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Articoli taggati ‘lesbicu’

I tests

22 Ottobre 2008 penelopebasta 8 commenti
Disorder Rating
Paranoid Personality Disorder: Low
Schizoid Personality Disorder: Low
Schizotypal Personality Disorder: Moderate
Antisocial Personality Disorder: Low
Borderline Personality Disorder: Low
Histrionic Personality Disorder: High
Narcissistic Personality Disorder: High
Avoidant Personality Disorder: Low
Dependent Personality Disorder: Moderate
Obsessive-Compulsive Disorder: Low

Take the Personality Disorder Test
Personality Disorder Info
What mental disorder do you have?

Your Result: ADD (Attention Deficit Disorder)
 

You have a very hard time focusing, and you find it difficult to stay on task without your mind wandering. You probably zone in and out of conversations and tend to miss out on directions because you cannot focus

Manic Depressive
 
GAD (Generalized Anxiety Disorder)
 
Paranoia
 
OCD (Obsessive Compulsive Disorder)
 
What mental disorder do you have?
Quiz Created on GoToQuiz
“You are 36% Narcissistic”
 

You have some symptoms of narcissism. You tend to take advantage of others and exaggerate achievements in order to get the praise and attention you rightly deserve.

Are you Narcissistic?
Take More Quizzes

 

Per colpa di Shuly, sono entrata nel gorgo dei test psicologici on-line. Sarà anche stata la cena thai.

Volevo dire che questo, per me, è un periodo delirante, bipolare, stravagante e ambiguante.

E infatti non scrivo per voi, o lettori di Penelopebasta, ma per me. E si vede.

Certo il mio disturbo narcisistico ne risente, c’è da dire.

Ma mi necessita, quindi fottetevi. Prima o poi passerà.

Stasera, durante l’attesa al thai per portarmi le mie belle mono-porzioncine a casa, ho incontrato una lesbica.

Per la terza volta e, per la terza volta, ci siamo scambiate uno sguardo feroce. Più lei che io. In fondo sono banana e non reggo più di 16 nanosecondi lo sguardo altrui.

Perché?

Perché c’è sempre un che di sfidoso e ferocioso?

Uh, che domanda del cazzo.

In realtà volevo scrivere tutt’altro post. Ma poi il coraggio mi è mancato.

Buonanotte, silenti.

A qualcuna in particolare

24 Gennaio 2008 penelopebasta 3 commenti

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Soundtrack: Z Star – Rosemary’s last kiss

A qualcuna in particolare direi che potremmo far evolvere la nostra relazione e passare perlomeno dagli sms alla chat.

Mi rendo conto che può essere considerato un passo impegnativo, un eccesso di esposizione, una indesiderata ammissione di coinvolgimento, che potrebbe dar luogo a fraintendimenti e addirittura attivare una comunicazione costruttiva, ma la mia povera testolina affaticata non regge più il ritmo di botta e risposta fulminante e, inoltre, se ci incontriamo vis à vis che facciamo? ci fotografiamo e ci mandiamo un mms? (in tal caso dovresti quantomeno indossare guepierre di latex con lacci rossi, cappello da ufficiale tedesco e stivali di pelle nera sopra al ginocchio con il tacco a spillo d’acciaio).

Mi piacerebbe essere propensa e pronta per un corteggiamento fantasmagorico fatto di brillante intelligenza, sagacia, accortezza, imprevedibilità e scattante prontezza agli schiocchi di frustino.

Ma non lo sono.

Si ha da portare i bagagli in luoghi meno impervi e più limpidi, dear Mistress, considerando che, se devo parlare della tua categoria, ho da approfondire l’argomento.

Allora che si fa? si gioca, potresti dire tu. E hai ragione, ma chi, tra noi due, gioca per partecipare?

Io ho ancora da ringraziarti per come mi hai fatto sentire domenica sera, credo di averlo spiegato bene e credo che non fosse tuo malgrado. Mi piacerebbe renderti il favore, ma non ho strumenti per sapere come.

Scrivo, come al solito, con la gatta vecia svenuta sul mio braccio sinistro. Le olimpiadi della tastiera.

Settimana pesante, molto piena, con insulti della R** perché non sono voluta uscire.

Domattina sveglia alle sette meno un quarto e lavoro fino alle 4 e mezza e corso di aggiornamento dalle 5 alle 8 all’altro capo della città (peraltro dove abitavo prima) Sono diventata lenta nei recuperi.

Sono diventata lenta punto.

Come ti ho già detto, non vado dove non sono invitata e non mi offendo. Non mi offendo perché vado oltre: mi incazzo direttamente… Ma poi passa.

La verità è che è un piacere scambiare pensieri fulminanti con te, mi stimola e mi mette di buon umore, ma poi davvero penso che quando ci incontreremo di faccia non saprò più come interagire con te. E mi sembra un peccato.

So bene che gran parte di questo post è una divagazione soggettiva su fatti immaginari. Mi piace così.

Quindi smetti di far schioccare quella frusta diamantata vicino al mio orecchio sinistro, non sono una slave, sono una vintage.

E noi vintage siamo un po’ grossier, andiamo direttamente di mazza ferrata.

 

Lesbiche vintage: Lipstick

23 Gennaio 2008 penelopebasta 19 commenti

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Soundtrack: Tegan & Sara – Where does the good go 

Ahhh, le lipstick.

Il sogno di ogni lesbica, il frutto del ramo più alto, le uniche che si possono presentare a mammà.

Mi necesse annunciare una new entry tra le lipstick del mondo. Si tratta della mia amica C** che, dopo anni passati a prendere la gente a capate, ad essere una vera-dura-e-vera-uoma, ad infrangere cuori come il peggiore dei bastardi, ha suggellato ieri il suo ingresso in società fungendo da modella in un servizio fotografico per una rivista di moda. La sua progressiva evoluzione da signora del camion a junior lipstick, l’aveva già vista indossare camicie di seta rosa con maniche a sbuffo e reggicalze.

Non c’è più religione.

Detto questo, possiamo passare alle lipstick nella loro essenza. Come detto la definizione “lipstick lesbian” – di chiara, deliziosa, origine statunitense – indica le lesbiche portatrici sane di ROSSETTO. Esse, infatti, non vanno da nessuna parte senza essersi preventivamente foderate le labbrucce con lo stick rouge. Non importa in quali condizioni sia il resto, il rossetto è irrinunciabile.

Portano anche i vestiti, preferibilmente, e le gonne. Si adornano con cappelli ma non variano moltissimo sui colori (il preferito resta il nero). Alternano stivali da vera signorinella ad anfibi del Military shop. Ma sempre con il rossetto.

Capelli lunghi o lunghissimi, selvaggi ma non troppo, stile sobrio, piccoli accessori lesbici, ma di classe: l’orologio di foggia maschile sarà un rolex, la fascia di cuoio al polso sostituita da un gioiello d’oro bianco (sempre una fascia è), il laccio al collo si evolve in una creazione orafa molto trend (tipo breill o similari). A volte orecchini, a volte no. Non sfacciata mostra delle proprie grazie, ma scollature castigate presenti.

Improvvise comparse di volant o strass possono stupire gli astanti.

Le lipstick sono le padrone del mondo lesbico e ne sono consapevoli. Godono dell’adorazione interessata delle “Ciro”, fanno innamorare pazzamente le Cripto, sono idolatrate e odiate dalle camion e amiche delle vintage.

Camminano in gruppo, orgogliosamente ex una dell’altra (per una sera o per 10 anni è uguale) e sono dotate di bodyguard.

Le bodyguard sono perlopiù lesbiche di altre categorie che, pur di essere al fianco delle lipstick, sono disposte anche solo a fare da guardaspalle e da spartineve per fendere la folla che si accalca loro intorno.

Quando un gruppo di lipstick entra in un locale, un brivido percorre la folla di anonimolesbiche ivi riunite.

“Eccole”, si sente mormorare.

Le lipstick non hanno mai un accendino, non ne hanno bisogno; hanno almeno tre spasimanti a testa e non lo ritengono disdicevole. Le lipstick non scopano, hanno delle “storie”. In periodi di magra pescano ovunque, anche tra le camion e, come già detto, negano fino alla morte. Ma ognuna di loro ha una camion nell’armadio.

Si interessano delle cose del mondo, parlano di politica e problemi etici, leggono di nascosto Legs Weaver, frequentano luoghi trendissimi e sono invitate a feste favolose.

Sono presentabili, piacevoli, fanno fare bella figura e non sono quasi mai ostili.

Sono comunque di base vintage, le nuove generazioni hanno infatti oltrepassato la fase rossetto per arrivare direttamente alla fase “zoccola stradale”, facendo così risultare le lipstick obsolete e incomplete.

Sono amiche di tutte, non negano una parola di conforto e di interesse a nessuno, ma in cuor loro sanno di essere al di sopra di tutte le altre. Si inchinano solo ed esclusivamente davanti alle Upper.

Essere adottate da una di loro, è un passaporto per l’immortalità.

 

 

Comincio a capire.

22 Gennaio 2008 penelopebasta 8 commenti

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Soundtrack: Angie Stone – Play with it 

Nuovo record di contatti ieri.

Comincio a capire che vi interessano solo i cazzi miei.

Tutti i miei sforzi di fare didattica lesbica sono assolutamente inutili.

Evabbè, aggiornamenti vari.

Penelope gatta sta meglio, dopo un devastante mal di schiena che l’ha lasciata sotto al letto inerme 3 giorni. Ho deciso di soprannominarla Highlander, come la nonna della mia amica S**.

Oggi riprendo ritmo lavorativo. Dovevo nascere ereditiera, ma qualcuno ha fatto confusione e ha messo Paris Hilton al posto mio.

Rivoglio le cose mie, non so più come dirlo.

Questa settimana vado a riprendere motona mia bella pantofola. son contenta.

Immagino che, in realtà, di questa vita quotidiana di una lesbica qualsiasi non ne può fregar di meno a chicchessia. Voi volete sapere se vado a letto con qualcuno, con chi sono uscita, chi ho visto e di chi parlo male o bene.

Ma mi servono stimoli, gggente!

Voi scrivete, lanciate segnali, argomenti, inciuci. Io sono una zoccola della penna, vi seguo a ruota.

Una piccola nota sulle ciptolesbiche, un dato importante che avevo dimenticato. Le criptolesbiche omettono di raccontare le loro precedenti esperienze lesbiche, si mostrano vergini ogni volta. E le volte nelle quali si mostrano vergini, non sono poche.

Stamattina sono sconnessa anzichennò.

Buona giornata a tutti

Oui, je suis Egocentrique

21 Gennaio 2008 penelopebasta 1 commento

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Soundtrack: Meg – Senza Paura

In questi due meravigliosi giorni, mi sono accadute molte cose. Così tante che è difficile metterle in fila in ordine cronologico.

First of all, due persone alle quali tengo molto hanno avuto modo di reincontrarsi e riprendere a giocare dopo più di 4 anni di incomprensioni e lontananza. Qualcuno ha pensato che io c’entri qualcosa, ma non è così. Sono loro che hanno voluto riprendere a camminarsi incontro, sono loro ad essere capaci di affetti grandi e senso dell’amicizia, sono loro ad essere belle e vere.

Vederle giocare e sorridere (sì, vabbè, mi rendo conto della melensaggine di questa frase, ma stamane mi sono svegliata meringa), mi pare proprio un gran regalo. E mi fa, come spesso mi sta accadendo in questi mesi, ragionare sul culo che ci ho nell’incontrare persone.

Ho visto un film veramente carino che consiglio worldwide: Caramel. Una storia di donne, non poteva non piacermi; inoltre nel film c’è una lesbica libanese assolutamente con le polacchine. Quindi siamo uguali in tutto il mondo, quindi siamo proprio una categoria a parte, quindi ho pure ragione. Ne ho visto anche un altro (due film in due giorni dopo anni di niente pure è un po’ strano) che si chiama Lussuria. Bello, esteticamente perfetto, con un milione di chiavi e piani di lettura, ma non posso fare a meno di registrare una vena di misoginia che mi pare Ang Lee avesse già ampiamente mostrato in altri film. Ancora devo capire se sono gli orientali in generale a portarsi dentro ’sta cazzo di misoginia o no.

Mi sono tagliata i capelluzzi e continuo a non farmi bionda, quasta nuance lapin mi piace assaje.

Ho passato il tempo con le persone che amo di più al mondo, in particolare con i miei piselli preferiti.

Ricevo una telefonata da una mia ancient friend che si sviluppa nel seguente modo: “Ciaaao, cosa fai?” e io: “sto andando al cinema” e lei: “va bene ciao”.

Pare niente? naaaaaaa. Con grande piacere voglio comunicare alla mia ancient friend che sarei lieta di poter collaborare con lei in qualunque momento. Non potrei mai tirarmi indietro, ho splendidi ricordi delle nostre collaborazioni. Quindi, alla prossima.

Infine, dopo aver molto riso, parlato, pariato (n.d.T. = prendere in giro persone e cose senza freni), camminato, conosciuto, ieri sera ho avuto la certezza assoluta che qualcosa che volevo sarebbe potuta accadere. Era lì, era gioiosamente a portata di mano. E ho capito che non era il momento, non era il luogo, non era leggero abbastanza.

E ho deciso di non farlo. E non importa se era solo una mia fantasia, se ho frainteso, se le cose non stanno così come le ho viste io, non ha alcuna importanza. Importa come mi sono sentita.

E mi sono sentita libera, così libera da commuovermi profondamente. Libera mentalmente, libera di scegliere, libera di crederci, libera di andare e tornare quando il momento sarà.

Sono altrove, e questo altrove ha un panorama che non avevo mai visto prima e che era tempo che io scorgessi.

Una sensazione così forte e bella non la ricordavo da anni. E ho molte persone da ringraziare per questo. Una in particolare.

E qualcuna in particolare mi ha detto, per ben due volte in due giorni, con gran delicatezza, che sono una persona “egocentrica”.

Perché non dovrei? il mondo è qui per me.

 

Mi girano le palle

17 Gennaio 2008 penelopebasta 14 commenti

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Soundtrack: Vanilla Sky – Umbrella

A manetta.

Ribadisco che dovebbe essere l’anno del toro, mi pare l’anno della sfiga universale.

Eccheccazzo

Primo: Mi si è rotto il computer appena acquistato ed alla sua prima deliziosa rata. E’ andato in un fottutissimo Crash Dump e non si avvia, se si avvia dopo un po’ si spegne da solo. Strunz’.

Secondo: sempre senza la mia musica, le mie foto e i miei documenti del cazzo.

Terzo: devo fare le cazzo delle analisi del sangue per controllare persino la tiroide. LA TIROIDE, fanculo e il colesterolo e tutte queste cose che mi danno l’idea del disfacimento fisico. Mi si da della ipertiroidea A ME? i medici sono una categoria inutile e spesso dannosa. Il tutto perchè mi serviva uno sfaccimmo di certificato di malattia e ho pensato “ma quasi quasi mi faccio visitare”. Mi tenevo il certificato fatto dal segretario e restavo illusa di essere in buona salute. 

Quarto: non trovo la mia rivistina preferita che si noma “Logic Art” (questo l’ho messo per fare numero con le sfighe).

Quinto: mi arrivano telefonate anonime tutti i giorni, mi da fastidio, non so chi è, mi rompe e preferisco mi si parli o non mi si telefoni affatto.

Sesto: Al cntro non c’è neanche M** e mi sfracanto i coglioni di passare la giornata lì.

Settimo: la nuova NPI mi inzeppa di regazzini invece di lasciarmi in pace.

Ottavo: se e quando qualcuna vuole ME, è pregata di venire nel mio letto con i suoi piedini medesimi e non pretendere che arrivi io travestita da Ginevra con la spada sguainata ad abbattere le cazzo delle difese di questa minchia. Una cosa del genere si fa per amore, non per una scopata clandestina.

Nono: sono scese le visite al mio blog e la mia suscettibilità urla e strepita offesa ed indignata. Nessuno mette più i commenti, chi cazzo mi legge da Morlupo, chi si è offeso per cosa, cosa cazzo volete che io scriva.

Decimo: non hanno preso la mia amica A** a lavorare al mio centro, ma il fratello della segretaria del capo. Ma va?

Ohhhh, mi pare tutto.

Alla prossima.

 

Le lesbiche vintage

14 Gennaio 2008 penelopebasta 1 commento

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Soundtrack:  Anouk – Nobody’s wife

Je suis vintage.

Quindi è una categoria che mi sta a cuore.

Ieri G* mi ha chiesto se queste sono vere categorie. No, non lo sono. Le categorie ufficiali sono femme e butch. Niente più.

Ma non ho intenzione di ridurre il mio mondo ad una visione in bianco e nero. Non se ne parla. Quindi ne ho trovate altre da inserire in questi due, principali, range.

Le femme vanno suddivise in Upper Lipstick, Lipstick, Cripto e pseudo-etero; ma non è escluso che me ne vengano in mente altre.

Le butch vanno dalle camion, alle Ciro, alle Obesottere. Salvo Errori & Omissioni.

Nel mezzo ci sono le Vintage.

Noi Vintage non abbiamo più l’età per vestirci come Jennifer Lopez, abbiamo troppo faticato a trovare pace per continuare a vestirci come un caporal maggiore in missione suicida e ci siamo bene abituate ai vestiti comodi amarcord anni 80. Ci trucchiamo solo per i matrimoni delle amiche, per le nostre feste di compleanno o delle nostre donne e in poche altre occasioni pubbliche (cosa che crea momenti di stupore e tripudi di affermazioni tipo “come stai bene non ti avevo riconosciuto”). Non portiamo tacchi alti, ma ci sappiamo camminare, alle gonne preferiamo i vestiti – ma con parsimonia estrema -, siamo amanti di cappelli da uomo. I capelli possono essere corti o lunghi ma mai rasati, spesso tinti o colpodisolati.

In fondo ci piacerebbe vestirci come George Sand: un bel completo maschile taglio italiano, con cravatta e tette da fuori. Perché noi vintage, le tette, le facciamo vedere.

Saranno residui di vita etero? non per tutte, ma per molte.

Le Vintage preferiscono le Lipstick, ma hanno pochi pregiudizi. Ma preferiamo le lipsick. Ma non si sa mai. Comunque le Vintage si accoppiano tra loro, essenzialmente. Anche per questioni di età.

Abbiamo emozioni lente come lumache in letargo e siamo intraprendenti come un bradipo in coma.

Le Vintage non si fidano delle etero, non si fidano degli uomini, non si fidano di chi dice “per me va bene lo stesso”. Perché per noi non va MAI bene lo stesso. Quando siamo di buon umore ci mettiamo un indumento colorato, altrimenti il nero e il grigio sono un must. Portiamo scarpe improbabili e ci affezioniamo a cose orrende che portiamo per anni e anni.

Le vintage sono riuscite a dire la parola “Lesbica” senza balbettare, intorno ai 30 anni; la parola “omosessuale” pure intorno ai 30, almeno in modo intellegibile ai più. Non hanno mai fatto outing e, incredibile dictu, alcune ancora pensano che la mamma non abbia capito.

In quanto categoria intermedia, esse hanno poche caratteristiche peculiari, non sono neanche la maggioranza, ma solo un gruppetto sparuto e autoestinguente.

Non oso immaginare cosa verrà dopo.

 

 

Eccoci Qua (Prima Parte)

13 Gennaio 2008 penelopebasta 12 commenti

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Soundtrack: Pink – Fingers

Giunse il momento di parlare di sesso tra donne.

Trattasi di argomento che mi imbarazza (cosa NON mi imbarazza?). Ma s’adda fare.

Mi sa che  dovrò dividerlo in più capitoli, ci sono troppe cose da dire.

Niente a che vedere con quello che si vede nei film porno, quello è fantasy, nel senso di genere cinematografico: unghie di 22 chilometri, bracciali pesantissimi, anelli su tutte le dita, distanze incomprensibili e gesti inutili. Tanto vale andarsi a guardare Il Signore degli Anelli.

Il sesso tra donne è FATICOSISSIMO. Per questo può essere espletato solo nei periodi di passione irrefrenabile o di  richiamo ormonale incoercibile. Al di fuori di questi due momenti topici, semplicemente non si fa, è notorio.

Infatti gli americani, che hanno deliziose definizioni per tutto, ne hanno trovata una per noi nel lontano 1983: LBD Syndrome, ovvero Lesbian Bed Death Syndrome, ovvero sindrome della Morte del Letto Lesbico.

Ed è per la fatica immane che, di solito, le lesbiche non hanno una vita sessuale promiscua come quella dei ricchioni. Per loro è veramente semplice, devono fare poco o niente e basta calarsi i pantaloni anche poco e utilizzare posizioni canoniche che non portano grande sforzo fisico.

Per noi no. First of all, noi donne siamo spaventosamente speculari, usiamo le mani e ci è complicato farlo in piedi (a meno di essere personal trainer di Madonna o una camion di lungo corso), siamo piene di paranoie romantico/sessuali, spesso lente a concludere, socialmente selettive e dotate di organo sessuale posizionato in un punto generalmente inaccessibile.

Quindi, primo problema: le mani.

Anelli e bracciali non vanno bene, le unghie lunghe manco a parlarne, lo smalto è meglio di no, se si è gentili d’animo e non si voglioni provocare irritazioni a chicchessia (in fact, una lesbica si riconosce anche dalle mani e, secondo me, la fascia di cuoio al polso è un “rinforzo sessuale”, poi spiegherò il perché a chi è tonto e non capisce). Dita corte? ‘na trascedia.

Secondo problema: siamo donne.

Immaginiamo un incontro del genere “sauna” o “cesso discoteca”. Assumiamo che si sia tipe scafate e non ci sia bisogno di tutta quella pippa sul corteggiamento, fiducia, presentazione, scambio di informazioni base (anche questo è un film Fantasy, ovviamente, se va così vuol dire che avete incontrato una elfa o una gnoma dei boschi). D’altra parte, consideriamo che qualcuna deve mettere le “mani in cuollo” a un’altra. Si sarà lavata le mani? ha le unghie pulite? dov’è stata prima? cosa ha toccato? Non sono problemi da poco. Sarà poi necessario eliminare anelli e bracciali – che altrimenti si impicciano ovunque - molto, molto velocemente, perché noi donne riusciamo a cambiare idea in un nanosecondo e per le motivazioni più inverosimili (un neo nel posto sbagliato, un sapore sgradito, un capello fuori posto) e non bisogna tergiversare MAI.

Terzo problema: gli indumenti.

Liberate le mani, passiamo alla questione pantaloni. Perché le lesbiche, si sa, non portano gonne. Ringraziando il cielo non portano spesso i collant, almeno questo. Ma i pantaloni sono quasi sempre stretti, bisogna creare un minimo di spazio per l’infilaggio della mano e, purtroppo, questo indumento è dotato di uno strumento di tortura per lesbiche che si chiama: chiusura lampo. Essa è fornita di piccoli e bastardissimi dentini di ferro. Costoro si introietteranno (come una lama nel burro), nella pelle del polso della scafata fino a provocare piaghe inguaribili, soprattutto se l’altra è un po’ lenta di chiamata e ci mette parecchio.

Ma, quarto problema: l’altezza.

Se è più bassa di te, non ci arrivi, se è più alta, sei ridicola nell’immagine di arrampicaggio che offri al pubblico.

Infine, il polso. Se hai il tunnel carpale, puoi considerarti impotente.

E non ci sono pompette in vendita su internet. Il polso, poverino, sarà costretto a sopportare il dolore del morso assassino della chiusura lampo, adattarsi ad uno spazio sufficiente sì e no ad ospitare un foglio di carta (nel senso di spessore) e mantenere attiva la circolazione della mano bloccata dalla molla della mutanda, uso laccio emostatico.

Il tutto cercando di controllare un movimento, perché quel polso e quella mano si devono muovere.

Ho visto donne lacrimare e sostenere che fosse per la commozione.

Invece era il dolore.

Tutto questo, nell’eventualità di un incontro fugace e semi-pubblico. E mi sono trattenuta per scuorno (vedi imbarazzo), di solito quando lo racconto verbalmente sono molto più volgare di così.

Non vi venga in mente che a letto sia più semplice. Lì partono legamenti e lussazioni. Ma questa è un’altra storia.

* Il laccio di cuoio, secondo me, serve per proteggersi dalle chiusure lampo e ha la funzione del cinto erniario dei sollevatori di pesi: comprime e blocca il polso. Non so se mi sono spiegata.

Effusioni in pubblico?

7 Gennaio 2008 penelopebasta 6 commenti

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Soundtrack: Les Nubians – Temperature Rising 

Oggi giornata fessa, da giorni poca ispirazione. Ho scritto qualcosa sulla mia gatta, non credo interessi ad alcuno.

Poi mi viene l’ansia che ci si aspetta un post al giorno.

Invece ho da lamentare, per l’ennesima volta, il fatto che mi manca la mia musica (una ventina di giga, mi ci vorrà un anno per rifarla), i miei raccontini, le mie rubriche e-mail e tutto quello che è rimasto sul computer di S**. Ci sarà una soluzione? Eventuali consigli sono benvenuti.

Se tutto va bene tra poco vado alla mostra della Pop Art con le mie amichette lipsick per eccellenza: R** & B**.

Vorrei spiegare quanto può essere difficile per me (che sono vintage e imbarazzosa, come si evince dal precedente post), uscire e circolare per il mondo con loro due.

L’ultima volta eravamo in treno: loro due al di là del TAVolino, io e un ragazzotto perfetto sconosciuto da questo lato.

Considerato che R&B si baciano in continuazione (lo giuro, neanche due adolescenti che adolescono), io ho cercato di scomparire come mio solito (a breve ne spiegherò le ragioni). Dopo un quarto d’ora il ragazzotto che le aveva di fronte si è arreso, ha reclinato il capo sul tavolino e ha finto di dormire fino a Roma. Io lo capisco, povero ragazzo, immagino anche l’emozione di trovarsi davanti all’incarnazione delle proprie fantasie e non poter fare nulla per gioire e partecipare. Senza contare che, secondo me, si vede benissimo che le ragazze non aspettano l’intervento di un hombre, ma se la cavano benissimo da sole.

Perché questa non è una questione da poco, se ne parla su tutti i forum lesbici d’Italia. In realtà noi non siamo riconosciute come entità sessuali, cosa che invece ormai succede ai ricchioni, siamo un accessorio sessuale e basta. Guardate che la questione è importante. E’ anche uno dei motivi che porta la maggior parte della gente a non occuparsi proprio di noi lesbiche. Alla fine il problema è che il mondo è cazzocentrico e, senza dubbio, quasi tutti pensano che due donne giochino, ma il sesso vero non lo fanno.

Un giorno parlerò anche del sesso tra donne e spiegherò bene l’immane fatica e dedizione che prevede.

Poi si aggiungono le nuove generazioni: le piccerelle etero, nelle discoteche, fanno finta di baciarsi per attirare maschietti brufolerrimi. Un gioco appunto. E le lesbopiccerelle, che assomigliano ad un incrocio tra Jennifer Lopez (negli indumenti), Britney Spears (negli atteggiamenti) e Simona Ventura (nella cafonaggine e nell’arroganza), confondono le idee.  

Sono una vintage, come detto e ripetuto, ho una formazione d’antan: ci si neutralizza, ci si nasconde, si finge altro, si fa finta di niente, ci si protegge da pericoli veri o presunti. Quindi mi vergogno molto. So benissimo che non è giusto, ma così funziona. Sono anche fiera del fatto che altre riescano a farlo, mi sembra bellissimo ed emozionante, mi sembra il momento, mi sembra un diritto e mi sembra meglio di 20 anni fa, ma a me non riesce, mi aspetto sempre che qualcuno mi arresti (ma non esistono leggi del genere in Italia!) o mi meni.

Né mi ricordo più com’ero quando ero etero: mi baciavo o no per strada? e sul treno? secondo me sul treno no perché mi pare una situazione troppo promiscua. Ma davvero non lo so.

Insomma R&B sono una continua fonte di aneddoti e situazioni al limite. Se si baciano pure alle scuderie del Quirinale io mi consegno alla Polizia.

 

P.S. Il post scriptum lo sto inviando dalla camera di sicurezza del Quirinale…

Tra l’altro ieri sera prima puntata L WORD quinta serie. Solito fantasioso delirio, ma delizioso.

Ma si può ancora imbarazzarsi così?

3 Gennaio 2008 penelopebasta 5 commenti

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Soundtrack: Ojos de Brujos – Hijo del Sur

Oggi pomeriggio, al lavoro, lo psicologo del centro dove lavoro, e sottolineo PSICOLOGO, ha pensato bene di dire alla Neuropsichiatra responsabile del suddetto centro, che io ho un blog personale.

E, senza essere colto da nessun dubbio, è venuto da me a dirmi: “non riusciamo a entrare nel tuo blog, ci aiuti?”.

Ora, fermo restando che sono stata io a digitare l’url sul computer della NPI e che, di solito, affermo di essere una lesbica radicale senza macchia e senza paura e che, infine, tutte le mie colleghe giocano con la mia lesbitudine come si farebbe con un cucciolotto di labrador, mi sono imbarazzata come una foca.

Ancora? passati i 40? dopo 6 anni di psicoanalisi? dopo 30 anni di gestazione?

Non mi pare possibile, ma è accaduto.

Vulev’ sprufundà.

Sarà perché è il quasi-capo? naaaaa, di quello non me ne fotte proprio. Sarà perché bisogna dirlo subito ma proprio subito o dopo diventa difficile.

E pensare che mi ha ascoltato con pazienza durante i miei deliri post-relazione, con pazienza e cum grano salis. Ma io ho omesso, con raffinata maestria, pronomi, nomi e aggettivi, glissato sul genere e circumnavigato particolari. Consapevolmente. Colpevolmente. Così imparo.

Insomma, mi sono sentita come quando ero una post-adolescente e qualcuno mi diceva “ma state insieme tu e la tua amica?”. Mi diventavano le orecchie viola e la lingua di cartone ondulato. Mi si squagliavano ginocchia e gomiti e la pressione sanguigna raggiungeva livelli pre-ictus. E poi veniva fuori la voce di qualcun’altra installata nella mia gola, che diceva: “No, abbiamo un rapporto molto forte, siamo molto legate.”

Ero certa, in quei momenti, che davvero mi si sarebbe allungato il naso e accorciate le gambe (ulteriormente?), senza contare la possibilità di essere incenerita da un fulmine divino o inghiottita nell’inferno dei mentitori. Ma avrei sopportato tutto, pur di non dire l’orrida verità.

E la parola “lesbica” mi era impossibile pronunciarla. Proprio non ci riuscivo, oltre al fatto che la trovavo orrenda e sgradevole. Se poi dovevo, per forza e senza possibilità di utilizzare sinonimi o bypassare l’argomento, pronunciare la parola “omosessuale”, venivo colta da paralisi cordale, afonia isterica, paresi linguale e caduta delle guance.

I tempi cambiano, grazie a Dio.

Superando quindi l’inusuale imbarazzo provato nei confronti della Neuropsichiatra, alla quale peraltro credo i cazzi miei non interessino minimamente, vorrei spendere due parole a favore del termine “lesbica”.

In fondo non ha altro significato che non sia “donna che ama un’altra donna”, non ha sinonimi e non si può riferire ad altri che a una donna. Per quanto ci si sforzi, non è un insulto (quanto lo è ricchione o frocio o finocchio o puttana). Insomma è una parola che ha una unicità rara nella lingua italiana. Letteralmente significa “donna proveniente da Lesbo”, una bellissima isola greca, nasce da una tradizione poetica, nell’immaginario collettivo maschile è una biondona nordica con le unghie lunghe che fa un sesso fantastico, non ha metafore equivalenti e non indica una pratica sessuale in particolare. Non lo trovate strano?

Se non altro particolare e mi pare meriti un certo rispetto.

L’ho imparato da poco.

Naturalmente, non è detto che giovedì prossimo, quando rivedrò la NPI, io non diventi rossa come il neon di un sexy shop.

Stasera

21 Dicembre 2007 penelopebasta 1 commento

desert-landscape.jpgSoundtrack: Mehmet Ergin – Beyond the seven hills 

Stasera ho poco da dire. Mi pare di aver dato via un bel po’ di quello che stagnava.

Questo blog mi da una certa soddisfazione, devo dire. Non mi posso lamentare. E’ un pensiero, un passatempo, un modo per comunicare, un gran divertimento, un mezzo per capire.

Appena terminata cena con colleghi di Monterotondo e gran rilassatezza e ridere, ridere, ridere. Ho la sensazione di essere sulla via per trasformarmi in un cartone animato.

Mi hanno regalato un paio di calzettoni di spugna con le ditine. Fantastici.

Ho aperto anche una pagina myspace ma, inutile dirlo, non so proprio come si possa gestire. Troppe cose, mi annoia.

Ho consumato tutte le cartucce della mia ironia sapida e lepida alla cena e non mi viene un cazzo da dire.

Allora meglio lasciar perdere.

Le mie colleghe hanno imparato a distinguere le lesbiche a occhio. Gran risultato, sono una buona insegnante.

E le lesbiche sono dappertutto. Una piaga sociale…

 

 

Piccoli Chiarimenti Necessari

20 Dicembre 2007 penelopebasta 2 commenti

stoccolma-gamlastan.jpgSoundtrack: Noa – Blue touches blue

Ci sono cose che solo io conosco.

Stoccolma di mattina, l’emozione di guardare insieme un cielo che non hai mai visto prima e il poter abbassare lo sguardo su occhi che portano lo stesso colore addosso.

Il sorriso a colazione, nascosto da un vassoio dove troneggia il caffellatte e il pacco di imprescindibili macine.

Di notte la fragilità della voce che si spezza per amore, per paura, per piacere.

I risvegli sul mare di Posillipo che accarezza il fondo del letto e si impone alla finestra.

Le parole e il parlare e parlarsi senza noia, per giorni e settimane.

La dolcezza della cura. La vulnerabilità degli affetti. L’attenzione assoluta. La comprensione dell’essenza di me.

Questo è stato, anche se non è più. E nessuno era con noi per raccontarlo.

Ci sono cose che a nessuno sarai mai più dato conoscere in quel modo, in quel momento, in quel luogo. I pianti liberatori, le verità nell’anima, gli abbracci assoluti. Il senso dell’amore – per quanto possibile, per quanto personale, per quanto voluto -.

Sapevamo, esattamente e per lungo tempo, dove eravamo, cosa volevamo diventare, quali panorami ci avrebbero accompagnato. Sentiero dopo sentiero. Pietra dopo pietra.

Cosa io ho scelto di diventare è stato cosa io ho scelto di diventare. Perché questo, mi rendeva, felice.

I gesti minimi, leggeri, sottili, nati per.

Nati per far felice chi mi passeggiava al fianco. Nati per far felice me.

Conosco, io sola, ogni singolo gesto e potrei raccontarne la genesi con precisione assoluta. Sono stata chi ho voluto. Ho voluto chi ho amato. Amavo e ho conosciuto. Conoscevo la mappa di quel corpo e di quell’anima. Quell’anima era casa mia.

Ho pensato che legarsi e restare unite fosse l’unica cosa che valesse la pena di fare. Ho ascoltato la sua voce ripetermi le mie stesse parole. Ed era pace e riposo dopo la fatica della guerra.

Ho provato gioia infinita nelle battaglie giornaliere. Battaglie per tenere a freno me, il mio istinto predatore, la mia prepotenza bambina. A qualcuno ho permesso di vincere. Qualcuno si è meritato l’alloro della mia dedizione.

Sapevo di poter voltare la testa e dire: “ecco!”, a chi avrebbe ascoltato solo la mia voce. Ho visto brillare qualcosa, io l’ho visto. Io so che esiste. Non importa quando e con chi e se. Io ho avuto il privilegio di vedere, me lo sono meritata per quello che ho dato, per quello che ho ricevuto, per quello che ho promesso e mantenuto, per quello che mi è rimasto e non va via.

Perché non voglio che il meglio sparisca nel fango dell’inutile. Ricordo bene cosa siamo state, voglio tenerlo per me. Non è una faccia o le mani o gli occhi spaventati, non è una frase, un regalo, un progetto, non un ideale per schermare, non la rabbia per allontanare e neanche la determinazione di arrivare. Non gli sforzi per salire o il terrore di aprire. Non è un fatto, un evento, una definizione.

E’ una persona. Una persona che conosco e che, ancora per un po’, sarà il libro che solo a me è dato leggere. Con le sue note a margine, i suoi refusi, i paragrafi lunghi e involuti, i numeri di pagina in disordine. Ho ancora facoltà di trovarne il filo, so dove mettere le mani e come sciogliere i nodi. Conosco anche l’argomento, il susseguirsi della storia e riconosco in ogni descrizione il luogo, il fatto, l’emozione. Perché io sola ne ho avuto accesso. Di questo sono fiera.

Le cose, banalmente, finiscono. Le cose, banalmente, è bene che ci siano state.

Le criptolesbiche

pulcinella.gifSoundtrack: My love has forbidden colors – D. Sylvian, R. Sakamoto 

Le criptolesbiche sono una specie che non si estingue mai.

Come l’erba cattiva, non sia mai detto che riesci a eliminarle dalla faccia della terra.

Come i parassiti dei pomodori, si attaccano alla polpa polposa delle lesbiche non criptiche e succhiano sangue che tendono, invariabilmente, a sputare poi sulle loro facce (quelle delle lesbiche non criptiche).

Le criptolesbiche scopano con le lesbiche ma sono etero. Dichiarano di volere matrimonio e figli, ma non vanno alle manifestazioni per i DICO, loro non ne hanno bisogno. Le criptolesbiche, se si trovano in un consesso pubblico misto, si uniscono al gruppo etero e condividono battutine e sorrisi di ironia di scarso livello sulle lesbiche presenti.

Si sa che le lesbiche (di tutte le categorie, tranne le lipstick), in un consesso misto, si riconoscono facilmente: sono tutte donne (lo giuro!), sono vestite di nero, indossano scarpe e stivali improbabili, parlano solo tra di loro e sequestrano un divano che poi non molleranno per tutto l’arco della serata.

Le criptolesbiche si avvicinano alle lesbiche mostrando la certezza assoluta che la loro fica è la più desiderabile di questo mondo e pure di quell’altro. Nel loro cuoricino palpitante però, hanno già puntato una lesbica fatta e finita del gruppo lipstick (quindi quelle che più donna di così solo i ricchioni) e vorrebbero disperatamente essere da lei incatastate sul muro della cucina e scopate fino allo sfinimento.

Le cripto si offendono facile. Le cripto pensano di essere meglio. Le cripto sono un coacervo di luoghi comuni. Le cripto pensano che nessuno abbia capito.

Se ne deduce che le criptolesbiche non brillano di intelligenza.

Il furore dell’ex – 9, the end

ciao.jpgSoundtrack: Elisa – Qualcosa che non c’è

Questo è l’ultimo post che la riguarda.

- che affermazione definitiva e drammatica… -

Perché mi so’ un po’ rotta. Sono stanca di perseguire un controllo che non voglio più avere e di essere, in qualche modo, controllata.

Ho esplorato tutti i possibili antri dell’ossessione per non guardarmi in faccia e per non accettare che qualcosa su cui avevo messo aspettative e impegno abbia potuto non funzionare.

Perché alla fine è questo: intolleranza alla frustrazione e sottile invidia per la sua capacità di non mettere uno stracazzo in discussione e continuare come se niente fosse mentre a me sembra di buttare il sangue.

Ma io sto buttando il sangue su me stessa, su quello che stavo facendo (molto, molto tempo fa) e che ho smesso di fare.

Sono uscita da questa storia con un senso di umiliazione che non ha a che fare con la fine della storia, ma con il mio progressivo e inesorabile lavoro sull’annullamento di me stessa. E questo è un mio problema. Non si ama così, questo non è amare, è farsi e fare male.

Farsi male perché lo so - e lo sapevo da prima, ma pare che la maggior parte delle volte la consapevolezza, l’analisi e l’esperienza siano scimmie sorde e cieche e mute – che annullarsi serve solo a entrare in stand-by con l’esistenza, che ti toglie il quotidiano, ti rende sorda a te stessa e a chiunque, che ti blocca qualunque evoluzione, qualunque crescita, qualunque relazione.

Fare male perché quando smetti di avere una personalità smetti di lavorare con e sull’altra che ti sta a fianco, smetti di esserne referente e referito, smetti di essere specchio e specchiato, confronto/ato, supporto/ato. Così le storie e le persone non crescono, restano tutti, invariabilmente e spaventosamente, al palo. Potrei tentare di sostenere la tesi che: però-lei-poteva-andare-avanti-e-restituire-a-me-l’immagine-di-ciò-che-ero-diventata-e-poi-aiutare-me-a-cambiare-e-capire.

Ma non è così. Perché è una questione mia.

E non importa quali siano le motivazioni che ti portano ad annullarti, esistono certamente momenti dell’esistenza che ti portano in un posto e non in un altro perché quello è il posto dove ti senti a tuo agio. Ma poi le motivazioni cambiano.

E resta l’immagine che ho di me.

Un’immagine che non mi piace più, non parla di me, non ha più niente a che vedere con me.

E allora su questa storia non c’è altro da dire.

Vorrei essere sensibile e acculturata abbastanza da citare una qualche poesia di autore planetario o teorie filosofiche tedesche del secolo scorso, ma so’ rozza e mi viene in mente solo la canzone di Elisa che ho messo come soundtrack virtuale al post.

Sono oberata di impegni, diceva una mia mitologica amica e, infatti, ho da fare.

Ccià