
Soundtrack: NERD - She Wants To Move (ahahahah)
Non ho sonno.
Devo prendere i miei 20 gr di statina e perdo tempo sperando di dimenticarlo.
Non vedrò Biancaneve per un po’ e mi innervosisco.
Andrò a riposare.
Son distratta.
Dovrei parlar di lesbiche innamorate ma mi sembra noioso.
Un po’ uguale alle lesbiche banana.
Prendo coraggio e inghiotto il pinnolo (=pillola, N.d.T.). Mi accompagnerà da ieri e per sempre. Mi prende alla gola la consapevolezza. Un collare stretto e fastidioso.
Fatemi compagnia, o scarsi lettori di codesto blog, mentre tengo a bada la fobia.
Ho la tentazione di fare come i matti e metterla sotto la lingua e poi sputarla.
Ecco, tiriamo fuori un argomento serio. In questo periodo ho più la sensazione di parlar da sola, su questo blog e, forse, mi pare riprenda il suo compito originale.
Diario on line.
Bisogna farci i conti, ma ho un rifiuto genetico con il concetto di “anni che passano”. Assolutamente genetico.
Ne ho già parlato fin troppo.
Dalle mie parti non si muore per cause naturali o malattie.
Perché mai dovrei essere la prima?
Eccheccazzo.
Ho bisogno di cambiar qualcosa. A settembre devo muovermi, mi sento immobile e putrescente.
Per quanto il lato affettivo vada divinamente bene.
Io amo questa donna e questa donna ama me. Mica pizze e fichi.
Ma il movimento è necessario.
Anche nell’attesa di togliere veli e coperte da questa storia.
La tengo a bada la voglia di mettere i manifesti e gli striscioni con il suo nome e cognome, la tengo a bada con fatica.
Ci sarà occasione.
Anno complicato e denso. Anche nella sua meraviglia. Sono stanca dentro e fuori e mi trascino, al momento, conservando le energie per i miei “Biancaneve moment”.
Se ci ripenso da agosto 2008 ad agosto 2009 è successa qualsiasi cosa.
Ma meno male, sennò sai che palle.
Resta il fatto che questo blog dovrebbe, ormai, essere chiuso.
Ne aprirei comunque un altro, ne sono certa, ma il ritmo e il senso di questo io non riesco a tenerlo.
E mi sento in colpa ogni volta che ci scrivo sopra cose che non fanno ridere o riflettere o che cazzo ne so io.
Ma mi manca il posto dove rovesciavo e dipanavo il mio dentro.
Nel bene e nel male.
Ho bisogno di qualcosa che mi permetta di parlare di quello che vivo ora e i problemi sono due.
Da un lato mi sembra di non essere all’altezza di quello che ho scritto in passato.
Dall’altro proprio non posso mettere qui, dove mi legge la qualunque delle persone che mi conoscono, la storia che sto vivendo.
Eppure è una delle cose più belle, più nuove, più sorprendenti, più stimolanti e più riempenti che mi sia mai capitato vivere.
Sto “reimparando” a stare dentro una relazione di coppia. A restare individuo anche dentro questa cosa incomprensibile nei suoi sviluppi che si chiama “relazione”.
E’ tutto più complicato e difficile da gestire e, proprio per questo, assolutamente affascinante.
Non possiamo vederci liberamente, neanche più gli sms. Poi arrivano due, tre, cinque ore da passare insieme devastanti nella loro meraviglia.
Stasera qualcosa in più la dico, va’.
Sono la prima donna della quale si innamora. E non ne fa uno psicodramma. Si fa delle domande. E io mi scopro morbida e delicata nel suggerire risposte. Sono costantemente preoccupata che si possa spaventare, come all’inizio. Ma la verità è che non si spaventa affatto. Non si spaventa di niente. Sono io che ragiono per stereotipi.
Mi dice spesso che l’ho sedotta. Io son convinta che a sedurmi è stata lei. Ti pare che mi mettevo in questa situazione ragionevolmente? Poi realizzo che la questione non è né l’una, né l’altra.
Un giorno di almeno un anno fa ci siamo, molto semplicemente, riconosciute. E io non ci ho creduto. Altrettanto semplicemente.
Invece lei era lì e voleva me tanto quanto io volevo lei. Sempre semplicemente.
Ora, qui ed ora, sono pronta a fare cose nuove e impensabili per me. Farle con lei. E un giorno le racconterò.
Non mi importa di quanto potrà cambiare la mia vita, non mi importa quanto potrà essere difficile. Perché lo sarà.
Vedo il suo coraggio e la sua determinazione e sorrido. E mi viene voglia di usare quello che so e quello che sono per condividerci la vita.
E mi viene voglia di arrivarci migliore, a quel momento.
Per la prima volta sono attenta a quello che faccio, attenta a guardare me tanto quanto guardo lei. Inusuale.
Ho anche una paura fottuta. Strafottuta. Perché, per me, è un’enormità e, per lei, una rivoluzione.
E non ho paura che non vada bene. Sento che, comunque, la cosa più importante è dentro le azioni e non nel risultato. Il che non mi mette in una botte di ferro. Potremmo ritrovarci a fare questo safari insieme e, una volta uscite dalla savana, salutarci affettuosamente e procedere per altre vie e percorsi. Non mi piace l’idea, ma ha un senso forte e importante.
Siamo due donne che si cambiano la vita perché non possono farne a meno. La differenza sta nell’anima che governa la scelta.
La mia è quella di sempre, quella che deve muoversi per restare viva e pulsante a prescindere e comunque. Quella che per farlo si deve infilare spalle al muro in un angolo scuro e sporco che non lascia alternative se non quella di alzarsi e combattere e ricostruire.
La sua è cosciente e consapevole. E’ un’anima che sceglie per la propria felicità. E questo le resterà. E’ una bella differenza. Inquietudine cronica vs determinazione ad essere.
Ma questo incontro tra necessità di movimento mi fa sentire al fianco di una donna assolutamente unica. E anche l’unica che può capire me.
Enormemente diverse con tratti meravigliosamente compatibili e, in questo caso, il mio reiterato utilizzo di aggettivi esagerati ci sta una favola.
Lei mi sente. Io la sento. A distanza. Ad ogni passaggio emotivo. Con certezza.
E non mi si venga a dire che è sempre così quando si è innamorati. Perché non è vero per un cazzo. Non capita a tutti e non capita sempre.
Si incontrano i nostri lati difficili. Si incontrano scivolando uno sull’altro come ci fossero litrate di lubrificante.
Io vedo il suo narcisismo dilagante e lei vede il mio. I nostri narcisi si apprezzano molto. Si trovano simpatici. Non capita spesso.
Riesce a stoppare la mia passione per lo psicodramma con poche parole e gesti. Sto persino imparando a contenermi e non riesco ad incazzarmi con lei fino in fondo. Riesco a frenare il fiume di lava autoreferenziale che le sgorga dal cervello con poche parole e gesti. Si incazza e me lo dice, torna e mi bacia.
Non lo so cosa potremo costruire. Per parte mia ho imparato che la stabilità mi fa male e non la voglio. Questo, in parte, vale anche per lei. Troveremo un modo di conciliare. Mi pare complicato, ma troveremo il modo.
Perché se ne può parlare e capirsi mentre si parla. Non è necessario arrivare allo scontro. Almeno non ancora.
E non c’è il controllo, la manipolazione, quelle sottili opere di femminile bisogno di cambiare l’altra/o a misura di sé.
E’ spiazzante ma energetico. Ti restano energie per fare altro. Per star bene insieme. Per star bene da sole.
Sono esterrefatta.
Ripeto che ho paura delle responsabilità che ho voglia di prendermi. Terrore direi. ogni volta che sogno io o che sogna lei il futuro che potrebbe aspettarci, mi prende la tachicardia. E mi parte un sorriso ebete. Perché sarei onorata.
Metto un piedino davanti all’altro con calma e riflessione. Non voglio finire di nuovo a desiderare una cosa solo perché mi sembra bella, utile e risolutiva, come è già successo. Non posso fare a meno di chiedermelo. Quando, più o meno 8 anni fa, ho scelto, l’ho fatto perché mi sembrava la giusta soluzione e risposta all’età che avevo e ai bisogni che credevo di avere. Mi sono raccontata tante di quelle puttanate da crederci per 6 anni di seguito.
Non so come stabilire se è ancora così. L’unico parametro, a ben pensarci, è quello che ho scritto allora e quello che scrivo oggi. E’ non è solo una questione di tempo che passa.
E direi anche che non mi sembra né bella, né utile, né risolutiva. Mi sembra solo impegnativa, sorprendente e affascinante. E anche naturale. Ho sempre imposto alle mie donne di adattarsi alla mia vita. Come il pater, a ben pensarci. “Chi mi vuole entra nel mio mondo, io di qui non esco”. Con Biancaneve la prospettiva è unirne il suo e il mio di mondo, e tirarne fuori un terzo del tutto nuovo. In ogni senso.
In questo periodo mi viene spesso in mente la seconda moglie di mio padre, la donna che mi ha cresciuto. Ritrovarmi a fare una scelta come quella che ha fatto lei mi stupisce e colpisce. Era una donna determinata e forte. Per quanto le lesbiche le facessero schifo, sarebbe fiera di me. E mi preoccupa il fatto che io lo pensi. Non so se è un bene o un male.
Uh, non scrivevo tanto da una vita. Ne avevo bisogno. Necessità, direi.
Ricett' 'n faccia a mmè