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Articoli taggati ‘cazzi miei’

Oh cazzo

21 Marzo 2009 penelopebasta 3 commenti

divieto di transito

Soundtrack: S-Tone inc. – Venus

Traccheggio perché so che non dovrei.

So bene che non dovrei scrivere nulla, so bene che questa cosa non è altro che mia. E sua.

Non ho avuto altro modo che dormire 12 ore per placarmi.

La Penelope adolescente scorrazza per la città con uno striscione rosso fuoco con il suo nome scritto in bianco, urlando come un hooligan.

La Penelope bambina ne vuole ancora. Non le basta.

La Penelope adulta (?) ride di sé, dello stato di alterazione di coscienza che non sparisce, della sua inaspettata confusione mentale, della prevedibile defaillance strategica, perché quando ti trovi i sogni tra le mani ti viene solo da spalancare la bocca a paralizzarti come un’ebete.

Censuro cauta i pensieri che vorrei trasformare in parole scritte. Non so ancora perché mi dibatto tra il desiderio di tacere e quello di urlare.

Tra la voglia di farle sapere come sto, come mi sento ora e quella lasciare che sia la mia voce a raccontarlo a lei. Lei sola. No one else.

Non ricordo mi sia successo molte altre volte.

Raccontare cosa poi? io non voglio che nessuno sappia com’è. Io non voglio che nessuno ascolti o intuisca o percepisca cose destinate a me. A me sola.

No.

Non ne saprete molto, o lettori di codesto blog.

Me lo godo da sola.

 

P.S. Se a qualcuno interessa il testo di Pretty Little Thing di Fink, la trova qui e chi ha voglia di farne una traduzione, la posti, che io sono inabile a tradurre.

 

Non mi sono spiegata

29 Gennaio 2009 penelopebasta 8 commenti

cielo

Soundtrack: mavafanculo alla soundtrack che non ho proprio voglia di mettermi a cercarla
e pure l’immagine è vecchia e non c’entra una mazza.

Evidentemente.

Non mi sono fatta capire.

Problemi miei, evidentemente, di espressione in lingua madre. Evidentemente.

Ci sono cose che fanno effetto “falena”. Una luce accecante che ti costringe a volarci intorno inebetita e ossessionata. Se la luce si spegne e ne sei uscita viva, ti ricordi che hai circa 200 cose da fare. Ma se si riaccende, sei fottuta di nuovo.

E questo vale per parecchie cose in questo periodo e non c’è da dar la colpa a chi accende la luce, che avrà pure diritto di vederci al buio senza doversi fare paranoie sulla presenza di una eventuale falena deficiente.

Mi scuso e ripeto che il problema è mio e solo mio. Ripeto che sì, probabilmente ho avuto bisogno del ciucciotto in bocca, di entrare in un tunnel che mi ottundesse il cervello e mi allontanasse dalle frustrazioni che non controllo, che devo subire, che mi capitano.

Come a tutti del resto. Niente di speciale.

E niente di speciale anche il mio modo di costruire Oz ed accomodarmici dentro malgrado tutto.

So solo che ho una notevole spinta a tranciare e potare e accéttare e troncare e allontanare e fuggire e quanto di altro esista sulla faccia della terra che sia sinonimo di distruggere, ma con minore furore e maggiore precisione.

Mi accorgo, per l’ennesima volta, di scrivere sotto osservazione. Mi da fastidio. Mi toglie direzione e sincerità di espressione.

Procurarsi un rifiuto controllato e giustificabile per non dover fare i conti con i rifiuti che possono fare male.

Quello quell’è.

Ha a che vedere con valutazioni personali non gradevoli. Fuori mercato. Fuori catalogo. Fuori luogo. Fuori posto. Fuori dal gioco.

E non basta l’illusione che una scopata risolva la questione.

Non mi basta affatto.

Quello che vivo non mi piace. non mi piace per niente. Questa è una frase che avrò scritto centinaia di volte in questo blog. Sarebbe cosa buona e giusta che mi fermassi a rifletterci.

Non posso fare a meno di domandarmi cosa cazzo ci faccio qui. Cosa sto pensando di fare. Dove sto pensando di andare. Cosa davvero ho costruito e cosa credo di aver costruito.

Peraltro realizzo per l’ennesima volta che non riesco a fare a meno di tracimare stati d’animo e responsabilità in campi che non mi appartengono e su persone che non mi appartengono.

Ho una rabbia dentro, in questi giorni, da far tremare Roma Nord.

E non so che cazzo farmene.

E non so che cazzo sto facendo.

E non so che cazzo voglio.

La questione lavorativa fa schifo, ma non è mai solo quello. Sono una privilegiata, col culo a terra, del tutto, non rischio mai di rimanere. E se il resto della tua vita va bene, puoi andare a lavorare in miniera tutti i giorni con un forcone in culo, non te ne accorgi neanche.

Quindi non è questo o non è solo questo.

E’ la paura di essere fuori tempo massimo e che, per quanti sforzi io abbia fatto, per quante energie abbia prodotto e per quante occasioni io abbia avuto, è time out e basta.

Ci sarebbe dovuto essere altro che, evidentemente, non c’è.

Un altro genere di tempo, un altro genere di vita, probabilmente. Invece c’è solo la testarda e inutile prosecuzione di qualcosa che non ha più ragione di essere. In alcun modo.

Non riesco ad ascoltare, a capire quello che mi viene detto, forse neanche mi interessa. Ho quella rigidità che in genere mi disgusta, quel ripiegarsi miserevole. Non vedo oltre il mio naso e mi infastidiscono le voci che mi arrivano dall’esterno.

Mi sento da rottamare. E’ questo che c’è sotto. Come la mia moto, qui sotto.

L’ho accarezzata stasera, come fosse un essere umano.

25 anni di onorato servizio. Il mio è accanimento terapeutico. Lei è come me. Fuori moda e fuori mercato, ma molto comoda. Bisogna conoscerla per saperlo. Non potrei venderla, non troverei anima viva disposta a darmi due euro. Solo rogne. Ci vuole sconsiderato e illogico affetto per continuare a credere che funzionerà ancora e mi porterà in giro a primavera.

O il mio gatto, 19 anni e ancora da ridire su tutto.

Siamo tutte e tre da iscrivere al Registro Storico.

Il numero di delusioni che ho accumulato nell’ultimo periodo è talmente grande che va misurato in parsec. non è umanamente possibile reggerlo. Almeno non per la mia umanità.

Troppe aspettative, evidentemente. Troppi bisogni, da parte mia, da soddisfare in qualunque modo. Non è mai una buona cosa.

C’è da imparare a star da sola. Per davvero. Senza credere che passerà.

Time out.

Di nuovo autocentrata e priva di orecchie.

Di nuovo a disagio.

Di nuovo fuori.

 

 

Vecchie amiche

15 Settembre 2008 penelopebasta 5 commenti

Soundtrack: Niente perché ’sto box non funzia bene e devo capire che gli è successo,
però ci starebbe una favola King of Pain dei Police.

Cena Thai con V*.

Ho in mente molte cose, ma non riesco a tirarle fuori con ordine e logica.

Infatti, la prima cosa che mi viene in mente è: com’è bello entrare nel letto, quando comincia il fresco notturno, nelle lenzuola profumate di bucato con il pigiamino scoordinato sì, ma vaporoso.

Non credo sia il caso di raccontare la serata, non ho voglia di condividerla, è roba mia.

A cascata vengono giù pensieri correlati e ricordi cancellati.

Con V* posso parlare di Gabriella, è l’unica persona che lo fa volentieri. Le altre persone che hanno a che fare con lei e con quel periodo, di solito, si rifiutano.

Qualche ricordo ha cambiato colore, qualche altro è emerso dal cestino, altri ancora sono stati ricostruiti per intero, erano irrecuperabili.

Gabriella è morta nel novembre del 1998, di una cosa qualsiasi, come succede a chi muore di AIDS. Era una mia amica. Un’amica di quelle speciali. Una persona irritante come poche e particolare come nessuna. Di quelle che ti fanno fare e vivere cose che non ti sogneresti di fare e vivere neanche per scommessa. Gabriella non la potevi proteggere da se stessa, ma passavi il tempo a provarci, fino allo sfinimento.

A lei succedeva qualsiasi cosa. Qualsiasi.

La casa in fiamme, niente genitori, parenti serpenti fino al ridicolo, fidanzati psicopatici veri e suicidi, indigenza totale, ricchezza imbarazzante, AIDS, percosse, amiche truffaldine. E molto più di così, era difficile starle dietro. Non sapeva prendersi cura di sé, ma sapeva occuparsi di altri come è raro vedere.

Aveva un carattere di merda, perché aveva un carattere.

Ricordavo il momento della sua morte e poi più nulla. V* ha puntato la luce nel punto esatto in cui i ricordi erano stati affogati. E sono ritornati su.

Gli anni con Gabriella sono stati folli e travolgenti, talmente pieni da sembrare tre vite in una, senza contare la parte ai confini della realtà.

Dopo 10 anni, mi resta la sensazione di aver vissuto una parentesi delirante ed intensissima. Irragionevole e fondamentale.

Come lei.

Grazie V*.

Anche per avermi dato ragione dopo 10 anni (e non è la prima volta che mi succede, com’è che devo aspettare sempre tanto?).

E per avermi chiarito le idee sulle mie relazioni affettive.

Adesso ho capito.

Credo.

A buon rendere Ninja… 

 

P.S. Ma, dico, sto arrivando a 50.000… che si fa?

Strana cosa

23 Agosto 2008 penelopebasta 2 commenti

Soundtrack: Gnente te dico gnente che il box non funziona

Strane cose, più di una.

Pettini che si incastrano in chiome scintillanti di grovigli.

Un roseto di nodi, a volte gli stessi, a volte nuovi e cromati.

SI ridimensiona ciò che va ridimensionato. Ma qualcosa sfugge e, con ovvietà, rotola lontano e si trasforma.

Gigantesche ombre che distorcono e annichiliscono.

Non è niente, di questo sono certa. Ma paura lo stesso.

E non solo questo.

La regina della negazione, la principessa del sospetto. 

Le ambiguità che mi abitano.

E i tentativi di camminare a petto in fuori diventano patetici.

Ma necessari.

Vibro, ma resto ferma sul posto. Niente accade che possa accompagnarmi oltre quel punto.

Quello che mi ritrovo mi attacca a terra come una cozza.

Quello che è in gioco, qui, è la capacità di fare al di là di essere.

Quello che è in gioco qui, è qualcosa che non dipende da me e mi costringe ad aspettare.

Anaffettiva. Similpater.

No, questo non lo accetto.

Mi tengo la paura e passo.

Lo devo dire

16 Aprile 2008 penelopebasta 18 commenti

Soundtrack: Prince – Sexy M.F.

Io non posso farne a meno, devo dirlo:

IO ADORO QUESTA DONNA.

Per quanto possa fottervene, stamattina le cose stanno così. Non ho dormito e sono stanca. Ma felice.

Massì, Grande Sorella on line. No shame.

Buona giornata @ all.

Comincio a capire.

22 Gennaio 2008 penelopebasta 8 commenti

vita-quotidiana.jpg 

Soundtrack: Angie Stone – Play with it 

Nuovo record di contatti ieri.

Comincio a capire che vi interessano solo i cazzi miei.

Tutti i miei sforzi di fare didattica lesbica sono assolutamente inutili.

Evabbè, aggiornamenti vari.

Penelope gatta sta meglio, dopo un devastante mal di schiena che l’ha lasciata sotto al letto inerme 3 giorni. Ho deciso di soprannominarla Highlander, come la nonna della mia amica S**.

Oggi riprendo ritmo lavorativo. Dovevo nascere ereditiera, ma qualcuno ha fatto confusione e ha messo Paris Hilton al posto mio.

Rivoglio le cose mie, non so più come dirlo.

Questa settimana vado a riprendere motona mia bella pantofola. son contenta.

Immagino che, in realtà, di questa vita quotidiana di una lesbica qualsiasi non ne può fregar di meno a chicchessia. Voi volete sapere se vado a letto con qualcuno, con chi sono uscita, chi ho visto e di chi parlo male o bene.

Ma mi servono stimoli, gggente!

Voi scrivete, lanciate segnali, argomenti, inciuci. Io sono una zoccola della penna, vi seguo a ruota.

Una piccola nota sulle ciptolesbiche, un dato importante che avevo dimenticato. Le criptolesbiche omettono di raccontare le loro precedenti esperienze lesbiche, si mostrano vergini ogni volta. E le volte nelle quali si mostrano vergini, non sono poche.

Stamattina sono sconnessa anzichennò.

Buona giornata a tutti