Zucchero

Soundtrack: Boozoo Bajou - Take it slow
Signore e Signori, buongiorno.
Sono a casa in post febbrone.
20 ore di sonno con poche interruzioni.
A tratti la sua voce.
A tratti immagini.
Che meraviglia.
Si avvicinano i centomila. Peraltro scopro che si procede anche se io non scrivo. La prova provata che il mondo non si regge sulle mie chiacchiere.
Ah. Che liberazione.
Ora, diciamocelo, non ho nulla da dire e una gran voglia di urlare il suo nome.
Adolesco. Mi intenerisco. Divento mansueta. Mi sento una cavalla recalcitrante che si placa solo con zollette di zucchero offerte da una mano. Quella mano.
Io che pensavo di aver visto tutto, sentito tutto, capito tutto. Mi ritrovo dentro una cosa diversa e difficile da maneggiare. Certo, sarebbe meglio se mi lasciassi andare di più. Ho un’ansia prestazionale che la metà basta. E una paura che mica pizze e fichi.
Ma anche no.
C’è crisi

Soundtrack: Annie Lennox - Dark Road
Succede che in questi ultimi mesi non mi capiti proprio più di passare la mia giornata traducendo ogni gesto, azione o evento, in parole scritte.
Per un anno ho vissuto così.
Con questa costante, ossessiva e imprescindibile voce, nella mia testa, concentrata a trovare il modo giusto e preciso di trasformare la qualunque in frasi e parole da scrivere su codesto blog.
Quello che mi capita non lo vivo più come eccezionale, come epico.
Non sento di avere nulla da raccontare.
Faccende varie mi capitano, in verità, anche del tutto nuove, per me. E’ come se avessi a che fare con qualcuna che non conosco e mi sembra necessario e interessante dedicarmici.
Del resto si legge e si sente.
Mi sono sentita in dovere di scrivere comunque, non saprei spiegare il perché. Immagino sia stato una specie di impegno interiore, un senso del dovere nei confronti di persone che mi seguono e cercano qualcosa qui dentro anche ogni giorno.
Non volevo deludere nessuno.
Ma le cose non si stiracchiano. Si chiudono quando diventa necessario.
Non che io voglia chiudere Penelopebasta o smettere di scrivere.
Semplicemente non riesco a farlo spesso, non ho cose da dire, non ho eventi da trasformare in Leggi Universali e non ho più tanta voglia di mettere per iscritto ogni mia singola emozione o vissuto.
Ho parlato di me fino allo sfinimento e adesso sono incredibilmente stanca.
Sono stanca anche di sentirmi come una che ha sempre la sua da dire.
Di fatto, d’altronde, non ho una vita privata. Sarà pure un segno che tanto credere di conoscere, credere di sapere e credere di capire non serve ad una beneamata minchiazza.
Ho sogni che si avverano, in questo periodo, dei quali darò notizia a chi avrà la pazienza di continuare a tornare per vedere se compare qualcosa di nuovo.
La festa dei 100.000, quando avverrà – e non sarà presto, vista la caduta di visite e la mancanza di post interessanti o quantomeno ben scritti – la farò lo stesso.
Sono emotivamente in subbuglio, ma non ho voglia di tradurlo. Non ora. Sono andata fin troppo oltre, quissù, e non ne ho per continuare.
Il che non è una nota drammatica, sia chiaro, è una constatazione. Non credo neanche sia una pessima cosa. Si vedrà.
Scriverò di nuovo quando avrò qualcosa da dire.
Al top del delirio del “me la suono e me la canto”, ringrazio tutti, non immaginate quanto.
Ridin’ on a dream

Soundtrack: Anita Baker - You Bring Me Joy (marò come sto mielosa stasera)
Bastardi che siete.
Nei più strani modi, vicini e mostruosamente identici alla mia ambiguità. Ma questa è un’altra storia. Se non fosse ridicolo a dirsi riferendosi a voi lettori di un blog autocentrato come questo, potrei affermare che siete un gran bel pezzo della mia vita.
Ora.
Sono incastrata nei miei dubbi e, cazzo, riuscite a dire in perfetto equilibrio tutto e il contrario di tutto. Volessi giocare alla roulette russa con le vostre risposte, sarebbe impossibile.
Ma j’adore.
Quante sono le persone che contano? Sono quelle, il resto sono acari da cuscino sui quali appoggio la testa volentieri, certo, ma acari sono e non braccia e pensieri.
Il mio sogno si srotola, come uno zerbino viola troppo lungo per stare fuori la porta. Comincia a salire su per le scale verso altri pianerottoli e si allarga e cresce ed è MIO.
Ma non è solo mio. Io non posso fare senza l’amore che mi cresce intorno. Non posso fare a meno di allargare i miei sogni ai calori ai quali tengo.
E quindi benvenute amiche mie, benvenute e grazie. Siete voi il sangue e il cibo di questo sogno.
Disse Evita dal balcone…
Non avevo mai visto, prima, così da vicino qualcosa prendere forma e apparire possibile. E’, per me, di una grandezza imbarazzante.
E non ho di che lamentarmi, è tutto così enormemente caldo stasera, da togliermi il fiato.
Ho qualcosa nelle mani. Non sono abituata.
Ho qualcosa che mi appartiene. Non sono abituata.
Ho qualcosa di valore. Non sono abituata.
Dio, stasera non mi vengono le parole. Non sono abituata.
Oggi è stata una buona giornata. Una di quelle che ti ricordano persino perché lavori.
Quando genitori ed insegnanti ti dicono “è cresciuto”, “è sicuro di sé”, “è autonomo e furbo come un volpacchiotto”, io ricordo cosa mi piace di questo lavoro e ricordo qual è l’obbiettivo di tutto: tornarsi dentro.
Quale che sia il fuori.
Io ci provo, prometto che ci provo a lasciar tranquilla la tela e a fermarmi per capire. Prometto anche di rivedere il mio bagaglio, per essere pronta a partire, se servirà.
Nel frattempo cercherò di non aver paura di sognare.
Comunicazione Interna
Soundtrack: Nine Inch Nails - Discipline (e rendetevi conto di come sto)
Sono a casa col mal di gola e nessuna voglia di scrivere, ma la mia addiction al blog mi impedisce di frenarmi dal farlo lo stesso.
Quindi, con la presente si comunica che:
la partecipazione al Gay pride di Roma prevede la formazione di un gruppo denominato:
LesbianBloggers&Friends
Ognuno è pregato di dotarsi di t-shirt con nome e logo del proprio blog o del blog preferito.
Comunicare adesione qui, che poi ci accordiamo perbenino.
Per ora ci sono:
Penelopebasta
Vediamo di essere un numero decente. Il tempo è poco.
20.000 e non sono pronta tale e quale
Soundtrack: 99 Posse/Subsonica – Me siente?

Ricett' 'n faccia a mmè