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Articoli taggati ‘desideri’

Gone

3 Aprile 2009 penelopebasta 12 commenti

gatta-sedia

Soundtrack: Meg - Senza paura

Mi mancherai dolorosamente.

Ti ho dappertutto e voglio che tu rimanga dappertutto.

Sorrido a vederti adolescere e impazzire. Biancaneve coraggiosa.

Mi lascio investire da cose che non conosco e rido. Di solito mi spavento come una maruzza. Di solito mi sembra disdicevole non conoscere qualcosa.

No, non mi fai sentire a casa, no. Mi fai sentire dove mi trovo. E’ un po’ di più, è un po’ diverso, è un po’ esplodere, non è implodere su di me per l’ennesima volta.

E ho buttato al cesso trent’anni di onorata e meritevole carriera da stratega dei corpi altrui.

Una tetraplegica ebetoide. Non me ne vergogno affatto. Neanche un po’. E non so quando passerà.

Mi fa strano sapere che mi vedi. Del tutto. Non sono abituata, non credo di inventarmelo.

In questi giorni mi sono chiesta cosa voglio.

In generale.

Cosa voglio dalla vita, cosa voglio da me. Cosa ho voluto e cosa ho avuto.

Mi sono ricordata dei miei passati progetti e obiettivi e di quanto ci sia stata stretta fino a soffocare.

Mi sono ricordata di quanta paura avevo/ho di non essere capace. Capace di.

Non ce l’ho, un progetto e un obiettivo.

In realtà voglio quello che ho. In questo momento. Domani si vedrà.

Si vede che la precarietà è il mio modo. Si vede che ho bisogno di poco. Si vede che mi piace cercare e non trovare. Si vede che mi piace camminare senza sapere dove andare. Non lo sapevo.

Mi accompagni per un po’, Biancaneve?

Nel frattempo sta attenta a non farti male, nel frattempo sta attenta a non perderti nel bosco, nel frattempo mi mancherai. Nel frattempo vivi.

Nel frattempo vivo.

Buonanotte

 

Peraltro si avvicinano i 100.000, si dovrà organizzar qualcosa. Qualcosa ho in mente. Lo comunicherò, silenziosissimi lettori di codesto blog.

 

Adesso basta, disse Penelope

13 Maggio 2008 penelopebasta 17 commenti

 

Soundtrack: Jestofunk - Can we live

Basta.

Non ne posso più di stare in perenne agitazione adrenalinica.

Basta con le altalene emotive che mi tolgono energia e mi massacrano fisicamente.

Basta con le deviazioni.

Basta con i loop di pensiero, con le ossessioni mentali, con le proiezioni e le interpretazioni.

Non se ne parla di lasciare, ancora una volta, che la vita scorra senza una direzione.

Basta con le rotture di cazzo, con le paranoie, con le ansie da prestazione.

Basta con le stitichezze emotive, con il trattenersi. Bilanciare, equilibrare, trovare il giusto modo, mantenere le distanze, restare nel mio ruolo, contenere, contenermi, filtrare, censurare, chiedere solo il giusto, ricevere ciò che è il caso, semplificare, gestire il gesto, proteggere e controllare.

Basta avere paura di.

Basta con i giochi di potere, con le strategie, con gli sforzi inutili di tenere un equilibrio senza essere nata circense.

Voglio riprendere a dormire, voglio ritrovare il tempo di togliermi le sopracciglia e sistemare i miei cassetti, voglio concedermi quando è gradito, voglio negarmi quando è necessario. Voglio ballare l’ironing funky dance (**) ogni volta che mi va.

Voglio essere libera di sentirmi come mi sento, di ridere se mi va e scherzare quando ce l’ho senza sentirmi un juke box del cazzo: “metti la moneta che ti faccio sentire quello che vuoi, quando lo vuoi, come lo vuoi”.

Non voglio intrattenere, non voglio sostenere senza essere sostenuta, non voglio accogliere se non vedo accoglienza, non voglio fidarmi di muri di mattoni, non voglio prendere testate perché sono ottusa e caparbia, non voglio essere cambiata, non voglio fare di me quello che ne ho sempre fatto.

Voglio fare i conti con il mio peggio senza doverci aggiungere altrui giudizio. Basto io. Voglio far uscire il mio meglio senza intoppi e ceffoni sulla nuca.

Basta, non ne posso più, mi arrendo.

E fa male.

 

(**) Ironing Funky Dance: Danza effettuata durante l’atto dello stiraggio, al suono dei Jestofunk. Stancantissimo, giuro.

 

Non ho voglia

1 Aprile 2008 penelopebasta 8 commenti

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Soundtrack: Marvin Gaye – Sexual healing

Non ho voglia di scrivere in questi giorni.

E poi che faccio quando arrivo a 20.000 contatti?

Insomma mi pare di aver perso un po’ di verve, una gran seccatura. Mi piacerebbe ancora parlare del mio lavoro, della follia delle interazioni tra lesbiche (un capitolo sulle relazioni simbiotiche tipiche, non sarebbe male), del mio rigurgito post adolescenziale che mi fa stare veramente bene (sarà normale a 45 anni?), dei regali che voglio per il mio compleanno, delle cose che cambiano, di mia nipote, della voglia di fare cose nuove che ho, dello strano fluire delle coincidenze, del culo che ho (in senso metaforico), della mia voglia di mare e di prendere sole e di farmi il bagno che la prima volta dopo l’inverno è sempre una sensazione fantastica.

E ho voglia di andare in barca, di ballare, di incontrare un gran numero di donne, di trovare il giusto equilibrio tra narcicismo e disistima.

Roma mi piace. Ci sono voluti quasi 3 anni ma, cazzo, Roma mi piace.

Un’altra caccia a Penelope? la prima è stata una caccia fortunata, ma mi sa che devo trovare un’altro tipo di cosa. Si accettano suggerimenti.

E poi che fine avete fatto tutti? il blog vede un calo demografico imbarazzante. Pochi commenti e pochi contatti.

Ho anche la sensazione che si sia abbassata la qualità di quello che scrivo. Sarà che vivo di più.

Forse mi devo fermare per un po’.

Ci penserò.

 

L’orchestra in testa

5 Marzo 2008 penelopebasta 9 commenti

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Soundtrack: Lambarena – Bach to Africa – Sankanda. Lasset uns den nicht zerteilen

Ho pensieri disordinati e ripetitivi in testa. Come diceva una mia amica, “un’orchestra senza direttore”.

I violini (chord): 

oggi, al lavoro, stavo facendo un test ad un ciccetto nuovo di anni 8. Bello come il sole, coi riccetti, gli occhioni grandi e scuri e le ciglia lunghe 18 miglia. Lui si è fermato, ad un tratto, e ha fatto una faccina incazzata e avvilita. Gli ho chiesto perché. Non rispondeva. Poi piano piano, mi ha detto che si incazza perché per lui scrivere è difficile, non ci riesce e si avvilisce. Ha messo la testa sulla scrivania e io gli ho accarezzato il crapiotto per buoni 10 minuti. Alla fine ha sorriso (e abbiamo finito il test).

Loro sono bimbi doloranti, arrivano da me così e il mio lavoro è rimetterli in piedi. Con alcuni sono la Signorina Rottenmeier, con altri cucchiaiate di zucchero e miele. Dipende da un sacco di cose (più o meno professionali, più o meno umane).

Il fatto è che non ero zucchero e miele con nessuno da un sacco di tempo, nessuno nessuno, neanche fuori dal lavoro. E mi ero dimenticata quanto è bello, quanto rilassa anche me, come mi fa sentire e cosa mi lascia. Quando sorrido sto meglio io. E la gente si avvicina.

Gli ottoni (brass):

ho parlato con mio padre e l’ho arronzato. Lui non sa perché. Ha provato una delle sue tecniche d’approccio buffe e insensate: “come va il tuo colesterolo?”. In fondo mi ha fatto ridere. Son qui a pensare se vale la pena fargli capire di cosa e perché sono incazzata. Ho un trombone in testa che ripete tutte le recriminazioni e le le doglianze di una vita e un flauto d’argento che sostiene la necessità di fare pace con chi non si sceglie ma si vive per sempre.

I tamburi (drums):

voglio una “amicizia affettuosa”, come si diceva 2 secoli fa. Per il piacere di condividere poche, piccole cose, senza pretese di nulla più. Il problema è che qualcuno mi deve venire a citofonare per offrirmela. Tipo vendita porta a porta, con catalogo annesso.

Il pianoforte (piano):

sto meglio, senza dubbio, mi sento più calma e riflessiva, ma non abbastanza. Ancora troppa facilità ad infiammarmi, ad entrare in loop ossessivi, a infilare la testa in situazioni frustranti. Troppo invadente e priva di misura. Insomma mi accorgo che ancora mi capitano momenti di totale perdita di controllo. E mi fanno più male di prima. Non per il concetto di controllo (che non ci credo proprio più alla possibilità di intervenire sull’enormità del mondo), ma per la perdita di me. C’è ancora da far.

Il direttore si è nascosto, perché ormai la timidezza lo ha invaso e pervaso e lui ha capito che non si può far finta troppo a lungo, bisogna essere quello che si è: spaventati, vergognevoli, cauti e vulnerabili, tanto si capisce lo stesso.

Si può sperare che stando di spalle, qualcuno non ci faccia caso e si fermi solo a guardare le codine del frac.

 

Caccia a Penelope: -2

Circolo degli Artisti, venerdì 7 marzo 2008