bah!

Soundtrack

Quando litighi con uno: è stronzo lui.

Quando litughi con due: è una pessima giornata.

Quando litighi con tre: hai un problema.

Certo non è alta filosofia, devo averlo sentito in un serial televisivo pomeridiano, ma mi sembra sensato.

Mi vengono in mente molte cose sulle quali riflettere.

Fermo restando che sull’ultimo episodio si è trattato solo di “giusta reazione”, qualcosa non va lo stesso.

La prima cosa che mi viene in mente, al di là di quello che le persone importanti per me mi dicono, è che questo vivere costante in orrore economico mi sta trasformando in una bestia da sopravvivenza.

E’ il primo item e non casualmente. E’ risolvibile con poco, lo comprendo, vedo possibili soluzioni e mi fa anche cordialmente schifo. E’ come essere un tossico, un alcolista, un giocatore d’azzardo. Hai un pensiero in testa e mantieni lo sguardo fisso e penetrante su occasioni, opportunità, opzioni e soprattutto persone che ti possano tenere la testa fuori dal fango. Appunto: “una bestia da sopravvivenza”. Vedo anche che si è trasformato in un punto dolorante e debole, sul quale è facile colpirmi e farmi male. Un ottimo modo per distogliermi da altro. Non capiterà più.

Mi accorgo di essere monotematica e ossessiva nel comunicare. I temi sono due: Biancaneve e sopravvivenza. Immagino lo sfracantamento di palle. Suppongo anche si possa tollerare, ma solo nel caso in cui, di tanto in tanto, la bocca taccia e le orecchie si accendano. Cosa che evidentemente non succede secondo chi ho di fronte.

Sul secondo tema ho già detto; sul primo imparerò a tacere. Sulla accensione delle orecchie sospetto sia meno facile. I miei neuroni gemelli sono ossessivi, vanno a loop e questo, decisamente, si nota. Ho da imparare a mettere da parte la mia vita sentimentale, per quanto sia ancora in piena tempesta e formazione, per quanto sia ancora densa di astrusi colpi di scena e soggetta a variabili irreali, devo imparare. Non so come si fa, ma è una buona occasione, di quelle necessarie.

Più di una persona mi ripete, negli ultimi mesi, che la mia assenza si sente. Qualcuna mi dice anche che la mia assenza fa rabbia. Altre mi dicono che poi, nel mio esserci di questo periodo, metto solo in atto una sapiente strategia cartonata che suona più o meno “faccio finta, in realtà sono assolutamente altrove”. Nella quale strategia è prevista una durezza di quelle che non ammettono repliche.

Questo ho più difficoltà a capirlo. A sentirlo. A figurarmelo. Ma ci sto lavorando, ci arriverò. Mi viene da giustificarmi e so che, fin quando reagisco così, non ho capito l’essenza della questione (che è un modo gentile per dire che non ho capito un cazzo).

Penelope incazzosa tende a starnazzare come un’oca e ad affermare il proprio bisogno di essere dov’è, ad imporre la propria necessità di seguire i fruscii delle vesti di Biancaneve come e quando ne ha voglia. L’incazzosa Penelope si chiede cosa c’è di male in questo, nel suo essere dentro qualcosa che ha desiderato a lungo e che neanche sperava. Si chiede perché dopo due anni così difficili e lupeschi non le venga perdonato il bagno nei suoi privati sentimenti. Penelope si chiede anche se è questo il punto e ne dubita, ma ha bisogno di dirlo.

Ancora ci devo pensare, non mi torna e non mi basta. Ci deve essere altro e non so neanche se ci sono vicina, alla realtà delle cose.

Buon week end a tutti e passate a vedere le magliette: http://www.eshirt.it/gs/4a4b5e1008a29

 

Negozio ON LINE – Inaugurazione

Si inaugura oggi il mio negozietto di magliette on line.

Ce ne sono 4 per ora.

Il link eccolo qua.

Ce n’è per tutti.

 Non vi fottete le idee, che qua si suda e sanguina.

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Cosa non si farebbe per guadagnare 2 lire.

The Flying Freghnas

Non ho tempo per immagini e suoni.

Potrei andare avanti a cambiare tema fino al 2012. In fondo mi piace quello che avevo, ma ho voglia di cambiarlo e non ne vengo a capo.

Ho anche voglia di cambiare modo di stare in coppia.

Non voglio vedermi come l’unica che “ha bisogno”.

Non voglio essere governata dalla sindrome abbandonica.

Perbacco.

Quel senso di autocompiacimento/autodenigrazione che si tatua nell’orecchio: “ommioddio, ama me! come è potuto accadere?” mi ha un po’ sfragnato le palle e ne faccio a meno volentieri.

Fatti delle scorse settimane:

Incontro la mia ex al mare e penso che, cazzo, non me ne fotte neanche di chiederle come sta. Non abbiamo costruito granché in 6 anni.

Biancaneve è il mio pensiero costante. Adolescenziale. Che meraviglia. Ma c’è da recuperar qualcosa che si è perso/incrinato perché ci son questioni in gioco che son cazzi.

Siamo un gruppo strutturato in web. Una rete che si attiva sulle necessità di qualcuno e riesce a trasformarsi in una squadra efficace ed efficiente. Perché siamo quasi tutti senza riferimenti fissi, senza famiglia (omosessuali e pure emigranti, niente più?) e pieni di inutili conoscenti. Domenica le “Flying Freghnas”, ovvero Alice, Da Queen ed io, abbiamo organizzato un soccorso volante perfetto. Racconterò. Questa struttura mi affascina, mi piace, mi riscalda e mi rassicura anche. Non è da tutti.

La mia situazione economica è drammatica (ma che palle, Penè).

Feisbùk mi ha rotto.

Ho dei progetti.

Su di me.

Voglio scrivere un altro spettacolo.

Volevo parlare di tutt’altro.

Se non la smetto di perdermi per Roma e dintorni, mi infilo un tom tom in parti del corpo insospettate.

Buona settimana.

 

 

Cambio

Quando ce vo’, ce vo’.

Piace?

Nel frattempo

Soundtrack: ce vo’.

In macchina mi ritrovo a pensare che è arrivato il momento di lasciar andare delle cose. Di abbandonare. E che abbandonare non è sempre sinonimo di uccidere. Non so se ce la farò, è una impresa enorme. Devo pensarci ancora un po’. Mi chiedo molte cose, trovo molte risposte qua e là.

Entro a Napoli da via Marina. Buffi tentativi di abbellire con le palme una strada che sarebbe, senza nulla aggiungere, bellissima. Basterebbe lasciare libero il mare.

Mangio pesce. Vedo il Fab. Indurito e scintillante come la lama di una katana. Mi festeggia e demolisce con le medesime parole. Mi dice: “non sbagliare”. Mi dice: “sii felice”.  

Dormo come ‘na bimba dopo i miei rituali di buonanotte con gli amori sparsi.

C’è il sole, poi la pioggia. Sembrava umidità solida. Napoli ha un odore preciso quando piove. Un misto di polvere e sabbia e sterco e sale e catrame.

Ziasaimon mi regala un pantalone. Ferma in un punto preciso incontro almeno 5 persone che conosco. Via i capelli.

Cammino raccontando ogni passo via sms.

Mi allungo sulla città e mi commuovo a guardare le palme morte e moribonde e i pini con la corteccia rosso sangue. L’energia di questa città, in questo periodo, è malattia e morte. Come il resto del paese, ma, come al solto, qui si vede di più.

Vedo il pater, c’è da convincerlo a spostarsi. E’ tempo. Lui resiste, vedremo. Gli racconto di me. Non so se è più stupito, imbarazzato o disinteressato.

Passeggio, incontro, guardo le vetrine, mi maledico per l’indigenza cronica e chiacchiero con Biancaneve in testa e via cell. La nostra vita immaginaria.

Di nuovo il fab. Lo ascolto e vedo la nebbia che ha saputo tirar su intorno alle sue motivazioni. E’ bello il fab. Stronzo e bello. Lui è così, inutile stare ad aspettare altro da questo.

Cena con i soliti. Mi addormento di colpo. Sonnambulo sul divano. Non li saluto neanche.

Mi risveglio per sistemarmi alle 2. Alle 4 inizia l’inferno di tuoni e fulmini e vento e pioggia. Non riesco a dormire. Dalla finestra non si vede neanche il palazzo di fronte. Assordante. Accecante. Mi addormento alle 5.

Chiacchiere, cibo, ancora sonno, è saltato l’impianto. Il docfab è stanco morto.

Trovo la mia macchina con la fiancata devastata e lo specchietto penzolante. Non riesco neanche ad incazzarmi. Mi avvilisco.

Ascolto il concerto delle cantanti italiane per l’Abruzzo. bello. Ascolto Biancaneve cambiare voce e stringere la gola. Come sempre quando non è dove vuole essere. Non è bello.

Abbandonare. Lasciar andare. Separarsi. Imparare a farlo.

Improvvisamente mi sembra importante. Prioritario. Basilare.

Son cazzi.

 

Ho scelto

sinusoide

Soundtrack: Joe Jackson - Steppin’ Out

Ho scelto lei.

Con la sua camminata lunga e ritmata, con la sua voce sinusoidale, con il suo profumo di pulito ed energia.

Mi siedo, dopo due giorni densi come caramello, e mi accorgo che sono stanca e fortunata.

Ché a 46 anni amare in un modo che non conosci è una gran botta di culo.

Incontrarsi è una gran botta di culo.

Sì, lo so, avevo da andare al gay pride, avevo da andare a trovare mia zia, avevo da.

So anche che non è una novità che io abbia scelto lei e non il resto. Che ho sempre fatto così.

Ma non mi importa.

Un momento con lei è un momento rubato. Io non ci rinuncio.

Imparerò a mediare quando non dovrò più centellinare.

Mi fa anche paura questa mia già nota monogamia mentale e pratica. E parecchio.

Son fatta così.

E’ che svegliarsi all’alba e trovare il suo sorriso sul cuscino accanto al mio è il festival di Rio e i fuochi d’artificio della notte di ferragosto a Positano.

Ridere con lei raccontando storie fantastiche e senza senso è sole e vento ed aria fresca.

Sognare futuri alternativi è bello come l’acqua quando hai sete e il pane quando hai fame.

Io lo voglio un equilibrio tra il mio perdermi con lei e la mia enorme e colorata famiglia di sangue e sudore e denti. Voglio arrivarci senza perdere niente.

La mia gatta dorme, meglio che vada anche io.

Vi amo tutti, sappiatelo. Sono in fase peace & love.

 

Emozioni

piè

Soundtrack: Men at work - Who can it be now?

Tu chiamale se vuoi emozioni, diceva Lucio una trentina di anni fa.

Ci sono frasi che fanno parte del DNA. Che lo si voglia o no.

Un week end difficile. Di quelli che mettono microcandelotti di dinamite alle mie certezze.

Le mie antenne perennemente sintonizzate su radio-biancaneve.

When the going gets tough, the tough gets going.

Credevo di essere capace di controllarmi abbastanza da non finire completamente immersa nei labirinti della sua voce.

Non che mi dispiaccia. Ne sono talmente piena.

Ho, come sempre, paura di perdere quello che ho per distrazione e per mancata cura.

Troverò un equilibrio.

Le sue irrequietezze mi rendono instabile come un’immagine satellitare di cattiva qualità.

Mi ritorna in mente (ma cos’è, la giornata internazionale delle citazioni?) la questione di qualche giorno fa, la difficoltà di sentirsi amate per quello che si è.

Spiegavo a mia sorella la strana sensazione che ho ad avere a che fare con qualcuno che da me non vuole niente, che non mi vuole diversa, che non si spaventa per quello che sono.

Lei mi ha risposto: “deve essere difficile, dopo essere cresciuta dovendo sempre sapere cosa l’altro vuole da te e come vuole che tu sia”.

Poi mi manca il “controllo”, non mi va e non mi riesce di mettere in piedi le mille strategie di “controllo” che hanno sempre fatto parte dei miei rapporti di coppia.

“Non so che fare” ho detto a mia sorella.

“E se non facessi niente?” mi ha risposto lei.

Eh già.

Per quanto riguarda il crescere guardandosi negli occhi degli altri è cosa antica e complessa da spiegare.

No, non complessa, dolorosa.

Una di quelle faccende delle quali dovrei decidermi a parlare, prima o poi. Perché si trasformi in inchiostro secco e si stacchi dalle molecole della mia anima.

Avrà le molecole l’anima?

 

 

La terza e l’ultima

contributo video

Soundtrack: niente perché il box non funge

In questo periodo ho difficoltà a dare le parole a quello che vivo e sento.

Cosa estremamente fuori norma. Sospetto sia una cosa importante, anche se non la capisco granché.

Devo scrivere qualcosa su mia madre. Lo sento. Lo sento importante. Vedremo.

Passiamo allo spettacolo “Io sto una favola, è Naomi che non è normale”.

Sabato sera Alice è stata fantasmagorica. In sala c’erano svariati “addetti ai lavori” e le critiche arrivate sono state più che lusinghiere (si dice così no?). Soprattutto c’era mia sorella, direttamente dalle Marche con affetto.

Sono stata fiera e contenta.

Domenica l’ultima.

Amici ancora e affetto a profusion.

E’ bello sentire la gente ridere. Mi mette di buon umore.

Questo spettacolo è nato perché decine di cose si sono messe insieme magicamente e hanno preparato la culla e la stanza nel quale farlo crescere.

Ho conosciuto Alice casualmente, attraverso questo blog. Ci siamo viste, ci siamo trovate, ci siamo riconosciute.

Non l’avevo mai vista recitare, ma che lei sia un’attrice ce l’ha scritto in fronte.

Le dissi che sognavo di scrivere una cosa per il teatro da almeno una decina d’anni. Lei mi ha detto: “fallo”.

In tre mesi il testo era pronto. In tre mesi lo spettacolo era pronto.

Per quanto fosse poco strutturato per un palco, la regista e Alice ne hanno fatto quello che desideravo.

Nel frattempo vivo una storia privata che mi pare la più bella della mia vita. Quasi contemporaneamente.

A tratti mi prende la paranoia di essere finita in un mondo parallelo, di dormire e sognare, di essere schizofrenica e aver immaginato tutto, di essere morta e il paradiso è rivivere la vita come l’avresti voluta.

Mi accorgo che mi sono costruita scafandrata, maniacalmente attenta a non farmi sfiorare da emozioni troppo forti e, ora che le vivo, manco so come manifestarle. Come se mi mancassero dei pezzi.

La sera della prima una mia collega ha pianto. Anche dopo. Ha detto che ci vedeva la fatica del ricostruirsi, del mettersi in discussione, le vite vissute e la forza delle donne. Non me lo aspettavo. E’ forse la reazione che mi ha colpito di più.

Detto questo, detto tutto.

Grazie ancora ad Alice, portatrice sana di sogni altrui ed alla regista, traghettatrice.

La Prima e pure la Seconda

sediaSoundtrack: The Gossip - Listen up!

Travolta dall’emozione.

Fuori di me.

Alle prove avrei cambiato ogni singola parola scritta. Mi sembrava tutto troppo e tutto soverchio.

La sera gran bordello. Tutti amici. Una festa di compleanno. Amiche venute apposta da Napoli. Ziasaimon a dormire da me, C&I in andata e ritorno. Colleghe praticamente tutte.

Io una cremolata di mandorle frantumate.

Alice concentrata come un’astronauta.

La regista fatta a biancospino.

Da Queen con tachicardia.

Un dipartimento di salute mentale, in pratica.

A me, lo spettacolo, è piaciuto. Alle 31 persone presenti pure. Anche ai proprietari del teatro.

Alice è, come detto, di una bravura mostruosa. Passa da un personaggio all’altro magicamente. Completamente.

Chi ci ha visto una cosa, chi un’altra. Chi ha pianto, chi ha riso, chi ha riconosciuto me, chi non ha capito una mazza, chi ha trovato riferimenti a cose vissute insieme. Ognuno il suo.

Adrenalina a fiumi, serotonina da arresto immediato.

La seconda: 7 persone mai viste in vita mia.

Agitazione diversa. Stanchezza cosmica. Discesa verticale di adrenalina e strane sensazioni di protezione verso Alice e il testo tutto.

Nel frattempo sul privato ho fatto un paio di clamorose cazzate da pipparola impenitente. Se Biancaneve non avesse la pazienza di Giobbe, avrebbe fatto bene a mandarmi affanculo di prima.

Ma possiede la pazienza di Giobbe, thanxsky.

Stasera la terza.

Vediamo cosa c’è di nuovo.

Domani sera

pallaalpiede

Soundtrack: Depeche Mode - Wrong (in una pessima registrazione, in verità)

Domani sera la prima dello spettacolo. E io sono esausta. Esaurita. Rinsecchita. Vuota. Stropicciata.

E non per il motivo giusto e bello, ovvero per lo spettacolo, io, non ho fatto un cazzo.

Ma per tutt’altro.

Questo lavoro di merda mi risucchia via brandelli di anima.

Sono incazzata come un varano con questo universo mondo e forse anche con quello parallelo.

Mi sono rotta il cazzo di interagire con queste quattro mezzecalze del cazzo, di sprecare energie e vitalità per coprire il culo di un gruppo di chiavici che, per quanto mi riguarda, potrebbero finire sotto i ponti.

Non lavoro più, non esco più, non sono riuscita a godermi la preparazione dello spettacolo per stare appresso alla stanchezza fisica e mentale di questa mmmerda di settimana da “rappresentante sindacale” di questo cazzo.

Odio interagire con la miserabilità altrui, rimestare le mani nei rifiuti umidi che certa gente riesce a produrre. Odio scontrarmi con la piccolezza mentale, con la sete di potere immotivata, con la manipolazione fanfarona e sputtanata di gente che non merita neanche di tagliare le unghie al mio gatto.

Sono incazzata con me per quanto mi faccio portar via, per quanto mi lascio coinvolgere, per quanto mi prendo sul serio, per quanto mi sento nella parte.

Cazzo ho la prima di uno spettacolo che desideravo fare da 15 anni, che Alice ha reso possibile, che sta accadendo ORA. E io sono troppo ammappuciata per godermelo.

Mi son presa due giorni di nonsocosa. Perché non ne posso più.

Andassero affanculo loro e le loro miserabili pretese, l’azienda di questo cazzo che sta fallendo e si fa le marchette sul nostro lavoro, i contratti di solidarietà di chi ti è stramuorto invenzione dello psiconano per parare il culo agli imprenditori, le riunioni insultanti e insultate, il comitato genitori che si permette di mettere in dubbio il nostro lavoro, gli accordi economici sudati e guadagnati messi in discussione da mentalità del cazzo che lasciano nella merda me, che le trattative le VIVO, le amministrative che parlano solo per dire che hai fatto una cazzata e poi davanti al capo si mettono la lingua in culo, le colleghe che mi vedono a pezzi e se ne strafottono, quelle che non capiscono mai una mazza e cadono dalle nuvole. E non finiscono sull’asfalto, purtroppo.

E affanculo a me, che dovrei pensare ad altro.

Domani sera ore 21.00 (ma anche venerdì e sabato, domenica ore 18.00), Teatro Manhattan in via del Boschetto (traversa di via nazionale) comincia lo spettacolo da me scritto e da Alice interpretato:

IO STO UNA FAVOLA, E’ NAOMI CHE NON STA BENE.

Avrete occasione di vedere dal vivo la potenza espressiva della Alice e l’ectoplasma di Penelope.

Hot week

Soundtrack: Questa

Molte cose, in realtà, sono successe in questa settimana.

Lo spettacolo è pronto e, per la prima volta, mi hanno permesso di assistere alle prove.

L’ho trovato bellissimo.

Alice è brava, veramente brava e, per quanto si possa pensare che le mie siano parole affettive, io mi sento obbiettiva e seria. Invece.

E’ tutto anche meglio di come l’ho immaginato. Da non credere.

Sono rimasta paralizzata come al solito. Senza riuscire a dire una sola parola. Faccia inespressiva. Respiro assente. Occhio vitreo.

In pratica più mi emoziono e più vado in tetraparesi. E meno male che con gli anni uno dovrebbe imparare a gestire il proprio lato emotivo.

Mi sa che il mio non è un lato. Sennò si risolverebbe con una emiparesi (battuta accessibile a pochi, mi sa).

Lo spettacolo è nel Calendario Eventi del Gay Pride.

E così è andato anche l’anonimato…

Sul lavoro mi ritrovo, per l’ennesima volta, ad avere a che fare con gente che ha la segatura nell’anima e che, per uno scampolo di potere da miserabili, venderebbe non la sua, ma la mia, di madre.

Thanxgod ho altro. Lo spettacolo, gli amici, Biancaneve.

Ho il dubbio che qualcuno si sia fatto una immagine di me del tutto fuori sincrono e fuori realtà. Si vede che ho sbagliato qualcosa.

Soffro per la situazione economica oltre ogni ragionevolezza. Al di là delle impossibilità quotidiane che ho e che, di base, dejà bastano, il non poter fare un regalo, offrire una birra, pagare qualcosa, mi strappa dentro. Non sono abituata, non è da me, mi sento una scroccona avara e ingrata. Orrendo. Assolutamente orrendo.

Trovo richieste di aiuto su questo blog e non so cosa rispondere. Non ho risposte, appunto, e non sono d’aiuto. So scherzare con gli stereotipi, so giocare con le parole, so far la figa a chiacchiere, ma non so cosa dire ad una persona che non conosco e che vorrebbe sapere chi cazzo è e che cosa vuole dalla sua vita. Questo neanche alle persone che conosco.

Tra poco torna il fab. Non so come sarà rivederlo. Mi fa rabbia il solo pensarci e non credo neanche verrà a vedere lo spettacolo. Immagino se ne strafotta. Anche di questo.

Oggi mare. Niente bagno che l’acqua di Ostia faceva schifo pure alle zoccole di fogna. Ma molto sole.

Sono stanca. Stasera sono stanca e non so perché.

Bonne nuit

Tempi morti

sigaretta

Soundtrack: Dido - It comes and it goes

Aspè che mi arrotolo una sigarettina.

Questa mi è venuta veramente orrenda. Con la gobba. Almeno il filtro non me lo ritrovo in bocca. E’ già una cosa.

Raffreddata in modo vergognoso da venerdì. A casa. Pensosa nei momenti nei quali il raffreddore non mi lìquefa il cervello.

Molto tempo per riflettere, anche troppo.

Non so se sia un passaggio necessario, usuale, fisiologico standard. Io non so se tutto questo pensare a come sono stata nelle mie relazioni di coppia sia sensato o del tutto onanistico come al solito.

Ma succede che io ci rifletta.

Vuoi perché ho una donna adulta davanti (ed è, in pratica, la prima volta), vuoi perché non è semplice dirimersi tra ragione e sentimento (op. cit. Maria Nazionale) anzi no, questo è facile. Me ne fotto delle ragioni e di qualunque conseguenza. Vuoi perché non è strappamento di fica e lacrime e struggimenti cosmici. E’ bello e basta. E’ caldo e basta. Entusiasmo ed energia e non solo perché è un inizio. E’ nella sua natura.

Forse, semplicemente, ho il tempo per ripensarci, alle vecchie cose.

Penelope tu non ti appoggi sulla persona che hai a fianco, ci collassi sopra!” – (op. cit. Fabolous 2008).

Penelope tu, nella relazione di coppia, ti spegni” – (op.cit. R* 2006/Ch* 2007 et al.).

Non sapevo come dirtelo” – (op. cit. St* 1998/Ex 2007/S* 2008 et al.).

Sono stata tradita praticamente sempre e praticamente sempre lasciata per un’altra. Fino all’ultima goccia di lesbodramma.

Sivabbè erano molto giovani e io pure. Sivabbè hai sempre scelto donne estremamente fragili per necessità tue. Sivabbè però.

Devo avere la testa di legno.

Così mi ritrovo, improvvisamente e ben oltre i 40, a chiedermi se ci ho mai capito una mazza di rapporti di coppia. Persino a chiedermi se il mio modo di sentire è compatibile con “la coppia” e se sono davvero in grado di costruire una relazione

E son cazzi, le risposte non le ho.

Perchè mai mi faccio queste domande?

Perché per me è importante saperlo ORA.

Biancaneve mi dice: “sei tu, tu senti così”.

Lei non mi permette giochini di controllo tipicamente lesbici. E lo fa con delicatezza. E io allora cosa so fare?

Improvvisamente mi accorgo che non mi è facile sentirmi amata per quello che sono e senza essermelo guadagnato con strategie belliche e alta finanza dei sentimenti. E’ esattamente questo che non so fare.

Pare una cazzata.

Ma quando ti si riesce a “vedere” per quello che sei anche dietro le cazzate, i capricci, la teatralità, l’ego e la maschera, non ha nessun senso cercare di sembrare meglio o peggio. Non ha senso cercare di infilare un aggettivo a quello che sei.

Questa cosa mi commuove, in realtà. E mi sconvolge, in fondo. E mi smonta paraculate e mani avanti. Non posso dire “non sono capace”, non posso dire “non lo so fare” o “non mi appartiene”. Diventa impossibile. Per me.

Sì, lo so, questo è un pippone inarrivabile. Un Magister Pipponis. Sono una segaiola, diciamocelo.

Ma cazzo come si fa? manco a spiegarlo mi riesce. La vedrò pure poco, ma è infilata in una piega impensabile di me. Non manca mai.

Saranno pure molti anni che non mi innamoro, saranno molti anni che non sento una mazza di niente e saranno molti anni che. Ma non può essere solo questo.

E sono perfettamente consapevole di quello che sento. P-e-r-f-e-t-t-a-m-e-n-t-e.

Ohhhhohh. Non ne vengo a capo.

Lasciamo stare e lasciamo che le cose scorrano. Non devono far altro.

Baci ai vecchi e ai nuovi.

P.S.

Al teatro dal 28 al 31 maggio. Ore 21.00 – la domenica ore 18.00. Prenotare che la sala è piccola. Lo spettacolo si chiama:

“IO STO UNA FAVOLA, E’ NAOMI CHE NON E’ NORMALE”

 

 

 

 

 

 

Fiato corto

fiatone

Soundtrack: Koop ft Cecilia Stalin- Baby

Come avessi corso per chilometri (il numero è ininfluente, a me ne basta uno per avere il fiato corto).

Come se il cuore non reggesse.

Come se avessi trovato qualcosa che avevo perso da anni, compresa la speranza di ritrovarlo.

Bocca spalancata, petto in subbuglio, la guardo e l’anima mi sviene.

“Le cose accadono” dice una mia collega.

Ho davanti a me una donna che danza sul filo di cotone. Egregiamente. Non posso che stare a guardarla cercando di recuperare ossigeno.

Ohh.

Si terrà, in Roma, tra un po’, lo spettacolo da me scritto e da Alice interpretato.

Trattasi di faccenda ironica e cazzeggiante, ma non troppo.

Si terrà in un teatro around via Nazionale.

Un teatro vero, mica l’oratorio della parrocchia.

Quale parrocchia poi? figurati che infarto prenderebbe a loro…

 

Postcompleanno

Amanti

Soundtrack: Big Soul - Pick up the telephone

Santo cielo, mi hanno linkato su miss777 e ho avuto un botto di visite nuove.

Lo considero il regalo di compleanno di tale “Cigno”. Grazie.

I dettagli dello spettacolo li avrete la settimana prossima. Sotto sotto.

E’ che mi si sputtana per nome e per cognome. Son cauta. Un anno e mezzo che riesco a tenere l’anonimato…

Dunque.

Pochi regali ma buoni.

Un video della Alice & Da Queen che mi ha fatto venir i lucciconi.

Una sorpresa alle 11 e 30 della notte che più sorpresa non si può.

Uno splendido paio di orecchini.

Perché Biancaneve è assolutamente sorprendente.

Mi rendo conto che non ve ne fotte proprio.

A me sì.

Fare l’amante è faccenda complessa e delicata. Non si sa mai bene quando essere ragionevoli e quando impazzire.

Si aspettano i momenti condivisi con una fame africana e si comprende, in fondo, che è la rarità di quei momenti a rendere il tutto denso e intenso.

Il pensiero è uno. Una forma di tossicodipendenza. Meravigliosa peraltro.

Tra un po’ mi licenzieranno, credo, visto l’elevato numero di assenze e di fughe.

Se ne andassero affanculo.

Io sto bene così.

 

 

Domani

46 anni

Soundtrack: Planet Funk - Lemonade

Domani è il mio compleanno.

Ne faccio 46.

Dico QUARANTASEI.

Mica pizze e fichi.

Niente wishing list quest’anno.

Non riesco a ottenere i fondamentali della sopravvivenza, figuriamoci il facoltativo.

Da un lato.

Dall’altro lato (destro o sinistro? non saprei) ho ben più di quanto potessi desiderare.

Ma molto molto ben più.

Adesso fumo tabacco, ho dovuto dire addio alle Gauloises rosse e mi diletto in costruzioni di sigarette handmade a base di Golden Virginia giallo, cartine e filtrini OCB. Più o meno 1 euro al giorno contro gli 8 precedenti. E fumo la metà.

Cerco di sgrossare quel tocco da “canna anni 80″. L’imbuto. Sto imparando dignitosamente. Anche rollare è procedurale, desumo.

Qualche volta però mi si becca col cannone vintage e, devo dire, non faccio una gran figura.

Niente festa in codesto 2009. La mancanza di ansia da preparazione party mi comporta numerose altre ansie da volume numerico.

Nel frattempo, si sappia, dal 28 al 31 maggio, andrà in scena qui a Roma, uno spettacolo da me scritto e da Alice interpretato.

E anche qui, mica stiamo a smacchia’ i leopardi.

Domenica sarò a Cape Cott (Capo Cotta) al Mediterraneo. Chi mi vuole festeggiare, si rechi altresì ivi.

Sto un po’ moscia, meglio che io mi attivi.

Certo, il compleanno senza Biancaneve è un po’ monco, ma è il destino delle amanti.

Che a pensarci, mai avrei immaginato potesse accadermi.

In generale è contro i miei principi, in particolare, fanculo ai principi, voglio Lei.

Mi mancano gli amichetti di Napoli, non sono abituata a festeggiar senza di loro.

Vuol dire che verranno in carovana per lo spettacolo.

Vero?

 

 

 

Segnali di fumo

gattatavolo

Soundtrack: Depeche Mode - I Feel You

Neanche un euro per caricare il cellulare ho. E la Tim mi nega pure la SOS.

Fibrillo sul letto riscaldata dal pc in attesa di tue notizie. Non so neanche se le avrò.

Studio il mio cervello per vedere se è poi vero che ne usiamo solo il 10%. Se trovo il 90 che manca te lo invio attraverso il portale tra le nostre dimensioni parallele, ti riscaldo il cuore e ti raffreddo la fronte.

Ma non so se son capace.

Io e le mie paure. Tu e le tue paure.

Ancora.

Non si riesce a farne fili di seta per sciarpe colorate, restano quello che sono. Trappole sottili nelle quali inciampare di tanto in tanto.

Resterai lontana troppo a lungo perché io possa impedirmi di perdermi tra ponti e vecchie storie che potevo tacere e interferenze anomale e disturbanti.

Ma com’è che tutto il mondo corre così veloce in questi giorni?

Com’è che ci ritroviamo allacciate così forte e così distanti nello stesso momento.

E’ difficile e fiero il mio mestiere di amante.

E’ difficile e fiero il tuo mestiere di amante.

Angoli di tempo parallelo ritagliati e densi come burro di arachidi.

Una tua parola e l’arma che brandivo si trasforma in pezzo di stoffa usurato e sfilacciato. Lo guardo e mi dico che non vale la pena conservarlo. Lo getto via senza dolore e senza pensarci. Semplicemente. E mi trovo più leggera e più felicemente fragile. Devi avere qualcosa di magico nella voce per farmelo fare così spesso e così velocemente.

Io so di calmarti, a volte, di farti felice, a volte, di farti giocare, a volte.

Posso leggere il tuo pensiero. Strana faccenda.

Non mi piace essere cane che aspetta dietro la porta il tuo ritorno.

Preferisco sentirmi gatta che sceglie di salirti addosso quando ne ha voglia.

Ma io ne ho voglia sempre.

Son gatta affettuosa io.

Mi consolo facendo circolare in loop le immagini dei minuti e dei secondi che mi vedono con te.

La tua voce Rew La tua pelle FFwd Le tue mani sulla mia faccia Next Chapter le chiacchiere Pause le tue espressioni FFwd il tuo collo Rew la tua voce.

Buon week end.

 

Ricevo il tuo messaggio e mi spalmo sul letto.

 

 

La sfracantapalle

 

Soundtrack: Massive Attack - Unfinished Sympaty

Mi accorgo che i miei migliori amici, stentano a raccontarmi pezzi importanti della loro vita.

Non solo stentano, ma si aspettano pippotti e commenti pregiudizievoli da vera sfracantacoglioni.

MA CHE MERAVIGLIA!

Dovrò rivedere qualcosina, diciamo così.

Il bello è, che io non mi sento una sfrantatesticoli.

Ma, evidentemente, lo sono.

Il tutto prevede che io sia vista giudicante, intollerante, non flessibile e razionale allo spasimo.

Una vera corticale sinistra blu.

[sorry, sono reduce da un attacco di panico dovuto ad un invito spiazzante]

Ho un brutto carattere, sì.

Ho idee precise, sì.

Sono rigidina, sì.

Mapperò.

Gli amici sono amici. Posso abbaiare un po’, protestare sui principi, agitarmi sulla sedia ma, alla fine, conta quello che la persona decide di fare. Conta anche per me. Si rispetta e si sostiene.

Manca questo passaggio, evidentemente.

 

Alta antropologia

mela_rossa

Soundtrack: Wouter Hamel - Don’t ask

Siamo fatti per stare in branco, non siamo fatti per stare in coppia.

Diciamocelo.

E, per giunta, branchi di omologhi.

Gira che ti rigira, si vive meglio così. Tutti viviamo meglio così.

La coppia, da sola, soffre, si danna e non resiste.

Perché mai lo penso da giorni?

Sospetto motivi poco nobili. Sospetto di aver bisogno di trovare buone giustificazioni. Ma anche no.

Poter conservare tutta la mia vita e i miei legami e le mie cazzate e le mie narcisistiche sceneggiate mi sembra, per la prima volta, una gran bella cosa.

E poi adoro il mio branco. La Famiglia. Con quel po’ di senso meridionale del termine. Vagamente camorristica. Adoro vedere il branco muoversi verso qualcosa, qualcuno, attivarsi per, preoccuparsi di, aver cura. Meraviglioso.

Poi.

Preavverto che a maggio ci sarà grande evento. Almeno per me. Non ha a che vedere con i numeri del blog. Anche se col blog ha a che vedere sì.

Sento la mancanza del pater. Deve essere l’influsso della mela di Biancaneve. Che fa effetto ecstasy: peace&love.

Ho chiacchierato, in questi giorni, con chi nulla ne sa, della vita standard di una lesbica metropolitana.

Mygod siamo infarcite di paure come un cannolo siciliano. Ma non se ne può fare a meno.

E lo sappiamo solo noi. Fuori da qui, non si ha una idea di cosa significa essere apertamente lesbica. O apparentemente lesbica. Quando ne parlo ricordo perché mi importa ancora così tanto definirmi e definire.

Sono nella peggiore situazione economica degli ultimi due anni. Zero risorse. Zero assoluto. Mi so’ un po’ rotta il cazzo di ciò.

Buona giornata abbelli.

The Price

sassiSoundtrack: la metto tra un po’.

Intorno ai 35.

Distruttiva e originale.

L’hanno trovata a casa il giorno dopo. Con il cappello.

Mi dicono.

Sfondando la porta.

Mi dicono.

Non ho più pregiudizi sulla morte. Di nessun tipo.

Capita e non c’è modo di farsela tornar gradevole. E neanche sgradevole. Non ha aggettivi, almeno nella mia testa. Non mi sembra abbia senso dargliene.

Quello che mi tiene incastrata sul pensiero è un’altra cosa.

Il prezzo dell’indipendenza. Il costo dell’autonomia. La parte fangosa della solitudine.

Essere trovata dopo 24 ore. E c’è a chi va peggio di così.

Essere padrona del mio tempo e del mio spazio, padrona assoluta, dittatore e monarca, significa che posso fare quello che voglio ma anche che può accadere quello che non voglio.

Come restare da sola a morire e che nessuno se ne accorga.

Una persona come lei mancherà, non passava inosservata.

A bien tot.

Per quanto

lesprincess1ahahahahahahahahahahahahah

Soundtrack: Fink - So long

Così mi strappi l’anima dal petto, Biancaneve.

Per quanto io ci provi a restare qui senza impazzire e correrti contro.

Lanci fili di seta e io li tengo in una mano senza poterli tendere e arrotolare.

Per quanto io creda di sapere o immaginare, è sempre troppo poco con te.

A volte mi viene il panico. Starò mica per morire? una cosa tipo: “ti esaudiamo gli ultimi desideri e poi te ne puoi andare affanculo”. Se proprio deve essere così, aggiungiamo anche il superenalotto così sistemo amici e parenti e abbiamo concluso.

Notare che, in un nanosecondo  una sua parola (ovvero un sms tra il quarto e il quinto rigo) mi cambia il colore delll’anima.

Detto questo, vorrete sapere della serata di ieri.

NON CI SONO ANDATA AL CHOICE!

Ci siamo intalliate a casa di R*. Mi hanno fatto pure cucinare. A me. Da non credere.

Siamo rimaste spatasciate sul divano con Da Queen alla chitarra e B* alla tastiera e R* all’Iphone e Alice all’ipocondria e io al Biancaneve moment.

Un’immagine delirante. Ma una bella serata. E ho cucinato anche bene (pasta e zucchine, patate al forno, insalata).

Ho voglia di suonare il sassofono.

Ora vado a fare la handy lesbian a casa della R*. Me lo porto e suono con B*. Tiè.

100.000!!!!!!!!!!!!!!! (aggiornato)

Eccoli qua

In settimana festeggio

Darò data e luogo stasera.

Nel frattempo, regalatemi commenti a profusione, regalatemi nuovi nomi di persone che leggono e che non conosco, regalatemi la vostra presenza.

Thanx

Penelope

 

NON BASTA

Ancora pochi siete. Eccheccazzo. Suvvia che son meglio del grande fratello, datemene atto.

Si festeggia venerdì, al CHOICE a Monteverde. Mica mi ricordo l’indirizzo… ALICEEEEEE! tu te lo ricordi? Eccolo: The Choice via Giuseppe Ravizza, 8.

La Penelope, lungo questi 100.000 contatti,ha la sensazione di aver visto cose che voi umani non potete immaginare.

La ferocia delirante di chi non accetta una separazione necessaria e ovvia. Case nuove. Vite nuove. Pippe in quantità. Amici meravigliosi e nuove presenze calde e insostituibili. Donne discutibili ma divertenti. Donne meravigliose e pericolose. Follie lavorative. Sesso. Emozioni. Cambi di stato. Amici che scelgono di andarsene e fingono di no. Nipoti che crescono. Correligionari. Notti insonni. Pomeriggi deliranti a colpi di statistiche. Litigi. Paure. Esaltazioni. Storie. Persone. Cose. Fatti.

Dunque ringrazio alcune personcine a modino che mi fanno compagnia sul blog praticamente ogni giorno. Almeno quelle delle quali ho riscontro. Gli altri avanzino, li ringrazierò un per ciascun. L’ordine non è gerarchico, è a cazzo di cane e comprende anche gente che non passa più.

Elide, Alice, LaSora, Vita, R*, Ziasaimon, Amicodelmuretto, Favoloso, Argo, Omaha, Dandyboy, Altung, Collezionediuomini, Mah, Cugina!, Cugino it, Tribus, F*, L*, CP*, Fabioletterario, V*, Loredana, Kondiaw, Arwenh, Momissis, Xeena, Caterina, Acide, Ilnodo, la guruessa, Fac, Antaiki, Michi, Margy, AreadiWernicke, Salvogullotto, LaVale, mdo, Azzurro, Chiara, Anna, Francesca, Imma, Surfernontantodipassaggio, Meringa, Pallina, Elizabeth63, Sonica, Mylword, Sarcotrafficante, LucaSpoldi, Deepgreen, Mork, Auryness, Lucia, I*, C*, I*, Bettyloop, il discografico, Imogene, Nelson, Shulypoo, Caporale, Calypso, Robainutile, Rebelot, NewYorker, NanoMondano, Crila, Lilliput, Sauge, Sibbi, Nichtier, Marianna, E*, Doro, LeaUeno.

Inoltre la cosiddetta “Lei-la ex” che mi ha dato un buon motivo per mettere in piedi questo circo.

Dai che sembra di stare agli oscar…

Maggiori referenti:

omaha.ilcannocchiale.it 601
altungdiscoclub.wordpress.com 463
elideinviola.wordpress.com 310

Termini ricercati dai motori di ricerca:

penelopebasta 4,632
polacchine 436
volpe 280
L word serie 5 2,461
About Penelopebasta 2,226
Etero & Lesbiche 1,149

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Per quanto riguarda Biancaneve, cosa volete che vi dica, senza blog, non mi avrebbe incatastato in faccia al muro…

100.000?

tra oggi e domani dovrei raggiungerli, ma non sarò connessa, festeggiamo quando torno.

Ci si prepari a seratina in Rome.

Nel frattempo buona pasqua e pasquetta, buona rinascita, buon passaggio del mar rosso, buona festa di primavera e qualunque altra cosa si festeggi in questi giorni.

Cretina

data41

Soundtrack: Malika Ayane ft Pacifico - Sospesa

Tanto vale sputtanarsi pure con la soundtrack in italiano.

Son cretina. Integrale.

I romanzi russi. Sono sicura che siano stati i romanzi russi a rovinarmi. E pure quelli francesi. L’alta letteratura inebetisce, credo.

Eppure sono abituata a chiamare le cose con il nome che hanno.

Ho a fianco una Donna con le contropalle, proprio. Una Donna che mi vede. Una TAC non potrebbe fare di meglio.

Che ha appoggiato le mani sulla ferita più profonda che ho e non mi ha fatto male, affatto. Mi ha costretto (no, questo termine non Le si addice, direi che mi ha accompagnato) a vedere che non guarisce se la lasci seccare.

Una Donna che non mi abbraccia, mi avvolge.

Una Donna che vuole essere qui e caccia le ombre con gesti gentili e decisi.

Che mi gratta via calcare e polvere dalla pelle con tale delicatezza che non riesco neanche ad incazzarmi.

Devo solo arrendermi.

Ma no.

Non sia mai detto.

Passo il tempo a disperarmi di aver perso il microchip impiantato in petto in favore di una faccenda di carne e sangue che si muove da sola e non ha sensori per ascoltare e vedere.

Mi sbatto come un ADHD senza speranza solo per non dire che le cose stanno come stanno.

Notti in bianco a massacrarmi di pippe e moccio al naso straripando disperazione perché sento. Perché vivo e perché annaspo nel sentire.

Mi dispero in un cataclisma emozionale che non ha un senso che sia uno.

Ma si può?

E rompo pure il cazzo.

Mi viene in mente Star Trek Next Generation. Mi sento Data, l’androide che prova emozioni.

Cretina.

E ogni volta che Lei me ne fa provare una, mi spavento come una maruzza nella rete e schizzo in giro come una palla pazza di gomma arancione a righe viola e mi arrampico sui muri come una blatta orba.

Ma che cazzo mi è successo in questi ultimi anni?

Autorizzo chicchessia a prendermi a schiaffi.

 

 

Terremoti, teatri, giochini, 100.000 et al.

Soundtrack:

Ah, bel groupage nel titolo.

Come mettere insieme cose che non c’entrano una mazza tra di loro e sfangare con post solo una serie di cose in sospeso.

Dunque.

Ieri terremoto. Tralascio le questioni realmente importanti (morti, sfollati, feriti, paure, dolori, bisogni), ché son cose serie e sopra non ci si scherza affatto.

Ridevamo con la R*, oggi al telefono, definendoci “le ragazze dell’80″ del terremoto del 1980.

Svegliata con il cuore in gola e il ricordo di quel terremoto di 30 anni fa stampato nel codice genetico.

Non mi è venuto niente di meglio in mente, in quei 20″ eterni, di schizzare in giro per casa come una pallina da flipper per andare più veloce dell’onda tellurica. Una surfer, in pratica.

In quella manciata di secondi ho:

  • preso la pila che non si sa mai dovesse andar via la luce;
  • acceso il computer per controllare internet nella convinzione che Roma non è zona sismica e, quindi, qualcuno ne era di certo più colpito, bisognava sapere chi;
  • acceso la radio per sentire eventali notizie di prima mano;
  • aperto la finestra;
  • aperto porta di casa, è blindata, se si s’incastra resto prigioniera al 5° piano e so’ cazzi;
  • accesa una sigaretta;
  • preso telefono e avviato un giro di messaggi agli amici e parenti.

Finito.

Mi affaccio e guardo le luci accendersi, una dopo l’altra, nelle case intorno alla mia. Aspetto ancora qualche secondo perché so, per esperienza pluriennale (non dimentichiamo gli anni del bradisisma, per carità), che le persone inizieranno ad affacciarsi e guardare le finestre altrui.

Eccoci qui.

Manco dovessimo contarci.

E succede sempre.

Un’altra sigaretta, una chiacchiera al cell con Alice e Da Queen catapultate in strada, un invadente risveglio della sora marchigiana per sincerarmi della sua esistenza in vita e a nanna di nuovo.

Stasera teatro. Splendido spettacolo della Alice. Si chiama Frozen, è all’Agorà 80 a trastevere e ci resta fino a domenica. Andateci.

E’ una storia di madri, teorie e pedofili. Emoziona, irrita e scatena domande senza risposta. Loro sono in tre, sempre in scena e bravi da paura.  Ma Alice di più. Ha un cazzo di carisma sul palco, quella donna, che mi commuove ogni volta.

La questione della pedofilia mi affascina oltremodo, ne ho già parlato. Le teorie giustificazioniste le odio. Su qualunque piano, ormai. Non dovrei, forse, essere così radicale nel pensare che anche nel peggio di sé si abbia possibilità di scegliere. Magari l’opzione è un lusso che non tutti si possono davvero permettere. Ma se non tutti, taluni possono e, fondamentalmente, resto dell’idea che se scegli azioni distruttive non esistono giustificazioni teoriche, solo la tua testa di cazzo. Con tutto quello che ne consegue. Nelle piccole come nelle grandi cose.

Ne riparleremo.

Passiamo al giochino (che mi costringe a fare una valanga di link, che palle).

Premio Symbelmine:

Sono stata chiamata in causa da Nelson, la ringrazio, ovviamente.

I sette blog che consiglio:

  1. collez, che è il mio raggio di sole quando si degna di scrivere;
  2. Trudi, che troppo bene assaje le voglio;
  3. Altung che scrive poco, è vero, ma è amico mio;
  4. Il Dandy, che ormai è un coautore di Penelopebasta;
  5. Sarcò, che è il detentore dell’ironia ebraica che io mi so’ persa negli ultimi mesi;
  6. Marassi, grande vignettista e attento analista;
  7. Il caporale Reyes, conciso e preciso in ogni intervento.

Non me ne vogliano gli esclusi, son le 3 di notte e di meglio non so fare.

Stiamo arrivando ai 100.000. Si festeggerà al The Choice. Poi lo linko.

Fatto.

Per il resto, vorrei essere capace di trovare parole che non siano le solite che vengono fuori a valanga ogni volta che si inizia una storia. Ma sembra non ce ne siano altre. Una donna così non l’avevo ancora incontrata. Una cosa così non l’avevo ancora vissuta. Una certezza così potente non l’avevo ancora assaggiata. Per quanto assurdo possa sembrare.

Buonanotte, silenti lectori.

 

 

 

Gone

gatta-sedia

Soundtrack: Meg - Senza paura

Mi mancherai dolorosamente.

Ti ho dappertutto e voglio che tu rimanga dappertutto.

Sorrido a vederti adolescere e impazzire. Biancaneve coraggiosa.

Mi lascio investire da cose che non conosco e rido. Di solito mi spavento come una maruzza. Di solito mi sembra disdicevole non conoscere qualcosa.

No, non mi fai sentire a casa, no. Mi fai sentire dove mi trovo. E’ un po’ di più, è un po’ diverso, è un po’ esplodere, non è implodere su di me per l’ennesima volta.

E ho buttato al cesso trent’anni di onorata e meritevole carriera da stratega dei corpi altrui.

Una tetraplegica ebetoide. Non me ne vergogno affatto. Neanche un po’. E non so quando passerà.

Mi fa strano sapere che mi vedi. Del tutto. Non sono abituata, non credo di inventarmelo.

In questi giorni mi sono chiesta cosa voglio.

In generale.

Cosa voglio dalla vita, cosa voglio da me. Cosa ho voluto e cosa ho avuto.

Mi sono ricordata dei miei passati progetti e obiettivi e di quanto ci sia stata stretta fino a soffocare.

Mi sono ricordata di quanta paura avevo/ho di non essere capace. Capace di.

Non ce l’ho, un progetto e un obiettivo.

In realtà voglio quello che ho. In questo momento. Domani si vedrà.

Si vede che la precarietà è il mio modo. Si vede che ho bisogno di poco. Si vede che mi piace cercare e non trovare. Si vede che mi piace camminare senza sapere dove andare. Non lo sapevo.

Mi accompagni per un po’, Biancaneve?

Nel frattempo sta attenta a non farti male, nel frattempo sta attenta a non perderti nel bosco, nel frattempo mi mancherai. Nel frattempo vivi.

Nel frattempo vivo.

Buonanotte

 

Peraltro si avvicinano i 100.000, si dovrà organizzar qualcosa. Qualcosa ho in mente. Lo comunicherò, silenziosissimi lettori di codesto blog.

 

Fire Player

penny-di-fuoco

Soundtrack: Waldeck - Why did you fire the gun?

Non ci provare, Biancaneve.

Non ci provare a sfidarmi sul mio terreno.

La leggo la voglia che hai di buttarti giù senza paracadute per vedere che sapore ha il vento durante un volo a caduta libera.

Non provare a provocarmi ad usare le parole giuste per le cose giuste. A  dare alle azioni che fai il nome che hanno.

Ho nostalgia di quella voce. Sì.

Ho stampata in fronte quella faccia da impunita che hai. Sì.

Non-Mi-Sfidare.

Ci potremmo arrivare con calma.

Ma tu hai fretta.

E pure io.

Allora corriamo.

Flessibilità

penny-araba

Soundtrack: Jazzamor - Things we do for love

Lanciarsi.

Ritrarsi.

Osare.

Mimetizzarsi.

Tracce ovunque.

Stato di assoluta perdita di me.

Resto al mio posto ad occhi bassi. Ché alzarli è pericoloso per un sacco di buoni motivi.

Costa molto.

Di solito sono io quella che calma.

“ma che cazzo di gente hai conosciuto per essere tu quella che calma?”

Gente come me. Gente con l’anima abitata da folle urlanti in perenne rave chimico.

La tua voce la mattina.

Acqua fresca.

La tua voce di notte.

Onde.

Perdo sicurezza e presunzione e mi sciolgo come una pupazzetta di cera sotto al sole.

Condivido con chi posso e come posso. Lacrimo giusto un po’ per le necessarie esclusioni.

Cazzo, non so niente di te.

Affanno in un mare di sms.

Hai la schiena di un’adolescente.

Esco dal mondo dei fratelli Grimm e entro in un concerto metal. Ma non ci sto. Al punto di non accorgermi di essere io.

Pretendo di nascondere Alice coprendola con il mio corpicino e dimenticando, completamente, di essere parte della sorpresa.

Prendo le mani di Alice e Da Queen e provo a sistemar loro le dita in modo che riprendano ad alternarsi. Non ho voglia di vedere niente altro che armonie.

Penelope è caduta nella diabetica trappola che aspettava e ripete la sua storia 100 volte alle amiche che chiedono tutto.

Penelope finge di non aspettare. Le amiche la guardano, sorridono e la cazzeano. Le amiche le ricordano in quale casino si sta infilando. Anche le costole le ricordano in quale casino si sta infilando.

Non ora, per favore, non ora.

Zucchero

pennybella1

Soundtrack: Boozoo Bajou - Take it slow

Signore e Signori, buongiorno.

Sono a casa in post febbrone.

20 ore di sonno con poche interruzioni.

A tratti la sua voce.

A tratti immagini.

Che meraviglia.

Si avvicinano i centomila. Peraltro scopro che si procede anche se io non scrivo. La prova provata che il mondo non si regge sulle mie chiacchiere.

Ah. Che liberazione.

Ora, diciamocelo, non ho nulla da dire e una gran voglia di urlare il suo nome.

Adolesco. Mi intenerisco. Divento mansueta. Mi sento una cavalla recalcitrante che si placa solo con zollette di zucchero offerte da una mano. Quella mano.

Io che pensavo di aver visto tutto, sentito tutto, capito tutto. Mi ritrovo dentro una cosa diversa e difficile da maneggiare. Certo, sarebbe meglio se mi lasciassi andare di più. Ho un’ansia prestazionale che la metà basta. E una paura che mica pizze e fichi.

Ma anche no.

 

 

Oh cazzo

divieto di transito

Soundtrack: S-Tone inc. – Venus

Traccheggio perché so che non dovrei.

So bene che non dovrei scrivere nulla, so bene che questa cosa non è altro che mia. E sua.

Non ho avuto altro modo che dormire 12 ore per placarmi.

La Penelope adolescente scorrazza per la città con uno striscione rosso fuoco con il suo nome scritto in bianco, urlando come un hooligan.

La Penelope bambina ne vuole ancora. Non le basta.

La Penelope adulta (?) ride di sé, dello stato di alterazione di coscienza che non sparisce, della sua inaspettata confusione mentale, della prevedibile defaillance strategica, perché quando ti trovi i sogni tra le mani ti viene solo da spalancare la bocca a paralizzarti come un’ebete.

Censuro cauta i pensieri che vorrei trasformare in parole scritte. Non so ancora perché mi dibatto tra il desiderio di tacere e quello di urlare.

Tra la voglia di farle sapere come sto, come mi sento ora e quella lasciare che sia la mia voce a raccontarlo a lei. Lei sola. No one else.

Non ricordo mi sia successo molte altre volte.

Raccontare cosa poi? io non voglio che nessuno sappia com’è. Io non voglio che nessuno ascolti o intuisca o percepisca cose destinate a me. A me sola.

No.

Non ne saprete molto, o lettori di codesto blog.

Me lo godo da sola.

 

P.S. Se a qualcuno interessa il testo di Pretty Little Thing di Fink, la trova qui e chi ha voglia di farne una traduzione, la posti, che io sono inabile a tradurre.

 

Vieni qui

Soundtrack: stasera, in silenzio.

Che questo letto è grande abbastanza.

Hai esattamente la pelle morbida che mi aspettavo di trovare.

Hai un coraggio che non credevo possibile.

Hai lo sguardo che non posso evitare.

Hai labbra che non posso non volere ancora.

Hai una voce per me.

Hai mani che sanno accarezzare un bicchiere di prosecco che non berrai, mentre io bevo la mia corona sentendomi la Vergine delle Rocce.

Vieni qui a dare fuoco a questo letto.

Offrimi di nuovo il collo bianco, che ho sete.

Voglio farti tremare.

Blowing slowly. Molto lentamente.

So che non mi leggerai. Così hai deciso. Mi leggi la faccia, questo basta.