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Articoli taggati ‘lesbica banana’

Post mattiniero

5 Novembre 2008 penelopebasta 3 commenti

non-ho-ancora-bevuto-il-mio-caffe

Soundtrack: Dionne Farris - I know

I post della mattina vengono sempre in un altro modo. E poi per ora c’è il sole.

Dunque.

Con la mia solita ed assoluta mancanza di discrezione personale, spiego.

Ho preso una gran botta. Di quelle che mi provocano comportamenti “banana” senza appello.

Scivolo, cado, mi sputo addosso, mi cola il naso, rovescio le cose, sbaglio le parole, perdo il controllo e mi comporto come una adolescente (anzi un adolescente) mentalmente instabile.

E mi diverto un sacco.

C’è da infilare, tra parentesi o per inciso, che qualunque lesbica sana di mente che abbia superato i 17 anni d’età e sia vissuta anche solo un anno fuori da un collegio svizzero di suore trappiste, saprebbe che una cosa del genere è da evitare come l’antrace, pericolosa come una ringhiera fuori norma di un balcone del quinto piano e carica di un potenziale devastante come una legge di Berlusconi.

Ma siccome io banana sono e banana resto, veleggio nel mare dei “mi pare”, “potrebbe”, “ma forse”, senza un freno che sia uno.

Le mie amichette mi guardano/ascoltano e dicono “che cosa carina”, rafforzando in me la convinzione che i segni neurologici avanzano indisturbati nel mio floscio cervellotto.

2+2 fa 4. Mi si dice. Ma potrebbe tranquillamente essere 18 – 6. Non so se mi spiego.

Quando sei all’interpretazione del gesto, sei una lesbica alla frutta.

Però, per ora, è divertente, vitale, piacevole e assolutamente energetico.

Mon dieu.

Ci vorrebbe un pezzo musicale adolescenziale, tipo il tempo delle mele. Ma è troppo. Cercherò di restare su qualcosa di dignitoso.

Buon mercoledì a tutti che, come sapete, è il giorno prima del giovedì, che è quello che precede il venerdì, che è l’ultimo della settimana.

La settimana è sfangata.

 

- Leggo ora il commento del Fab e mi stacco per un attimo dal mio nacisistico autocentramento. Son contenta di leggerlo così entusiasta, son contenta che sia Obama il nuovo presidente degli Stati Uniti e credo, davvero, che questo significhi qualcosa per tutti, indistintamente. Non mi importa se sarà o meno un buon presidente, mi importa che sia stato possibile far accadere l’inaccadibile. Si riparte e sono certa che sarà meglio comunque. -

 

Lesbiche_Banana

30 Agosto 2008 penelopebasta 10 commenti

Soundtrack: Gabriella Cilmi - Sweet about me

Le Lesbiche_Banana sono una categoria trasversale. Se ne possono trovare elementi in ogni specifica classe di lesbiche conosciute. Le manifestazioni tipiche della Lesbica_Banana prescindono da censo, livello culturale ed educazione. Non sono riconoscibili al tatto, a naso o a vista, spesso sono tranquille lesbiche senza particolari orpelli o grilli per la testa.

Ad un più attento esame si potrebbe affermare che, coloro che sono consapevoli del proprio livello di bananaggine, tendono a tenersi ai margini delle situazioni, defilate e mimetizzate. Esse, infatti, sanno di cosa sono capaci e preferiscono tenersi fuori dai guai.

La L_B, pur dimostrando, in vari settori teorici e pratici dell’esistenza, la presenza di un barlume di intelligenza, è in grado di disfarsene in un nano secondo di fronte ad alcune situazioni più o meno tipiche.

La manifestazione più eclatante di Bananite la possiamo osservare quando una L_B è in presenza di altre lesbiche.

Potrete notare che ascolta con attenzione ed interesse, tende a donare credibilità all’interlocutrice, si fida e, in qualche caso particolarmente grave, è in grado di modificare la propria opinione in base alle puttanate insulse espresse da chiunque.

Non che non abbia una propria personalità, la Lesbica_Banana, lei cerca semplicemente di considerare gli altri degni di ascolto e considerazione, ma dimentica patologicamente che le chiacchiere delle lesbiche sono, generalmente, prive di: fondamento, motivazione, sostanza, spesso intelligenza. Insomma la nostra L_B si illude sempre e comunque di avere di fronte persone dotate di neuroni funzionanti e non ciò che, in realtà è noto a chiunque: tra le orecchie della maggior parte delle lesbiche, infatti, c’è il nulla (peloso, ma pur sempre nulla).

Oltre a questa caratteristica che, in verità, rende difficile la vita solo all’oggetto della nostra disamina, ne troviamo un’altra che, volendo, è anche peggiore.

Se la L_B si trova in un contesto pubblico, in compagnia delle sue sorelle di lesbicanza e ben protetta da sponde e spalle, sa comportarsi in modo brillante, sagace, ironico e cinico.

Se puta caso si trova da sola e viene interloquita da un’altro essere di specie femminile che possa superare la soglia della guardabilità anche di un solo punto percentuale, la Lesbica_Banana si produce in una serie di comportamenti da film comico degli anni 50.

Ella balbetta, arrossisce, fornisce risposte senza alcun senso, giustifica verbalmente la sua esistenza e, in qualche caso, si stampa in faccia un sorriso ebetoide che farebbe fuggire anche una ninfomane.

La Lesbica_Banana, se non viene incatastata (=sbattuta, N.d.T.) in faccia a un muro,  non sarebbe in grado di trovarsi una sola fidanzata per tutta la vita.

Perché, la fragile creatura, crede un no sia un no e un sì un sì, dimenticando la natura intrinseca femminile che prevede una interpretazione fantasiosa (il “forse” è il sottotesto in entrambi i casi). Se un’altra donna la ignora, lei crede di non interessarla, non che si tratti di una strategia bellica. Se un’altra donna le dice NO, lei si ritira nell’angoletto (sebbene incazzata come un armadillo) e non baderà più ai segnali che l’altra, ovviamente, le manderà ad ogni piè sospinto. Se un’altra lesbica la guarda con interesse, infine, ella crederà di avere macchie sul vestito, capelli malamente scompigliati o un ictus in itinere che le deforma il viso in una maschera orrorifica.

A questo proposito si possono citare casi emblematici di approccio tentato e di risposta di Lesbica_Banana.

Donna che guarda con insistente interesse tra la folla: alla L_B iniziano sintomi come sudorazione delle mani, secchezza delle fauci, tremore alle estremità, tachicardia e appannamento della vista. Così fuggirà in preda al terrore e, quando il giorno dopo cercherà di nuovo quella donna, non la troverà più perché è partita per l’Australia.

Donna stesa sul letto che finge di dormire al primo appuntamento: la L_B cambierà stanza per non disturbare;

Donna che si avvicina per approccio standard: la L_B risponderà balbettando arrossendo: “Nnno è cheeee, mi dddispiac’ nonnonnnn lllo so, cosa?” (la domanda era “mi fai accendere?”), oppure “No” con acidità e sopracciglia contratte (la domanda era “di dove sei?”);

Donna che l’abbraccia con trasporto: risponderà all’abbraccio irrigidendosi e dispensando virili ed amichevoli pacche sulle spalle.

Mille altri esempi potrebbero essere riportati in questa sede.

La Lesbica_Banana è, in fondo, una romantica sognatrice, timida e fiduciosa, una infanta della lesbicaggine. Ed a nulla valgono gli anni di militanza, i calci in culo e e le numeroserrime sole.

Niente da fare, non capisce.

 

 

Non se ne esce

18 Luglio 2008 penelopebasta 2 commenti

Soundtrack: Edith Piaf - Non Je Ne Regrette Rien

No che non se ne esce.

Vero è che banana più di me non c’è. Tra le caratteristiche della lesbica-banana (ne parlerò, prometto, Shuly), c’è quella di soffrire di auto/eteroindulgenza praecox e, di conseguenza, di dimenticare ciò che di peggio si è prodotto.

Se ne potrebbe uscire ricordando i particolari, contestualizzando, storicizzando, provando a camminare nelle altrui scarpe, voltandosi indietro e guardando la vita precedente e vederla solo tale, intenerendosi delle proprie e delle altrui fragilità, considerando gran parte delle parole un parto di un DGS in piena crisi, scremando e oggettivando. Ma è difficile e non è detto che si possa fare ora. Magari un giorno, non so. Magari mai più, è da mettere in conto.

Ci ho provato, pur avendo messo per iscritto che ci vuole ancora sabbia nella clessidra.

Ma banana fui e banana restai. Ho l’affettività di una seienne ed è bene che me ne faccia capace.

Un po’ mi son sentita in colpa, davvero quando mi incazzo sono un animale. Un po’ no, perché non ho dimenticato del tutto in che stato ero. Certo mi auguro, prima o poi, di imparare quello che mi ostino ad insegnare ai miei cicci piccoli, ovvero la tolleranza alla frustrazione ma, dopo 45 anni, numeroserrime frustrazioni vere o presunte e tentativi di apprendimento anche corposi e dispendiosi, non credo sia più possibile.

Una bimba di sei anni che, in piena frustrazione, diventa Linda Blair.

Ognuno si salva come può. Niente da dire su questo, anzi fin troppo detto.

Allora? allora non so, di certo non avrei voluto reiterare, cercavo solo un modo per riassumere e cambiare pagina, niente di più. Dovrei stare un po’ più attenta alla mia funzione automatica di rimozione perché non è supportata da tutti.

Dovrei stare un po’ più attenta in generale.

Consiglio, per chiarire il pensiero reale, to whom it may concern, questo, questo e questo. Comprensivi di soundtrack. Tanto per scremare e tirar fuori il sentire e non il rigurgitare.

Good luck.

Volevo anche rimarcare – malgrado non c’entri assolutamente nulla con l’argomento del post – che stiamo per arrivare ai 40.000. In 7 mesi. Apperò. Per i 50.000 di sicuro nuova caccia alla Penelope, i 40.000 li passiamo brindando virtualmente.

Thanx 2 u all. 

 

 

 

Collassai

13 Aprile 2008 penelopebasta 27 commenti

Soundtrack: The Blues Brothers & Aretha Franklin – Think (Freedom)

In discoteca, dopo due birre, collassai.

Lunga lunga sulle scale di un posto che mi pareva Sodoma e Gomorra.

Ma questo è un inciso.

Il resto è “bananite”, perché sono una banana e potrei sciorinare una decina e più di buoni motivi a sostegno del pensiero base.

Ma evito, sarebbe imbarazzantissimo.

Perché Freedom nella soundtrack? perché mi sono resa anche conto che sono libera di fare il cazzo che mi pare. Lo so, l’ho già detto altre volte, ma certe sere sono totalmente avvolta da questa sensazione di gioiosa non appartenenza. Questo è il lato migliore del mio essere lesbica. In questo periodo di lati peggiori non ne trovo. Forse giusto uno, ma mi sa che non è perché sono lesbica, ma perché sono banana.

Stamattina andrò a prendere le mie cose residue a casa dei genitori della mia ex-fidanzata. Ho costretto i fabolous a farlo e mi mortifico un po’, non avrei dovuto. Ma sono contenta di riavere i miei cd e la coperta della nonna, ma sono mortificata lo stesso.

Poi ci sono molte cose che non capisco: gesti che sembrano gentili e che diventano piombo alla cintura, frasi che sembrano leggere e invece fanno male. Magari capirò, magari no, non si può mai dire. Così come non capisco, a volte, se sono io a non voler far qualcosa – in fin della fiera – o se è semplicemente impossibile. Banana.

Sono le sei meno venti della mattina. Sono tornata in macchina, di nuovo, per strade deserte e ho vissuto l’ennesima sensazione di estraneamento da questa città che pure conoscevo come le mie taschine.

Non sapevo neanche dove andare a prendere i cornetti – a Roma adesso lo so – e tornare a casa per un tratto dei quartieri spagnoli, a piedi, mi ha fatto sentire parecchio a disagio – a Roma non mi succede mai -, senza contare che adesso mi sembra che i driver napoletani ritengano normale non appoggiare nemmeno il piede sull’acceleratore; dovessero mai raggiungere i 40 all’ora…

La musica stasera era una vera tortura “unz-unz”, ininterrotta. Non lo reggo, ho capito che preferisco andare altrove. A volte è bene ricordarsi perché non si fanno certe cose e se ne fanno altre.

Però l’alba sul Vesuvio è meravigliosa.