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Articoli taggati ‘Biancaneve’

Sentirselo

29 Novembre 2009 penelopebasta 4 commenti

“Non lo faccio per te, lo faccio per me. Ti amo e ti lascio”.

Sentirselo scendere nelle vene da giorni e non sapere se ti stai aspettando il peggio perché hai nel sangue il pessimismo cosmico della tua razza o perché hai il talento naturale del sentire le modifiche emotive dell’altro.

Si vede che una cosa così proprio non me la merito.

Si vede che una storia così proprio non la so vivere.

Si vede che chiedo troppo.

Si vede che non so dare abbastanza.

Si vede che chiunque ha ragione tranne me.

Porca puttana.

Hai ragione tu, ti rimando mancanze e atti mancati.

Ha ragione chi mi ha detto che così ti stresso troppo.

Ha ragione chi dice che ho troppa paura.

Ha ragione pure quel fottuto stronzo che pulisce le foglie sotto casa mia alle sette di mattina con la pistola ad aria.

Hanno ragione cazzo tutti e io no.,

Vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo vaffanculo.

Io non ho ragione no.

La fatica che faccio a tenere tutto chiuso in una teca inaccessibile.

Con quello che ne viene di conseguenza: l’iperpotettività nei suoi confronti, le bugie dette e ridette e stradette anche agli amici, il tornare a trattenere, contenere, mediare, non mostrare. Che cazzo vuoi che sia, se poi con questo addosso mi prende da avere bisogno di certezze forti, di soddisfazioni forti, di chiarezze estreme.

Non conta un cazzo, Io la stresso. E se la stresso perché a me pare evidente che non sta bene con me, non sempre, non quando il resto del mondo sta bene, rompo il cazzo.

E già, perché invece sapere che in altre situazioni sei stata bene, a me deve scivolare, e sapere che qualcuno ti ha detto che, forse, eventualmente, può essere che, qualcosa di quello che fai con me non ti piaccia, non mi deve minimamemnte intaccare.

Già, io sono quella che aspetta. Io sono quella che si mette da parte, Io sono quella alla quale si dice “facciamo una cosa a capodanno” e poi si nega. Io sono quella alla quale non si dice mai NO, ma dietro le chiacchiere e i giri di parole, sempre un no c’è.

Io sono quella alla quale si promettono tabacchiere e pigiami e macchinette del caffè.

Io sono quella che manipola. Io sono quella che dice cazzate perchè ti vede come ti vede.

Cosa voglio da te? che tu mi faccia sentire che stai bene con me nell’unico momento nel quale non si può mentire.

Sono come gli altri che hai intorno, Biancaneve, un pezzo di piombo che ti impedisce di volare.

Hai ragione.

Cazzo quanto hai ragione.

 

 

 

Imparare

26 Novembre 2009 penelopebasta 4 commenti

Soundtrack: gnente, non mi va di cercarla.

Sei all’altro capo dell’auricolare.

“Ho spento la luce”, hai detto.

Hai detto “mi basta il tuo silenzio”.

Ho detto “non lo so se è una cosa buona”.

Hai detto “neanche io lo so”.

Cercare di spiegare, cercare di spiegarsi, cercare di ascoltare, cercare di ascoltarsi.

Sì, è vero, c’è una cosa che non dico.

Mi manca il coraggio, probabilmente me ne vergogno anche un po’.

Quel tanto che basta per tapparmi la bocca.

Lo sai che potrei venire a vivere con te domani mattina?

Con tutto quello che significa.

Ma non è ragionevole.

Lo sai che sto talmente bene con te che ho il terrore che tu non stia altrettanto bene con me?

E non è neanche così semplice da spiegare.

Dici che sono furastica.

Sono furastica.

Di questo mi vergogno.

E non è la sola cosa.

Mi fidassi di più di me, non avrei paura dei colpi di vento.

Mi fidassi di più di me, non interpreterei ogni cosa come un segno delle nostre distanze.

Il grande lago di casini e quotidiani impegni e priorità reali nel quale navighi, mi sembra sempre più grande e interessante e tuo di quanto lo possa essere lo spicchio di mare che posso offrirti.

Mi sono abituata a starti dietro, a osservarti la schiena, a coprirti le spalle e aspettare.

Non sapevo neanche di essere capace di aspettare e lasciare che fossi tu a guidare.

Oggi mi hai detto molte cose al telefono, una di queste me l’hai riportata detta da qualcun altro.

Come spiegarti quanto conta per me?

Come far capire fino a dove mi penetra?

Rinuncio.

Poi scatto come una tagliola invece di condividere.

Avevi detto che non avevi sonno.

Dormi già.

Il ritmo del tuo respiro, per quanto distante, mi riscalda.

Avercelo vicino.

Tenerlo tra le mani.

Per la prima volta in decenni mi ritrovo da sola a pensare e riflettere, senza poter scambiare e parlare con le persone alle quali tengo.

Il Fab è in Francia, il docfab non mi risponde, la R* è arrabbiata e perduta, Alice è lontana, M* è morbida come la gomma pane ed io non sono abituata.

Incredibile, la prima relazione non collettiva in una trentina d’anni.

Anche Penelope dorme, con la testa sul mio piede. Almeno lei è qui.

Sapessi quanto mi manchi, Biancaneve, anche ora che sei attaccata al mio orecchio.

Anche ora che ti ho mandato affanculo da una mezzoretta.

Anche ora che non capisco bene quello che vuoi dirmi perché ho i condotti uditivi inquinati. Ci si è arenata una petroliera dentro. E non da oggi.

Ti risvegli e non vuoi dirmi cosa ti succede.

Il mio stomaco protesta, niente cena, stasera.

Urge sigaretta.

Hanno tentato di farmi una truffa in questi giorni. Uno strano meccanismo basato sull’altrui ignoranza e sull’altrui presunzione di meritare qualcosa. Hanno trovato me, che non credo di meritare qualcosa. E poi capisco l’inglese, ’sto truffatore era un coglione che scriveva malissimo.

Forse sono riuscita a vendere la moto. Quattro soldi e molto dolore. Per quanto strano sia, a quella moto tengo molto. Significa molto. Mi ha accompagnato molto. Mi rappresenta molto. Ma non sarebbe ragionevole tenerla.

Non trovo coinquilina nuova. Mi angoscia sottilmente lo stringere dei tempi.

A fare caso sugli annunci, gli uomini sono sempre disposti a spendere di più, per il fitto, delle donne. perché?

Al lavoro stanno saltando gli equilibri e non capisco perché. Forse la stanchezza. Ma il presepe è molto bello. Il più bello, credo.

Stai dormendo, ormai. Non ho il coraggio di chiudere la “conversazione”. Non ho il coraggio di chiudere il canale. Voglio sapere cosa hai dentro perchè penso che riguardi me.

Certe volte ho paura che tu sia troppo etero, Biancaneve.

E fa male.

 

domenica mattina (on the run)

18 Ottobre 2009 penelopebasta 11 commenti

mare aperto

Soundtrack: non lo so, ci penserò.

 

Aspetto il primo (e unico fino ad ora) possibile coinquilino per la stanza che si libera qui a casa.

Il fatto che sia un uomo adulto e che l’appuntamento lo abbia preso la madre, mi spaventa un po’, non credo abbia chances.

Nel frattempo rimugino sul casino che ho piantato con Biancaneve.

Che meno della metà basta.

Ho l’anima che batte i denti per la paura.

Una parte di me si sente un’idiota liquefatta e distruttiva compulsiva e orrenda ruminante.

Un’altra parte di me è ben convinta di aver fatto l’unica cosa che poteva fare.

Una spinta insopprimibile.

Ma non sentirla, non vederla, non averla addosso fa male. Fa ancora più male la possibilità che questo non accada più.

E se quello che ho visto non è vero ma è solo la proiezione del mio drammatico e cataclismatico sentire?

Se fosse così non c’è più spazio e tempo per passarci sopra (o attraverso o di lato o di sguincio, non importa), perché non è tollerabile essere ancora così a 46 anni.

Considerando anche quanto mi atteggio che “ho visto cose che voi umani…”.

Eppure io non lo sento così.

Lo sento come il bisogno insopprimibile di riportare questa relazione dalla favola alla realtà.

Il mio annaspare degli ultimi giorni, il mio non ritrovarmi nei panni che mi appartengono, anossica.

Ci ho messo tre giorni a capire cosa mi stesse succedendo.

Tre giorni di tortura, non a me, a lei.

Imparassi ad evitarlo, sarei ad un passo dall’illuminazione.

Fa freddo dentro e fuori.

E senza confronto, perché ha ragione lei a non voler parlare con me, ora, nuoto con l’acqua in bocca in un mare di niente.

Continuo dopo, il tipo sta arrivando.

La madre si è lasciata sfuggire che il figlio, mio candidato coinquilino, sta per fare un corso di giardinaggio con l’assistente sociale. La madre ha gli occhi sofferenti.

Santa pazienza. Ha pure una figlia di 6 anni.

Direi che non è il caso. Cazzo.

Ci mancava questa, stamattina.

Ore 11 e 40.

Mioddio che cazzo ho combinato. Ho sclerato chiedendo quello che già ho. Come cazzo ho fatto? Mi vergogno. Sono proprio una lesbica di merda.

 ore 12.00

io questa non me la perdono.

 

 

Non ho l’età

7 Ottobre 2009 penelopebasta 8 commenti

La_salsa

Soundtrack: Israel Kamakawiwo’ole – Somewhere Over The Rainbow/What A Wonderful World

Ho dormito due ore e 45 minuti, stanotte.

Ballato la salsa, che mi vergogno a dirlo. Odio la salsa e odio i balli di gruppo. No, ad essere precisi, mi vergogno. Come una foca tetraparetica.

Non ho più la tempra per reggere.

Non mi regge.

Non riesco poi a lavorare e mi trasformo, invariabilmente, in una bambina capricciosa di età variabile tra i 5 anni e i 7 (appena compiuti).

Ne fa le spese Biancaneve.

E non dovrebbe essere così.

Se voi poteste vedere, la fierezza negli occhi che ha e la sua fatica orgogliosa e serena.

Se tutti riuscissero a vedere la libertà che ha dentro e nelle mani, che ha nelle parole e nei fatti, negli affetti e nelle carezze.

Se io non chiudessi gli occhi (e non solo quando mi cala la palpebra) di tanto in tanto, vedrei quell’espressione da impunita che rivolge a me, e la scritta in sovraimpressione che dice “embé, ho scelto te, il resto non conta”.

E smetterei di metter su quei siparietti di drammatizzazione che, evidentemente, mi piacciono tanto.

Se qualcuno vedesse gli sguardi, l’energia, il calore, la potenza.

Sono una nana, una nana dentro e fuori.

Non ce la faccio, a volte (miii, che autoindulgenza), a contenere tutto quello che mi arriva da lei.

Istinti primari, i miei. Sento dolore: mordo.

E non è lei che mi procura dolore. Ma i denti scattano e si chiudono sulla sua mano.

Mi procurano dolore una gran quantità di cose che, di fatto, non le appartengono.

Gli stereotipi, mi fanno male.

La donna che sceglie diventa una zoccola isterica e torturatrice, l’uomo che non sceglie un tenero senzapalle castrato che cerca di far ragionare la virago, porello, ma nulla può contro la potenza della lussuria femminile.

Il matrimonio che da libera scelta d’affetto e ottimismo e fiducia, diventa un contratto pieno di postille, un luogo non virtuale dove rovesciare il peggio di sé e soprattutto, una buona scusa per sparare giudizi inutili e pesanti.

Sempre sulla donna, ovviamente.

In questo paese non c’è il burqa, non è necessario. Siamo oltre. Qualsiasi donna sia in grado di affermare scelte e personalità, quali che siano, è una fottutissima zoccola posseduta dal demonio e cattiva dentro.

Nel 2009.

Oggi ascoltavo lo psicologo del mio centro, quello fattone (che poi non è vero, ma sembra un fattone preciso preciso) e impazzivo di rabbia.

E dolore.

Si parlava di uomini senzapalle.

Strana caratteristica tipicamente maschile, questa delle palle retrattili.

Vengono fuori pure all’ultimo dei coglioni quando si tratta di minacciare, prevaricare ed esercitare potere su chi non può o vuole reagire.

Poi “sciuap”, si nascondono e diventano introvabili di fronte a fatti da risolvere, persone che hanno cose da dire e da rispondere, situazioni complesse, critiche, richieste di cambiamento.

Il mio capo è un senza palle, poverino.

Poverino un cazzo. E’ un coglione strafottente e presuntuoso. I testicoli non c’entrano una mazza.

Il marito della signora con l’amante (e quindi zoccola) e isterica (perché si vuole separare) è un senza palle. Lui ci prova a parlare con la moglie, ma lei è una stronza che non vuole parlare. E lui è ancora lì, a casa con una che lo schifa. Non schioda.

A me non fa tenerezza, fa rabbia. E le palle non sono in discussione. E’ in discussione la capacità di riprendere in mano la propria vita, quella di affrontare un dolore, il rispetto per le scelte di una donna, la considerazione per le emozioni, di una donna, l’onestà intellettuale di accettare la chiusura di un “progetto” senza dover per forza dare la colpa a qualcuno. E, porca puttana, se lei non ha più niente da dirgli, che cazzo deve “parlare”, ancora?

Allora anche io sono stata una senza palle. Lo sono stata quando ho spaccato i coglioni a chiunque sulla colpevolezza e sulla stronzaggine e sulla zoccolaggine della mia “ex” pur di non ammettere che il progetto non aveva funzionato, pur di non dover affrontare il dolore di tornare nella mia vita, una vita che non c’era. Da riscostruire. Con tutta la paura e l’insicurezza che comporta. Non era questione di palle, ma di comodità, vigliaccheria e disonestà.

Di nuovo, mi accorgo che i miei post stanno diventando confusi e inzeppati di cose dette e non dette, mescolate che neanche un minestrone findus.

Ricapitolando, mi hanno rotto il cazzo questi stereotipi che pretendono di governare la vita della gente in generale, e delle donne in particolare. Mi hanno rotto il cazzo i giudizi non richiesti, l’assenza di rispetto per l’altrui sentire, il non ascolto, l’orgoglio a cazzo di cane. Mi hanno rotto il cazzo quelli che, su queste basi, rendono la vita spinosa a Biancaneve. Mi hanno rotto il cazzo ma non posso fare niente. Non sono wonder woman, non ho i superpoteri e non sono la Fenice degli X-men che può controllare altrui pensieri e azioni.

Poi avevo pure dormito troppo poco.

Ma a me Biancaneve non basta mai. Vederla andar via perché deve, mi svampa i neuroni e mi attorciglia l’anima.

Pazienza, ci vuol pazienza.

Con una nana in terza età, isterica e manco zoccola. Come me.

Supermercati e pensieri

16 Settembre 2009 penelopebasta 7 commenti

Soundtrack: GUARDATEVELO TUTTO CHE NE VALE LA PENA

Entro al supermercato e mi investe il pensiero di te.

Niente affatto inaspettato.

Ma violento.

Il pensiero di quello che penso di dirti e mi muore in gola quando riesco a vederti. Il pensiero dell’attesa di te, del sogno di te, dell’immaginazione di te.

Lunghi discorsi nella mia testa di ricotta di pecora. Litigate feroci a volte. Cariche di energia lanciate per investirti e nutrirti manco fossi Goku Super Sayan.

Poi niente. Niente di quello che la mia testa produce in solipsistico onanismo.

Sì, lo so. Lo so che quando racconti qualcosa ti frena il conoscermi. Sai che mi liscerò le corna e partirò sollevando polvere alla ricerca della prima cosa in forma di fottuto torero per incornarlo e sventrarlo.

Mi sento di parte, priva di obiettività, incapace di pensiero limpido e ascolto le voci che mi arrivano credendo capiscano e sappiano più di me. Capisco ora che non è vero. Non è vero affatto e che è inutile, per me, provare a mediare e raffreddare una testa che brucia e l’adrenalina che sale.

Inutile provare a proprorti una versione di me che io non so essere.

Ti vedo stanca e provata. Dovrei fissare di più la mia attenzione sulla luce degli occhi.

Rossa. Una luce rossa come quella delle pietre che si sciolgono nel calore della bocca aperta di un vulcano.

E mi basta. La verità è che mi basta. Per pensare che ci sei, che stai facendo, che ti stai muovendo come meglio credi di poter fare. E non c’entra una mazza il “saperlo”. E’ il movimento che conta e pesa e definisce.

Realizzo che buona parte della stanchezza non è nel tuo muoverti, ma nello star ferma. Nell’essere costretta ad attese che non senti e stand by che non si accordano con la voglia che hai di scattare in avanti.

Stupida io a lasciarmi inquinare dalle mie paure.

Stupida un migliaio di volte.

Stupida a non porgerti calore e legname sul quale appoggiarti.

Il mio narciso è forte e viziato, presuntuoso e superbo. Quanto il tuo, Biancaneve.

Si dispera del suo nutrirsi di sogni e immaginazione e visioni e potenzialità. E rompe il cazzo a cadenza settimanale.

Non voglio metterlo da parte, è il mio motore e la mia forza. Voglio che impari.

Così metto, nella lista delle cose fatte e da fare, anche questa.

Sta zitta Penelope e, se proprio non riesci a tacere, dille quello che hai dentro tu.

Dammi la mano, Biancaneve, dammi la mano che ti passo quello che ho.

Dammi la voce che te la liscio e lucido e restituisco limpida e morbida.

Soprattutto, baciami.

 

 

Videocracy e anche le promesse spose

10 Settembre 2009 penelopebasta Lascia un commento

 

Iersera Videocracy.

Ulcera.

Paese di merda. Paese piccolo, vecchio, campagnolo, psicotico.

Mi ricorda la salita del nazismo. Senza neanche la stessa grandiosità scenica.

Come allora ai posti di potere solo narcisisti patologici, psicopatici compensati, serial killer in pectore e deliranti minuscoli personaggi senza valore ma con una assurda quantità di potere.

Un potere ridicolo, ma pur sempre potere.

E le donne solo tette e culi.

E troppe ragazze a far le veline, con il sottotesto “sei una donna, quindi sei una zoccola, quindi la puoi dare a tutti”.

Mi si sono corrose le pareti dello stomaco.

Il massimo è stato scoprire che esiste una canzone che dice “meno male che silvio c’è”. Non lo sapevo e, dirò, non mi è venuto da ridere per niente.

Meno male che mia nipote è partita, perché vivere in questo paese è un segno di idiozia.

Eccoci qui, dunque, le donne puttane, i froci di merda, chi lavora è fesso. Fantastico.

Per il resto, mi abbruciano le cervella. Non posso vedere Biancaneve. Ma vi pare normale?

Mi pare “le promesse spose”. Ci manca il rapimento.

Mi girano i coglioni.

A 3000.

Fanculo a tutti.

Biancaneve va alla guerra

5 Settembre 2009 penelopebasta 12 commenti

Nel 2009.

Si può ancora partire per la guerra.

Una di quelle chirurgiche, una di quelle che non lascia segni visibili e macchie di sangue sulla maiolica della cucina bianca immacolata. Non sia mai qualcuno possa pensare che non c’è pulizia qui.

Niente materia cerebrale sui muri, niente Csi.

Solo il dolore delle orecchie. Le orecchie che devono sentire.

Sentire madri che insultano figlie. Sentire uomini piccoli e acquosi ricattare. Sentire amici che mettono in fila parole affilate dal giudizio “popolare”

Biancaneve non pensava potesse accadere. Non le era passato per la mente.

Pensava che amare bastasse. Pensava che essere felice bastasse.

Che avrebbe messo d’accordo tutti con la forza della sua energia pulita e attenta.

Ma non sta andando così.

Arrivano bombe chimiche da tutte le parti. Da ogni angolo dei suoi luoghi protetti partono proiettili per stenderla e riportarla “dove deve essere”.

Perché una moglie e una madre non può impazzire dalla sera alla mattina. Non può mettere in dubbio lo stato delle cose, le scelte fatte, i codici e i canoni e gli schemi e le aspettative di tutti.

Piuttosto a Prozac.

Meglio una figlia ad antidepressivi che una figlia che sta con una donna.

Meglio una moglie automa a casa che una donna che sceglie un’altra donna.

Biancaneve è stata una brava ragazza, una di quelle che fanno felice la famiglia, madri fiere e maschi orgogliosi.

Ha fatto quello che doveva, ha dato quello che doveva dare. Una brava ragazza che diventa una brava laureata, una brava moglie, una brava madre.

Non si mette caos in quest’ordine perfetto.

Non si doveva permettere.

E la guerra è dura e violenta e conta morti e feriti che non ha fatto lei.

Non posso fare niente, io. Se non ragionare su quanto mi sia costruita, in tutti questi anni e con muscoli e vene, una vita a mia misura. Una vita nella quale non ci sono giudizi e pregiudizi, ben protetta in luoghi denominati “friendly” e con amiche e amici e parenti stretti che sanno stringere senza cercare di uccidermi.

E avevo dimenticato.

E non pensavo fosse possibile.

Ma il mio mondo è piccolo e attiene a poche anime che si portano appresso una lucetta di quelle USB. Un po’ azzurrata e forte che riesce ad illuminare quello che hanno dentro e che hanno davanti.

Il resto del mondo, quello vero, evidentemente no.

Il resto del mondo ha un’altra griglia. Diversa dalla mia. Lontana dalla mia. Incompatibile con la mia.

Ascolto Alice e Da Queen chiacchierare di cose di casa, di mutande e calzini da comprare, di cibo da condividere, di questioni di coppia. Come la maggior parte della gente. Come la maggior parte delle coppie. Come la maggior parte delle persone che si amano.

E’ così difficile da capire?

Ho incontrato una donna, l’ho riconosciuta, me ne sono innamorata. Ho cercato di ignorarla perché non volevo far casino, non volevo casini.

Biancaneve ha incontrato una donna, l’ha riconosciuta, se ne è innamorata. Ha cercato di ignorarla perché non voleva incasinarsi l’esistenza.

Ma è andata così. E anche se io non credo alle cazzate disneyane, ai trionfi ed alle vittorie, abbracciarsi è stato più forte dell’ignorarsi.

E, come detto, so’ cazzi.

Dalla Sardegna con furore.

Quello che non ti ho detto (aggiornato)

28 Agosto 2009 penelopebasta 4 commenti

scarpe

Soundtrack: Lou Reed - How do you think it feels

Perché non è facile restare ragionevoli di fronte a ragionevoli scelte ragionate con l’uso della ragione.

Non per me.

Di questo avevo paura e mi hai sentito dirlo.

Scegli di rinunciare a noi per salvare il salvabile.

Scegli di perdere l’unico spazio-tempo che ti appartiene in questo momento.

Non di sospenderlo. Rinunci.

“Non è finita”, mi dici.

Cazzo, io mica ci avevo pensato, l’avevo presa per una scelta d’urgenza, una di quelle necessarie per calmarsi e recuperare lucidità. Una di quelle scelte dolorose e impulsive che poi, più prima che poi, avrebbero cambiato forma e ritrovato spazio.

Ma certo che dubbi, così, me ne vengono.

E non ho un cazzo da farci se la mia faccia non ti piace.

Che maschera volevi, Biancaneve?

Volevi che ti dessi io la forza per sostenerla?

Sticazzi. A me fa male anche così, aggiungere il sacrificio estremo delle mie emozioni non è da me. Non più.

Avevo proposto una sospensione, Biancaneve, tu pensavi già ad una distanza di sicurezza.

Quale pericolo corri?

Non sono una bomba a tempo, non sono un’incosciente, non sono una sfracantacazzi colpevolista, non sono una recriminante major. Non con te.

Quel che è fatto è fatto. I giudizi non cambieranno, non ora. I controlli non cambieranno per molto tempo ancora. La riprovazione e le accuse e i giudizi e gli stereotipi e i luoghi comuni e le recriminazioni e la rabbia e i casini ci sono già.

Ha poco senso chiudere la stalla quando i fottuti buoi sono scappati.

E beati loro che sono scappati. Staranno in giro per infinite praterie a brucare erba fresca, grattarsi le orecchie e scacciare le mosche con la coda.

Ti ho scelto per amore e per avventura, perché mi piace la tua vita quanto a te piace la mia, perché mi piace come sei, come ti muovi (the way she moves), quello che pensi, come sai mettere le cose, come guardi, come scherzi e come ti raddrizzi sulla schiena quando la suscettibilità e l’orgoglio ti mordono le chiappe. Mi piace ascoltare i tuoi sogni, i tuoi progetti d’acciaio lucido. Mi piace guardarmi con i tuoi occhi, mi piace la tua voce per me, mi piace l’energia azzurra e liquida che ti scorre nelle vene. Mi piace far l’amore con te. E pure scopare con te.

Sei una testa di cazzo. Una fottuta testa di cazzo.

E’ me che vuoi ed è me che allontani.

Ti aspettavi che non mi incazzassi e capissi? Io capisco benissimo, ma mi incazzo lo stesso.

Perché non è rinunciare a te che voglio. Perché non è starti lontana che voglio. Perché non è fingere che non ti amo che voglio.

E tu ce la fai?

E sì, ha ragione mia nipote. Ragionevolmente ragione ragionata.

Io ci sto comunque, l’ncazzatura passerà.

 

P.S.

iersera, come sempre capita quando si va in giro con la “piccola comunità” (casa famiglia?) ovvero Alice e Da Queen, qualcuno si è peritato di venire a raccontarci parte dell’accoltellamento dei due ragazzi fuori al Village. Cercando la nostra complicità contro “i froci”. Non racconto di più perché mi viene il sospetto che sia materia di magistratura. Ma mi chiedo:

ti fanno cazzo comodo i soldi dei froci per vendere i tuoi fottuti panini? ti fanno ricco stronzo che non sei altro? e pure di schifarci, ti permetti, coglione. Sei un fascista razzista e scegli il gay village per il tuo camioncino del cazzo?

Ipocriti. Stramaledetti ipocriti.

 

 

 

Statinpensiero

10 Agosto 2009 penelopebasta 4 commenti

statine

Soundtrack: NERD - She Wants To Move (ahahahah)

Non ho sonno.

Devo prendere i miei 20 gr di statina e perdo tempo sperando di dimenticarlo.

Non vedrò Biancaneve per un po’ e mi innervosisco.

Andrò a riposare.

Son distratta.

Dovrei parlar di lesbiche innamorate ma mi sembra noioso.

Un po’ uguale alle lesbiche banana.

Prendo coraggio e inghiotto il pinnolo (=pillola, N.d.T.). Mi accompagnerà da ieri e per sempre. Mi prende alla gola la consapevolezza. Un collare stretto e fastidioso.

Fatemi compagnia, o scarsi lettori di codesto blog, mentre tengo a bada la fobia.

Ho la tentazione di fare come i matti e metterla sotto la lingua e poi sputarla.

Ecco, tiriamo fuori un argomento serio. In questo periodo ho più la sensazione di parlar da sola, su questo blog e, forse, mi pare riprenda il suo compito originale.

Diario on line.

Bisogna farci i conti, ma ho un rifiuto genetico con il concetto di “anni che passano”. Assolutamente genetico.

Ne ho già parlato fin troppo.

Dalle mie parti non si muore per cause naturali o malattie.

Perché mai dovrei essere la prima?

Eccheccazzo.

Ho bisogno di cambiar qualcosa. A settembre devo muovermi, mi sento immobile e putrescente.

Per quanto il lato affettivo vada divinamente bene.

Io amo questa donna e questa donna ama me. Mica pizze e fichi.

Ma il movimento è necessario.

Anche nell’attesa di togliere veli e coperte da questa storia.

La tengo a bada la voglia di mettere i manifesti e gli striscioni con il suo nome e cognome, la tengo a bada con fatica.

Ci sarà occasione.

Anno complicato e denso. Anche nella sua meraviglia. Sono stanca dentro e fuori e mi trascino, al momento, conservando le energie per i miei “Biancaneve moment”.

Se ci ripenso da agosto 2008 ad agosto 2009 è successa qualsiasi cosa.

Ma meno male, sennò sai che palle.

Resta il fatto che questo blog dovrebbe, ormai, essere chiuso.

Ne aprirei comunque un altro, ne sono certa, ma il ritmo e il senso di questo io non riesco a tenerlo.

E mi sento in colpa ogni volta che ci scrivo sopra cose che non fanno ridere o riflettere o che cazzo ne so io.

Ma mi manca il posto dove rovesciavo e dipanavo il mio dentro.

Nel bene e nel male.

Ho bisogno di qualcosa che mi permetta di parlare di quello che vivo ora e i problemi sono due.

Da un lato mi sembra di non essere all’altezza di quello che ho scritto in passato.

Dall’altro proprio non posso mettere qui, dove mi legge la qualunque delle persone che mi conoscono, la storia che sto vivendo.

Eppure è una delle cose più belle, più nuove, più sorprendenti, più stimolanti e più riempenti che mi sia mai capitato vivere.

Sto “reimparando” a stare dentro una relazione di coppia. A restare individuo anche dentro questa cosa incomprensibile nei suoi sviluppi che si chiama “relazione”.

E’ tutto più complicato e difficile da gestire e, proprio per questo, assolutamente affascinante.

Non possiamo vederci liberamente, neanche più gli sms. Poi arrivano due, tre, cinque ore da passare insieme devastanti nella loro meraviglia.

Stasera qualcosa in più la dico, va’.

Sono la prima donna della quale si innamora. E non ne fa uno psicodramma. Si fa delle domande. E io mi scopro morbida e delicata nel suggerire risposte. Sono costantemente preoccupata che si possa spaventare, come all’inizio. Ma la verità è che non si spaventa affatto. Non si spaventa di niente. Sono io che ragiono per stereotipi.

Mi dice spesso che l’ho sedotta. Io son convinta che a sedurmi è stata lei. Ti pare che mi mettevo in questa situazione ragionevolmente? Poi realizzo che la questione non è né l’una, né l’altra.

Un giorno di almeno un anno fa ci siamo, molto semplicemente, riconosciute. E io non ci ho creduto. Altrettanto semplicemente.

Invece lei era lì e voleva me tanto quanto io volevo lei. Sempre semplicemente.

Ora, qui ed ora, sono pronta a fare cose nuove e impensabili per me. Farle con lei. E un giorno le racconterò.

Non mi importa di quanto potrà cambiare la mia vita, non mi importa quanto potrà essere difficile. Perché lo sarà.

Vedo il suo coraggio e la sua determinazione e sorrido. E mi viene voglia di usare quello che so e quello che sono per condividerci la vita.

E mi viene voglia di arrivarci migliore, a quel momento.

Per la prima volta sono attenta a quello che faccio, attenta  a guardare me tanto quanto guardo lei. Inusuale.

Ho anche una paura fottuta. Strafottuta. Perché, per me, è un’enormità e, per lei, una rivoluzione.

E non ho paura che non vada bene. Sento che, comunque, la cosa più importante è dentro le azioni e non nel risultato. Il che non mi mette in una botte di ferro. Potremmo ritrovarci a fare questo safari insieme e, una volta uscite dalla savana, salutarci affettuosamente e procedere per altre vie e percorsi. Non mi piace l’idea, ma ha un senso forte e importante.

Siamo due donne che si cambiano la vita perché non possono farne a meno. La differenza sta nell’anima che governa la scelta.

La mia è quella di sempre, quella che deve muoversi per restare viva e pulsante a prescindere e comunque. Quella che per farlo si deve infilare spalle al muro in un angolo scuro e sporco che non lascia alternative se non quella di alzarsi e combattere e ricostruire.

La sua è cosciente e consapevole. E’ un’anima che sceglie per la propria felicità. E questo le resterà. E’ una bella differenza. Inquietudine cronica vs determinazione ad essere.

Ma questo incontro tra  necessità di movimento mi fa sentire al fianco di una donna assolutamente unica. E anche l’unica che può capire me.

Enormemente diverse con tratti meravigliosamente compatibili e, in questo caso, il mio reiterato utilizzo di aggettivi esagerati ci sta una favola.

Lei mi sente. Io la sento. A distanza. Ad ogni passaggio emotivo. Con certezza.

E non mi si venga a dire che è sempre così quando si è innamorati. Perché non è vero per un cazzo. Non capita a tutti e non capita sempre.

Si incontrano i nostri lati difficili. Si incontrano scivolando uno sull’altro come ci fossero litrate di lubrificante.

Io vedo il suo narcisismo dilagante e lei vede il mio. I nostri narcisi si apprezzano molto. Si trovano simpatici. Non capita spesso.

Riesce a stoppare la mia passione per lo psicodramma con poche parole e gesti. Sto persino imparando a contenermi e non riesco ad incazzarmi con lei fino in fondo. Riesco a frenare il fiume di lava autoreferenziale che le sgorga dal cervello con poche parole e gesti. Si incazza e me lo dice, torna e mi bacia.

Non lo so cosa potremo costruire. Per parte mia ho imparato che la stabilità mi fa male e non la voglio. Questo, in parte, vale anche per lei. Troveremo un modo di conciliare. Mi pare complicato, ma troveremo il modo.

Perché se ne può parlare e capirsi mentre si parla. Non è necessario arrivare allo scontro. Almeno non ancora.

E non c’è il controllo, la manipolazione, quelle sottili opere di femminile bisogno di cambiare l’altra/o a misura di sé.

E’ spiazzante ma energetico. Ti restano energie per fare altro. Per star bene insieme. Per star bene da sole.

Sono esterrefatta.

Ripeto che ho paura delle responsabilità che ho voglia di prendermi. Terrore direi. ogni volta che sogno io o che sogna lei il futuro che potrebbe aspettarci, mi prende la tachicardia. E mi parte un sorriso ebete. Perché sarei onorata.

Metto un piedino davanti all’altro con calma e riflessione. Non voglio finire di nuovo a desiderare una cosa solo perché mi sembra bella, utile e risolutiva, come è già successo. Non posso fare a meno di chiedermelo. Quando, più o meno 8 anni fa, ho scelto, l’ho fatto perché mi sembrava la giusta soluzione e risposta all’età che avevo e ai bisogni che credevo di avere. Mi sono raccontata tante di quelle puttanate da crederci per 6 anni di seguito.

Non so come stabilire se è ancora così. L’unico parametro, a ben pensarci, è quello che ho scritto allora e quello che scrivo oggi. E’ non è solo una questione di tempo che passa.

E direi anche che non mi sembra né bella, né utile, né risolutiva. Mi sembra solo impegnativa, sorprendente e affascinante. E anche naturale. Ho sempre imposto alle mie donne di adattarsi alla mia vita. Come il pater, a ben pensarci. “Chi mi vuole entra nel mio mondo, io di qui non esco”. Con Biancaneve la prospettiva è unirne il suo e il mio di mondo, e tirarne fuori un terzo del tutto nuovo. In ogni senso.

In questo periodo mi viene spesso in mente la seconda moglie di mio padre, la donna che mi ha cresciuto. Ritrovarmi a fare una scelta come quella che ha fatto lei mi stupisce e colpisce. Era una donna determinata e forte. Per quanto le lesbiche le facessero schifo, sarebbe fiera di me. E mi preoccupa il fatto che io lo pensi. Non so se è un bene o un male.

Uh, non scrivevo tanto da una vita. Ne avevo bisogno. Necessità, direi.

mumble mumble…

11 Luglio 2009 penelopebasta 8 commenti

H-bomb_1

Soundtrack: the Gossip - Heavy Cross

Sono un’idiota.

Sono un’idiota.

Sono un’idiota.

Sono un’idiota.

Sono un’idiota.

Posso ripeterlo pure all’infinito. Non cambia il fatto che io sia un’idiota e non lo cancella.

Stupida inabile alle relazioni umane.

Testarda e ostinata paracula.

Orgogliosa e superba ameba.

Voglio un tutor.

Un tutor che mi insegni cosa e come farlo, che mi prenda a randellate sulla nuca quando svicolo, che mi spezzi le cosce quando stresso chi non merita di essere stressata e accampo ragioni e motivazioni che nulla hanno a che vedere con quello che succede.

Un tutor che mi metta i voti a fine settimana non senza avermi spaccato le gengive per non farmi dire cazzate liberamente.

Qualcuno mi dica come si ferma l’istinto distruttivo ché io non ne ho la più pallida idea.

Esso (l’istinto autodistruttivo) vive di vita propria, viene fuori quando gli pare, ritiene di poter devastare a piacimento e non si sente soddisfatto se non ha compiuto la sua opera.

E io non so come riparare.

Sì, è forse vero che mi fa fatica mantenere nascosto quello che vivo.

E’ forse anche vero che l’attesa non è esattamente il mio elemento.

E anche che la consapevolezza di quello che mi aspetta (in senso positivo) a volte non basta.

Ma questo è quello che ho scelto e l’ho scelto per molti motivi. Moltissimi. E’ anche una non-scelta, dato che innamorarsi non è esattamente una cosa pilotabile. Non importa, questo fa parte delle cose meravigliose che accadono.

Il fatto è che c’è altro dietro. Altro che attiene a me, al mio carattere, ai miei schemi e alle mie orride modalità di sopravvivenza.

Voglio imparare a non sedermi nei raporti di coppia.

Voglio imparare a non investire tutte le energie solo nel rapporto di coppia.

Voglio imparare a rispettare l’altra da me senza considerarla un prolungamento del mio ombelico.

Voglio diventare una che sa stare nel mondo pur avendo una relazione.

Voglio imparare ad essere amata per quello che sono.

Voglio imparare ad amare senza averne bisogno.

Voglio sentirmi in pericolo costante per non ingrassare 20 chili e scomparire dalla società.

Voglio conservare i miei interessi senza considerarli una minaccia all’esclusività dell’amor.

E mi ritrovo a poterlo fare.

E recalcitro e inveisco e sputo e urlo invece di farlo.

E lo rovescio addosso alla persona che amo. Ora.

Ho pure il culo di ricevere telefonate dalla Grecia che mi illuminano all’improvviso. Prima che io faccia di peggio, prima che io devasti del tutto. E manco mi basta.

Ripeto spesso che, per me, questo momento, è nuovo e imprevedibile ma, se continuo così, di nuovo non ha nulla.

Non so come riparare, non so come scusarmi, non so un cazzo di niente come al solito vaffanculo Penè, sei un’idiota e esci da questo loop.

Vorrei avere la speranza di farcela.

 

bah!

3 Luglio 2009 penelopebasta 1 commento

Soundtrack

Quando litighi con uno: è stronzo lui.

Quando litughi con due: è una pessima giornata.

Quando litighi con tre: hai un problema.

Certo non è alta filosofia, devo averlo sentito in un serial televisivo pomeridiano, ma mi sembra sensato.

Mi vengono in mente molte cose sulle quali riflettere.

Fermo restando che sull’ultimo episodio si è trattato solo di “giusta reazione”, qualcosa non va lo stesso.

La prima cosa che mi viene in mente, al di là di quello che le persone importanti per me mi dicono, è che questo vivere costante in orrore economico mi sta trasformando in una bestia da sopravvivenza.

E’ il primo item e non casualmente. E’ risolvibile con poco, lo comprendo, vedo possibili soluzioni e mi fa anche cordialmente schifo. E’ come essere un tossico, un alcolista, un giocatore d’azzardo. Hai un pensiero in testa e mantieni lo sguardo fisso e penetrante su occasioni, opportunità, opzioni e soprattutto persone che ti possano tenere la testa fuori dal fango. Appunto: “una bestia da sopravvivenza”. Vedo anche che si è trasformato in un punto dolorante e debole, sul quale è facile colpirmi e farmi male. Un ottimo modo per distogliermi da altro. Non capiterà più.

Mi accorgo di essere monotematica e ossessiva nel comunicare. I temi sono due: Biancaneve e sopravvivenza. Immagino lo sfracantamento di palle. Suppongo anche si possa tollerare, ma solo nel caso in cui, di tanto in tanto, la bocca taccia e le orecchie si accendano. Cosa che evidentemente non succede secondo chi ho di fronte.

Sul secondo tema ho già detto; sul primo imparerò a tacere. Sulla accensione delle orecchie sospetto sia meno facile. I miei neuroni gemelli sono ossessivi, vanno a loop e questo, decisamente, si nota. Ho da imparare a mettere da parte la mia vita sentimentale, per quanto sia ancora in piena tempesta e formazione, per quanto sia ancora densa di astrusi colpi di scena e soggetta a variabili irreali, devo imparare. Non so come si fa, ma è una buona occasione, di quelle necessarie.

Più di una persona mi ripete, negli ultimi mesi, che la mia assenza si sente. Qualcuna mi dice anche che la mia assenza fa rabbia. Altre mi dicono che poi, nel mio esserci di questo periodo, metto solo in atto una sapiente strategia cartonata che suona più o meno “faccio finta, in realtà sono assolutamente altrove”. Nella quale strategia è prevista una durezza di quelle che non ammettono repliche.

Questo ho più difficoltà a capirlo. A sentirlo. A figurarmelo. Ma ci sto lavorando, ci arriverò. Mi viene da giustificarmi e so che, fin quando reagisco così, non ho capito l’essenza della questione (che è un modo gentile per dire che non ho capito un cazzo).

Penelope incazzosa tende a starnazzare come un’oca e ad affermare il proprio bisogno di essere dov’è, ad imporre la propria necessità di seguire i fruscii delle vesti di Biancaneve come e quando ne ha voglia. L’incazzosa Penelope si chiede cosa c’è di male in questo, nel suo essere dentro qualcosa che ha desiderato a lungo e che neanche sperava. Si chiede perché dopo due anni così difficili e lupeschi non le venga perdonato il bagno nei suoi privati sentimenti. Penelope si chiede anche se è questo il punto e ne dubita, ma ha bisogno di dirlo.

Ancora ci devo pensare, non mi torna e non mi basta. Ci deve essere altro e non so neanche se ci sono vicina, alla realtà delle cose.

Buon week end a tutti e passate a vedere le magliette: http://www.eshirt.it/gs/4a4b5e1008a29

 

The Flying Freghnas

30 Giugno 2009 penelopebasta 2 commenti

Non ho tempo per immagini e suoni.

Potrei andare avanti a cambiare tema fino al 2012. In fondo mi piace quello che avevo, ma ho voglia di cambiarlo e non ne vengo a capo.

Ho anche voglia di cambiare modo di stare in coppia.

Non voglio vedermi come l’unica che “ha bisogno”.

Non voglio essere governata dalla sindrome abbandonica.

Perbacco.

Quel senso di autocompiacimento/autodenigrazione che si tatua nell’orecchio: “ommioddio, ama me! come è potuto accadere?” mi ha un po’ sfragnato le palle e ne faccio a meno volentieri.

Fatti delle scorse settimane:

Incontro la mia ex al mare e penso che, cazzo, non me ne fotte neanche di chiederle come sta. Non abbiamo costruito granché in 6 anni.

Biancaneve è il mio pensiero costante. Adolescenziale. Che meraviglia. Ma c’è da recuperar qualcosa che si è perso/incrinato perché ci son questioni in gioco che son cazzi.

Siamo un gruppo strutturato in web. Una rete che si attiva sulle necessità di qualcuno e riesce a trasformarsi in una squadra efficace ed efficiente. Perché siamo quasi tutti senza riferimenti fissi, senza famiglia (omosessuali e pure emigranti, niente più?) e pieni di inutili conoscenti. Domenica le “Flying Freghnas”, ovvero Alice, Da Queen ed io, abbiamo organizzato un soccorso volante perfetto. Racconterò. Questa struttura mi affascina, mi piace, mi riscalda e mi rassicura anche. Non è da tutti.

La mia situazione economica è drammatica (ma che palle, Penè).

Feisbùk mi ha rotto.

Ho dei progetti.

Su di me.

Voglio scrivere un altro spettacolo.

Volevo parlare di tutt’altro.

Se non la smetto di perdermi per Roma e dintorni, mi infilo un tom tom in parti del corpo insospettate.

Buona settimana.

 

 

Nel frattempo

21 Giugno 2009 penelopebasta 11 commenti

Soundtrack: ce vo’.

In macchina mi ritrovo a pensare che è arrivato il momento di lasciar andare delle cose. Di abbandonare. E che abbandonare non è sempre sinonimo di uccidere. Non so se ce la farò, è una impresa enorme. Devo pensarci ancora un po’. Mi chiedo molte cose, trovo molte risposte qua e là.

Entro a Napoli da via Marina. Buffi tentativi di abbellire con le palme una strada che sarebbe, senza nulla aggiungere, bellissima. Basterebbe lasciare libero il mare.

Mangio pesce. Vedo il Fab. Indurito e scintillante come la lama di una katana. Mi festeggia e demolisce con le medesime parole. Mi dice: “non sbagliare”. Mi dice: “sii felice”.  

Dormo come ‘na bimba dopo i miei rituali di buonanotte con gli amori sparsi.

C’è il sole, poi la pioggia. Sembrava umidità solida. Napoli ha un odore preciso quando piove. Un misto di polvere e sabbia e sterco e sale e catrame.

Ziasaimon mi regala un pantalone. Ferma in un punto preciso incontro almeno 5 persone che conosco. Via i capelli.

Cammino raccontando ogni passo via sms.

Mi allungo sulla città e mi commuovo a guardare le palme morte e moribonde e i pini con la corteccia rosso sangue. L’energia di questa città, in questo periodo, è malattia e morte. Come il resto del paese, ma, come al solto, qui si vede di più.

Vedo il pater, c’è da convincerlo a spostarsi. E’ tempo. Lui resiste, vedremo. Gli racconto di me. Non so se è più stupito, imbarazzato o disinteressato.

Passeggio, incontro, guardo le vetrine, mi maledico per l’indigenza cronica e chiacchiero con Biancaneve in testa e via cell. La nostra vita immaginaria.

Di nuovo il fab. Lo ascolto e vedo la nebbia che ha saputo tirar su intorno alle sue motivazioni. E’ bello il fab. Stronzo e bello. Lui è così, inutile stare ad aspettare altro da questo.

Cena con i soliti. Mi addormento di colpo. Sonnambulo sul divano. Non li saluto neanche.

Mi risveglio per sistemarmi alle 2. Alle 4 inizia l’inferno di tuoni e fulmini e vento e pioggia. Non riesco a dormire. Dalla finestra non si vede neanche il palazzo di fronte. Assordante. Accecante. Mi addormento alle 5.

Chiacchiere, cibo, ancora sonno, è saltato l’impianto. Il docfab è stanco morto.

Trovo la mia macchina con la fiancata devastata e lo specchietto penzolante. Non riesco neanche ad incazzarmi. Mi avvilisco.

Ascolto il concerto delle cantanti italiane per l’Abruzzo. bello. Ascolto Biancaneve cambiare voce e stringere la gola. Come sempre quando non è dove vuole essere. Non è bello.

Abbandonare. Lasciar andare. Separarsi. Imparare a farlo.

Improvvisamente mi sembra importante. Prioritario. Basilare.

Son cazzi.

 

Ho scelto

14 Giugno 2009 penelopebasta 9 commenti

sinusoide

Soundtrack: Joe Jackson - Steppin’ Out

Ho scelto lei.

Con la sua camminata lunga e ritmata, con la sua voce sinusoidale, con il suo profumo di pulito ed energia.

Mi siedo, dopo due giorni densi come caramello, e mi accorgo che sono stanca e fortunata.

Ché a 46 anni amare in un modo che non conosci è una gran botta di culo.

Incontrarsi è una gran botta di culo.

Sì, lo so, avevo da andare al gay pride, avevo da andare a trovare mia zia, avevo da.

So anche che non è una novità che io abbia scelto lei e non il resto. Che ho sempre fatto così.

Ma non mi importa.

Un momento con lei è un momento rubato. Io non ci rinuncio.

Imparerò a mediare quando non dovrò più centellinare.

Mi fa anche paura questa mia già nota monogamia mentale e pratica. E parecchio.

Son fatta così.

E’ che svegliarsi all’alba e trovare il suo sorriso sul cuscino accanto al mio è il festival di Rio e i fuochi d’artificio della notte di ferragosto a Positano.

Ridere con lei raccontando storie fantastiche e senza senso è sole e vento ed aria fresca.

Sognare futuri alternativi è bello come l’acqua quando hai sete e il pane quando hai fame.

Io lo voglio un equilibrio tra il mio perdermi con lei e la mia enorme e colorata famiglia di sangue e sudore e denti. Voglio arrivarci senza perdere niente.

La mia gatta dorme, meglio che vada anche io.

Vi amo tutti, sappiatelo. Sono in fase peace & love.

 

Emozioni

7 Giugno 2009 penelopebasta 6 commenti

piè

Soundtrack: Men at work - Who can it be now?

Tu chiamale se vuoi emozioni, diceva Lucio una trentina di anni fa.

Ci sono frasi che fanno parte del DNA. Che lo si voglia o no.

Un week end difficile. Di quelli che mettono microcandelotti di dinamite alle mie certezze.

Le mie antenne perennemente sintonizzate su radio-biancaneve.

When the going gets tough, the tough gets going.

Credevo di essere capace di controllarmi abbastanza da non finire completamente immersa nei labirinti della sua voce.

Non che mi dispiaccia. Ne sono talmente piena.

Ho, come sempre, paura di perdere quello che ho per distrazione e per mancata cura.

Troverò un equilibrio.

Le sue irrequietezze mi rendono instabile come un’immagine satellitare di cattiva qualità.

Mi ritorna in mente (ma cos’è, la giornata internazionale delle citazioni?) la questione di qualche giorno fa, la difficoltà di sentirsi amate per quello che si è.

Spiegavo a mia sorella la strana sensazione che ho ad avere a che fare con qualcuno che da me non vuole niente, che non mi vuole diversa, che non si spaventa per quello che sono.

Lei mi ha risposto: “deve essere difficile, dopo essere cresciuta dovendo sempre sapere cosa l’altro vuole da te e come vuole che tu sia”.

Poi mi manca il “controllo”, non mi va e non mi riesce di mettere in piedi le mille strategie di “controllo” che hanno sempre fatto parte dei miei rapporti di coppia.

“Non so che fare” ho detto a mia sorella.

“E se non facessi niente?” mi ha risposto lei.

Eh già.

Per quanto riguarda il crescere guardandosi negli occhi degli altri è cosa antica e complessa da spiegare.

No, non complessa, dolorosa.

Una di quelle faccende delle quali dovrei decidermi a parlare, prima o poi. Perché si trasformi in inchiostro secco e si stacchi dalle molecole della mia anima.

Avrà le molecole l’anima?

 

 

La Prima e pure la Seconda

sediaSoundtrack: The Gossip - Listen up!

Travolta dall’emozione.

Fuori di me.

Alle prove avrei cambiato ogni singola parola scritta. Mi sembrava tutto troppo e tutto soverchio.

La sera gran bordello. Tutti amici. Una festa di compleanno. Amiche venute apposta da Napoli. Ziasaimon a dormire da me, C&I in andata e ritorno. Colleghe praticamente tutte.

Io una cremolata di mandorle frantumate.

Alice concentrata come un’astronauta.

La regista fatta a biancospino.

Da Queen con tachicardia.

Un dipartimento di salute mentale, in pratica.

A me, lo spettacolo, è piaciuto. Alle 31 persone presenti pure. Anche ai proprietari del teatro.

Alice è, come detto, di una bravura mostruosa. Passa da un personaggio all’altro magicamente. Completamente.

Chi ci ha visto una cosa, chi un’altra. Chi ha pianto, chi ha riso, chi ha riconosciuto me, chi non ha capito una mazza, chi ha trovato riferimenti a cose vissute insieme. Ognuno il suo.

Adrenalina a fiumi, serotonina da arresto immediato.

La seconda: 7 persone mai viste in vita mia.

Agitazione diversa. Stanchezza cosmica. Discesa verticale di adrenalina e strane sensazioni di protezione verso Alice e il testo tutto.

Nel frattempo sul privato ho fatto un paio di clamorose cazzate da pipparola impenitente. Se Biancaneve non avesse la pazienza di Giobbe, avrebbe fatto bene a mandarmi affanculo di prima.

Ma possiede la pazienza di Giobbe, thanxsky.

Stasera la terza.

Vediamo cosa c’è di nuovo.

Hot week

24 Maggio 2009 penelopebasta 6 commenti

Soundtrack: Questa

Molte cose, in realtà, sono successe in questa settimana.

Lo spettacolo è pronto e, per la prima volta, mi hanno permesso di assistere alle prove.

L’ho trovato bellissimo.

Alice è brava, veramente brava e, per quanto si possa pensare che le mie siano parole affettive, io mi sento obbiettiva e seria. Invece.

E’ tutto anche meglio di come l’ho immaginato. Da non credere.

Sono rimasta paralizzata come al solito. Senza riuscire a dire una sola parola. Faccia inespressiva. Respiro assente. Occhio vitreo.

In pratica più mi emoziono e più vado in tetraparesi. E meno male che con gli anni uno dovrebbe imparare a gestire il proprio lato emotivo.

Mi sa che il mio non è un lato. Sennò si risolverebbe con una emiparesi (battuta accessibile a pochi, mi sa).

Lo spettacolo è nel Calendario Eventi del Gay Pride.

E così è andato anche l’anonimato…

Sul lavoro mi ritrovo, per l’ennesima volta, ad avere a che fare con gente che ha la segatura nell’anima e che, per uno scampolo di potere da miserabili, venderebbe non la sua, ma la mia, di madre.

Thanxgod ho altro. Lo spettacolo, gli amici, Biancaneve.

Ho il dubbio che qualcuno si sia fatto una immagine di me del tutto fuori sincrono e fuori realtà. Si vede che ho sbagliato qualcosa.

Soffro per la situazione economica oltre ogni ragionevolezza. Al di là delle impossibilità quotidiane che ho e che, di base, dejà bastano, il non poter fare un regalo, offrire una birra, pagare qualcosa, mi strappa dentro. Non sono abituata, non è da me, mi sento una scroccona avara e ingrata. Orrendo. Assolutamente orrendo.

Trovo richieste di aiuto su questo blog e non so cosa rispondere. Non ho risposte, appunto, e non sono d’aiuto. So scherzare con gli stereotipi, so giocare con le parole, so far la figa a chiacchiere, ma non so cosa dire ad una persona che non conosco e che vorrebbe sapere chi cazzo è e che cosa vuole dalla sua vita. Questo neanche alle persone che conosco.

Tra poco torna il fab. Non so come sarà rivederlo. Mi fa rabbia il solo pensarci e non credo neanche verrà a vedere lo spettacolo. Immagino se ne strafotta. Anche di questo.

Oggi mare. Niente bagno che l’acqua di Ostia faceva schifo pure alle zoccole di fogna. Ma molto sole.

Sono stanca. Stasera sono stanca e non so perché.

Bonne nuit

Tempi morti

18 Maggio 2009 penelopebasta 8 commenti

sigaretta

Soundtrack: Dido - It comes and it goes

Aspè che mi arrotolo una sigarettina.

Questa mi è venuta veramente orrenda. Con la gobba. Almeno il filtro non me lo ritrovo in bocca. E’ già una cosa.

Raffreddata in modo vergognoso da venerdì. A casa. Pensosa nei momenti nei quali il raffreddore non mi lìquefa il cervello.

Molto tempo per riflettere, anche troppo.

Non so se sia un passaggio necessario, usuale, fisiologico standard. Io non so se tutto questo pensare a come sono stata nelle mie relazioni di coppia sia sensato o del tutto onanistico come al solito.

Ma succede che io ci rifletta.

Vuoi perché ho una donna adulta davanti (ed è, in pratica, la prima volta), vuoi perché non è semplice dirimersi tra ragione e sentimento (op. cit. Maria Nazionale) anzi no, questo è facile. Me ne fotto delle ragioni e di qualunque conseguenza. Vuoi perché non è strappamento di fica e lacrime e struggimenti cosmici. E’ bello e basta. E’ caldo e basta. Entusiasmo ed energia e non solo perché è un inizio. E’ nella sua natura.

Forse, semplicemente, ho il tempo per ripensarci, alle vecchie cose.

Penelope tu non ti appoggi sulla persona che hai a fianco, ci collassi sopra!” – (op. cit. Fabolous 2008).

Penelope tu, nella relazione di coppia, ti spegni” – (op.cit. R* 2006/Ch* 2007 et al.).

Non sapevo come dirtelo” – (op. cit. St* 1998/Ex 2007/S* 2008 et al.).

Sono stata tradita praticamente sempre e praticamente sempre lasciata per un’altra. Fino all’ultima goccia di lesbodramma.

Sivabbè erano molto giovani e io pure. Sivabbè hai sempre scelto donne estremamente fragili per necessità tue. Sivabbè però.

Devo avere la testa di legno.

Così mi ritrovo, improvvisamente e ben oltre i 40, a chiedermi se ci ho mai capito una mazza di rapporti di coppia. Persino a chiedermi se il mio modo di sentire è compatibile con “la coppia” e se sono davvero in grado di costruire una relazione

E son cazzi, le risposte non le ho.

Perchè mai mi faccio queste domande?

Perché per me è importante saperlo ORA.

Biancaneve mi dice: “sei tu, tu senti così”.

Lei non mi permette giochini di controllo tipicamente lesbici. E lo fa con delicatezza. E io allora cosa so fare?

Improvvisamente mi accorgo che non mi è facile sentirmi amata per quello che sono e senza essermelo guadagnato con strategie belliche e alta finanza dei sentimenti. E’ esattamente questo che non so fare.

Pare una cazzata.

Ma quando ti si riesce a “vedere” per quello che sei anche dietro le cazzate, i capricci, la teatralità, l’ego e la maschera, non ha nessun senso cercare di sembrare meglio o peggio. Non ha senso cercare di infilare un aggettivo a quello che sei.

Questa cosa mi commuove, in realtà. E mi sconvolge, in fondo. E mi smonta paraculate e mani avanti. Non posso dire “non sono capace”, non posso dire “non lo so fare” o “non mi appartiene”. Diventa impossibile. Per me.

Sì, lo so, questo è un pippone inarrivabile. Un Magister Pipponis. Sono una segaiola, diciamocelo.

Ma cazzo come si fa? manco a spiegarlo mi riesce. La vedrò pure poco, ma è infilata in una piega impensabile di me. Non manca mai.

Saranno pure molti anni che non mi innamoro, saranno molti anni che non sento una mazza di niente e saranno molti anni che. Ma non può essere solo questo.

E sono perfettamente consapevole di quello che sento. P-e-r-f-e-t-t-a-m-e-n-t-e.

Ohhhhohh. Non ne vengo a capo.

Lasciamo stare e lasciamo che le cose scorrano. Non devono far altro.

Baci ai vecchi e ai nuovi.

P.S.

Al teatro dal 28 al 31 maggio. Ore 21.00 – la domenica ore 18.00. Prenotare che la sala è piccola. Lo spettacolo si chiama:

“IO STO UNA FAVOLA, E’ NAOMI CHE NON E’ NORMALE”

 

 

 

 

 

 

Fiato corto

14 Maggio 2009 penelopebasta 4 commenti

fiatone

Soundtrack: Koop ft Cecilia Stalin- Baby

Come avessi corso per chilometri (il numero è ininfluente, a me ne basta uno per avere il fiato corto).

Come se il cuore non reggesse.

Come se avessi trovato qualcosa che avevo perso da anni, compresa la speranza di ritrovarlo.

Bocca spalancata, petto in subbuglio, la guardo e l’anima mi sviene.

“Le cose accadono” dice una mia collega.

Ho davanti a me una donna che danza sul filo di cotone. Egregiamente. Non posso che stare a guardarla cercando di recuperare ossigeno.

Ohh.

Si terrà, in Roma, tra un po’, lo spettacolo da me scritto e da Alice interpretato.

Trattasi di faccenda ironica e cazzeggiante, ma non troppo.

Si terrà in un teatro around via Nazionale.

Un teatro vero, mica l’oratorio della parrocchia.

Quale parrocchia poi? figurati che infarto prenderebbe a loro…

 

Postcompleanno

12 Maggio 2009 penelopebasta 9 commenti

Amanti

Soundtrack: Big Soul - Pick up the telephone

Santo cielo, mi hanno linkato su miss777 e ho avuto un botto di visite nuove.

Lo considero il regalo di compleanno di tale “Cigno”. Grazie.

I dettagli dello spettacolo li avrete la settimana prossima. Sotto sotto.

E’ che mi si sputtana per nome e per cognome. Son cauta. Un anno e mezzo che riesco a tenere l’anonimato…

Dunque.

Pochi regali ma buoni.

Un video della Alice & Da Queen che mi ha fatto venir i lucciconi.

Una sorpresa alle 11 e 30 della notte che più sorpresa non si può.

Uno splendido paio di orecchini.

Perché Biancaneve è assolutamente sorprendente.

Mi rendo conto che non ve ne fotte proprio.

A me sì.

Fare l’amante è faccenda complessa e delicata. Non si sa mai bene quando essere ragionevoli e quando impazzire.

Si aspettano i momenti condivisi con una fame africana e si comprende, in fondo, che è la rarità di quei momenti a rendere il tutto denso e intenso.

Il pensiero è uno. Una forma di tossicodipendenza. Meravigliosa peraltro.

Tra un po’ mi licenzieranno, credo, visto l’elevato numero di assenze e di fughe.

Se ne andassero affanculo.

Io sto bene così.

 

 

Segnali di fumo

30 Aprile 2009 penelopebasta 3 commenti

gattatavolo

Soundtrack: Depeche Mode - I Feel You

Neanche un euro per caricare il cellulare ho. E la Tim mi nega pure la SOS.

Fibrillo sul letto riscaldata dal pc in attesa di tue notizie. Non so neanche se le avrò.

Studio il mio cervello per vedere se è poi vero che ne usiamo solo il 10%. Se trovo il 90 che manca te lo invio attraverso il portale tra le nostre dimensioni parallele, ti riscaldo il cuore e ti raffreddo la fronte.

Ma non so se son capace.

Io e le mie paure. Tu e le tue paure.

Ancora.

Non si riesce a farne fili di seta per sciarpe colorate, restano quello che sono. Trappole sottili nelle quali inciampare di tanto in tanto.

Resterai lontana troppo a lungo perché io possa impedirmi di perdermi tra ponti e vecchie storie che potevo tacere e interferenze anomale e disturbanti.

Ma com’è che tutto il mondo corre così veloce in questi giorni?

Com’è che ci ritroviamo allacciate così forte e così distanti nello stesso momento.

E’ difficile e fiero il mio mestiere di amante.

E’ difficile e fiero il tuo mestiere di amante.

Angoli di tempo parallelo ritagliati e densi come burro di arachidi.

Una tua parola e l’arma che brandivo si trasforma in pezzo di stoffa usurato e sfilacciato. Lo guardo e mi dico che non vale la pena conservarlo. Lo getto via senza dolore e senza pensarci. Semplicemente. E mi trovo più leggera e più felicemente fragile. Devi avere qualcosa di magico nella voce per farmelo fare così spesso e così velocemente.

Io so di calmarti, a volte, di farti felice, a volte, di farti giocare, a volte.

Posso leggere il tuo pensiero. Strana faccenda.

Non mi piace essere cane che aspetta dietro la porta il tuo ritorno.

Preferisco sentirmi gatta che sceglie di salirti addosso quando ne ha voglia.

Ma io ne ho voglia sempre.

Son gatta affettuosa io.

Mi consolo facendo circolare in loop le immagini dei minuti e dei secondi che mi vedono con te.

La tua voce Rew La tua pelle FFwd Le tue mani sulla mia faccia Next Chapter le chiacchiere Pause le tue espressioni FFwd il tuo collo Rew la tua voce.

Buon week end.

 

Ricevo il tuo messaggio e mi spalmo sul letto.

 

 

Alta antropologia

23 Aprile 2009 penelopebasta 6 commenti

mela_rossa

Soundtrack: Wouter Hamel - Don’t ask

Siamo fatti per stare in branco, non siamo fatti per stare in coppia.

Diciamocelo.

E, per giunta, branchi di omologhi.

Gira che ti rigira, si vive meglio così. Tutti viviamo meglio così.

La coppia, da sola, soffre, si danna e non resiste.

Perché mai lo penso da giorni?

Sospetto motivi poco nobili. Sospetto di aver bisogno di trovare buone giustificazioni. Ma anche no.

Poter conservare tutta la mia vita e i miei legami e le mie cazzate e le mie narcisistiche sceneggiate mi sembra, per la prima volta, una gran bella cosa.

E poi adoro il mio branco. La Famiglia. Con quel po’ di senso meridionale del termine. Vagamente camorristica. Adoro vedere il branco muoversi verso qualcosa, qualcuno, attivarsi per, preoccuparsi di, aver cura. Meraviglioso.

Poi.

Preavverto che a maggio ci sarà grande evento. Almeno per me. Non ha a che vedere con i numeri del blog. Anche se col blog ha a che vedere sì.

Sento la mancanza del pater. Deve essere l’influsso della mela di Biancaneve. Che fa effetto ecstasy: peace&love.

Ho chiacchierato, in questi giorni, con chi nulla ne sa, della vita standard di una lesbica metropolitana.

Mygod siamo infarcite di paure come un cannolo siciliano. Ma non se ne può fare a meno.

E lo sappiamo solo noi. Fuori da qui, non si ha una idea di cosa significa essere apertamente lesbica. O apparentemente lesbica. Quando ne parlo ricordo perché mi importa ancora così tanto definirmi e definire.

Sono nella peggiore situazione economica degli ultimi due anni. Zero risorse. Zero assoluto. Mi so’ un po’ rotta il cazzo di ciò.

Buona giornata abbelli.

Per quanto

18 Aprile 2009 penelopebasta 1 commento

lesprincess1ahahahahahahahahahahahahah

Soundtrack: Fink - So long

Così mi strappi l’anima dal petto, Biancaneve.

Per quanto io ci provi a restare qui senza impazzire e correrti contro.

Lanci fili di seta e io li tengo in una mano senza poterli tendere e arrotolare.

Per quanto io creda di sapere o immaginare, è sempre troppo poco con te.

A volte mi viene il panico. Starò mica per morire? una cosa tipo: “ti esaudiamo gli ultimi desideri e poi te ne puoi andare affanculo”. Se proprio deve essere così, aggiungiamo anche il superenalotto così sistemo amici e parenti e abbiamo concluso.

Notare che, in un nanosecondo  una sua parola (ovvero un sms tra il quarto e il quinto rigo) mi cambia il colore delll’anima.

Detto questo, vorrete sapere della serata di ieri.

NON CI SONO ANDATA AL CHOICE!

Ci siamo intalliate a casa di R*. Mi hanno fatto pure cucinare. A me. Da non credere.

Siamo rimaste spatasciate sul divano con Da Queen alla chitarra e B* alla tastiera e R* all’Iphone e Alice all’ipocondria e io al Biancaneve moment.

Un’immagine delirante. Ma una bella serata. E ho cucinato anche bene (pasta e zucchine, patate al forno, insalata).

Ho voglia di suonare il sassofono.

Ora vado a fare la handy lesbian a casa della R*. Me lo porto e suono con B*. Tiè.

Cretina

10 Aprile 2009 penelopebasta 4 commenti

data41

Soundtrack: Malika Ayane ft Pacifico - Sospesa

Tanto vale sputtanarsi pure con la soundtrack in italiano.

Son cretina. Integrale.

I romanzi russi. Sono sicura che siano stati i romanzi russi a rovinarmi. E pure quelli francesi. L’alta letteratura inebetisce, credo.

Eppure sono abituata a chiamare le cose con il nome che hanno.

Ho a fianco una Donna con le contropalle, proprio. Una Donna che mi vede. Una TAC non potrebbe fare di meglio.

Che ha appoggiato le mani sulla ferita più profonda che ho e non mi ha fatto male, affatto. Mi ha costretto (no, questo termine non Le si addice, direi che mi ha accompagnato) a vedere che non guarisce se la lasci seccare.

Una Donna che non mi abbraccia, mi avvolge.

Una Donna che vuole essere qui e caccia le ombre con gesti gentili e decisi.

Che mi gratta via calcare e polvere dalla pelle con tale delicatezza che non riesco neanche ad incazzarmi.

Devo solo arrendermi.

Ma no.

Non sia mai detto.

Passo il tempo a disperarmi di aver perso il microchip impiantato in petto in favore di una faccenda di carne e sangue che si muove da sola e non ha sensori per ascoltare e vedere.

Mi sbatto come un ADHD senza speranza solo per non dire che le cose stanno come stanno.

Notti in bianco a massacrarmi di pippe e moccio al naso straripando disperazione perché sento. Perché vivo e perché annaspo nel sentire.

Mi dispero in un cataclisma emozionale che non ha un senso che sia uno.

Ma si può?

E rompo pure il cazzo.

Mi viene in mente Star Trek Next Generation. Mi sento Data, l’androide che prova emozioni.

Cretina.

E ogni volta che Lei me ne fa provare una, mi spavento come una maruzza nella rete e schizzo in giro come una palla pazza di gomma arancione a righe viola e mi arrampico sui muri come una blatta orba.

Ma che cazzo mi è successo in questi ultimi anni?

Autorizzo chicchessia a prendermi a schiaffi.

 

 

Terremoti, teatri, giochini, 100.000 et al.

7 Aprile 2009 penelopebasta 14 commenti

Soundtrack:

Ah, bel groupage nel titolo.

Come mettere insieme cose che non c’entrano una mazza tra di loro e sfangare con post solo una serie di cose in sospeso.

Dunque.

Ieri terremoto. Tralascio le questioni realmente importanti (morti, sfollati, feriti, paure, dolori, bisogni), ché son cose serie e sopra non ci si scherza affatto.

Ridevamo con la R*, oggi al telefono, definendoci “le ragazze dell’80″ del terremoto del 1980.

Svegliata con il cuore in gola e il ricordo di quel terremoto di 30 anni fa stampato nel codice genetico.

Non mi è venuto niente di meglio in mente, in quei 20″ eterni, di schizzare in giro per casa come una pallina da flipper per andare più veloce dell’onda tellurica. Una surfer, in pratica.

In quella manciata di secondi ho:

  • preso la pila che non si sa mai dovesse andar via la luce;
  • acceso il computer per controllare internet nella convinzione che Roma non è zona sismica e, quindi, qualcuno ne era di certo più colpito, bisognava sapere chi;
  • acceso la radio per sentire eventali notizie di prima mano;
  • aperto la finestra;
  • aperto porta di casa, è blindata, se si s’incastra resto prigioniera al 5° piano e so’ cazzi;
  • accesa una sigaretta;
  • preso telefono e avviato un giro di messaggi agli amici e parenti.

Finito.

Mi affaccio e guardo le luci accendersi, una dopo l’altra, nelle case intorno alla mia. Aspetto ancora qualche secondo perché so, per esperienza pluriennale (non dimentichiamo gli anni del bradisisma, per carità), che le persone inizieranno ad affacciarsi e guardare le finestre altrui.

Eccoci qui.

Manco dovessimo contarci.

E succede sempre.

Un’altra sigaretta, una chiacchiera al cell con Alice e Da Queen catapultate in strada, un invadente risveglio della sora marchigiana per sincerarmi della sua esistenza in vita e a nanna di nuovo.

Stasera teatro. Splendido spettacolo della Alice. Si chiama Frozen, è all’Agorà 80 a trastevere e ci resta fino a domenica. Andateci.

E’ una storia di madri, teorie e pedofili. Emoziona, irrita e scatena domande senza risposta. Loro sono in tre, sempre in scena e bravi da paura.  Ma Alice di più. Ha un cazzo di carisma sul palco, quella donna, che mi commuove ogni volta.

La questione della pedofilia mi affascina oltremodo, ne ho già parlato. Le teorie giustificazioniste le odio. Su qualunque piano, ormai. Non dovrei, forse, essere così radicale nel pensare che anche nel peggio di sé si abbia possibilità di scegliere. Magari l’opzione è un lusso che non tutti si possono davvero permettere. Ma se non tutti, taluni possono e, fondamentalmente, resto dell’idea che se scegli azioni distruttive non esistono giustificazioni teoriche, solo la tua testa di cazzo. Con tutto quello che ne consegue. Nelle piccole come nelle grandi cose.

Ne riparleremo.

Passiamo al giochino (che mi costringe a fare una valanga di link, che palle).

Premio Symbelmine:

Sono stata chiamata in causa da Nelson, la ringrazio, ovviamente.

I sette blog che consiglio:

  1. collez, che è il mio raggio di sole quando si degna di scrivere;
  2. Trudi, che troppo bene assaje le voglio;
  3. Altung che scrive poco, è vero, ma è amico mio;
  4. Il Dandy, che ormai è un coautore di Penelopebasta;
  5. Sarcò, che è il detentore dell’ironia ebraica che io mi so’ persa negli ultimi mesi;
  6. Marassi, grande vignettista e attento analista;
  7. Il caporale Reyes, conciso e preciso in ogni intervento.

Non me ne vogliano gli esclusi, son le 3 di notte e di meglio non so fare.

Stiamo arrivando ai 100.000. Si festeggerà al The Choice. Poi lo linko.

Fatto.

Per il resto, vorrei essere capace di trovare parole che non siano le solite che vengono fuori a valanga ogni volta che si inizia una storia. Ma sembra non ce ne siano altre. Una donna così non l’avevo ancora incontrata. Una cosa così non l’avevo ancora vissuta. Una certezza così potente non l’avevo ancora assaggiata. Per quanto assurdo possa sembrare.

Buonanotte, silenti lectori.

 

 

 

Gone

3 Aprile 2009 penelopebasta 12 commenti

gatta-sedia

Soundtrack: Meg - Senza paura

Mi mancherai dolorosamente.

Ti ho dappertutto e voglio che tu rimanga dappertutto.

Sorrido a vederti adolescere e impazzire. Biancaneve coraggiosa.

Mi lascio investire da cose che non conosco e rido. Di solito mi spavento come una maruzza. Di solito mi sembra disdicevole non conoscere qualcosa.

No, non mi fai sentire a casa, no. Mi fai sentire dove mi trovo. E’ un po’ di più, è un po’ diverso, è un po’ esplodere, non è implodere su di me per l’ennesima volta.

E ho buttato al cesso trent’anni di onorata e meritevole carriera da stratega dei corpi altrui.

Una tetraplegica ebetoide. Non me ne vergogno affatto. Neanche un po’. E non so quando passerà.

Mi fa strano sapere che mi vedi. Del tutto. Non sono abituata, non credo di inventarmelo.

In questi giorni mi sono chiesta cosa voglio.

In generale.

Cosa voglio dalla vita, cosa voglio da me. Cosa ho voluto e cosa ho avuto.

Mi sono ricordata dei miei passati progetti e obiettivi e di quanto ci sia stata stretta fino a soffocare.

Mi sono ricordata di quanta paura avevo/ho di non essere capace. Capace di.

Non ce l’ho, un progetto e un obiettivo.

In realtà voglio quello che ho. In questo momento. Domani si vedrà.

Si vede che la precarietà è il mio modo. Si vede che ho bisogno di poco. Si vede che mi piace cercare e non trovare. Si vede che mi piace camminare senza sapere dove andare. Non lo sapevo.

Mi accompagni per un po’, Biancaneve?

Nel frattempo sta attenta a non farti male, nel frattempo sta attenta a non perderti nel bosco, nel frattempo mi mancherai. Nel frattempo vivi.

Nel frattempo vivo.

Buonanotte

 

Peraltro si avvicinano i 100.000, si dovrà organizzar qualcosa. Qualcosa ho in mente. Lo comunicherò, silenziosissimi lettori di codesto blog.

 

Fire Player

31 Marzo 2009 penelopebasta 2 commenti

penny-di-fuoco

Soundtrack: Waldeck - Why did you fire the gun?

Non ci provare, Biancaneve.

Non ci provare a sfidarmi sul mio terreno.

La leggo la voglia che hai di buttarti giù senza paracadute per vedere che sapore ha il vento durante un volo a caduta libera.

Non provare a provocarmi ad usare le parole giuste per le cose giuste. A  dare alle azioni che fai il nome che hanno.

Ho nostalgia di quella voce. Sì.

Ho stampata in fronte quella faccia da impunita che hai. Sì.

Non-Mi-Sfidare.

Ci potremmo arrivare con calma.

Ma tu hai fretta.

E pure io.

Allora corriamo.

Flessibilità

29 Marzo 2009 penelopebasta 10 commenti

penny-araba

Soundtrack: Jazzamor - Things we do for love

Lanciarsi.

Ritrarsi.

Osare.

Mimetizzarsi.

Tracce ovunque.

Stato di assoluta perdita di me.

Resto al mio posto ad occhi bassi. Ché alzarli è pericoloso per un sacco di buoni motivi.

Costa molto.

Di solito sono io quella che calma.

“ma che cazzo di gente hai conosciuto per essere tu quella che calma?”

Gente come me. Gente con l’anima abitata da folle urlanti in perenne rave chimico.

La tua voce la mattina.

Acqua fresca.

La tua voce di notte.

Onde.

Perdo sicurezza e presunzione e mi sciolgo come una pupazzetta di cera sotto al sole.

Condivido con chi posso e come posso. Lacrimo giusto un po’ per le necessarie esclusioni.

Cazzo, non so niente di te.

Affanno in un mare di sms.

Hai la schiena di un’adolescente.

Esco dal mondo dei fratelli Grimm e entro in un concerto metal. Ma non ci sto. Al punto di non accorgermi di essere io.

Pretendo di nascondere Alice coprendola con il mio corpicino e dimenticando, completamente, di essere parte della sorpresa.

Prendo le mani di Alice e Da Queen e provo a sistemar loro le dita in modo che riprendano ad alternarsi. Non ho voglia di vedere niente altro che armonie.

Penelope è caduta nella diabetica trappola che aspettava e ripete la sua storia 100 volte alle amiche che chiedono tutto.

Penelope finge di non aspettare. Le amiche la guardano, sorridono e la cazzeano. Le amiche le ricordano in quale casino si sta infilando. Anche le costole le ricordano in quale casino si sta infilando.

Non ora, per favore, non ora.

Zucchero

24 Marzo 2009 penelopebasta 11 commenti

pennybella1

Soundtrack: Boozoo Bajou - Take it slow

Signore e Signori, buongiorno.

Sono a casa in post febbrone.

20 ore di sonno con poche interruzioni.

A tratti la sua voce.

A tratti immagini.

Che meraviglia.

Si avvicinano i centomila. Peraltro scopro che si procede anche se io non scrivo. La prova provata che il mondo non si regge sulle mie chiacchiere.

Ah. Che liberazione.

Ora, diciamocelo, non ho nulla da dire e una gran voglia di urlare il suo nome.

Adolesco. Mi intenerisco. Divento mansueta. Mi sento una cavalla recalcitrante che si placa solo con zollette di zucchero offerte da una mano. Quella mano.

Io che pensavo di aver visto tutto, sentito tutto, capito tutto. Mi ritrovo dentro una cosa diversa e difficile da maneggiare. Certo, sarebbe meglio se mi lasciassi andare di più. Ho un’ansia prestazionale che la metà basta. E una paura che mica pizze e fichi.

Ma anche no.

 

 

Oh cazzo

21 Marzo 2009 penelopebasta 3 commenti

divieto di transito

Soundtrack: S-Tone inc. – Venus

Traccheggio perché so che non dovrei.

So bene che non dovrei scrivere nulla, so bene che questa cosa non è altro che mia. E sua.

Non ho avuto altro modo che dormire 12 ore per placarmi.

La Penelope adolescente scorrazza per la città con uno striscione rosso fuoco con il suo nome scritto in bianco, urlando come un hooligan.

La Penelope bambina ne vuole ancora. Non le basta.

La Penelope adulta (?) ride di sé, dello stato di alterazione di coscienza che non sparisce, della sua inaspettata confusione mentale, della prevedibile defaillance strategica, perché quando ti trovi i sogni tra le mani ti viene solo da spalancare la bocca a paralizzarti come un’ebete.

Censuro cauta i pensieri che vorrei trasformare in parole scritte. Non so ancora perché mi dibatto tra il desiderio di tacere e quello di urlare.

Tra la voglia di farle sapere come sto, come mi sento ora e quella lasciare che sia la mia voce a raccontarlo a lei. Lei sola. No one else.

Non ricordo mi sia successo molte altre volte.

Raccontare cosa poi? io non voglio che nessuno sappia com’è. Io non voglio che nessuno ascolti o intuisca o percepisca cose destinate a me. A me sola.

No.

Non ne saprete molto, o lettori di codesto blog.

Me lo godo da sola.

 

P.S. Se a qualcuno interessa il testo di Pretty Little Thing di Fink, la trova qui e chi ha voglia di farne una traduzione, la posti, che io sono inabile a tradurre.