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Piccole lesbiche crescono

13 Febbraio 2009 penelopebasta 8 commenti

Soundtrack:

Capitolo 1 – ricordi da ospizio

Ho iniziato a leggere verso i 4 anni e mezzo, tanto per sminuzzare le palle a mia sorella che faceva i compiti il pomeriggio. Intorno ai 6 ho letto il mio primo libro. “L’isola del tesoro”, regalo per sfangare il pomeriggio dopo l’operazione di adenoidectomia. Nella mia era le adenoidi erano ritenute licheni superflui che rendevano anche un po’ scemi, e i bambini esseri privi di sensibilità fisica e psichica operabili live e a mani nude. Come i vecchi, la prendo sempre troppo alla lontana. “Piccole donne” e “Piccole donne crescono” di Luise Mae Alcott sono stati la mia bibbia intorno agli otto anni. Anche “I ragazzi di Jo”. L’ultimo non me lo ricordo. Si ragionava stasera, con la R*, che se si aveva qualche dubbio, a ricordarsi quanto ci siamo potute innamorare di Jo, li abbiamo fugati tutti. Eravamo lesbiche da subito. Com’è che si chiamavano quelle tre miserelle sorelle? Amy e Beth me le ricordo. Una muore. Pure. Ma Jo era IL mito. I capelli corti. Ragazza fattiva e senza orpelli. Faceva giochi da maschio. Era ribelle  e molto handy. E che cazzo di fine le fanno fare? sposata ad un maestro inutile e privo di midollo. Un minollo. La rabbia che mi prese. Sarà stato un matrimonio di convenienza. Omosessuali tutti e due. Sicuramente.

Lesbica si nasce. E’ evidente.

Capitolo 2 – Lavorare stanca

Domani mi tocca andare allo sciopero generale dei metalmeccanici. Mi tocca proprio. Non mi posso esimere. Cazziatoni a go go perché non ho preparato gli striscioni. Accordi sottobanco per farmeli “imprestare” da chi li ha fatti. Al lavoro giriamo con i nasi da pagliaccio in faccia. E’ la nostra protesta. Veramente è la protesta degli specialisti ma noi solidarizziamo. Naturalmente la cosa è troppo sottile per essere compresa dalla nostra utenza minimalista. Ma a noi va bene così. Si mangia anche a dismisura. Qualsiasi cosa sia commestibile e ininterrottamente per tutta la giornata.

Il colesterolo ringrazia e anche il mio invidiabile, e prossimamente perso, fisichetto.

Capitolo 3 – Folgoranti considerazioni

Non riesco più a capire che impressione faccio alle persone con le quali interagisco. Non mi rendo conto. Non mi viene in mente. Non ne ho idea. Prima lo sapevo. O quantomeno immaginavo di saperlo. Suppongo di avere smesso di guardarmi con gli altrui occhi. Non mi è chiaro se sia una buona cosa. Potrebbe semplicemente essere un segno di psicosi avanzante. E’ un po’ spiazzante però. Prima avevo in mente cosa volevo sembrare e mi pareva di riuscirci perfettamente (niente commenti pliz). Ora non me ne fotte proprio di sembrare qualcosa e non so cosa pensare. Poi vedo le reazioni di taluni e mi stupisco come un’idiota. Il mio narciso è confuso e non poco. Mi capita financo di sentirmi sicura e determinata. Insisto con la teoria della possessione in alternativa a quella della schizofrenia o della doppia personalità. Non si spiega altrimenti. Certo, la superbia progredisce e la tracotanza pure. Mi sono anche convinta di essere capace di ottenere quello che decido di ottenere. Delirio di onnipotenza. Bisognerà trovare un equilibrio.

Farmacologico, appunto.

Capitolo 4 – Amici

Strano accorgersi che si possano avere difficoltà di comunicazione con le persone con le quali si è più abituati a comunicare. Il fatto è che di solito non dico quello che sento e, soprattutto, se qualcosa mi ferisce o mi sgomenta, lo impacchetto e lo chiudo da qualche parte. Naturalmente, una volta esaurito lo spazio per i pacchetti conservati, ho esplosioni immotivate e ingiustificabili che tendono alla devastazione del territorio. Ultimamente sono, invece, piuttosto incontinente. Questo mi alleggerisce. Ma è anche faticoso. Ma anche no. Ho sempre pensato che dire quello che penso quando lo penso, possa allontanare le persone cui tengo. Ferire in modo irrimediabile. Uccidere magari. Quindi meglio lasciar perdere. Scopro ora che tirar fuori una cosa alla volta è gestibile, non fa troppo male, può essere discusso e ridimensionato, anche confutato per intero. E non muore nessuno. Nessuno si fa male. Non si smette di voler bene (terrore primordiale). E’ anche una responsabilità, se dici puttanate, le hai dette; se dici cose forti, le hai dette; se dici “questo mi ha ferito”, hai mostrato la tua pelle. Come se gli amici non sapessero già quanto sei fragile e dove fa male. Cretina che sono. Ti voglio bene, adolescenzialmente lo metto per iscritto, e ti voglio bene perché mi stai bene così e basta. Ci si dovrà riassestare un po’.

Pampers?

Capitolo 5 – Crisi di mezza età

Ziasaimon ed io siamo nella crisi dei 46. La R* è nella crisi dei 38. Mia sorella è nella crisi dei 50. Il fab è nella crisi dei 49. M* è nella crisi dei 35.

MA QUANDO CAZZO INIZIA ‘STA CRISI E QUANTO CAZZO DURA?

Week end

9 Febbraio 2009 penelopebasta 3 commenti

Soundtrack:

Sono in colombaia. Sul portatile del Ciccio in partenza. Lui, non io. Gli sto consumando le ore in pennetta in perfetto stile scrocco selvaggio.

Ho da premettere che in questo periodo cammino per il mondo come se ce l’avessi solo io.

Saranno i neuroni che vanno e vengono e si perdono i contatti con la realtà circostante.

Un giorno di questo una delle mamme in sala d’attesa mi tirerà i coppetielli (=coppette di carta, N.d.T.) stufa delle mie passerelle da nana impazzita.

Machissenefotte.

Poi.

Week end a Napule con Alice e Da Queen, direttamente importate dalla capitale, e R&B.

Non saprei da quale parte cominciare, considerando che ancora non è finita.

Potremmo parlare del viaggio di andata assolutamente infinito. Credo che arrivare a Bologna a piedi avrebbe necessitato di un tempo di percorrenza minore.

D’altra parte colpa mia che sono tarda a partire.

Prima serata nell’assoluto lesbicaio del Mutiny, ad ascoltare amiche sonanti.

Un lesbicaio total lipstick.

It’s a long way…

La Alice sta cercando di fare di me una lipstick battezzata e cresimata ma, in base a quello che ho visto venerdì, le ci vorranno le prossime tre vite. Consecutive.

Ne ho viste cose che voi umani non potete immaginarvi…

Lipstick in mutande che rimproveravano lipstick in reggiseno, camion d’assalto preda di istinti irrefrenabili dare vita a spettacoli che a pagarli c’è solo mastercard, junior lipstick che hanno davvero interiorizzato il concetto del “cellhosoloio”, vintage camion crollare sotto il peso delle 5 ore di guida e della sveglia alle sei e del “si è fatta una certa” che corrispondeva alle tre di notte.

Ci è voluto parecchio ma finalmente qualcuno ha afferrato il concetto che HO UN’ETA’. Cazzo. Non mi regge vabbè? Un po’ di rispetto per i miei tentativi e per la mia buona volontà. E anche per la mia strabiliante genetica.

Sabato vorticoso.

Passaggio dal mio parrucchiere, nonché pater di una delle signorinelle del GF8. Momento gossip assoluto. Sex and the city pure, sembravamo. Uscite dal peluquero come fossimo sulla fifth avenue. Taglio pulcinesco per me, taglio radicale per Da Queen e “stiro e ammiro” per Alice.

Ma non eravamo sulla fifth. Ma va bene uguale, ‘o munn’ è cumm’ t’ho fai ‘n capa (=il mondo è come te lo fai in testa, N.d.T.)

Ho chiesto e ottenuto dalle mie amichette il giuramento che, il giorno che mi vedranno soccombere sotto l’ormone impazzito e dare spettacolo di me al di sotto della linea minima di dignità, mi infileranno un tovagliolo in bocca per ridurmi all’inattività.

Piccole riflessioni da tavolo da pranzo, queste, accompagnate dalla consapevolezza che io, proprio, il ristorante vista mare a Marechiaro, non me lo posso permettere. La prossima volta propenderei per fritturine cash and carry.

Passeggiatine e puntatine ad effetto per ammirare panorami e gustare sapori. E’ pur sempre una soddisfazione e c’è da dire che questa città non delude mai, sotto quest’aspetto. e me ne sono sentita fiera. Non capita spesso. L’energia ti arriva dal basso e ti schiaffeggia. Devi restare teso e contratto per sostenerla. Rigenerazione, se dura poco. Se non la vivi quotidiana, questa è la terra delle meraviglie.

Incontro con vecchie amiche per rimettere in piedi un progetto di 22 anni fa. La bellezza del poter riprendere qualcosa tra le mani e farlo diventare nuovo e vivo. Impagabile.

Cena alla colombaia in stile “visita di Sant’Elisabetta”. Sono andate via (Alice&Da Queen, R&B e Ziasaimon) solo dopo avermi visto perdere i sensi e collassare. Erano le tre passate.

Oggi ho cercato di recuperare con un po’ di calma e un bagno rilassante nelle chiacchiere col Ciccio Favoloso. Con i suoi occhi tristi che non si possono guardare a lungo e senza argomenti per controbattere. Solo ascolto. E lo scrivo apposta, sia chiaro, dato che questo blog è spettacolare.

Stasera reunion che più reunion non si può. Prima o poi scriverò dei tempi che non scorrono, di quelli che scorrono troppo in fretta e di quelli che scorrono da un’altra parte.

Stare sola nella colombaia mi sembra quasi ingiusto.

Questa casa, vuota, è solo un posto per dormire. Non mi piace.

Non ho visto il pater. Sarà per la prossima volta.

Mi sento bene. In qualche modo libera. E leggera.

Mi sembra persino di essere capace di vedere i miei contorni e i miei confini. Spero sia vero.

Ho due cose importanti da fare.

Adesso so che le farò.

 

Prossimamente: L word Sesta Serie (the final)

 

 

 

Lesson number n

20 Gennaio 2009 penelopebasta 6 commenti

WARNING: POST MELENSO con soundtrack melensa

Oggi, nel merdaio generale detto “posto di lavoro”, ho capito che dovevo prendere aria.

Sono uscita e mi sono guardata intorno. E sopra. Mi sono fermata a fare quelle cose da collezione harmony, quelle di bassa lega e nessuna importanza.

Ascoltare microsecondi di silenzio.

Sentire il vento che passa tra le foglie e aspettare che mi arrivi in faccia a far vibrare le sopracciglia.

Guardare gli alberi da frutto dei vicini con i rami aggrovigliati e scomposti come i miei capelli la mattina, senza desiderare di scavalcare la recinzione e potarli a modino.

Seguire le nuvole in corsa e chiudere gli occhi quando arriva il raggio di sole.

Fumare la sigaretta con gusto erotico formulando pensieri irrispettosi ma estremamente stimolanti.

Godermi la solitudine.

Realizzare che sono in grado di restare seduta su una balaustra di ferro per 20 minuti senza fatica.

Nutrirmi della bellezza del mondo prima di tornare ad avere a che fare con la bruttezza di taluna umanità.

Per un quarto d’ora circa sono riuscita a vedere la piccolezza e la miserevolezza di persone e fatti e atteggiamenti e comportamenti.

Ma giustificare mi è parso eccessivamente faticoso, restare indifferente un’impresa buddista fuori dalle mie capacità.

Ma se ne andassero affanculo, infine.

Non ha molta importanza.

Importante è cercare di tirar su un’amica che sta esplodendo, importante è realizzare quando un supposto cataclisma è un’opportunità per ricostruire, importante è sentire che con un posto non hai più nulla a che spartire e che andar via non è poi un’ipotesi tanto spaventosa. Anzi. Liberatoria direi.

Riflettere.

In realtà significa “rimandare un’immagine”. Allora perché si riflette in solitudine e si da per scontato che farlo permetta di capire meglio? Domande epocali e, soprattutto, retoriche.

Chissenefotte.

Riemerge da un passato assolutamente remoto una persona non perduta e una proposta dolce e delicata. Certo, è già successo 20 anni fa e si tratta di ripetersi. Ma non sembra casuale. Avrà un senso, una collocazione. Una faccenda che si incrocia perfettamente con il mio presente migliore. Buon augurio.

Niente si perde del tutto. Quello che fai di buono ritorna e non disgusta. Quello che fai con entusiasmi bambini ed energia irragionevole, ricompare a sorpresa a ricordare che non sei solo questa melma indistinta.

Le persone che ti hanno dato, cui hai dato, non si allontanano mai del tutto. Non è solo quello che vedi, è la tua intera storia che ti segue inciampando e scivolando, di tanto in tanto, sulle merde che inevitabilmente lay on the ground.

Shit happens, ma anche no.

Melensa stasera, saranno gli occhiali della farfalla rosa, sarà che proprio in questo presente mi rifiuto di riconoscermi, sarà che avere a che fare con personcine perbene fa bene. Più di quanto faccia male avere a che fare con persone permale.

La testa immagina il mare.

Forse il centro per il quale lavoro salta, forse no. In ogni caso, non è la mia vita, è il mio lavoro.

 

Untitled

17 Gennaio 2009 penelopebasta 18 commenti

Immagine a piacere

Soundtrack: Niente che devo svuotare il box, è pieno. Se ne parla domani.

Questo è un po’ difficile da scrivere.

In galleria urlo ininterrottamente. Urlo e lacrimo. Disperata e rabbiosa. Sono umida dentro e fuori. Spaventata. A morte. Paura di perdere di nuovo tutto. Paura di perdere. Di restare di nuovo senza niente di niente. Come sempre. Come è già successo. Deja vù. Mi fa male.

E non so che farmene di tutta questa paura, non so dove metterla, non so in cosa trasformarla, non so nemmeno con chi condividerla.

Non mi piace annoiare. Non mi piace ripetermi. Non mi piace esserne ostaggio.

Recalcitrante.

Come sempre.

Ri-partire, ri-cominciare, ri-trovare, ri-cercare, RI-. Da sola.

Non è che io pensi di non farcela. Io sono pietrificata dal terrore.

Come mai prima. Come sempre.

Sono le quattro del mattino, sono stata al Circolo degli Artisti con le mie Amiche. Ho bevuto. Ho ballato. Dovrebbe essere bastato.

Non è bastato.

In macchina facciamo un gioco, il gioco di V**. Serve radio Subasio che mette canzoni assurde senza spazi. Si dice “la prossima è tua”.

A me è toccata “la forza della vita” di Paolo Vallesi.

No, dico, mi si prende per il culo?

Per quanto tempo ancora mi tocca produrre energia nucleare sufficiente a rimettermi in piedi ogni due anni? Quando finisce? Quand’è che a me tocca di costruire pensando che non finirà o svanirà o si dovrà abbandonare per un qualsiasi cazzo di motivo di merda esterno alla mia volontà?

Io voglio sapere quando sarà il momento di costruire per la gioia di farlo e non per la fretta di sopravvivere.

Voglio sapere quando tocca a me.

Voglio una casa che sia la mia, voglio un lavoro che non mi sfugga dalle mani, voglio tenermi con delicatezza e serenità le cose e le persone che mi guadagno facendomi un culo così.

Dio solo lo sa quanto investo e quanto credo nelle cose che faccio. Ma pare se ne fotta altamente.

Vado per i 46.

Dai 19 in poi mi sono reinventata ogni due/quattro anni.

Almeno 9 vite fino ad ora, a occhio.

Ho il terrore di farcela di nuovo.

Strano a dirsi.

Ben strano karma, potrei dire se ci credessi.

E un tempo ci credevo.

Non riesco a calmarmi stanotte.

Ho freddo, tremo come un’idiota e sono fuori di me.

Abbracciami. Forte forte, come si abbraccia una figlia che deve partire, come se fossi una bimba che si sveglia di notte, come non avessi altri che me. Come se volessi proteggermi. Come se mi volessi calmare.

Miii, quando arrivo a soffiarmi il naso con il lenzuolo vuol dire che sono alla frutta.

 

Le Tre Grazie resuscitano la mia moto.

20 Dicembre 2008 penelopebasta 6 commenti

honda-cm400t

Soundtrack: Bruce Springsteen – Born to run (che ho appena scoperto di non avre, cazzo, ma è tardi, ci penso domani)

Da non credere. Non si può credere. Non è dato credere. Incredibile.

R*, Alice e Da Queen mi hanno, oggi alle sei e mezza, consegnato un fogliettino per il ritiro della mia moto da due anni in coma dal meccanico, come regalo di Natale.

Sono orrenda nel ringraziare. Quando una cosa fa piacere, mi fa piacere, mi fa felice, qualsiasi formula di ringraziamento mi pare generica e standardizzata. Le parole non contano un cazzo. Forse i gesti, ma non abbastanza. Le Tre Grazie le abbraccio per molto meno.

E questo è moltissimo. Ci vorrebbero le braccia di Mister Fantastic. Ma anche questa non è la misura.

Mi sento una bimba viziata. Molto viziata.

Non ci posso credere.

Ho una polpa al posto dei polmoni. Mi è sparito il pancreas e il cardiomuscolo vagola rintronato.

Domani vado a prenderla se tutto va bene, sennò lunedì.

Miiiii.

Non ci salgo da due anni. State lontani dalla tangenziale est… Sarò anche senza assicurazione. Per ora la riporto solo sotto casa.

Mi mancano pezzi di attrezzatura e la giacca mi va due volte ormai. Ma i fondamentali ce li ho.

Non mi faccio capace.

L’ho già detto?

Poi torna pure il fab.

Io non so come possa accadere. Io non so come ho fatto a meritarmelo. E non è un attacco di autoqualcosa (o sì?), è proprio una domanda. Considerando che i miei ultimi anni non sono propriamente caratterizzati da generosità ed altruismo. Affatto.

Bimba viziata. Quello quell’è. E pure fortunata. Lo dico spesso. E’ bene che io me lo ricordi. Deve essere un bonus di default.

Omygod. Peccato faccia freddo. Ma in primavera voglio scorrazzare come una quattordicenne. E mi voglio comprare un casco decente, dovessi pagarlo a rate. E un pantalone da pioggia come quello di A*.

Posso smettere di invidiare tutti i motociclisti che vedo.

Che bello.

Che belle che siete, stronze di amiche del cazzo. Da due giorni a prendermi per il culo e a mandarmi per i campi. Stronze tutte e tre. Organizzate come soldatini. Ad ognuna un ruolo e tutte fichissime e rilassatissime e adeguatissime. Silenzi, telefonate, controtelefonate, richieste di informazioni casual. Il tutto facendo leva sui miei punti deboli. CESSE.

Come se ci volesse tutta ’sta organizzazione per prendere per il culo una banana come me.

E mi avete fatto felice come una cogliona.

Lo sapete che mi secca. Emozioni così mi entrano dentro e non so più come farle uscire. E lo so che la sto facendo lunga, è che mi viene da commuovermi come quando vedo i film di Disney. Vaffanculo.

E se qualcuno mi mette gli occhi addosso, glieli cieco. Warning.

 

 

 

P.S. Argomento alter: “Adesso silenzio ” – disse la diva mentre accarezzava  il boa di struzzo appoggiato sulle spalle.

Giornata complicata

11 Gennaio 2008 penelopebasta 6 commenti

diavolotasmania.jpg 

Sountrack: Cat Stevens – Father and Son 

Fino ad ora è stata una giornata complicata.

Alla faccia dell’oroscopo 2008. Vaffanculo.

Due notizie difficili da gestire. Assaje.

F** è in cinta. Ne sono felicissima, lo aspettava da tempo e si era anche avvilita. Invece eccolo, è arrivato da qualche giorno e già scatena ormoni alla mammuzza e ansie abbandoniche a Penelope.

Ma quanto egoismo c’è nelle ansie abbandoniche? Una quantità non giustificabile, a pensarci. Complicato per me, quindi, essere felicissima per F** e abbattutissima per il mio futuro al lavoro contemporaneamente.

Perché lei è il mio assoluto alter ego lì. Ho trovato complicità e affetto e attenzione e mentalità similare in lei e, di sicuro, mi mancherà molto nel quotidiano.

E torniamo al concetto di egoismo infantile intrinseco nell’ansia abbandonica suddetta. Non mi sta bene per niente questa cosa. Anzi, mi pare pure orrenda. Quanto si deve crescere per smettere di pensare che il mondo sia tutto, completamente, tuo? Quanto grandi si deve diventare per non considerare le persone addentellati imprescindibili della propria affettività (questo pensiero l’ho scritto in un modo che non ho capito neanche io). Ovvero, cosa mi da il diritto di pensare che le persone alle quali voglio bene siano solo mie e non possano avere altro all’infuori di me? Qui bisogna cambiare qualche cosa. E imparare ad accettare il passaggio fugace delle persone di qualità (perché la gente di merda, di solito, resta un sacco di tempo).

Mi fa un po’ paura anche il fatto che quando sarà madre, avremo meno cose in comune e soprattutto verrà meno il cazzeggio post-adolescenziale professional/pomeridiano. Mannaggia, mi divertirò di meno al lavoro. 

Su questa cosa si ha da riflettere: non è un lutto, porca puttana, è una bella notizia che riguarda una persona cui voglio un sacco di bene. Punto.

In bocca al lupo F** e M** e, soprattutto, non scegliete nomi di cazzo troppo fantasiosi.

Per una persona che se ne va, una che torna e, come poco fa parentesizzato, person’ ‘e mmerd’, ovviamente.

Mio padre è tornato con la sua ex-moglie. Ora, la cosa non dovrebbe risvegliare il benché minimo interesse in me: sono cazzi suoi, viviamo a 300 km di distanza, quando torno a Na manco glielo faccio sapere di solito e oltretutto la solitudine a 78 anni deve essere faticosa. Invece no.

Mi sono incazzata come un diavoletto della tasmania.

A parte che ho il terrore reale che quella bugiarda patologica, psicolabile e ritardata mentale della moglie me lo ammazzi (e anche il cane, che già ci ha provato), mi sento in qualche modo tradita (?) e delusa (?).

Difficilissimo spiegare la questione del tradimento senza partire con l’infinita mia storia familiare fino a risalire alle palle di Abramo, considerando anche che, quando si è separato, mi sono guardata bene dal tornare o dargli una mano o preoccuparmi del suo futuro. Ma questo nella mia famiglia (?) è normale. Allora non lo spiego, lo so solo io, voi lettori vi fottete.

La delusione è più semplice da spiegare e meno profonda. Ho visto mio padre rincoglionirsi e ridursi una inutile ameba al fianco della stronza moglie, l’ho visto perdere amici, dignità, territorio, credibilità, grinta e salute mentale.

E non è poco.

Senza di lei, malgrado i suoi lamenti di Portnoy reiterati e ingiustificati, il pater è rifiorito (con lui anche il cane, una gentilissima labrador ridotta dalla stronza a una palla obesa di nevrosi invincibili e ora in splendida forma ed equilibrio).

Il pater non ha il coraggio di dirmelo, aspetto sfregandomi le mani e preparando le parole da usare.

Mio padre ha la capacità, qualsiasi cosa faccia, di schizzare dolore su chiunque nel raggio di chilometri e, siccome nel raggio di chilometri da lui ci siamo solo noi che più o meno gli vogliamo bene, scontiamo l’ennesima sua scelta senza costrutto.

Immagino che si possa pensare che la mia sia una reazione esagerata, ma esistono fatti che portano alla mia esagerata reazione, non si tratta di questioni tra figlie gelose e padri sfuggenti, ma di figlie senza padri e padri senza figlie.

Sti cazzi, dicono a roma.

Finalmente il capodanno che volevo.

1 Gennaio 2008 penelopebasta 7 commenti

il-boom.jpg 

Soundtrack:  Incognito – Still a friend of mine

Oggi devastata, non ho più capacità di recupero. Ma non me ne fotte proprio…

Ho anche qualche difficoltà a formulare pensieri congrui  e ricordare regole ortografiche e morfosintattiche dell’italiano. E non ho neanche bevuto.

Ieri pomeriggio arrivate C** e I**, felici del nuovo tom tom che le ha condotte al mio indirizzo della grande metropoli senza i soliti intoppi. Il tom tom ha parte fondamentale nella serata.

Chiacchiere e chiacchiere, mi hanno portato i “sapori e Napule”, che sarebbero mozzarella e pane.

Quindi andate al boom, a trastevere, dallo zio di L** per cenone con il supporto del tomtom. Fantastico, una via diretta.

L** ci ha preparato un gran bel tavolo, con una composizione di candele rosse che mi ha permesso, in vari momenti della serata, di entrare in meravigliosi loop autistici piro-ossessivi.

Abbiamo mangiato e parlato, pariato su una cripto che tanto cripto poi non era, I** ha respinto l’assalto (letteralmente) di 3 dico tre ometti impazziti. Quando I** ha detto a uno di loro che eravamo un tavolo di lesbiche, l’intero gruppo di appartenenza dei manzi si è freddiato e ha smesso di festeggiare.

Domanda di C**: “Secondo te siamo desessualizzanti?”.

Mangiato e parlato e mangiato. Amiche. Nessuna pressione, nessuna finzione da ultimo dell’anno, nessuna estremizzazione di emozioni, nessuna ricerca del “qualcosa per stare bene”. Una meraviglia. Davvero il capodanno che volevo.

Quando ci siamo sentite stanche, siamo andate via. Un saluto alla mia nipote che lavorava al testaccio, e a casa.

Felice, io. Perché alla fine è stato un buon anno. Pieno di cose e persone e meraviglie e miracoli e gesti e fatti e emozioni e sensazioni e acquisizioni e novità e amicizia. Parola che ricorre, ormai ossessivamente.

Chiacchiere a casa e poi a nanna alle 4 e 30 dopo telefonata dalle maldive di Marco e Francesco.

Ore 5.00: chiama Elide. Senza taxi, senza bus, senza niente. Mi vesto e scendo con il tomtom, altrimenti sarei ancora in giro per Roma alla ricerca del mattatoio. Trovo mia nipote ibernata nel piazzale in compagnia di due individui sospettissimi che, invece, le avevano gentilmente fatto compagnia in attesa di me.Torniamo alle 6. Mi viene da ridere. Sono riuscita a fare l’alba anche senza andare in discoteca (unz-unz).

E sono felice. E sono fortunata. E tutto è andato come avrei voluto. Grazie

Baci e buon anno a tutti tutti