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Articoli taggati ‘capodanno’

Finalmente il capodanno che volevo.

1 Gennaio 2008 penelopebasta 7 commenti

il-boom.jpg 

Soundtrack:  Incognito – Still a friend of mine

Oggi devastata, non ho più capacità di recupero. Ma non me ne fotte proprio…

Ho anche qualche difficoltà a formulare pensieri congrui  e ricordare regole ortografiche e morfosintattiche dell’italiano. E non ho neanche bevuto.

Ieri pomeriggio arrivate C** e I**, felici del nuovo tom tom che le ha condotte al mio indirizzo della grande metropoli senza i soliti intoppi. Il tom tom ha parte fondamentale nella serata.

Chiacchiere e chiacchiere, mi hanno portato i “sapori e Napule”, che sarebbero mozzarella e pane.

Quindi andate al boom, a trastevere, dallo zio di L** per cenone con il supporto del tomtom. Fantastico, una via diretta.

L** ci ha preparato un gran bel tavolo, con una composizione di candele rosse che mi ha permesso, in vari momenti della serata, di entrare in meravigliosi loop autistici piro-ossessivi.

Abbiamo mangiato e parlato, pariato su una cripto che tanto cripto poi non era, I** ha respinto l’assalto (letteralmente) di 3 dico tre ometti impazziti. Quando I** ha detto a uno di loro che eravamo un tavolo di lesbiche, l’intero gruppo di appartenenza dei manzi si è freddiato e ha smesso di festeggiare.

Domanda di C**: “Secondo te siamo desessualizzanti?”.

Mangiato e parlato e mangiato. Amiche. Nessuna pressione, nessuna finzione da ultimo dell’anno, nessuna estremizzazione di emozioni, nessuna ricerca del “qualcosa per stare bene”. Una meraviglia. Davvero il capodanno che volevo.

Quando ci siamo sentite stanche, siamo andate via. Un saluto alla mia nipote che lavorava al testaccio, e a casa.

Felice, io. Perché alla fine è stato un buon anno. Pieno di cose e persone e meraviglie e miracoli e gesti e fatti e emozioni e sensazioni e acquisizioni e novità e amicizia. Parola che ricorre, ormai ossessivamente.

Chiacchiere a casa e poi a nanna alle 4 e 30 dopo telefonata dalle maldive di Marco e Francesco.

Ore 5.00: chiama Elide. Senza taxi, senza bus, senza niente. Mi vesto e scendo con il tomtom, altrimenti sarei ancora in giro per Roma alla ricerca del mattatoio. Trovo mia nipote ibernata nel piazzale in compagnia di due individui sospettissimi che, invece, le avevano gentilmente fatto compagnia in attesa di me.Torniamo alle 6. Mi viene da ridere. Sono riuscita a fare l’alba anche senza andare in discoteca (unz-unz).

E sono felice. E sono fortunata. E tutto è andato come avrei voluto. Grazie

Baci e buon anno a tutti tutti

Non riesco a dormire

31 Dicembre 2007 penelopebasta 1 commento

insonnia.jpg Soundtrack: ninna nanna 

Stanotte non riesco a dormire.

Ho una strana frenesia dentro e non la capisco, la subisco.

Domani vengono C** e I** per festeggiare il capodanno con me. Sono veramente contenta. E per un sacco di motivi.

Tempo fa il mio ciccio amico F** mi disse che tutta l’energia che avevo speso per tenere insieme i pezzi di qualcun altro, mi sarebbe ritornata e me ne sarei ritrovata in quantità.

Un impatto devastante, devo dire. Me ne ritrovo tanta e non so cosa farmene. Almeno fossi una tipa attiva  e dinamica, la scaricherei. La scarico su questo blog, ma l’immobilità fisica comincia  a pesarmi.

E anche la percezione che ci sono cose da fare e io sono ferma. Ma non so dove iniziare e come.

E fumo… e mi verrà la flebite a tenere ’sto computer bollente sulle cosce.

Neanche la tv, neanche il gambero rosso ci può stasera.

L’anno finisce domani. Lo so, è una convenzione, ma sono abituata a considerarlo un punto di svolta. Anche se non lo è mai, anche se non fa la differenza, anche se non si chiude un cazzo.

E allora comincerà, questo anno nuovo, con il suo inverno freddo freddo (pare) fatto apposta per prendersi il meritato letargo con le paposce ai piedi e il plaiddino sulle ginocchia. Quella ricarica fondamentale. Certo si esce anche, e il tornare a casa è un piacere inarrivabile. Si gusta il sapore del calore del piumone, si scorrazza per la casa fuggendo i punti freddi e poi si scivola nel letto. E si dorme.

E la primavera. Quella mi fa un po’ paura. Perchè i miei risvegli primaverili sono sempre un po’ border line. E vuoi stare per strada, e gli odori ti sovrastano (malgrado la mia anosmia da tabagista), e i colori ti stordiscono, e gli ormoni impazziscono.

L’estate? pensavo sarebbe stata un problema, ma dopo l’estate appena passata, credo che tutto sia possibile.

Tutto è possibile e tutto è accessibile. Ma io sono ferma. Sarà il letargo?

Non riesco a pescare il pensiero basic nella mia capoccia. Nemmeno scrivendo. Cazzo.

In questi ultimi sei anni non ho vissuto una sola stagione da individuo. Adesso mi elettrifica il pensiero. Come sarà? felice, complicato, vero, inutile, pieno o cosa?

Non si capisce perché pretendo di saperlo adesso. Ma proprio adesso, alle 2 e 46 del 31 dicembre 2007.

A capodanno mi rompo i coglioni di fare le cose tradizionali, mi scende il latte alle ginocchia davanti alle mutande rosse, mi terrorizza sparare i botti, sono astemia radicale, mi dimentico delle lenticchie.

Ma due cose le faccio sempre e comunque.

Una me l’ha insegnata Massimo, amico perduto e trave portante della casa che accoglie la mia personalità. A mezzanotte lancio un bicchiere pieno d’acqua dalla finestra. Sono le lacrime di tutto l’anno e si buttano via. Considerando quanto poco ho pianto quest’anno, basterebbe un cucchiaino. Sono sul sentiero dell’anaffettività? Mah.

La seconda me l’ha insegnata una mia splendida ex-suocera (la saggezza è una questione interiore e lei ne era la prova). Il primo dell’anno non si deve spazzare in casa perché, se per caso è entrata la fortuna, la scacceresti via.

Comincio a intravedere il filo del mio pensiero e non sono sicura sia questione pubblica. A ben pensarci mi succede ogni anno. E’ il mio bilancio, il mio bollettino di guerra, la mia rassegna alle truppe, il mio check del dolore.

Mi mancano quelli che mancano. E mi sembrano sempre troppi. Le madri scomparse nel nulla, gli amici che si sono portati via con loro pezzi di pelle e di anima, le donne che hanno attraversato all’incrocio facendo perdere le tracce. Restano sempre dei piccoli buchi neri che, per un po’, succhiano dentro tutto. Piano piano si riempiono, però, e un giorno ti ritrovi a sorridere pensando.

E un attimo dopo brucia il cuore. Ma è così che inizia la vita senza di loro.

Poi, almeno una volta all’anno, in una qualche occasione che, per ognuno, è personale, ti ritorna su tutto come un rigurgito, alla velocità della luce, senza filtro e oltrepassando allegramente ogni scudo e ogni sistema di difesa. E nemmeno te ne accorgi di questo lavorio. Arriva e basta. Colpisce. Stende.

E me li ricordo tutti, vorrei abbracciarli, parlare, raccontare le infinite cazzate del mio vivere, lasciarmi accarezzare e sentire quelle voci, quelle frasi, vedere i loro gesti. Ancora una volta. Ringraziarli tutti. Per quello che hanno fatto quando c’erano e anche quando non ci sono stati più. Scusarmi per la mia rabbia contro di loro, che proprio non hanno la colpa di essere morti o andati via. E abbracciarli di nuovo prima di salutarli ancora una volta.

Mia madre, mia nonna, Massimo, Leda, Gabriella, mia zia, la madre di Stefania, Claudio. E anche chi c’è ancora e non mi accompagna più: le mie donne, tutte.

E quest’anno è andato pure bene, c’è da dire.

 

Le sorprese del blog

28 Dicembre 2007 penelopebasta 6 commenti

blog.png 

Soundtrack: Patty Smith – are you experienced?

- Momento narcisistico senza filtro -  

Da non credere. Ma chi se lo legge? Non si può sapere cosa darei per avere un feed (sarà la parola giusta?) da ogni persona che passa di qui.

E’ arrivato qualcuno digitando su google: “ci devo credere a questa pausa di riflessione?”, e a me viene in mente solo che la maggior parte di noi non ha un cazzo da fare da mane a sera e digita su google tutto, ma proprio tutto quello che passa per la testa.

Mia nipote sostiene che il counter delle visite è troppo anni 80.

Ma io SONO anni 80. E poi è una forma di addiction pure quella, sapere quanta gente oggi si è letta il mio blog.

Strano mondo.

Ho provato ad aprire una pagina pure su myspace, sempre come penelopebasta, ma mi vengono le crisi adolescenziali e ne ho fatto un pastrocchio degno di una postscuolamedia.

Fetenti che siete, non so chi siete e non mi scrivete. Guardoni anche. Che bile.

Vorrei anche sapere come si fa a mettere la musica per davvero e non solo quella virtuale. Mi sa che per questo ci vuole di capirne di css e html e non so cosa altro. Non ne ho intenzione. Quando troverò una cosa semplice la metterò.

Per ora tenetevi la neve.

Un commento? una parola? un cenno? gnente ti dico gnente.

Vabbuò, prossimamente posterò (ma che blogger che sono!) qualcosa sulle vintage lipstick.

E’ uno dei capitoli più difficili, la maggior parte delle mie amiche sono lipstick, bisognerà pesare le parole…

Io appartengo alla categoria vintage/vintage. Anche se le mie amichette I** e C** mi hanno regalato per natale una fantastica confezione di trucchi “Pupa unconventional zoo” (è una mucca, non un clamidosauro).

Nel frattempo si svolge la trascedia del capodanno. Le lesbiche napoletane brillano per disorganizzazione, si dice e si disdice, si organizza e si disorganizza. Inaffidabili lesbiche vintage metropolitane. Bisognerà stimolarle un po’. Chiacchiere e distintivo. Questo mette me in crisi sulla possibilità di scendere a Naples o fare altro. Altro?

Minchia come è difficile la prima parte del post-relazione, c’è da riorganizzarsi la vita e non è tra le cose più semplici., insomma non viene da sé. 

La mia gattazza nera, in questo momento, è distesa tra la tastiera del computer e me e mantiene il capoccione puntato sulla mia guancia sinistra facendo fusa a palla.

Ho le braccia anchilosate per digitare bypassandola e, come se non bastasse, mi prude tutta la faccia. Sarò l’unica allergica al suo gatto? Non credo.

Un post fesso eh? avevo voglia di scrivere ma non di impegnarmi.