Non ho l’età

Soundtrack: Israel Kamakawiwo’ole – Somewhere Over The Rainbow/What A Wonderful World
Ho dormito due ore e 45 minuti, stanotte.
Ballato la salsa, che mi vergogno a dirlo. Odio la salsa e odio i balli di gruppo. No, ad essere precisi, mi vergogno. Come una foca tetraparetica.
Non ho più la tempra per reggere.
Non mi regge.
Non riesco poi a lavorare e mi trasformo, invariabilmente, in una bambina capricciosa di età variabile tra i 5 anni e i 7 (appena compiuti).
Ne fa le spese Biancaneve.
E non dovrebbe essere così.
Se voi poteste vedere, la fierezza negli occhi che ha e la sua fatica orgogliosa e serena.
Se tutti riuscissero a vedere la libertà che ha dentro e nelle mani, che ha nelle parole e nei fatti, negli affetti e nelle carezze.
Se io non chiudessi gli occhi (e non solo quando mi cala la palpebra) di tanto in tanto, vedrei quell’espressione da impunita che rivolge a me, e la scritta in sovraimpressione che dice “embé, ho scelto te, il resto non conta”.
E smetterei di metter su quei siparietti di drammatizzazione che, evidentemente, mi piacciono tanto.
Se qualcuno vedesse gli sguardi, l’energia, il calore, la potenza.
Sono una nana, una nana dentro e fuori.
Non ce la faccio, a volte (miii, che autoindulgenza), a contenere tutto quello che mi arriva da lei.
Istinti primari, i miei. Sento dolore: mordo.
E non è lei che mi procura dolore. Ma i denti scattano e si chiudono sulla sua mano.
Mi procurano dolore una gran quantità di cose che, di fatto, non le appartengono.
Gli stereotipi, mi fanno male.
La donna che sceglie diventa una zoccola isterica e torturatrice, l’uomo che non sceglie un tenero senzapalle castrato che cerca di far ragionare la virago, porello, ma nulla può contro la potenza della lussuria femminile.
Il matrimonio che da libera scelta d’affetto e ottimismo e fiducia, diventa un contratto pieno di postille, un luogo non virtuale dove rovesciare il peggio di sé e soprattutto, una buona scusa per sparare giudizi inutili e pesanti.
Sempre sulla donna, ovviamente.
In questo paese non c’è il burqa, non è necessario. Siamo oltre. Qualsiasi donna sia in grado di affermare scelte e personalità, quali che siano, è una fottutissima zoccola posseduta dal demonio e cattiva dentro.
Nel 2009.
Oggi ascoltavo lo psicologo del mio centro, quello fattone (che poi non è vero, ma sembra un fattone preciso preciso) e impazzivo di rabbia.
E dolore.
Si parlava di uomini senzapalle.
Strana caratteristica tipicamente maschile, questa delle palle retrattili.
Vengono fuori pure all’ultimo dei coglioni quando si tratta di minacciare, prevaricare ed esercitare potere su chi non può o vuole reagire.
Poi “sciuap”, si nascondono e diventano introvabili di fronte a fatti da risolvere, persone che hanno cose da dire e da rispondere, situazioni complesse, critiche, richieste di cambiamento.
Il mio capo è un senza palle, poverino.
Poverino un cazzo. E’ un coglione strafottente e presuntuoso. I testicoli non c’entrano una mazza.
Il marito della signora con l’amante (e quindi zoccola) e isterica (perché si vuole separare) è un senza palle. Lui ci prova a parlare con la moglie, ma lei è una stronza che non vuole parlare. E lui è ancora lì, a casa con una che lo schifa. Non schioda.
A me non fa tenerezza, fa rabbia. E le palle non sono in discussione. E’ in discussione la capacità di riprendere in mano la propria vita, quella di affrontare un dolore, il rispetto per le scelte di una donna, la considerazione per le emozioni, di una donna, l’onestà intellettuale di accettare la chiusura di un “progetto” senza dover per forza dare la colpa a qualcuno. E, porca puttana, se lei non ha più niente da dirgli, che cazzo deve “parlare”, ancora?
Allora anche io sono stata una senza palle. Lo sono stata quando ho spaccato i coglioni a chiunque sulla colpevolezza e sulla stronzaggine e sulla zoccolaggine della mia “ex” pur di non ammettere che il progetto non aveva funzionato, pur di non dover affrontare il dolore di tornare nella mia vita, una vita che non c’era. Da riscostruire. Con tutta la paura e l’insicurezza che comporta. Non era questione di palle, ma di comodità, vigliaccheria e disonestà.
Di nuovo, mi accorgo che i miei post stanno diventando confusi e inzeppati di cose dette e non dette, mescolate che neanche un minestrone findus.
Ricapitolando, mi hanno rotto il cazzo questi stereotipi che pretendono di governare la vita della gente in generale, e delle donne in particolare. Mi hanno rotto il cazzo i giudizi non richiesti, l’assenza di rispetto per l’altrui sentire, il non ascolto, l’orgoglio a cazzo di cane. Mi hanno rotto il cazzo quelli che, su queste basi, rendono la vita spinosa a Biancaneve. Mi hanno rotto il cazzo ma non posso fare niente. Non sono wonder woman, non ho i superpoteri e non sono la Fenice degli X-men che può controllare altrui pensieri e azioni.
Poi avevo pure dormito troppo poco.
Ma a me Biancaneve non basta mai. Vederla andar via perché deve, mi svampa i neuroni e mi attorciglia l’anima.
Pazienza, ci vuol pazienza.
Con una nana in terza età, isterica e manco zoccola. Come me.


Ricett' 'n faccia a mmè