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Lesbiche_Banana

30 Agosto 2008 penelopebasta 10 commenti

Soundtrack: Gabriella Cilmi - Sweet about me

Le Lesbiche_Banana sono una categoria trasversale. Se ne possono trovare elementi in ogni specifica classe di lesbiche conosciute. Le manifestazioni tipiche della Lesbica_Banana prescindono da censo, livello culturale ed educazione. Non sono riconoscibili al tatto, a naso o a vista, spesso sono tranquille lesbiche senza particolari orpelli o grilli per la testa.

Ad un più attento esame si potrebbe affermare che, coloro che sono consapevoli del proprio livello di bananaggine, tendono a tenersi ai margini delle situazioni, defilate e mimetizzate. Esse, infatti, sanno di cosa sono capaci e preferiscono tenersi fuori dai guai.

La L_B, pur dimostrando, in vari settori teorici e pratici dell’esistenza, la presenza di un barlume di intelligenza, è in grado di disfarsene in un nano secondo di fronte ad alcune situazioni più o meno tipiche.

La manifestazione più eclatante di Bananite la possiamo osservare quando una L_B è in presenza di altre lesbiche.

Potrete notare che ascolta con attenzione ed interesse, tende a donare credibilità all’interlocutrice, si fida e, in qualche caso particolarmente grave, è in grado di modificare la propria opinione in base alle puttanate insulse espresse da chiunque.

Non che non abbia una propria personalità, la Lesbica_Banana, lei cerca semplicemente di considerare gli altri degni di ascolto e considerazione, ma dimentica patologicamente che le chiacchiere delle lesbiche sono, generalmente, prive di: fondamento, motivazione, sostanza, spesso intelligenza. Insomma la nostra L_B si illude sempre e comunque di avere di fronte persone dotate di neuroni funzionanti e non ciò che, in realtà è noto a chiunque: tra le orecchie della maggior parte delle lesbiche, infatti, c’è il nulla (peloso, ma pur sempre nulla).

Oltre a questa caratteristica che, in verità, rende difficile la vita solo all’oggetto della nostra disamina, ne troviamo un’altra che, volendo, è anche peggiore.

Se la L_B si trova in un contesto pubblico, in compagnia delle sue sorelle di lesbicanza e ben protetta da sponde e spalle, sa comportarsi in modo brillante, sagace, ironico e cinico.

Se puta caso si trova da sola e viene interloquita da un’altro essere di specie femminile che possa superare la soglia della guardabilità anche di un solo punto percentuale, la Lesbica_Banana si produce in una serie di comportamenti da film comico degli anni 50.

Ella balbetta, arrossisce, fornisce risposte senza alcun senso, giustifica verbalmente la sua esistenza e, in qualche caso, si stampa in faccia un sorriso ebetoide che farebbe fuggire anche una ninfomane.

La Lesbica_Banana, se non viene incatastata (=sbattuta, N.d.T.) in faccia a un muro,  non sarebbe in grado di trovarsi una sola fidanzata per tutta la vita.

Perché, la fragile creatura, crede un no sia un no e un sì un sì, dimenticando la natura intrinseca femminile che prevede una interpretazione fantasiosa (il “forse” è il sottotesto in entrambi i casi). Se un’altra donna la ignora, lei crede di non interessarla, non che si tratti di una strategia bellica. Se un’altra donna le dice NO, lei si ritira nell’angoletto (sebbene incazzata come un armadillo) e non baderà più ai segnali che l’altra, ovviamente, le manderà ad ogni piè sospinto. Se un’altra lesbica la guarda con interesse, infine, ella crederà di avere macchie sul vestito, capelli malamente scompigliati o un ictus in itinere che le deforma il viso in una maschera orrorifica.

A questo proposito si possono citare casi emblematici di approccio tentato e di risposta di Lesbica_Banana.

Donna che guarda con insistente interesse tra la folla: alla L_B iniziano sintomi come sudorazione delle mani, secchezza delle fauci, tremore alle estremità, tachicardia e appannamento della vista. Così fuggirà in preda al terrore e, quando il giorno dopo cercherà di nuovo quella donna, non la troverà più perché è partita per l’Australia.

Donna stesa sul letto che finge di dormire al primo appuntamento: la L_B cambierà stanza per non disturbare;

Donna che si avvicina per approccio standard: la L_B risponderà balbettando arrossendo: “Nnno è cheeee, mi dddispiac’ nonnonnnn lllo so, cosa?” (la domanda era “mi fai accendere?”), oppure “No” con acidità e sopracciglia contratte (la domanda era “di dove sei?”);

Donna che l’abbraccia con trasporto: risponderà all’abbraccio irrigidendosi e dispensando virili ed amichevoli pacche sulle spalle.

Mille altri esempi potrebbero essere riportati in questa sede.

La Lesbica_Banana è, in fondo, una romantica sognatrice, timida e fiduciosa, una infanta della lesbicaggine. Ed a nulla valgono gli anni di militanza, i calci in culo e e le numeroserrime sole.

Niente da fare, non capisce.

 

 

Mykonos 1 – I fatti

15 Agosto 2008 penelopebasta 10 commenti

(camera nostra e spiaggia di Elia. Le foto sono da cellulare)

Soundtrack: Dean Martin – Mambo Italiano

Dunque dunque, in genere porto con me un quadernino per scrivere tutto quello che mi passa per la cipolla (testa) e per tenere sotto controllo la paura dell’aereo ma, stavolta, ho scritto assai poco, anche in aereo. Quindi la mia riscostruzione di questi giorni di vacanza sarà arbitraria, temporalmente confusa, omissiva e, soprattutto, fantasiosa. Sappiatelo.

Lunedì mattina (lo so, avevo detto che partivo martedì: scaramanzia) mi sveglio alle 5 e mezza preda di dolori spaventosi. Prendere l’aereo mi agita. Alle 7 e mezza sono per strada con la mia minivaligia e un sonno da lavoratore notturno. Sul trenino iperaffollato mi chiedo: “Ma dove cazzo va tutta sta gente che scende a Muratella alle 8 del mattino?”. Domande sostanziali, devo dire.

Ricordo perfettamente Fiumicino. Esattamente un anno fa ero partita per la Grecia senza ben sapere cosa sarebbe successo dopo.

Nel 2008 parto sapendo perfettamente cosa è successo dopo, un anno fa, ma senza avere la più pallida idea di che fine farò quando torno. Più o meno per gli stessi motivi (casa, convivenza, soldi, affetti) con le dovute differenze.

Spacco le palle a questo mondo e quell’altro per la mia paura di volare. Mi si manda affanculo ma mi si offrono anche affettuosi incoraggiamenti. Durante l’attesa trovo la sala fumatori chiusa per pulizie e gruppone di tabagisti attaccati al vetro che maledicono l’omino delle pulizie accusandolo di essere lento e dispettoso. Poro ciccio. Volo Olympic e si mangia una merda. Faccio anche la figa, sono dotata di pulloverino anti aria condizionata e sorrido al decollo. Mi viene così, mi emoziona come se fossi una bimba sulla giostra. Decollo con Alanis nelle ‘recchie “Citizen of the planet”. Alla fine del viaggio mi accorgo che un paio di persone, durante lo sballonzolamento tipico da sorvolo Grecia con melteni incorporato, guardano ME per rassicurarsi. Siamo alla frutta. Arrivo ad Atene e cazzeggio per un paio d’ore in attesa del volo per Mykonos. Quando salgo sul velivolo, mi sento una avventuriera dei primi del 900. L’ATR può fare questo effetto, credo.

Arrivo a Mykonos e trovo il prof in motorino. Meno male che ho la valigia piccoletta. Dopo cena mi porta a vedere i posti fondamentali dove passeremo la nostra vacanza: Pierro’s, Porta e Montparnasse. Il primo è un must dell’isola, si attiva dall’una in poi, ci sono tre drag che fanno spettacolo e PR: Gloria, Imon e la Tedescona. Il Porta è un troiaio indicibile, il Montparnasse è un cafè dall’aria retrò dove una chiattona americana canta qualsiasi cosa tu chieda facendo un gran spettacolo (Il prof chiede sempre Mambo Italiano e la canzone di Saraghina)

Al Pierro’s vedo la donna della mia vita, anzi le donne della mia vita, due. Mi riservo di contattarle il giorno dopo data la stanchezza e il sonno.

Naturalmente non le ho più viste.

Lesbica Banana.

Dormire con il prof è ben strano. Oltre al fatto che si prende tutto il letto, non sono abituata all’odore di un uomo nel letto. Perché è proprio diverso.

Detto questo, abbreviamo.

Ci hanno preso per una coppia, a me e al prof. Poi hanno capito che lui è gay. Ma ci è voluta una settimana perché il popolo del Pierro’s e della spiaggia di Elia si convincesse che sono lesbica. Financo la drag queen tedesca non ci credeva.

La drag queen tedesca che parla italiano è un uomo fantastico. Un metro e 95 di fisicaccio strizzato in vestitini improbabili dei quali il migliore è stato quello da crocerossina, con parrucca argento alta 50 cm. Affettuosissimo con me (forse per pietà, essendo io l’unica lesbica single dell’isola).

Poi siamo diventati compagnucci dell’altra drag, Gloria, siciliana, che fa lo spettacolo al Pierro’s ed emette un richiamo che può essere sentito in ogni punto dell’isola, e di una pletora di ricchioni in vacanza.

Giuseppe, un siciliano che vive nella Svizzera tedesca e che mi ha raccontato tutti i cazzi suoi. Un’anima pura, devo dire, da noi detto Iosefo. Niko e Costas, greci lavoranti in Brusselles. Costas devo averlo incontrato in un’altra vita, perché me ne sono innamorata. E lui di me. Lo so che è contro natura che un gay e una lesbica facciano amicizia di prima, sarà che lui è più donna di me. Lo chiamavamo “Victorian Lady”.

Luca e Giorgio, coppia nordica. Luca con braccio rotto per la seconda volta in due mesi, i nostri compagnelli di spiaggia. Siamo andati da Elia tutti i giorni tranne uno. Elia è una spiaggia molto bella. Alla fine della spiaggia, dopo gli scogli, c’è una spiaggetta più piccola, non attrezzata, noi eravamo lì. Ero l’unica donna. L’UNICA. Per il resto tutti ricchioni nudi. Ho potuto recuperare le mie nozioni perdute di anatomia maschile.

I primi giorni non mi sopportavano molto, ma io sono educata e gentile. Alla fine si sono abituati come i pinguini si abituano ai documentaristi del National Geographic.

Praticamente ho interagito solo con tre donne. Una coppia tedesca che parlava italiano (parlano tutti italiano, cazzo) e una pazza isterica di Colonia che il prof mi aveva portato pensando fosse lesbica e che, invece (come già detto), si voleva scopare lui.

Il prof faceva così, una volta compreso il livello patologico della mia bananite, partiva in avanscoperta alla ricerca di donne. Quando ne trovava una, me la portava. Un cane da riporto, il prof. Con un radar lesbico quasi peggio del mio. Eravamo assurdi. Inverosimili anche. Abbiamo anche litigato un paio di volte tipo Sandra e Raimondo. Lui dice che sono odiosa e spuntuta. Ha ragione. Ma di questo parleremo nel capitolo due.

I giorni sono passati così, mare (tutti uomini), cene (tutti uomini), serate al Pierro’s (tutti uomini). Ad un tratto ho cominciato a stare bene. Bene davvero. E sono riuscita ad interagire anche senza il prof. Certo erano milanesi più antipatici di me. Ma almeno…

Mykonos non è più né un’isola gay, né trasgressiva, né estrema. I gay si sono chiusi in un paio di luoghi ben precisi (Elia, pierro’s porta, elysium), le spiagge sono diventate un puttanaio di ragazzini/e postadolescenti con il mito di Ibiza. Tante famiglie, tanti bambini.

E i gay sono diventati tutti uguali. Fisicamente e come look. Uguali fino alla noia. E non erano manco tanto belli, a dirla tutta. E anche di questo parlerò in un altro post.

Comunque, per concludere, 10 giorni rilassati rilassati. Sono nera come una cozza. E ho le rughette della faccia che si vedono benissimo e mi fanno molta tenerezza. Ho guidato lo scooterino sempre io, appena il prof ha deciso che per lui era più rilassante. Bevuto 400 caffè, mangiato 2000 insalate greche. Fatto il pieno di sigarette a 2,50 al pacchetto.

Al ritorno, sull’ATR da Mykonos ad Atene, mi hanno fatto mettere nella cabina di pilotaggio per un problema di posti. Ho fatto un viaggio fantastico. Considerando anche che mi ero appena letta un libro di Crichton che spiega tutto sugli aereoplani (Airframe) e considerando che il viaggio è stato abbastanza movimentato per via del vento, ci sono andata di lussissimo. Una bimba, sorridevo come un’idiota, il capitano avrà pensato fossi demente.

Nel volo verso Roma ho dormito. Come un sassetto.

Ora c’è da fare. Molto.

Grazie al Dott per questa vacanzetta. Grazie al Prof per i chiarimenti e le lunghe chiacchierate e non solo. Grazie a me per averlo fatto.

 

 

 

uè?

14 Agosto 2008 penelopebasta 4 commenti

Chi non è in vacanza batta un colpo, please…

Io sono a Roma. Domani raccontino, mentre tutti siete a strafocare sulle spiagge la parmigiana di melanzane, la pasta al forno e la frittata di maccheroni.

Back to Italy

Mi preparo a rientrare.

Che poi il 15 trovo tutto chiuso e sara’ un casino.

Machissenefrega.

Bella vacanza, proprio bella.

Pochi pensieri, coccole a palla. Che le coccole degli uomini sono come quelle dei gatti: non sono di default, si conquistano. E questa e’ una buona cosa.

Certo sarebbe stato picevole incontrare lesbiche internazionali. Ma il mio gaydar e’ stupefacentemente spento.

Quello del prof, invece, e’ gravemente inquinato dal suo lato etero e, in varie occasioni, come un bestione da riporto, mi ha depositato sui piedini prede molto, molto carucce, ma etero e, tendenzialmente, desiderose di scoparsi lui.

Situazioni “Twilight zone”, devo dire.

Il travestito tedesco di Pierro’s pensava fossi etero. Un sacco di gente pensava fossi etero.

Io penso di essere nera com il carbon, ingrassata un pochetto e leggera come un colibri’.

Si va per la ricerca di un housemate o di una casa nei prossimi giorni. Tempo poco e preoccupazione a iosa.

Ho capito, in codesta vacanza, che sono abbastanza antipatica  spuntuta.

I’ve made an agreement with myself: inutile tentare di essere simpatica e socievolona, lassa perde. Tienti la tua aria da “non mi toccate che vi mordo”, un giorno passera’.

Baci e a domani, direttamente da Roma.

Buon proseguimento a tutti.

Chiusura per ferie

3 Agosto 2008 penelopebasta 11 commenti

Soundtrack: Gotan Project - Diferente

- Bocca chiusa, parola di scout -

Ma mi aspettavo un po’ di saluti e un po’ di persone che mi parlassero delle proprie mete.

Manc’ p’ ‘o cazz’.

Ops, ho detto cazzo.

Esto blog chiude per ferie da martedì, mi anticipo che ho troppe cose da organizzar.

Ammesso che io riesca a trovare un internet point laddove andrò, non so se lo farò, vorrei disintossicarmi per un po’.

Allora: amici e nemici, donne e ommini, adulti e bambini, lettori e dislessici, psicolabili e psicosolidi, fraintesi e contesi, amati e amanti, soli e accompagnati, vi lascio in balia di voi stessi, orbi del faro di Penelope che, da dicembre, illumina il Vostro cammino.

Potrei fondare una setta. Metto la Penelope gatta a fare l’oracolo. Le interpretazioni le do io, intrattengo rapporti sessual-manipolatori con tutte le pischelle vestite con tuniche bianche e mi faccio dare i soldi dai manager depressi in cambio di perle di saggezza di rara fattura (infatti, sono esentasse).

Finalmente una idea sensata e progettuale, direi. Un futuro cellò…

Come potete notare, sono in delirio, non posso spiegare il terrore dell’aereo che ho. E ne prendo due in un giorno all’andata e due in un giorno al ritorno. E da sola. E sperando che nessuno mi secci (=getti il malocchio sulla mia persona N.d.T.), non mi porto il computer e scriverò con la pennuccia e il quadernetto da viaggio ininterrottamente dal decollo all’atterraggio.

Santa pazienza.

Ci vediamo dopo ferragosto, gentagè, in forma e abbronzati, rilassati e felici, carichi di ottimismo incrollabile e pronti ad affrontare ogni in(v)(f)ernale avversità.

Nel frattempo chi resta è pregato di darne testimonianza su codesto blog, mi farebbe troppo male non trovare ningun intervento al mio ritorno. Non fate le bestie che siete.

Io vado in Grecia, l’ho detto? non mi pare. Al ritorno racconterò, se ci sarà da raccontare. Per le foto non se ne parla dato che sono l’ultima italiana rimasta a fare fotografie con una Petri dotata di due obiettivi (grandangolo e tele). Rimedierò con il cell che, però fa foto di merda.

Allora io andrei, mi mancherete, la rota sarà atroce ma, immagino, dopo qualche giorno sarà come se non avessi mai avuto un blog.

Baci e abbracci e sventolio del fazzolettino.

 

 

Sono andata al cinemà

31 Luglio 2008 penelopebasta 4 commenti

Soundtrack: Feist - Brandy Alexander

Ce soir sono andata a veder un film che si chiama “la zona”. Info qui.

Mi sorprende scoprire che è dell’anno scorso e non ne avevo avuto notizia alcuna.

Trama importante, riflessioni di peso sulla natura umana e sul cammino del mondo.

Peraltro perfettamente in linea con la mia teoria (spero bene non solo mia, perbacco) del lecito. Quando stabilisci che all’omicidio esiste anche una sola giustificazione, per quanto importante e corposa, uccidere diventerà l’ultimo e il più lieve degli orrori che sarai in grado di compiere.

E che il mondo si fa sempre più povero.

E chi povero non è, ha paura.

Della altrui disperazione come fosse un’arma carica puntata alla tempia.

Mondaccio schifo.

E di questo mondaccio schifo fanno parte persone che, a qualsiasi costo, non se ne evitano una. Persone che devono, necessariamente e senza freno, far male anche in obliquo. Se il diretto non fosse bastato.

Eppure sarebbe sufficiente un minimo di accortezza e gentilezza d’animo. O forse nobiltà. Ma una rapa è una rapa.

Ma questo è un altro discorso.

Dunque, se il film è in circolo nei vostri quartieri, andatevelo a veder.

Se domani non vado a fare la carta d’identità, difficile che mi facciano passare il check in all’aereoporto. Le foto sono di raro orrore, sembro una lesbica anoressica con l’ictus. Forse per questo non vado al comune.

Ma anche perché sto per piazzare sulla C/I l’ennesimo indirizzo obsoleto già da subito.

Ohhhbbè, ho da stirare circa 64 tonnellate di panni. Tra i quali almeno 3 magliette che mi servono per partire.

Come farò con il blog? Internet point, immagino.

Buon compleanno alla mia ex. Casomai dovesse leggere…

Per il resto tutto bene, disse Natascia.

 

Dimenticavo una cosa rimarchevole.

Mezzanotte, strada deserta, mi parcheggio per chiacchiere con amico. Finisco la sigaretta. La lancio dal finestrino con la solita modalità da lesbica camionista (pollice e indice e lancio lungo).

Finisce in una bmw cabrio transitante. Sul cruscotto.

Abbiamo sperato che il driver volesse una rissa, wonderles e supergay alla riscossa…

 

Post inorganico

30 Luglio 2008 penelopebasta 12 commenti

Soundtrack: Living Colour - Love rears its ugly head

Ho iniziato a scrivere senza decidere titolo e musica. Strano, non lo faccio mai.

Ho vari temi nel capoccione bacato.

Vorrei aprire un dibattito sulla iperreattività del varano. Si tratta di età o follia personalizzata? esso, il varano, è iperreattivo perché ha ormai una soglia bassa come uno scalino del marciapiede o perché è giunto alla sclerotizzazione delle arterie principali?

E già mi sembra un punto di partenza di un certo peso.

Poi mi sovviene che sono reduce da una chiacchierata tra colleghe dalle quali emerge che, nel 2008, ci sono deliziose donne di oltre trenta anni che hanno ancora difficoltà con il proprio corpo e con il sesso.

Che è togliersi uno dei pochi, veri piaceri della vita. Tantopiù tra i 30 e i 40. Che sono tra i migliori.

E ne ho conosciute molte, così in difficoltà.

Ma fra donne è diverso, in fondo si sa esattamente cosa fare per mettere un’altra donna a proprio agio. Punto dopo punto, step by step, parola per parola, gesto per gesto.

Mi sa che non tutti gli uomini sono capaci. Un gran casino per le etero.

Vi consiglierei di spararvi una esperienza lesbica. Fa bene e migliora la pelle.

Che altro? ahsssì, probabilmente mi trasferisco in quel di Roundmount, si trovano monolocali economici. Mi pare una buona soluzione sul piano pratico, un po’ meno sul piano social-emotivo.

Se mi legge una qualche lesbica di Monterotondo, si faccia avanti per favor, almeno mi sento in compagnia.

Una volta ho sgamato che mi hanno letto dal Comando Generale dei Carabinieri di Mentana. Mi è preso un colpo.

Ahhbbè, un post privo di senso, questo. Trovato titolo. Cazzo, so’ stata copywriter, ti pare che non trovo un titolo? ma mancano immagine e musica.

Mi si dice che dico troppe volte la parola “cazzo”. C’est vrai. It’s true. Mi devo controllare. E’ che sono una lesbica scurrile e maleducata. Un po’ rozza anche.

Vista una mia foto al mare di due settimane fa e realizzato che sono una donna poco sotto ai 50 anni. Niente di grave, solo piccolo shock nel trasportarmi avanti di circa 20 anni. Colpo di frusta e jet lag. Sopravviverò.

Ma sono necessari un paio di adattamenti. Sono quindi carica di buoni propositi. Basta con le giovincelle, solo over 35. Basta con i cazzeggi, si va per progetti. Prossimo progetto: arrivare a fine mese stipendiale. Progetto successivo: pure.

Del che, tutta una serie di cose che non sto qui a dire che mi faccio la palla già a pensarle.

Infine, momento Alberoni. Direi che esiste una differenza sostanziale tra innamorarsi e amare. Ma comincio a pensare che questa differenza abbia contorni di forte personalizzazione. Ovvero ognuno la vede come cazzo glie pare.

Per me l’innamoramento ha a che vedere con il fuoco, con la cecità alla realtà, con l’urgenza, con l’irragionevolezza dei sentimenti e delle emozioni, con il consumarsi. Una tempesta che, certo, si placherà e che nasce improvvisa e inaspettata, usually. Il primo pensiero la mattina e l’ultimo prima di andare a letto, in un balenare di fiamme e bisogni. Voglio te e ti voglio ora, non ti permetterò di andare via, a qualsiasi costo, usando qualsiasi mezzo. E l’oggetto potrebbe scomparire per sempre. Anche dalla memoria o trasformarsi addirittura in uno sgradevole incidente dal quale allontanarsi rapidamente. E se qualcosa è andato male, sarà sua la colpa, mai tua la responsabilità. Più vicino alla passione, insomma, con giusto qualche cosina in più che è poi la voglia di conoscere e interagire al di là di un letto sfatto.

L’amore mi sembra un fiume, a volte la terra solida e fertile O forse un fiume che bagna la terra e la feconda. Una cascatella argentina di un giardino zen ben curato e delicato. Non ti toglie la vista, non ti toglie il fiato forse, ma riempie e tranquillizza, nutre e accresce. Lentamente e senza sosta, in ogni piccolo gesto, in ogni momento. E l’oggetto d’amore (che non è oggetto, ma sangue e anima) resta seduto nel tuo atrio ventricolare sinistro vita natural durante. Non se ne andrà mai più, per quanto lontano e cattivo possa essere stato. Perché gli orrori di chi hai amato li conoscevi e li capivi, li perdonavi senza bisogno di perdonare e li osservavi con la tenerezza e la saggezza di un bodhisattva. E andavano bene così. Ti chiederai per sempre in cosa hai sbagliato, pensando, comunque, che sia tutta tua, la responsabilità . Te lo porterai dentro, l’amore provato, insieme alla persona amata, senza sosta. E niente lo cancellerà.

Toh, mi sovviene la soundtrack, eh eh. Da tenere conto che è tutto il giorno che ascolto muri di chitarre, schitarrate e rock anni 80/90. ‘Na fissa.

Infine ho ricevuto, in questi giorni, vari messaggi scaldacuore casuali ma al momento giusto. L’ultimo da parte di una amica nordica (ma non svedese) che non mi aspettavo e che mi ha fatto profondamente piacere.

Mi pare di aver detto tutto.

Manca l’immagine? forse ho pensato anche a quella. In fondo è il mio amore inossidabile e imprescindibile da quasi 18 anni.

 

 

Siamo fottute

28 Luglio 2008 penelopebasta 14 commenti

Soundtrack: Vedi video

Dunque ieri autostrada sotto al diluvio universale senza l’unico equipaggiamento necessario: il sonar. Mangiatoria clamorosa in quel di Caianello (agriturismo di un amico) con I**.

Stamane Garbage City, recupero Miss I e C** all’aeroporto, vado a trovare il pater, poi dal dentista, poi a fare il pieno di calore ed affetto al Centro dove lavoravo.

Ho attraversato la città da est a ovest, da ovest a sud, da sud a nord.

Maledico il berlusca ininterrottamente. Il bastardo non ha fatto altro che il gioco delle tre carte. La munnezza è dappertutto. DAPPERTUTTO. Tranne che nei quartieri perbenini. Ma comunque il livello di sporcizia della città è da terzo mondo. Cerco anche di far capire a chi ci vive che non è una città normale, che niente ha un senso, una direzione, una traccia di amorevolezza. Niente. Non riesco nemmeno a farmi capire.

E mi si propone di tornarci.

“Tornare” non è la stessa cosa di “andare”. Basta questo.

Il pater è moscio, il dentista mi ha finalmente limato il dente gigante e le collegucce del Centro sono delle delizie al cioccolato che ti lasciano addosso tracce di zucchero e crema chantilly.

La mattina l’aereo delle roditrici dotate di appendici ossee frontali (zoccole cornute) era in ritardo e mi ritrovo, alle 9 e mezza di mattina, a guardare la TV. Metto MTV. Di seguito becco il video di Feist e feisteggio come una groupie col parkinson, poi quello di Fabri Fibra con la Nannini e penso che il pezzo è proprio interessante e notevole. Ma lui nun se po’ verè. La Nannini è in gran spolvero lesbico con giacchetta di pelle, collare al collo e capello sparato. Evito di soffermarmi a discutere con me stessa sulla questione del mancato coming out (che è diverso da outing, spiegheremo) dell’unica musicista lesbica famosa in questo paese bacchettone e vomitevole. E’ troppo poco che sono sveglia per tirarmi una questione con la mia parte aspirante-militante.

Subito dopo un video che mi porta, inesorabilmente, a far staccare la mascella dalla faccia. A bocca aperta e without words. Non lo so come si chiama questa cessa (scopro che si chiama Katy Perry), il pezzo si chiama “I Kissed a girl”.

Vedetevelo un attimo. Io cerco anche le parole. Casomai qualcosa.

This was never the way I planned/ Not my intention/I got so brave, drink in hand/Lost my discretion/ It’s not what, I’m used to/Just wanna try you on/I’m curious for you/Caught my attention

I kissed a girl and I liked it/ The taste of her cherry chap stick/ I kissed a girl just to try it/ I hope my boyfriend don’t mind it/ It felt so wrong/ It felt so right/ Don’t mean I’m in love tonight/ I kissed a girl and I liked it/ I liked it

No, I don’t even know your name/It doesn’t matter/You’re my experimental game/ Just human nature/
It’s not what, good girls do/ Not how they should behave/ My head gets so confused/ Hard to obey

I kissed a girl and I liked it/ The taste of her cherry chap stick/ I kissed a girl just to try it/ I hope my boyfriend don’t mind it/ It felt so wrong/ It felt so right/ Don’t mean I’m in love tonight/ I kissed a girl and I liked it/ I liked it

Us girls we are so magical/ Soft skin, red lips, so kissable/ Hard to resist so touchable/ Too good to deny it/ Ain’t no big deal, it’s innocent

I kissed a girl and I liked it/ The taste of her cherry chap stick/ I kissed a girl just to try it/ I hope my boyfriend don’t mind it/ It felt so wrong/ It felt so right/ Don’t mean I’m in love tonight/ I kissed a girl and I liked it/ I liked it

Rendiamoci conto che siamo fottute. Fottutissime. Circola una canzoncina adolescenziale da tormentone estivo che si esprime in questo, specifico modo: ho baciato una ragazza e mi è piaciuto il sapore del suo chap stick, ho baciato una ragazza giusto per provare, spero che il mio ragazzo non si arrabbi…

Saranno almeno 50 anni che si combatte qui in lesbolandia per non finire nel buco nero delle fantasie erotiche maschili. 50 ANNI.

Potreste pensare che il mio sia un discorso isterica da lesbica/militante/veterofemminista/vintage ed avreste ragione, ma anche no.

In fondo è una canzoncina del cazzo, che vuoi che sia? ma anche no.

In realtà significa che la questione è definitiva.

Non siamo un genere, non siamo una categoria caratterizzata da una tendenza sessuale specifica, non siamo donne che non necessitano di interagire con il genere maschile per sessualità e riproduzione.

No, siamo una moda adolescenziale.

Si porta fare la lesbica.

A beneficio maschile.

Fottute. Non esistiamo più.

P.S. To whom it may concern:

Maybe I need to stay alive, first. Maybe I won’t forgive the unforgiveness. Maybe it is hard. Maybe u’re not the kind of person I can walk with, in any way. Maybe I’m not ready enough to jump over. Just wait.

Proud2bme

25 Luglio 2008 penelopebasta 4 commenti

Soundtrack: Gorillaz - Feel good Inc.

Post veloce e arraffazzonato che è tardi e domani sveglia alle 6.

Stasera cena di colleganza. Tutte femmine. tutte non accompagnate. Età variabile dai 55 ai 23. Locale in quel di Poggio non so che vicino a Fidene.

Per farla breve, arrivati al locale, si materializza la ormai famosa terapista detta “mani in cuollo”: 23 anni, solare, carnale, morbida, vestita di poco e bella da svenimento (detto da tutte, non certo da me che ho il mariolo in corpo).

‘Na visione.

La mia collega M°° mi guarda e comincia a ridere e pariarmi in cuollo (=sfottermi, prendersi giuoco di me N.d.T.) con la successiva alleanza della collega S** e della collega V** mentre sudavo freddo e mi ripetevo mentalmente frasi raggelanti per non far sgamare la bavetta al lato della bocca.

Quando poi Ella è venuta alle mie spalle a farsi fare una foto, si è raggiunto il delirio collettivo della presa per il culo. Io cantavo nel mio cranio il mantra anti figur di merd: “sei in una caverna buia e qui non c’è nessuno, fa freddo e non senti niente”. Non scendo in particolari ulteriori che non vorrei perdere in dignità. Ho un’età che peraltro corrisponde a quella della madre di colei, oltretutto. Pedofilia genetica.

Mi hanno sfottuto tutta la santa sera. A morte. Divertentissimo e mi fanno ancora male le mascelle e gli addominali.

Ora, dico io, cosa c’è di più bello dell’accorgersi che la tua omosessualità può diventare oggetto di complicità, leggerezza e divertimento con le persone con le quali condividi le tue giornate?

E rendersi conto che hai cambiato la cabeza di persone rigide e pregiudizievoli?

Potrebbe sembrare un discorso adolescenziale e militante, ma è solo un gran piacere che scopro, di tanto in tanto, nella mia vita.

E non è che ho colleghe speciali (massì, anche pure), è che la testa della gente si cambia così.

Quindi, nell’ebbrezza onnipotente del post-birra, raccomando caldamente a tutte le lesbiche che passano le proprie giornate a mentire e nascondersi e ad avere paura e a farsi paranoie assurde su quello che le persone possono pensare di loro, di FOTTERSENE. Perché possono succedere solo buone cose.

Sono lesbica e me ne vanto e questo post pare una raccolta di pensierini di terza elementare.

Che meraviglia.