di categoria, proprio attraverso il telefilm omonimo del brano.
  • Who drag with mustaches: qui abbiamo modo di renderci conto che, persino negli Stati Uniti, sono costretti a convivere con elementi della categoria “Ciro”. Solo le “Ciro”, infatti, possono pretendere di rimorchiare senza essersi depilate prima.
  • Chicks drivin’ fast: Una lesbica al volante è una garanzia in tutto il mondo.
  • Ingenues with long lashes: ecco affacciarsi le Cripto, qui classificate come “ingenue” per delicatezza d’animo e per via della tipica tendenza americana a non approfondire. In realtà è un eufemismo per “cretine”.
  • Women who long, love, lust: donne che desiderano, amano, bramano. Direi che qui si tratta di concetti trans-categoria, escludendo le lipstick e le Upper, cui rivolgersi con il participio.
  • Women who give: frase di oscuro significato, soggetta a variabili di ogni genere e non sempre vera. Infatti, non tutte la danno.
    This is the way, It’s the way that we live: un tentativo di spiegare, con poche semplici parole, lo stile di vita che appartiene alle donne lesbiche del mondo conosciuto.
  • Talking, laughing, loving, breathing,fighting, fucking, crying, drinking,
    riding, winning, losing, cheating, kissing, thinking, dreaming:
    di seguito elencherò il recondito significato dei verbi selezionati dalla brillante musicista. TALKING: Parlare, fare chiacchiere, non concludere. LAUGHING: ridere delle disgrazie altrui, possibilmente della vita segreta delle criptolesbiche. LOVING: attività inutile  e senza costrutto alcuno. BREATHING: tormentare la partner con la propria fiatella. FIGHTING: organizzare risse tra camion in discoteca per l’ipotetico possesso di una Lipstick. FUCKING: raramente. CRYING: spesso e accompagnato alla forma verbale “e fotte” (for neapolitans only). DRINKING: attività particolarmente cara a varie categorie. RIDING: riferito ad eventuali attività fisiche delle quali però, in Italia, non abbiamo notizie. WINNING: lotterie, gratta e vinci ecc. LOSING: sempre  e comunque. CHEATING: l’unica forma di comunicazione conosciuta tra lesbiche, attività nota anche come “il gioco dei quattro cantoni”. KISSING: attività inutile che non porta assolutamente a nessuna certa o probabile conclusione. THINKING: no, qui nessuno lo fa. DREAMING: un continuo lavorio, in questo senso.
  • This is the way, It’s the way that we live, It’s the way that we live. And love: ci fidiamo dell’analisi dell’artista, ma ci riserviamo taluni dubbi in proposito.

Effusioni in pubblico?

7 Gennaio 2008 penelopebasta 6 commenti

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Soundtrack: Les Nubians – Temperature Rising 

Oggi giornata fessa, da giorni poca ispirazione. Ho scritto qualcosa sulla mia gatta, non credo interessi ad alcuno.

Poi mi viene l’ansia che ci si aspetta un post al giorno.

Invece ho da lamentare, per l’ennesima volta, il fatto che mi manca la mia musica (una ventina di giga, mi ci vorrà un anno per rifarla), i miei raccontini, le mie rubriche e-mail e tutto quello che è rimasto sul computer di S**. Ci sarà una soluzione? Eventuali consigli sono benvenuti.

Se tutto va bene tra poco vado alla mostra della Pop Art con le mie amichette lipsick per eccellenza: R** & B**.

Vorrei spiegare quanto può essere difficile per me (che sono vintage e imbarazzosa, come si evince dal precedente post), uscire e circolare per il mondo con loro due.

L’ultima volta eravamo in treno: loro due al di là del TAVolino, io e un ragazzotto perfetto sconosciuto da questo lato.

Considerato che R&B si baciano in continuazione (lo giuro, neanche due adolescenti che adolescono), io ho cercato di scomparire come mio solito (a breve ne spiegherò le ragioni). Dopo un quarto d’ora il ragazzotto che le aveva di fronte si è arreso, ha reclinato il capo sul tavolino e ha finto di dormire fino a Roma. Io lo capisco, povero ragazzo, immagino anche l’emozione di trovarsi davanti all’incarnazione delle proprie fantasie e non poter fare nulla per gioire e partecipare. Senza contare che, secondo me, si vede benissimo che le ragazze non aspettano l’intervento di un hombre, ma se la cavano benissimo da sole.

Perché questa non è una questione da poco, se ne parla su tutti i forum lesbici d’Italia. In realtà noi non siamo riconosciute come entità sessuali, cosa che invece ormai succede ai ricchioni, siamo un accessorio sessuale e basta. Guardate che la questione è importante. E’ anche uno dei motivi che porta la maggior parte della gente a non occuparsi proprio di noi lesbiche. Alla fine il problema è che il mondo è cazzocentrico e, senza dubbio, quasi tutti pensano che due donne giochino, ma il sesso vero non lo fanno.

Un giorno parlerò anche del sesso tra donne e spiegherò bene l’immane fatica e dedizione che prevede.

Poi si aggiungono le nuove generazioni: le piccerelle etero, nelle discoteche, fanno finta di baciarsi per attirare maschietti brufolerrimi. Un gioco appunto. E le lesbopiccerelle, che assomigliano ad un incrocio tra Jennifer Lopez (negli indumenti), Britney Spears (negli atteggiamenti) e Simona Ventura (nella cafonaggine e nell’arroganza), confondono le idee.  

Sono una vintage, come detto e ripetuto, ho una formazione d’antan: ci si neutralizza, ci si nasconde, si finge altro, si fa finta di niente, ci si protegge da pericoli veri o presunti. Quindi mi vergogno molto. So benissimo che non è giusto, ma così funziona. Sono anche fiera del fatto che altre riescano a farlo, mi sembra bellissimo ed emozionante, mi sembra il momento, mi sembra un diritto e mi sembra meglio di 20 anni fa, ma a me non riesce, mi aspetto sempre che qualcuno mi arresti (ma non esistono leggi del genere in Italia!) o mi meni.

Né mi ricordo più com’ero quando ero etero: mi baciavo o no per strada? e sul treno? secondo me sul treno no perché mi pare una situazione troppo promiscua. Ma davvero non lo so.

Insomma R&B sono una continua fonte di aneddoti e situazioni al limite. Se si baciano pure alle scuderie del Quirinale io mi consegno alla Polizia.

 

P.S. Il post scriptum lo sto inviando dalla camera di sicurezza del Quirinale…

Tra l’altro ieri sera prima puntata L WORD quinta serie. Solito fantasioso delirio, ma delizioso.

Lesbiche vintage: Upper Lipstick

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Soundtrack: E. Serio – Fil Rouge

Bella serata, proprio bella. E** e A** al Tumbler e anche i loro pezzi. Rilassamento, divertimento. Una gioia per una groupie come me. Non le ascoltavo da tempo ed è sempre una bella emozione.

E questo è il cappelletto personale.

Passiamo ora alle cronache da Cartoonia.

Al centro della sala, un tavolo abitato da un gruppo definibile come “Upper Lipstick Lesbian”.

Upper perché non si trattava di semplici vintage lipstick, ma di una rivisitazione romana di L-word.

Lipstick (rossetto) perché, per i pochi che non ne sono al corrente, parliamo di lesbiche femminili, generalmente truccate, spesso con la gonna, capelli perlopiù lunghi e curati, pochi, piccoli indizi di lesbicità (stivali proto-anfibi, espressioni cazzute, lacci di cuoio che emergono da maniche con volant).

Lesbian perché, comunque, so’ lesbiche.

Un tripudio di nomignoli (Lilli, Fiffi, Sissi, Vivvi), una distesa di piumini d’oca renana mohair, trucchi da visagista newyorkese e fuochi d’artificio di scambi di cortesie e cadenze quasi-milanesi.

Questa speciale categoria si differenzia da tutte le altre perché, in effetti, ce l’hanno solo loro. Non sia mai detto che si possano ricordare una faccia che non appartenga al loro “giro”, non sia mai detto che possano mostrarsi affabili con chicchessia che non rappresenti un lustro per il loro “giro”, non sia mai detto che rivolgano la parola alle appartenenti le classi inferiori.

Le upper Lipstick, nella mia città, vengono definite, senza giri di parole: perete.

Concetto di difficile traduzione. Potremmo dire quello standard femminile che vive in “ing”: shopping, travelling, spinning, training, managing, dining, partying…

Le upper lipstick sono molto desiderate e molto odiate. In fondo per le “voglio ma non posso” sono una spina nel fianco. Sono senza dubbio la prova che esistono quelle che possono.

Le camion, le vintage e altre categorie inferiori, ovviamente, non hanno accesso alle upper lipstick (fermo restando il fatto che le upper pescano, una volta terminato il loro “giro”, da qualunque sottogruppo, ma senza mai rendere pubblica la loro debolezza).

Le upper lipstick sono comunque rare, ne esiste uno specifico e ristretto gruppo per ogni città.

Il ricambio è scarso, difficilissimo infatti superare lo sbarramento socio-cultural-economic-politic-professional che le contorna.